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Meditazioni sulla vita di San Filippo Neri







I GIOCHI CON I PIU' SEMPLICI

Un patrono in cielo, ma ancora sulla terra.

Bernardino Corona, ch'era stato gentiluomo del cardinal Sirleto, entrò in Congregazione come laico.

Era di tanta virtù che S. Filippo, mettendolo in grande imbarazzo, quando lo incontrava, invocandolo come un santo, gli diceva: S. Bernardino, prega per me.

Appena entrato in Congregazione, fu messo ai servizi più svariati e più umili e principalmente a quello di cuoco. Talvolta, mentre Bernardino si trovava in fondo alla chiesa, Filippo chiamava l'uno o l'altro, come gli suggeriva l'estro, e comandava.

- Vedi là Bernardino che sta seduto in fondo alla chiesa? Va e baciagli i piedi.

- Ma lascia stare, diceva io sono un povero uomo.

- Me l'ha detto Filippo ed io debbo ubbidire, devo baciarti i piedi.

- Ma no, non lo permetto, insisteva Bernardino e rotirava i piedi indietro.

- Metti qua fuori i piedi, diceva l'altro e tentava di tirargli la gamba innanzi per forza.

Abituato a chiedere la benedizione del Santo prima di andare a letto, morto Filippo, Bernardino la chiedeva ad ad un oggetto ch'era stato del Santo e che egli ora riteneva come reliquia.

Vecchissimo, uno dopo l'altro, gli cadevano i denti; egli li infilava via via in un teschio di morto che aveva in camera.

Un democratico innanzi tempo...

Battista Flores, di Como, era sempre silenzioso e perciò fu soprannominato il taciturno.

Anche di lui avremmo parecchio da dire ma ci limitiamo a questo tratto specifico.

Non aveva nessun riguardo per i grandi di questo mondo e quando qualcuno gli diceva, forse per correggerlo: vedi Battista, tu devi usare modi più convenienti, più rispettosi per i grandi personaggi come, conti, marchesi, principi.

Per me, rispondeva Battista, ciò non vale niente: io stimo ugualmente il principe come il facchino e mi basta che uno sia immagine di Dio, tempio dello Spirito Santo.

Uno che se la prende con le donne.

Giuliano Maccaluffi era un altro Fratello laico che entrò in Congregazione in una maniera curiosa.

Aveva fatto egli tutte le pratiche per entrare nei Cappuccini ed aveva in mano il documento del P. Provinciale di questi frati, per mostrarlo poi alla casa del noviziato per essere ammesso.

Prima di partire, andò a baciare la mano a P. Filippo per consiglio del P. Angelo Velli suo confessore.

Arrivato innanzi al Santo disse la ragione della sua venuta e spiegò anche che aveva la lettera bella e pronta del Provinciale

- Fammi vedere questa lettera dice S. Filippo. Lo guarda poi fisso fisso, gli leva la lettera di mano, gli comanda di togliersi il mantello e di mettersi a lavorare.

Giuliano non disse parola, ubbidì e dopo confidò agli altri di Congregazione che, alle parole del Santo, s'era tutto cambiato come se non avesse mai conosciuto i Cappuccini.

Filippo spesso vedendolo così posato e raccolto, alieno da ogni gioco, gli comandava di ballare anche dinanzi a grandi personaggi quando venivano.

La sua paura, per questa cosa, arrivò a tale punto che quando si accorgeva del pericolo, per la presenza di pezzi grossi, si andava a nascondere.

Filippo che conosceva l'ingenua astuzia di Giuliano, trovava sempre modo di farlo scovare, di farlo venire innanzi come un reo ed ordinargli di ballare.

Talvolta quando vedeva che due parlavano in chiesa, magari due giovani innamorati, egli, che stava recitando l'ufficio della Madonna, si andava a mettere vicino a loro... Quelli si spostavano seccati e lui si spostava ancora.

I due malcapitati finivano per doversene andare a parlare fuori di chiesa.

Uno che pensa sempre bene.

Egidio Calvelli di Cingoli, nelle Marche, ci racconta un episodio di San Filippo ed è questo.

Venne al Santo, un giorno, un frate Certosino, il quale ammirato del gran bene fatto dalla giovanissima Congregazione dell'Oratorio, volle sapere le regole, attraverso le quali si compiva questo miracolo e le chiese a Filippo.

- Ma noi non abbiamo regole!

- Impossibile! Vostra Paternità non me le vuol mostrare, ma è chiaro che senza una regola non si può andare innanzi.

- Eppure è così: noi non abbiamo una regola, ma una norma di vita: la carità.

Egidio fu così compreso di questa santa regola della carità che mai neppur pensava male degli altri.

Anche quando uno fosse stato un ladro di fama pubblica, egli diceva: ma chi può mai sapere se è proprio vero e se il poveretto non è stato calunniato o condannato ingiustamente?

Quando non poteva negare il fatto, scusava le intenzioni, per lui non c'erano altre persone cattive che i diavoli dell'inferno.

Ne nacque uno slogan in Congregazione: «La buona intenzione di Egidio».

Quando qualcuno avesse fatto una cosa del tutto ingiustificabile, si diceva: «non si potrebbe scusare nemmeno con la buona intenzione di Egidio».

