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Vita di Santa Margherita Alacoque





Vita di Santa Margherita Alacoque - Parte 20



66. «Voglio solo te»
Una volta, quest'unico amore dell'anima mia mi ap­parve recando in una mano il quadro della vita più felice che si possa immaginare per un anima religio­sa, tutta immersa nella pace, nelle consolazioni inte­riori ed esteriori, di una perfetta santità, unita al plauso e alla stima degli uomini e con altre cose gra­te alla natura. Nell'altra mano recava un altro qua­dro di una vita completamente povera e abietta, sempre crocifissa da ogni sorta di umiliazioni, di­sprezzo e contrasti, sempre sofferente nel corpo e nello spirito. Mostrandomi questi due quadri, mi disse: « Scegli, figlia mia, quello che ti piace di più. Ti concederò le stesse grazie sia che tu scelga l'uno sia che tu scelga l'altro». Gettatami ai suoi piedi per adorarlo, gli dissi: «O mio Signore, voglio solo Voi e la scelta che Voi farete per me». E dopo che mi ebbe fatto molte pressioni affinché mi decidessi, ag­giunsi: «Voi mi siete sufficiente, o mio Dio! Fate di me ciò che più potrà glorificarvi, senza tenere conto dei miei interessi né delle mie soddisfazioni. Siate contento Voi e questo mi basterà». Allora mi disse che, come Maddalena, io avevo scelto la parte mi­gliore, che non mi sarebbe più stata tolta, perché sa­rebbe stata la mia eredità per sempre. E presentan­domi il quadro della crocifissione, disse: «Ecco quel­lo che ho scelto per te e quello che più mi è gradito, sia per il compimento dei miei disegni, sia per ren­derti conforme a me. L'altra è una vita di godimen­to e non di merito; è la vita eterna». Accettai dun­que questo quadro di morte e crocifissione, bacian­do la mano di colui che me lo presentava. Sebbene la mia natura fremesse, lo abbracciai con tutto l'af­fetto di cui il mio cuore era capace, stringendomelo al petto, e lo sentii così fortemente impresso in me, che mi pareva di essere un composto di tutto quanto vi avevo visto raffigurato.

67. È Dio che illumina la superiora sul modo di gui­darla
Mi trovai talmente cambiata nelle disposizioni, che non mi riconoscevo più. Lasciai giudice di tutto la mia superiora, con cui non potevo nascondere nulla né omettere nulla di tutto quello che mi ordinava, purché provenisse direttamente da lei. Lo spirito che mi possedeva mi faceva provare una terrificante ripugnanza quando lei mi ordinava qualcosa o mi voleva guidare seguendo i consigli altrui. Questo ac­cadeva perché Lui mi aveva promesso di darle sem­pre i lumi necessari affinché mi guidasse secondo i suoi disegni.

68. Satana ottiene il permesso di tentarla
Le grazie più grandi che ricevevo dalla sua bontà, mi venivano durante la santa Comunione e nella notte, in particolare quella tra il giovedì e il ve­nerdì, quando si producevano favori inesplicabili. Una volta Lui mi avverti che Satana aveva chiesto di mettermi alla prova nel crogiolo delle contrad­dizioni e delle umiliazioni, delle tentazioni e degli abbandoni, come l'oro nella fornace. Lui gli aveva tutto permesso, tranne l'impurità, non volendo che mi fosse data alcuna pena a questo proposito, per­ché la odiava con tale forza, che non aveva voluto permettergli di attaccarmi neppure minimamente con quella. Dovevo, invece, restare in guardia per tutte le altre tentazioni, soprattutto quelle dell'orgo­glio, della disperazione e della gola, di cui avevo più orrore che della morte. Mi assicurò che non dovevo temere nulla, perché Lui sarebbe stato come un for­te inespugnabile dentro me e avrebbe combattuto per me, divenendo il premio delle mie vittorie e cir­condandomi con la sua potenza affinché non soc­combessi. Ma bisognava che vegliassi continuamen­te su tutto ciò che proveniva dall'esterno, mentre lui si prendeva cura dell'interno. Non tardai molto ad avvertire le minacce del mio persecutore. Si pre­sentò sotto forma di un moro spaventoso, con gli occhi scintillanti come due carboni, e mi disse, di­grignando i denti: «Che tu sia maledetta, ti agguan­terò e, se solo potrò per un unica volta tenerti in mio potere, ti farò provare quello di cui sono capace e ti farò male ovunque». Sebbene mi facesse altre minacce, non m'intimoriva affatto, bensì mi sentivo fortificata dentro me. Mi pareva che non avrei te­muto neanche tutte le furie dell'inferno, per la gran­de forza che sentivo in me, insieme alla virtù di un piccolo crocifisso cui il mio sovrano Liberatore ave­va dato la forza di allontanare tutti quei furori infernali. Lo portavo sempre sul cuore, notte e gior­no, e ne traevo grande sostegno.

69. In balia delle persecuzioni. E sorretta dal suo ange­lo custode, che la rimprovera quando necessario
Fui mandata a lavorare in infermeria, dove solo Dio sa ciò che ho dovuto soffrire, sia a causa del mio ca­rattere sensibile, sia a causa degli uomini e del de­monio, che spesso mi faceva cadere e rompere tutto quanto avevo in mano. Dopodiché mi prendeva in giro, ridendomi talvolta in faccia: « Sciattona! Non combinerai mai niente di buono». Questo faceva sprofondare il mio spirito in una tristezza e in una prostrazione così profonde, che non sapevo cosa fare, perché spesso mi toglieva la possibllità di parlar­ne con la nostra superiora, sapendo che l'obbedien­za distruggeva tutte le sue forze. Una volta, mi spin­se dall'alto di una scala mentre reggevo un braciere pieno di fuoco, e mi ritrovai a terra, senza che il fuoco si fosse spento e senza che mi fossi fatta alcun male, anche se chi mi vide cadere pensò che mi fossi rotta le gambe. Ma io sentivo il mio fedele angelo custode che mi sosteneva e avevo spesso la felicità di godere della sua presenza e di essere rimproverata e corretta da lui. Una volta, essendomi voluta immischiare a parlar del matrimonio d'una parente, mi mostrò che que­sto era indegno di un'anima religiosa e mi rimpro­verò severamente. Disse che, se mi fossi di nuovo immischiata in quel genere di faccende, mi avrebbe nascosto il suo volto. Non poteva sopportare la ben­ché minima immodestia o mancanza di rispetto alla presenza del mio sovrano Maestro, davanti al quale lo vedevo prosternato a terra, e voleva che facessi lo stesso. E io lo facevo il più spesso possibile e non trovavo posizione più dolce a causa delle mie conti­nue sofferenze nel corpo e nello spirito, perché era la più conforme al mio nulla, che mai perdevo di vi­sta. Anzi, me ne sentivo sempre immersa, che fossi nella sofferenza o nella gioia, li dove non riuscivo più a provare alcun piacere.