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Antiche meditazioni alla Madonna Addolorata





44.Viaggio al Calvario.



La condanna a morte di Gesù fu pronunziata dal Preside Romano il giorno della Parasceve di Pasqua, che quell'anno cumulava con la Parasceve consueta cioè col Venerdì: era quasi l'ora sesta, cioè si era ancora prima del meriggio. I Giudei si avvidero che il tempo stringeva, poichè a calata di sole era per cominciare la grande solennità della Pasqua: rimandare l'esecuzione di Gesù a dopo le feste, rion c'era nemmeno da pensare, chè il volubile Pilato avrebbe potuto cambiar parere: bisognava dunque profittare dell'ore disponibili. Si prega il Preside a non differire, tanto più che vi erano da giustiziare due altri condannati per delitti comuni. Tanto meglio; accomunandoli con Gesù sarebbe per lui il colmo dell'infamia. Pensato, sugerito, ottenuto l'intento, si approntarono tre croci: sulle spalle di Gesù si adatta la più pesante, e in tutta fretta si muove il triste corteo verso il luogo infame delle esecuzioni capitali, detto il luogo del cranio, o Calvario. Precede un centurione, scortano i rei quattro soldati, guidano il tutto i capi della Sinagoga, seguono donne piangenti, e discreta folla di curiosi.

Maria con le compagne vedono muovere il corteo, non si mescolano però con alcun gruppo, ma guidate dall'animoso Giovanni prendono altra via.

E qui considera, anima mia, lo stato d'animo della Vergine Madre. Tutto ciò ch'ella vede ed ode in questa lugubre circostanza è per lei fonte di vivissimo dolore, considerando sino a qual segno è odiato il suo benedetto Figliolo, l'innocente Gesù. Non si vede l'ora di averlo morta: non si guarda, pur di ottenere l'orribile intento, nè a santità di giorno, nè a ricorrenza sì ricordevo le, nè a culto divino, nè a rispetto di religione! Lo si vuol morto l'innocente Gesù, ma in maniera che apparisca a tutti reo come i due delinquenti menati a morte con lui. Le ricorda la Vergine le parole d'Isaia:

Ed egli fu accomunato tra gli scellerati! ». Et eum iniquis reputatus est! », e vedendole ora appuntino verificate, pur sentendosi crescer la fede nella divinità dell'umiliato Gesù, prova anche tutta l'acerbità e l'amarezza per tanta umana malizia. E quei ministri della religione, gli Scribi, i Farisei, i sacerdoti, che immemori della vigilia di Pasqua, non trovano occupazione più interessante per loro, che venire a dirigere la più orrenda ingiustizia, ad accrescer la pena dell'Innocente menato al supplizio con i loro sarcasmi ed insulti! Quale travolgimento del senso morale! Non sono costoro che per tema di contaminarsi, da non poter poi con buona coscienza mangiar la Pasqua, non hanno avuto l'ardire di entrare nel pretorio del pagano Pilato? Ed ora dove sono andati tanti scrupoli, tanti riguardi alla legge?

Così Gesù con la croce in ispalla, va solo al Calvario: son è accompagnatti, che da nemicarnefici, curiosi, donne che piangono per puro sentimentto naturale. Ci sono i due rei che portano la croce bestemmiando l'umana e la divina giustizia; verrà più tardi il Cireneo che piglierà la croce di Gesù soltanto perchè costretto: ecco tutto!... Ecco un quadro della tragedia umana di ogni giorno! Maria, che lo intende meglio d'ogni altro, pena e soffre più per gli acciecati uomini, che per Figlio suo, che con tanto zelo per la nostra salute aveva detto: « Chi vuole venire; dietro a me, pigli la sua croce ogni giorno e mi segua!. Chi si cura di ascoltare l'invito di Gesù? Oh quanti Cristiani in pratica si diportano come nemici della croce di Cristo. Ed io come mi conduco? Sone. amico, o nemico della croce del mio Signore? Se si tratta della figura decorativa della croce, o sì, mi piace! Non mi dispiace nemmeno il culto esteriore alla Ss.ma Croce, almeno quando non costa nulla. Ma la croce mia vera, la tribolazione quotidiana che Dio mi manda per farmi somigliare al Figlio suo, oh questa non mi va, la sfuggo, cerco di sgravarmene le spalle.

O Vergine dolorosissima che seguiste con tanto eroismo Gesù al Calvario; che tanto soffriste per il cieco formalismo de' Giudei; allontanate da me il loro velenoso fermento, affinchè col sodo continuo esercizio delle virtù cristiane segua accanto a voi Gesù che va a morire ,per me con la croce in ispalla.

Mi guarderò come da vera peste dal formalismo farisaico che cola il mascherino e ingoia il camello: ma mi formerò sempre una soda costante coscienza cristiana secondo gl'insegnamenti del Vangelo.

ESEMPIO. A S. Andrea Bobola, Gesuita Polacco, la provvidenza assegnò un compito arduo più che forze umane non valgono a portare a termine. L il caso di dire, un Calvario non solo alto, ma scosceso, ripido, malagevole per ogni verso. La sua vita fu una serie non interrotta di difficoltà senza misura, ed una superata, eccone un'altra più difficile, sino all'apostolato spinoso, senza umane soddisfazioni, sino al martirio atroce e lungo, sino ad una morte so. migliante a quella di, Gesù Crocifisso. Ed il Santo sempre intrepido, mai scoraggiato, sempre lieto e tranquillo, tutto superò, sino alla corona di Martire. Gli dava animo e coraggio il suo ardente amore a Gesù, la sua fervida devozione a Maria santissima. Chi vuole portare con gioia la sua croce quotidiana, sia devoto vero di Maria Addolorata.

PREGHIERA. Stanco e sfiduciato sotto il peso della, tribolazione che da ogni parte mi circonda, e cresce ogni giorno più, a voi ricorro o Maria, Consolatrice degli afflitti, da voi imploro balsamo spirituale che mi rianimi, per la vostra intercessione mi aspetto dalla divina bontà un accrescimento di speranza che mi conforti, un soffio di carità, che mi accenda e sproni a percorrere la via dolorosa, che la misericordia del Padre mi apra innanzi per giungere all'eterna felicità. Voi, o Maria, che troppo bene conosceste la tribolazione, abbiate compassione di me, ed ottenetemi la grazia che desidero. Così sia.

OSSEQUIO. In tutte le angustie, dubbi e perplessità che vi si presentano, ricordate Maria Addolorata, invocate il suo valido patrocinio.



Fonte: www.preghiereagesuemaria.it