Santo Rosario on line


Antiche meditazioni alla Madonna Addolorata





15. Ritorno della sacra Famiglia a Betlemme.



Non era passato più di un anno e mezzo da che la santa Famiglia dimorava a Nazaret, che a Giuseppe parve giunta l'ora di seguire i disegni della Provvidenza a lui manifestati da Dio. Messe insieme le sue poche masserizie e gli strumenti del suo ruvido mestiere, con la Sposa ed il Bambino lasciò l'ospitale Nazaret, forse pensando che non l'avrebbe più riveduta, e riprese il viaggio di Betlemme, come aveva fatto al tempo del censimento.

Non senza un perchè l'Angelo nel palesargli il mistero della gravidanza della sua vergine Sposa, lo aveva chiamato « Giuseppe figlio di David »: come a discendente del gran Re cui fu promesso il regno eterno, Giuseppe aveva assunto la patria potestà sul figlio della sua consorte, per trasmettergli il stelo legale di crede di David, me-ntre Maria figlia di Eli trasmetteva per tramite di sangue. Betlemme era la città di origine del gran Re, da Betlemme si attendeva l'adempimento delle promesse Messianiche.

Ma non si pensi che vana ambizione o voga di umana nobiltà movesse Maria e Giuseppe a fissare la loro dimora nella illustre Betlemme. Era Betlemme allora quanto illustre per memorie del passato, altrettanto povero e negletto villagio. Nulla di grandioso ricco od artistico racchiudeva quella borgatella, ma tutto vi era squallore, miseria, incuria. Se n'erano accorti Maria e Giuseppe la prima volta che ci vennero, che non ci trovarono altro ricovero che una grotta adibita a stalla. Ed ora che si aspettavano di meglio? Sebbene sia ovvio pensare che il diligentissimo Giuseppe avesse già provveduto qualche umile casipola un po' meno peggio di una stalla, pure tutti potessero aspirare erano nascondimento, povertà, fatica incessante.

Ed allora perchè ci venivano? Li guidava l'ispirazione di Dio che avevano con sè umanato, ed assecondare questa ispirazione era il massimo studio della loro vita. Seguire Dio, era loro programma.

I disagi e le fatiche del viaggio questa volta indoviniamoli, più c'interessa di considerare Maria in questa nuova dimora. All'esterno non ci riuscirebbe di distinguerla dalle altre povere madri della città di David. Come loro, va attorno negletta e disadorna, talora con la sua brocca d'acqua ai fianchi; per sè si contenta di poco, anzi non cercherebbe nulla, se non istimolasse il suo cuore materno il visibile disagio del suo Bambino. Quanto farebbe per alleviarnélo! Come vorrebbe provare tutte le privazioni perchè il suo Gesù non ne provasse alcuna! Ma Gesù ne vuol provare, è venuto al mondo per sentirle tutte: « Afflitto io sono, e nell'angoscia fin da giovane: disagiato per iscontar gli altrui peccati » (3): così erq stato predetto di lui; e col suo esempio e con le sue parole confortava Maria e Giuseppe.

Questa è la nobiltà secondo Dio, la vera nobiltà promessa a David secondo quelle parole: «Io vi darò le sante cose promesse a Davide ». Non promise Dio al santo Re nè oro, nè onori, nè piaceri, nè falsa nobiltà; ma virtù, magninimità, vittoria del mondo e del diavolo, figliolanza adottiva di Dio, cittadinanza del regno eterno; queste ha recato il Figlio di David Gesù Cristo; questi veri valori morali trionferanno sempre. Ciò che è onore e gloria e lusso presso il mondo, è abominazione presso Dio.

Beata voi, o nobile rampollo della radice di Jesse, Vergine Maria, che sempre intendeste la verità, e guardaste tutte le cose col sentimento di Dio: abbiate compassione di me, cui offusca la vista il fumo della vanità, e dà le vertigini la nebbia mondana. Pregatemi dal Signore idee chiare intorno alla realtà della vita, e sentimenti retti per conseguirne il vero scopo.

Mi guarderò sempre dalla maledetta ambi. zione, che lusingando guasta la rettitudine della coscienza; non cercando altro premio delle mie azioni che l'amicizia di Dio.

ESEMPIO. S. Giuseppe Calassanzio uscito di nobile famiglia aragonese, ben presto acceso d'amore a Dio ed alla Madre di Dio rinunziò ad ogni nobil. tà e ricchezza secolare per darsi tutto a Dio nel sacro ministero. Già sacerdote andò a Roma, dove dopo un lungo esercizio di opere eroiche di carità, fondò l'Istituto delle Scuole pie, che volle intitolato alla Madre di Dio. Suo scopo fu l'istruzione dei bambini poveri, che non avessero modo di poter frequentare altre scuole. Vi si dedicò tutto anima e corpo, fa. cendo, più che dà padre, da vera madre a quei po. veri fanciulli, esercitando per essi gli uffici più umili e ripugnanti. Il demonio gli suscitò una fiera tempesta, che lo fece soffrire quanto l'antico Giobbe. Accusato al Sant'Ufficio, vi dovette comparire come reo, sebbene tosto assoluto, ma morendo dovette pian. gere il suo Ordine distrutto, pur prenunziandone il ristabilimento. In tutte queste prove sostenuto dalla Vergine santissima, conservò sempre calma e rasse. gnazione inalterabili, da meritarsi l'ammirazione dei contemporanei, e la venerazione dei posteri. Ecco un devoto vero di Maria Addolorata.

PREGHIERA. O Gesù, Salvatore dolcissimo, che voleste farvi per noi povero ed umile, da quel padrone che siete di tutte le cose, per intercessione di Maria vostra Madre e compagna fedele nella povertà e nella umiliazione, concedetemi un grande distacco dalle vanità del mondo, un grande amore alla povertà ed al nascondimento, sì che meriti anch'io di aver parte a quell'eredità del Padre celeste, che voi ci acquistaste con le vostre privazioni. Così sia.

OSSEQUIO. Privatevi per amor di Maria di qual. che vanità alla quale vi sentite attaccato.



Fonte: www.preghiereagesuemaria.it