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Vita di Santa Margherita Alacoque





Vita di Santa Margherita Alacoque - Parte 18



58. La superiora la mortifica e le rifiuta ogni cosa. L'assale una forte febbre
Durante tutto questo tempo non avevo coscienza di me, né sapevo dove mi trovavo. Quando mi porta­rono via, vedendo che non riuscivo a rispondere e neanche a reggermi, se non con grande fatica, mi condussero dalla nostra Madre. Io mi gettai ai suoi piedi, ma lei, vedendomi fuori di me, tutta febbricitante e tremante, mi mortificò e mi umiliò con tutte le sue forze, cosa che mi fece un piacere incredibile e mi rese felice. Mi sentivo talmente col­pevole e confusa, che qualunque trattamento severo mi fosse stato riservato, mi sarebbe parso troppo dolce. Dopo che le ebbi detto, con grande imbaraz­zo, cos'era accaduto, Lei mi umiliò ancora di più e non mi permise di fare, per questa volta, ciò che io credevo che Nostro Signore mi chiedeva di fare, considerando con disprezzo tutto quanto le avevo detto. Questo mi consolò molto e mi ritirai in gran­de pace. Il fuoco che mi divorava mi causò ben presto una forte e continua febbre, ma mi piaceva molto sof­frirne e ne parlai solo quando mi mancarono le for­ze. Il dottore si accorse che da molto tempo ne ero affetta e ne soffrii ancora a lungo, per oltre sessanta accessi. Mai ho provato tanta consolazione; tutto il mio corpo soffriva atroci dolori e questo alleviava un po' la sete ardente che avevo di soffrire. Quel fuoco divorante, infatti, si nutriva e si saziava solo del legno della croce, di ogni tipo di sofferenze, disprezzo, umiliazioni e dolori, anche se io non pro­vavo dolore che potesse uguagliare quello di non soffrire abbastanza. Pareva che ne sarei morta.

59. Le appaiono le tre persone della Santa Trinità
Invece, Nostro Signore continuava a tributarmi le sue grazie e ricevetti, in un momento durante il quale avevo perso i sensi, quella incomparabile per cui si presentarono a me le tre persone della Santa Trinità, che riempirono di grande consolazione la mia anima. Non sono in grado di spiegare quel che mi accadde; posso solo dire che mi parve che il Pa­dre eterno, mostrandomi una grandissima croce irta di spine, insieme a tutti gli altri strumenti della pas­sione, mi disse: «Tieni, figlia mia, ti faccio lo stesso dono che ho fatto al mio amato Figlio». « E io», mi disse il mio signore Gesù Cristo, « ti ci crocifiggerò come io sono stato crocifisso e ti terrò compagnia». La terza di quelle adorabili persone mi disse che lui era solo amore e che mi avrebbe consumata purifi­candomi. IL mio animo rimase in una pace e in una gioia inconcepibili e l'impressione che mi fecero quelle divine Persone non si è cancellata mai più. Mi apparvero sotto forma di tre giovani vestiti di bianco risplendenti di luce, tutti della stessa età, grandezza e bellezza. Allora non capii, come ho ca­pito in seguito, le grandi sofferenze che tutto ciò comportava.

60. La obbligano a chiedere la salute come prova delle rivelazioni
Poiché mi fu chiesto di chiedere la salute a Nostro Si­gnore, lo feci, anche se temevo di essere esaudita. Ma mi venne detto che, grazie al ristabilirsi della mia sa­lute, si sarebbe capito se tutto ciò che mi accadeva pro-veniva dallo Spirito di Dio. Dopodiché mi sarebbe sta­to permesso di fare quanto Lui mi aveva comandato, riguardo sia alla comunione dei primi venerdì sia alla veglia di un'ora che voleva da me durante la notte fra il giovedì e il venerdì. Avendo riferito per obbedien­za tutto ciò a Nostro Signore, riacquistai subito la sa­lute. Infatti, la santissima Vergine, mia buona Madre, avendomi gratificata con la sua presenza, mi fece grandi carezze e mi disse dopo un lungo incontro: «RI-prendi coraggio, cara figlia mia, con la salute che ti porto da parte del mio divino Figlio, perché hai ancora un lungo e doloroso cammino da percorrere, sempre sotto il peso della croce, trafitta dai chiodi e dalle spi­ne e lacerata dai colpi di frusta. Ma non temere, non ti abbandonerò e ti prometto la mia protezione». E una promessa che ha poi avuto modo di farmi sentire quando più mi è stato necessario. Il mio sovrano Signore continuava sempre a gratifi­carmi con la sua presenza attuale e sensibile, come ho già detto, avendomi promesso che sarebbe stato così per sempre. In effetti non me ne privava, nono­stante tutte le colpe che potevo commettere.

61. La santità di Dio non sopporta macchia aleuna
Poiché la sua santità non sopporta alcuna macchia, Lui mi mostra anche la più piccola imperfezione e non la tollera quando è frutto della pur minima vo­lontà o negligenza. Essendo io tanto imperfetta e miserabile da commettere molte colpe, seppure involontarie, confesso che per me è un insopportabi­le tormento apparire al cospetto di questa Santità, dopo che mi sono lasciata andare a qualche infe­deltà, e non c'è supplizio cui non mi sacrificherei, piuttosto che sopportare la presenza di questo Dio santo allorché la mia anima è macchiata da una col­pa. Sarebbe per me mille volte più dolce gettarmi in una fornace ardente.