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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Decimo Sabato




QUINTO MISTERO DOLOROSO: CROCIFISSIONE E MORTE DI GESU’ (Mt 27; Mc 15; Lc 23; Gv 19)

Meditazione:
I. Gesù, amareggiato di fiele, è spogliato delle sue vesti. Gesù giunge al Calvario, detto Golgota, che vuoi dire luogo del cranio, e non gli si lascia il tempo di respirare! Con precipita­zione si apparecchia tutto ciò che è necessario per crocifiggerlo, poiché si vuoi togliere quanto prima dal mondo questa vita, odiata dai suoi nemici. Anima mia, ascolta le grida, osserva con quale rabbia lo sciolgono e gli strappano di dosso la veste che era attaccata alle piaghe, e come un'altra volta gli si rinnovano tutti i dolori. Mira quel corpo tutto insanguinato, tutto squarciato. Penetra fin dentro il suo Cuore; tu lo troverai applicato alle tue miserie, o fisso in cielo per la tua riconciliazione. Per la gran fati­ca e per il grave peso della croce, Gesù è sfinito, e gli danno vino mescolato con la mirra e col fiele. Il Profeta aveva già annunziato questo fiele. Gesù dunque, appena giunto, comincia dall'espiare il peccato dei nostri primi Padri, che fu la disubbidienza del frutto proibito. Questa sola parte del corpo, la gola, gli era rimasta intat­ta, e anche in questo volle soffrire per noi. Quanto è grande oggi il numero di quelli il cui Dio è il ventre, e fanno del tempio dello Spirito Santo l'albergo del diavolo, perdendo l'anima e il corpo per soddisfare ai diletti della loro carne! Noi dobbiamo mostrare obbedienza anche con la nostra gola, principalmente quando il precetto della Chiesa unisce la nostra penitenza con quella di tutti i fedeli, con lo schivare la sensualità, e col soffrire senza lamenti i cattivi gusti delle vivande che ci si preparano. Anima mia, mettiti innanzi agli occhi il tuo Salvatore, coperto di sangue, sfigurato tanto miseramente, tutto piaghe. Col cuore affannoso, solleva gli occhi al cielo, spargendo lacrime ardenti, e si offre nuovamente vittima per noi all'Eterno Padre. “E fu esaudito per la sua pietà" (Ebr 5, 7). Di nuovo con incredibile tormento, gl'impongono sul capo la corona di spine, che gli avevano tolto. Il benedetto capo è così nuo­vamente afflitto, e nuovo sangue bagna la terra. Perché, anima mia, dura più che sasso, non ti prostri ai suoi piedi per bagnarli di lacrime e per ricevere la preziosa rugiada del sangue che scorre da tutte le parti? Quante grazie vi trove­rai! Quanti lumi, quante consolazioni! Gesù mio, Salvatore mio, Amore mio, lascia che io abbracci questi tuoi sacrosanti piedi. Voglio baciarli prima che vengano inchiodati alla croce; e voglio essere consumato del tuo amore prima che la morte ti rapisca ai miei occhi. Con queste divine tue mani, prima che siano trapassate dai chiodi, abbraccia quest'anima peccatrice, per la quale Tu soffri orri­bili tormenti; distruggi ogni sua malizia, strin­gila, povera com'è, al Cuore tuo, sicché mai più si separi da te. Io ti vedo, o Signore, spogliato di tutto, delle vesti, della compagnia dei familiari e degli amici, delle dolcezze della Madre tua, della tua reputazione, del tuo onore. Quando, Agnello di Dio, mi farai la grazia, che io mi distacchi da tutto quel che mi separa da te? Il tuo Apostolo Bartolomeo ti imitò sino a disfarsi della propria pelle; e Pietro non solo volle essere crocifisso, ma capovolto. Agostino per esercitare il perfet­to distacco da ciò che era stato per lui occasione di offenderti, non ammise più alcuna donna nella sua casa, né più toccò danari per timore d'invischiarsi l'anima. Altri si sono ritirati nei deserti e nei chiostri; altri hanno dato i loro corpi ai tormenti; e chi era obbligato a vivere nel mondo, ne usava come se non ne usasse. O Amore che ti spogli di tutto, o Amore che trasformi tutto, muta questo mio cuore, fallo simile al tuo, povero e nudo di tutto, distaccato dalle creature ed unito intimamente a te. Crocifiggi con te il cuor mio, e consumami del tuo amore, o mia speranza, o mio riposo, o mia gloria. Gesù obbedisce sempre con mansuetudine e con prontezza, perché considera i suoi carnefici esecutori degli ordini dell'Eterno suo Padre, per insegnarci a conservare la sottomissione e la pace interna negli avvenimenti più spiacevo­li e più penosi della vita. Quando riceviamo le violenze, le ingiusti­zie, i tradimenti e le altre pene, e le riteniamo come ordinate da Dio, il quale a noi le invia per dei ministri degli adorabili suoi voleri, mezzo noi ci assoggettiamo sinceramente. Ma perché la natura riguarda sempre con avversione colui che la tormenta, l'uomo crocifisso con Gesù è chiamato continuamente a sostenere una lotta dentro di sé, per impedire che il suo cuore non guardi con avversione chi l'offende e lo tor­menta, e non si abbatta per tristezza. Deve allora tenersi vicino a Dio, ricevere in spirito di sottomissione e di abbandono ciò che gli acca­de, dilatare il suo cuore con la fede e con una fiducia certa, che è Gesù che gli manda quella pena, che egli non sarà tentato sopra le sue forze, e che quella tribolazione, un giorno finirà e si convertirà in eterno gaudio" (Cfr. I Cor 10,13 e Gv 16, 20). Considera ora qui, anima mia, con intimo dolore il dolcissimo Redentore tuo: nudo volle nascere, povero visse, e nudo soffri senza poter ricoprire le sue onestissime mem­bra; né ebbe dove riposare il suo sacro capo. O Maria, la veste inconsutile, tessuta dalle tue mani, verrà giocata a sorte! E chi pene­trerà qui il grave dolore, che oppresse il tuo Cuore?