Era tanto allegro tuttavia che il Pontefice Innocenzo R Lo mandava a chiamare e si tratteneva con lui. Incontrandolo per le vie, lo trattava come un vecchio amico, confidenzialmente.

Aveva un gruzzoletto di danaro, tutta la sua fortuna, raggranellata in molti anni, e gli fu rubata.

Egli cercava di non parlarne, ma quando qualcuno insisteva, egli se ne sbrigava prontamente: «chi ha rubato quei danari doveva avere certo più bisogno di me: sono quindi ben collocati».

Si occupava anche della farmacia di casa ed Egidio mentre manipolava pillole e faceva intrugli, salmeggiava e pregava.

Perciò in casa e fuori dicevano che le pillole ed i medicinali, che Egidio preparava, avevano maggiore virtù di sanare per l'accompagnamento delle orazioni che per gli ingredienti che contenevano.

Amava molto visitare chiese e luoghi santi in genere e, con qualsiasi pretesto, andava fuori e perciò Filippo gli diceva:

- Egidio tu hai lo spirito (la devozione) nelle calcagna. Una volta egli non voleva dire al Santo dove era andato e perciò Filippo lo chiamò: « capitano degli zingari». Intendeva dire che Egidio faceva come gli zingari che vanno da un luogo all'altro vagabondando.

Era divotissimo della Madonna e tra le altre divozione in onore di Lei, recitava una corona formata da S. Filippo con le parole: «Vergine Maria, Madre di Dio - Prega per noi ».

Ecco poi un'altra canzonetta che pure cantava spesso insegnatagli da S. Felice da Cantalice.

Oggi in questa terra - E' nata una rosella Maria Verginella - Che è Madre di Dio.

Se tu non sai la via - D'andare in Paradiso Vattene a Maria - Con pietoso viso,

Che è clemente e pia - T'insegnerà la via.

Mori per imprudenza o l'occasione di fare lo zingaro: d'estate, andò a S. Pietro, giunse tutto sudato e, in quelle condizioni, volle andare nel sotterraneo della Confessione.

Con il freddo e l'umido del luogo, prese una pleurite e morì.

Aveva 87 anni e passò da questa vita il 14 luglio 1653.

Uno che lavora più di tutti e parla meno di tutti.

Era costui Taddeo Landi, fiorentino, laboriosissimo e di poche parole.

Sentiva tanto bassamente di sé che si considerava come una bestia, come un niente.

Nacque presto nella Congregazione una specie di proverbio: è difficile trovare un uomo che lavori di più e parli meno di Taddeo.

Non bisogna credere che fosse uomo grossolano: non solo era un artigiano valentissimo, ma arrivò ad essere un vero artista.

Egli fece tutti quei lavori in noce della Sagrestia e delle camere dei Padri, che anche oggi si vedono e sono ammirevoli e degni dell'artigiano più progredito.

Sistemò l'altare marmoreo della Sagrestia stessa e, fu tanto ben stimato, che hanno scritto di lui 1'Aringhi e il Ricci.

Nella sua semplicità tuttavia, consapevole della fine imminente e sicura, parlava del Paradiso come di cosa della Gongregazione, e accettava dai circostanti, come un fattorino postale, ambasciate, messaggi, per i Santi e Beati del cielo, per i Padri e Fratelli già morti.

Il cardinal Baronio, già passato all'altra vita prima di lui, aveva avuto un affetto particolare per questo Taddeo, per la di lui grande semplicità e perciò quel dotto uomo gli chiese talvolta consiglio in cose gravi ed eseguì il consiglio.

Taddeo, consapevole pertanto di questo affetto singolare del grande cardinale per lui, si compiaceva a pensare alla sorpresa che egli avrebbe fatto al Baronio in Paradiso e perciò, a chi lo assisteva in punto di morte disse: u che credete voi, Padre, che sia per dire il nostro cardinale Baronio, quando mi vedrà comparire dove è lui? Quante carezze, credo, mi farà! ».

Mori il 2 gennaio 1643 in età di 83 anni dei quali 52 di Congregazione e quattro sotto la direzione del Santo.

Uno che comanda alla gatta.

Quale era lo spirito di quei primi Fratelli e, in genere, di quei primi figli di S. Filippo e di altri dei quali non possiamo parlare, si può dedurre da ciò che il Consolini racconta di un fratello anonimo.

Messo in cucina a lavorare, amantissimo com'era della Madonna, passava i giorni interi in pensieri divoti verso di Lei.

Per poter dire corone ed altre devozioni, senza interrompere le sue occupazioni, aveva sulla tavola, accanto al fuoco, sessantatre stecche e, con ognuna di quelle stecche, segnava un'Ave Maria già detta.

Una sua devozione speciale era quella di servir Messa, ma come andare la mattina in chiesa, indugiarsi e lasciar nessuno in cucina?

Un giorno ebbe l'ispirazione di servirsi della gatta... La chiamò dunque e, con eccezionale confidenza in Dio, le comandò che salisse sopra la tavola e avesse cura della cucina finché lui avesse udita la Messa.

Comunque sia avvenuto, la gatta ubbidì e non si mosse da dove egli l'aveva messa.

Aveva trovato un metodo: così fece per molto tempo.

Fonte: SAN FILIPPO RIDE E GIOCA (GIUSEPPE DE LIBERO) - Libro scaricato dal sito www.preghiereagesuemaria.it