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Vita di Santa Margherita Alacoque





Vita di Santa Margherita Alacoque - Parte 21



70. Il pane di salvezza delle sofferenze
Questa santità d'amore mi spingeva così forte a sof­frire per ricambiarlo, che avevo requie solo senten­do il mio corpo schiacciato dalle sofferenze, il mio spirito immerso in ogni sorta di derelizioni e tutto il mio essere sprofondato nelle umiliazioni, nel di­sprezzo e nei contrasti, che non mi mancavano mai, grazie a Dio, il quale non me ne lasciava priva un solo momento, sia dentro sia fuori di me. Allorché questo pane di salvezza scarseggiava, ne dovevo cer­care dell'altro nella mortificazione; il mio carattere sensibile e orgoglioso me ne forniva molte occasioni. Lui voleva che non mi lasciassi sfuggire alcuna op­portunità e, quando mi accadeva di farlo, a causa della grande violenza che dovevo farmi per superare le mie ripugnanze, me lo faceva pagare il doppio. Quando voleva qualcosa da me, insisteva talmente, che mi era impossibile resistere, e il fatto di averlo voluto fare spesso, mi ha portata a soffrire molto. Lui esigeva tutto ciò che era più in contrasto col mio carattere e contrario alle mie inclinazioni, e vo­leva che camminassi incessantemente nella direzione a loro contraria.

71. Trionfa sulle sue ripugnanze naturali con atti di eroismo
Ero talmente schifiltosa, che la minima sporcizia mi sconvolgeva lo stomaco. Lui mi rimproverò tanto su questo punto, che una volta, volendo pulire il vomi­to d'una malata, non riuscii a impedirmi di farlo con la lingua e di mangiarlo, dicendogli: «Se avessi mille corpi, mille amori, mille vite, io li immolerei per es­servi schiava». E allora trovai in quell'azione tali delizie, che avrei voluto trovarne di simili ogni gior­no, per imparare a vincermi, senza altro testimone che Dio. Ma la sua bontà, cui solo ero in debito di avermi dato la forza per dominarmi, non mancò di rendermi palese il piacere che quel gesto gli aveva procurato. Infatti, la notte successiva, se non mi sbaglio, mi tenne quasi due o tre ore con la bocca incollata sulla piaga del suo sacro Cuore, e mi sareb­be difficile esprimere ciò che provavo allora e gli ef­fetti che questa grazia produsse nella mia anima e nel mio cuore. Questo basta a spiegare le grandi bontà e misericordie riversate dal mio Dio su una creatura così miserabile. Tuttavia, Lui non voleva affatto attenuare la mia sensibilità né le mie grandi ripugnanze, sia per ono­rare quelle che Lui aveva voluto patire nel giardino degli Ulivi, sia per fornirmi strumenti di vittorie e umiliazioni. Ma, ahimè, io non sono sempre fedele e spesso cado! Era una cosa cui pareva prendere gu­sto, sia per confondere il mio orgoglio, sia per rafforzarmi nella diffidenza verso me stessa, mo­strandomi che senza di Lui potevo solo far male e avere continue cadute senza potermi risollevare. Al­lora quel sovrano Bene della mia anima veniva in mio soccorso e, come un buon padre, mi tendeva le braccia del suo amore, dicendomi: « Sai bene che non puoi nulla senza di me». Questo mi faceva scio­gliere di riconoscenza per la sua amorevole bontà e mi mettevo a piangere, vedendo che non si vendica­va dei miei peccati e delle mie continue infedeltà, ma m'inondava di eccessi d'amore con cui sembrava combattere le mie ingratitudini. Talvolta me le met­teva sotto gli occhi, insieme alla moltitudine delle sue grazie, e mi ritrovavo nell'impossibilità di par­largli se non con le lacrime agli occhi, soffrendo più di quanto riesco a riferire. Così quel divino Amore si divertiva con la sua indegna schiava. E una volta in cui ero stata colta da nausea mentre accudivo una malata che aveva la dissenteria, mi rimproverò così aspramente, che, per riparare a que­sta colpa, mi vidi costretta, mentre andavo a butta­re via ciò che quella aveva fatto, a bagnarvi a lungo la lingua dentro e a riempirmene la bocca. Avrei in­goiato tutto se Lui non mi avesse ricordato l'obbe­dienza, che non mi permetteva di mangiare nulla senza permesso. Dopodiché mi disse: « Sei davvero pazza a fare queste cose!». Io gli risposi: «O mio Si­gnore, lo faccio per farvi piacere e conquistare il vo­stro cuore divino, che spero non mi rifiuterete. Ma Voi, mio Signore, cosa non avete fatto per conqui­stare il cuore degli uomini e, nonostante ciò, loro ve lo rifiutano e molto spesso vi cacciano via». «E ve­ro, figlia mia, che il mio amore mi ha fatto sacrifica-re tutto per loro, senza esserne ricambiato. Ma io voglio che tu supplisca, per i meriti del mio sacro Cuore, alla loro ingratitudine».

72. Nostro Signore esige da lei un pesante sacrificio per la sua comunità
« Io voglio donarti il mio Cuore. Ma prima bisogna che tu diventi la sua vittima immolata, di modo che, con la sua intercessione, tu allontani i castighi che la giustizia divina del Padre mio armato di collera vuo­le, nel suo giusto sdegno, infliggere a una comunità religiosa, per riprenderla e correggerla». Al contem­po me la mostrava con quei difetti che l'avevano ir­ritato e con tutto quel che avrei dovuto soffrire per acquietare la sua giusta collera. Questa vista mi fece fremere tutta e non ebbi il coraggio di sacrificarmi. Dissi che non era a causa mia e che non potevo far­lo senza il consenso dell'obbedienza. Ma il timore che me lo imponessero mi fece trascurare di chieder­lo e Lui mi perseguitava senza sosta e non mi conce­ deva tregua. Mi scioglievo in lacrime, vedendomi in­fine costretta a dirlo alla superiora, la quale, veden­do la mia pena, mi disse di offrirmi per tutto quanto Lui desiderava da me, senza riserve. Ma, mio Dio, fu allora che la mia pena raddoppiò, perché non ave­vo proprio il coraggio di dire si e continuavo a op­porre resistenza.