II. Gesù è crocifisso. Anima mia, la croce è pronta: ecco l'altare, su cui questo Agnello divino va ad essere immolato per te. Ecco il letto nuziale su cui Gesù aspetta le anime sue elette. Perché, o dolce Gesù mio, non permetti che io sia confitto in croce per te? A me conviene, non a te, questo patibolo. Considera, anima mia, con quale mansuetu­dine e sottomissione, Egli si stende su questo letto di dolore, non avendo per guanciale che le spine delle quali è coronato. Alza gli occhi al cielo per aprircene le porte, che sino allora erano state chiuse; e perché Egli è ad un tempo e Sacerdote che ci riconcilia, e vittima della nostra riconciliazione, senza proferir parola, si offre all'Eterno Padre, aprendo le braccia con ardente desiderio di salvare tutti i peccatori. Egli dice: "Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo" (Gv 17,1). Aveva le braccia stese per invitare i peccatori, per abbracciarli e presentarli all'Eterno suo Padre. Egli riconduce a Dio i colpevoli, riunisce al cielo la terra, e dell'umanità fa una sola fami­glia, di cui Dio è Padre. Non vi fu mai, né mai vi sarà un Sacerdote più accetto a Dio, né un più sacro altare, né una più perfetta oblazione, né una vittima più santa, giacché questi è l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Mira, come gli prendono le mani, e gliele forano con grossi chiodi fatti passare tra i nervi, affinché possano sostenere meglio il peso del corpo. I nervi sono contratti per la violenza del dolore. Lo stesso si fa ai piedi, e il corpo del Salvatore è in tal guisa tutto slogato. Ed Egli tace, né si lascia uscire di bocca alcun lamento: ma su quel volto ove è dipinto il dolore più acerbo, si scopre la sua pazienza più che umana, la sua rassegnazione più profonda, il suo amore più vivo. Anima mia, senti, se puoi, i suoi dolori; e se non puoi, desidera almeno sentirli, e prega Gesù Cristo che t'imprima nel cuore ciò che Egli sente nel suo sacrosanto corpo. Intenerisci, o mio Dio, la durezza del mio cuore, affinché sia sensibile ai tuoi dolori, all'amor tuo e all'odio del peccato, che ti ha ridotto in tale stato. Non negarmi, Signore, ciò che ti domando, perché non posso sentire i tuoi dolori, se per tua misericordia non me ne con­cedi Tu stesso il sentimento. Quivi il tuo cuore ardente leva le grida a tutto il mondo: «Venite a me, o voi tutti che siete colpevoli, ed io vi perdonerò: venite a me, voi tutti che siete afflit­ti, ed io vi consolerò: venite a me tra queste braccia aperte a ricevervi, o voi tutti che siete smarriti, ed io vi accoglierò. "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete il riposo delle vostre anime" (Mt 11,29). O divino Gesù, Pastore pietoso di questa anima traviata, eccomi che vengo a te. Ubbidisco alla tua voce. Ecco una pecora smar­rita che torna all'ovile: accoglimi tra le tue brac­cia. Concedimi quell'amore, quella mansuetu­dine, quell'umiltà alla quale m'inviti. Sottomettimi interamente alla tua volontà. Imprimi nell'anima mia queste divine virtù, che io ti segua da vicino e non mi allontani mai da te. A lungo sono stato sordo alla tua voce, che internamente mi sospingeva a venire da te. Apri oggi le mie orecchie, affinché io ti ascolti e ti segua: e tienimi incessantemente con l'onni­potente tua mano, ché sai con quanta facilità io ti abbandono. Accoglimi tra quelli che portano dopo Te la croce, e legami ad essa, affinché io ne tragga i frutti di salvezza e di amore eterno.

III. Gesù muore. Quando la croce, dov'era il Salvatore confitto, fu innalzata e la si lasciò cadere in quella fossa, chi può comprendere quali dolori recarono questi movimenti, quante scosse ad un corpo in cui i nervi erano tesi e le membra tutte slogate? Egli medesimo attesta per mezzo del suo Profeta, che se ne potevano contare tutte le ossa! «Hanno fòrato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa» (Sai 21, 17-18). Grida feroci di gioia e di scherno si levarono al cielo a quella vista dai suoi nemici che erano soddisfatti, mentre il Salvatore, elevato tra cielo e terra, stendeva le braccia per accogliere tutti i peccatori e dar loro in possesso il Paradiso, compiendo la sua profezia: «Quando io sarò ele­vato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 11, 32). Era l'ora sesta, dense tenebre coprirono tutta la terra; la luna tingevasi di sanguigno; gli uomini avevano compiuto il Deicidio! Bestemmiando sotto la croce, oltraggiavano il Figlio di Dio fra le imprecazioni di un ladro, i disprezzi dei più vili soldati, e le sfide dei Principi dei Sacerdoti e degli Scribi. E Gesù che fino allora era rimasto in silen­zio, apre la sua santissima bocca per pronun­ciare la parola del perdono, non solo per i suoi carnefici, ma per tutti quelli che con i loro pec­cati erano la causa della sua morte, purché sia gli uni che gli altri, non si ostinassero nella loro malizia, ma si convertissero. E con amore e con gemiti diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno " (Le 23,34). Quale amore! quale misericordia! Perché non possono i miei occhi diventare due fonti di continue lacrime, e il mio cuore una fornace di eterno amore? Comunica, Signore, all'anima mia il sentimento delle tue pene. Ti adoro, o Figlio di Dio vivente, così innal­zato in croce, esposto agli occhi dell'universo; mi prostro dinanzi a te, ti lodo e ti benedico, ti amo e ti ringrazio, e ti riconosco Dio del mio cuore, amore dell'anima mia. Qui, sotto questa Croce, riunisci tutti i tuoi figli sparsi per l'uni­verso, qui laceri la sentenza di morte eterna pronunziata contro il genere umano; qui santi­fichi i patimenti, qui ti comunichi alle anime. O eccesso di amore! Tu nascesti nel segreto e nel silenzio della notte, visitato e adorato solo da alcuni pastori e da tre Magi; riconosciuto nel Tempio solo da due anime giuste; vissuto nell'oscurità trent'anni e non ne hai trascorsi che tre in mezzo agli uomini. Dopo la tua Risurrezione ti manifestasti a pochi eletti, e per poco tempo ed in luoghi appartati. I tuoi soli discepoli sono stati testimoni della tua Ascensione, e subito una nuvola nascose loro la vista della tua gloria. Ma nell'esser crocifisso, hai voluto che ciò avvenisse pubblicamente nell'ora di mezzodì, in tempo di Pasqua (in cui da tutte le parti accorrevano Giudei in Gerusalemme), in mezzo a due ladri, con le braccia aperte, e col cuore pieno di dolore e di amore. "Ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e ribelle" (Rom 10, 21 e Is 65, 2). Sii, o Signore, benedetto, lodato e glorificato da tutte le creature. Eccoti, o mio Gesù, al termine della tua vita: la nostra Redenzione è compiuta. Tutto è com­piuto: e Tu non sei ancora staccato dalla Croce! Tu non.ti occupi che del pensiero di patire e di amare. Ecco quello che vuoi che apprendiamo da te modello di tutti gli uomini: non i miracoli, non la gloria, ma i patimenti e l'amore. L'unico tesoro che a noi lasci è la tua divina Madre. Madre, ecco i tuoi figli; Figli, ecco la vostra Madre ... (Cfr. Gv 19, 26-27). Che Tu sia bene­detto! E questo il maggior tesoro che ci lasci morendo: Maria, la tua propria Madre. O Maria, Tu hai veduto le crudeltà e le igno­minie che facevano al tuo Figlio; Tu hai udito i colpi di martello con cui traforavano i piedi e le mani del tuo Diletto; Tu lo hai veduto confitto sulla croce: che fai ora, Madre desolatissima? Era là ferma a considerare quell'eccesso di dolori, che tutti per ordine le rappresentava l'amor suo materno; indebolita per la dolorosa notte passata, per la mancanza di nutrimento, per le lacrime sparse; e poi era donna, era madre, Madre di un Dio, e per conseguenza oltremodo sensibile. Pur non potendo reggere alla smisura­ta pena, non cadde svenuta, come ogni altra donna; ma stette impietrita, con l'anima trafitta, uniformata in tutto ai voleri del Padre. Disseccatesi le sue lacrime, rimase per qual­che tempo pallida e tremante, sino a che, per segreta virtù comunicatele dal Figlio, n'unite le sue forze, si levò, si apri tra la calca la strada con S. Giovanni e con le donne che l'avevano seguita, e s'inoltrò sino alla croce. Ivi, stando in piedi, e tenendo fissi gli occhi sul Salvatore, fece l'ufficio di nostra avvocata, offrendo internamente all'Eterno Padre i dolori e il sangue del comune loro Figlio con un'ardente brama di salvare tutti gli uomini. Ella temeva di vederlo morire, e pativa di vederlo vivere tra i tormenti. Desiderava che l'eterno Padre mitigasse le pene, tuttavia voleva che gli ordini del cielo si adempissero in tutta la loro estensione. Quel divino Agnello e questa innocente pecorella si guardavano e s'intendevano scam­bievolmente: l'uno era tormentato dai dolori dell'altra. I due soli santissimi Cuori della Madre e del Figlio possono concepire tutto ciò che hanno sofferto; perché, essendo la misura del loro dolore quella del loro amore, per sapere quanto hanno patito, bisognerebbe conoscere quanto hanno amato. E chi potrebbe vedere il fondo di tanto amore? Ella è santa, innocente, non macchiata di colpa alcuna, fida compagna dei travagli del Figlio. Quale croce più dura per una madre che è costretta a veder il proprio figlio spirare tra i tormenti senza potergli recare un sollievo, o dirgli una parola di conforto? . .. Una croce sì aspra era riservata a Maria soltanto, perché Lei sola era capace di portarla. L'amore che Lei aveva per Gesù, la straziava più che avessero potuto fare tutti i carnefici. Il Salvatore vedeva dalla croce che i suoi dolori trafiggevano il cuore della santissima sua Madre; e questa vista era un nuovo strazio per il tenero suo cuore. Ma l'Eterno suo Padre così aveva ordinato, e questo fu il colmo del sacrificio e dell'ubbi­dienza al suo divin Genitore: onde neppure col dolce nome di Madre la confortò; ma, Donna, le disse, ecco tuo figlio!...

ORAZIONE A MARIA DESOLATA

E quale spada fu al cuore tuo materno, o Madre nostra desolata, allorché udisti dal tuo proprio Figlio chiamarti col nome di Donna? Tu non sei più Madre! ... Maria, Tu non hai più figlio!... Non ascolti il suo lamento: Padre mio, perche mi hai abbandonato? (Cfr. Mt 27, 46 e Mc 15,34). E quando udisti della sua ardente sete, che Tu volevi estinguere anche col tuo sangue, e che non ti fu dato alleviare neppure con una stilla d'acqua? E quando vedesti presentargli il fiele e l'a­ceto; e quando udisti quel gran grido col quale spirò; quando vedesti il suo cuore squarciato dalla lancia; quando, deposto dalla croce, lo ricevesti cadavere tra le tue braccia, e lo chiu­desti nel sepolcro, e gli lasciasti accanto il tuo cuore? ... E quando discendendo la sera tra quelle strade intrise del sangue innocente del tuo Figlio, ritornasti a casa senza di Lui, e invano tutta la notte lo sospirasti?. Tu obbedivi alla volontà del tuo Figlio; Tu accettavi gli uomini come tuoi figli, onde senza di te nessuno può tornare a Lui, perché Tu sei la mediatrice e la tesoriera di tutte le grazie. Eccomi ai tuoi piedi: io ti ho ucciso il Figlio! pietà di me, o Madre mia desolata: voglio tor­nare al suo Cuore straziato dai miei peccati: presentami Tu ed accompagnami finché non lo avrò ricevuto tra queste braccia, finché non avrò spirato l'estremo anelito per Te e per Lui. Madre trafitta, trafiggi il cuore mio, e impri­mici le pene tue e del crocifisso Signore. Amen.

Virtù - Fortezza. Fioretto - Tutte le pene e le avversità che ti accadono in questa giornata, sostienile con coraggio, immaginandoti di essere con Gesù crocifisso nel corpo e nell'anima. Rigetta con animo virile le tentazioni, memore del detto dell'Apostolo: "Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue pas­sioni e i suoi desideri" (Gal 5, 24). Se gli amici ti abbandonano, non ti lamentare. Perdona le offese come Gesù perdonò ai suoi crocifis­sori, e per amore di Maria Addolorata rinunzia ad ogni sentimento di odio e di vendetta. Il tuo discorso sia più diffuso e benevolo con le persone che ti fanno antipatia, e breve e contenuto con quelle che ti fanno simpatia. Giaculatoria - O Maria, mare acerbissimo di dolore, fammi piangere con te.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

Il buon ladro crocifisso al tuo lato, o Gesù mio, è il pegno della nostra miseria e della tua misericordia. riderò anch'io oggi col buon ladro: Gesù ricordati di me quando entre­rai nel tuo regno (Lc 23, 42). Qual è ora il regno tuo, o Agnello immacolato, fatto vittima di amore per i miei peccati in quest'Ostia pura e santa? Lo sento dalla tua bocca: Le mie delizie sono lo stare con i figli degli uomini (Pr 8, 31). I nostri cuori sono il trono del tuo amore: e questo mio cuore anela di venire a te e possederti1 o Dio del mio cuore, o Salvatore mio Signore, ricordati di quella sete onde ardesti sulla croce, sete delle anime, sete dell'anima mia, che in quel momento era presente al tuo pensiero, carica com'è d'ini­quità. Sitio, dicesti: ho sete. Deh, fa' Tu che anche io abbia sete di Te, del tuo amore, del tuo dolore! Quest'anima, bruciata dal fuoco delle ree concupiscenze, va cercando una sorgente di acque vive che la rinfreschino, la dissetino, la fortifichino, la risanino; e questa sorgente è il tuo Cuore purissimo, che io rice­vo in questo momento col tuo Corpo, col tuo Sangue, con la tua Anima santissima, con la tua Divinità. Ma io povero e nudo non verrò solo, verrò accompagnato dai sospiri delle anime giuste che aspettavano la tua morte, a comin­ciare da Adamo, Abele, Abramo, Giacobbe, Giuseppe e finire al tuo padre putativo S. Giuseppe, S. Giovanni Battista, i suoi genitori Elisabetta e Zaccaria, i tuoi avi Gioacchino e Anna, il vecchio Simeone e Anna del tempio; verrò col pianto delle pie donne che bagnaro­no i tuoi piedi, con l'amor della Maddalena, che non si staccò mai dal tuo sepolcro; verrò con l'ardore e la purità di tutti gli angeli, di tutti i santi del paradiso e di tutti i giusti della terra. Mi presenterò col cuore traboccante di amore e di dolore della tua medesima Madre, che hai voluto, in Giovanni, Madre mia. O Maria, o Madre, lasciatami dal morente Gesù, compi ora l'ufficio di Madre: presenta questa sciagurata anima al tuo Figlio, investi­la del tuo amore e del tuo dolore, e digli che e gli domando perdono. Ed in segno del tuo perdono dammi Tu stessa il tuo Figlio. Tu con le tue mani lo deponesti nel sepolcro; Tu stessa ponilo in questo momento nel o éu6re, che vuol essere la tomba, la cella, la casa dell'amore. E freddo, è vero, più di quella pietra che rinchiuse il tuo Figlio; ma sta a te, o Vergine potente, di farlo ardere del fuoco della carità. Metti la pace fra me e il Figlio tuo, e stringici con legame sì forte di amore, che neppure la morte lo possa scio­gliere più. Amen.

(Si dice l'Orazione per chiedere a Gesù Cristo la grazia della quale si ha bisogno, e la Domandare alla Beatissima Vergine di Pompei, come sono a pag. 7).

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

Ecco, Eterno Padre, il Figlio tuo che hai dato alla morte per me, eccolo io te lo presento con tutte le sue Piaghe, con tutto il suo Sangue già unito all'anima mia. Ora non guardare alla mia indegnità e miseria; volgi lo sguardo tuo amoroso a questo Figlio, che è mio fratello, mio sposo, mio cibo, anima dell'anima mia, vita mia, tesoro mio. Ti ringrazio, Eterno Padre, di averlo dato a morte per me: ti lodi e ti ringrazi per me questo tuo medesimo Figlio, questo suo cuore, fatto cuore mio, questa sua Anima, fatta ora anima mia, questa sua Umanità, fatta mia, e questa sua Divinità, che è tua e che a me comu­nichi per grazia. "Che renderò al Signore per quanto mi ha dato?" (SaI 115,12) - "Padre, - gri­derò io con Gesù, - nelle tue mani consegno il mio spirito" (Lc 23, 46). Ti offro il sacrificio di me stesso, della mia libertà, della volontà, della vita mia: "Consummatum est - tutto è compiuto. Rammen­tati che ci ha detto Egli stesso, che Tu non ne­gherai il tuo Santo Spirito a quelli che te lo chiede­ranno" (Lc 11,13). Concedimi, per amore di questo Figlio morto in croce, ed ora vivo e vero nell'anima mia, lo spirito di amore, lo spirito di mortificazione,lo spirito di sacrificio, lo spirito di abbandono alla tua volontà, lo spirito di fedeltà per seguire i suoi esempi. O Gesù mio, Tu volesti compiere la mia redenzione permettendo che una lancia ti aprisse il costato, e mostrasse il tuo cuore, quale luogo di rifugio e di ricovero amoroso alle anime. Qui io mi starò, in questa piaga del tuo costato, sino a che non avrò inteso risuona-re la tua voce, come al buon ladro: In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso (l,c 23, 43). lì Cuore tuo pietoso fu toccato dalle parole del perdono che domandava il Ladro, e come potrà chiudersi alle voci di perdono che implo­ra ai tuoi piedi quest'anima trafitta dal dolore di averti offeso? Due sono le più grandi opere dell'amore, il dono e il perdono! Il dono è un messaggio del cuore, che vuole cattivarsi gli altri beneficando; e Tu me lo facesti quando mi creasti a te somi­gliante, quando mi assoggettasti tutto il creato, quando ti vestisti della mia carne, e ti sacrifica­sti tutto per la mia salvezza, per la mia felicità, e quando, morendo, mi lasciasti la cosa più cara, la Madre tua, volendo che fosse Madre mia. E quest'oggi stesso Tu mi hai donato la tua Divinità, la tua Umanità immersa in un mare di pene, questi tuoi capelli insanguinati e divelti, queste guance livide e peste, questi occhi gonfi e bagnati di lacrime, questa bocca amareggiata di fiele e di aceto, questi piedi, queste mani trafitte dai chiodi; ora mi dai i tuoi pensieri, i tuoi desideri, il tuo amore, la tua vita. Che altro hai Tu, che non mi abbia donato? Ma al di sopra del dono è il perdono, che vale a far dimenticare le più grandi ingiurie e sacrilicare se stesso per il bene dell'offensore. Questa opera di amore hai fatto Tu, o mio Dio, col dare alla morte il tuo Unigenito per salvare i peccatori che sono tuoi nemici. E questa par<> la del perdono è la prima che si ode risuonare sul Calvario nella bocca del Redentore mori­bondo: "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno " (Le 23, 34). Sì, mio Dio, tutto è compiuto: consumma­tum est. Il dono è compiuto, il tuo Cuore è mio, Tu sei tutto mio; ed anche il perdono Tu compirai in questo momento. Sì, perdonami, fammi bello della tua grazia, né permettere che per qualunque tentazione o tribolazione io mi allontani da te: fammi morire prima che io ti abbia a lasciare e dannarmi, o mio Dio, mio sposo, mio re, mio liberatore, mia unica speranza. E Tu, cuore aperto del mio Gesù,lava col sangue prezioso tutto ciò che può offendere la infinita tua purità, affinché niente più sia in me che da te mi allontani. O cuore infiammato di carità, fa' che io bruci dell'amore tuo. Ed io accetto di tutto cuore di vedermi sconosciuto, abbandonato, sprezzato, proscritto da tutte le creature, con­tento di non possedere che te solo. Fa' che io sia arso dal medesimo fuoco di cui esso arde; fa' che questo Sangue, che ora si trova dentro di me, cada sopra di me, e mi lavi, e mi infiammi, e mi consumi, e mi trasformi in Te. Signore, se vuoi, puoi guarirmi (Mt 8, 2). Sono afflittissimo di averti offeso. O cuore benefico, o speranza mia e vita mia, se hai sparso tanto sangue per me, se mi hai lasciato la tua propria madre, se hai voluto che una lancia ti squarciasse il petto per mostrarmi aperto il cuore tuo amoroso sulla croce, come puoi negarmi in questo momento il perdono dei peccati, la forza di vincermi, e la grazia di amarti sino alla morte? Da te lo spero. Amen. (Seguono le Orazioni per domandare la grazia di cui si ha bisogno, e le altre Invocazioni e Preghiere per acquistar le Indulgenze, a pag. 8 a pag. 9).

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI IN CERÀNO DI NOVARA: Una grazia mediante i Quindici Sabati del Rosario

La superiora delle Suore della Carità, Suor Paolina Gentina, che attende alle Scuole Prepa­ratorie di Cerano, provincia di Novara, mandava all'Avv. Bartolo Longo la relazione della seguen­te grazia prodigiosa concessa dalla Regina nostra di Pompei per il Voto dei Quindici Sabati. E il Periodico de IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI la pubblicava nel quaderno di Dicembre 1888. Pregiatissimo Signore, «Una mia consorella a nome Suor Bibiana era da oltre sei anni affetta di grave malattia. Ultimamente si trovava in uno stato di così deforrne aspetto, che da se stessa cessava per delicatezza di comparire in pubblico. I medici poi le toglievano ogni speranza di guarigione, asserendo non somministrar la scienza più ritrovato alcuno pel suo malore. Quindi l'abbandonarono. La povera inferma si ridusse agli estremi, tanto che ricevette tutti i sacramenti dei mori­bondi compreso l'Unzione degli Infermi. Quand'ecco la Regina del Rosario fa giungere fino a noi la voce dei suoi prodigi. Il Periodico IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI annunzia le gra­zie senza numero che dalla sua Valle prediletta la Regina del Rosario sparge per tutto il mondo. Suor Bibiana, che da lungo tempo in pace portava l'umiliante sua malattia, senza alcuna speranza di riacquistare la perduta salute, si ridesta, spera la guarigione dalla Regina del Rosario di Pompei. Fa una Novena, poi un'altra. E benché non si veda esaudita, non perde la spe­ranza, e tosto incomincia la cara devozione dei Quindici Sabati. Ed oh, meraviglia! Giunta appena al Decimo Sabato, ella è guarita!... Più non si riconosce quella di prima: in lei più nulla di deforme, ma bensì tutto naturale, come prima della malattia! l'a guarigione perfetta quanto insperata ha stu­pefatto i medici e quanti conoscevano l'inferma. Sia questo nuovo prodigio anche una nuova occasione di lodare e glorificare Iddio, e rendere onore alla Regina del Rosario di Pompei, nostra cara Madre Maria. Cerano (Novara) il 28 Settembre 1883. SUOR PAOUNA GENTINA Sorella della Carità (La relazione della grazia è accompagnata dalla dichiarazione del medico e del parroco).