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LETTURE A CASO

Lc 14,1-32

1Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". 3Allora egli disse loro questa parabola:

4"Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

8O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. 10Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte".

11Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. 12Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. 13Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. 15Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. 20Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. 22Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. 23Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

25Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. 27Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. 28Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso. 31Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".


Vangelo commentato a caso

Vangelo Lc 17, 5-10: Se aveste fede!

Col 3,1-18

1Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; 2pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. 3Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! 4Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.

5Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, 6cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono. 7Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi. 8Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. 9Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni 10e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. 11Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.

12Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; 13sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmente, se qualcuno abbia di che lamentarsi nei riguardi degli altri. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione. 15E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti!

16La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. 17E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.

18Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. 19Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. 20Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. 21Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino. 22Voi, servi, siate docili in tutto con i vostri padroni terreni; non servendo solo quando vi vedono, come si fa per piacere agli uomini, ma con cuore semplice e nel timore del Signore. 23Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini, 24sapendo che come ricompensa riceverete dal Signore l'eredità. Servite a Cristo Signore. 25Chi commette ingiustizia infatti subirà le conseguenze del torto commesso, e non v'è parzialità per nessuno.

4

1Voi, padroni, date ai vostri servi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo.

2Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie. 3Pregate anche per noi, perché Dio ci apra la porta della predicazione e possiamo annunziare il mistero di Cristo, per il quale mi trovo in catene: 4che possa davvero manifestarlo, parlandone come devo.

5Comportatevi saggiamente con quelli di fuori; approfittate di ogni occasione. 6Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno.

7Tutto quanto mi riguarda ve lo riferirà Tìchico, il caro fratello e ministro fedele, mio compagno nel servizio del Signore, 8che io mando a voi, perché conosciate le nostre condizioni e perché rechi conforto ai vostri cuori. 9Con lui verrà anche Onèsimo, il fedele e caro fratello, che è dei vostri. Essi vi informeranno su tutte le cose di qui.

10Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Bàrnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni - se verrà da voi, fategli buona accoglienza - 11e Gesù, chiamato Giusto. Di quelli venuti dalla circoncisione questi soli hanno collaborato con me per il regno di Dio e mi sono stati di consolazione. 12Vi saluta Èpafra, servo di Cristo Gesù, che è dei vostri, il quale non cessa di lottare per voi nelle sue preghiere, perché siate saldi, perfetti e aderenti a tutti i voleri di Dio. 13Gli rendo testimonianza che si impegna a fondo per voi, come per quelli di Laodicèa e di Geràpoli. 14Vi salutano Luca, il caro medico, e Dema.

15Salutate i fratelli di Laodicèa e Ninfa con la comunità che si raduna nella sua casa. 16E quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che venga letta anche nella Chiesa dei Laodicesi e anche voi leggete quella inviata ai Laodicesi. 17Dite ad Archippo: "Considera il ministero che hai ricevuto nel Signore e vedi di compierlo bene".

18Il saluto è di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi.


La Città di Dio: Libro V - Visione irrazionalista e razionalista della storia: oroscopo del concepimento e della nascita.

5. E i due fratelli che Ippocrate, osservando con la sua esperienza di medico la loro malattia, riconobbe come gemelli perché essa contemporaneamente si manifestava più grave o più leggera in entrambi, rimproverano apertamente gli astrologi che vogliono attribuire agli astri una condizione che derivava dalla complessione organica. Essi si ammalavano nel medesimo modo e tempo e non l'uno prima e l'altro dopo come erano nati, perché non era possibile che nascessero entrambi simultaneamente. E se non ebbe influsso a farli ammalare in tempi diversi il fatto che nacquero in tempi diversi, perché gli astrologi sostengono che per la diversità delle altre situazioni ha importanza il diverso tempo nel nascere? Per qual motivo, appunto perché nacquero in tempi diversi, poterono viaggiare, ammogliarsi e aver figli in tempi diversi e fare molte altre cose e non poterono per lo stesso motivo ammalarsi in tempi diversi? Se il diverso momento nella nascita ha mutato l'oroscopo e ha indotto diversità nelle altre situazioni, perché per le malattie è rimasta la condizione che il concepimento induceva con l'eguaglianza nel tempo? Ovvero se i destini della salute fisica sono nel concepimento, ma si afferma che quelli delle altre condizioni sono nella nascita, gli astrologi non dovrebbero, dopo avere scrutato gli oroscopi della nascita, parlare della salute, giacché non è possibile scrutare in essa l'ora del concepimento. Se poi predicono le malattie senza scrutare l'oroscopo del concepimento, dato che le malattie sono indicate dal periodo del nascere, in che modo potrebbero ad uno dei gemelli indicare dall'ora della nascita quando si ammalerà? Anche l'altro che non aveva il medesimo oroscopo della nascita dovrebbe anche lui necessariamente ammalarsi? E pongo altre domande. Se, dicono essi, la distanza di tempo nella nascita dei gemelli è grande, è indispensabile che si diano per loro diverse congiunzioni astrali a causa dell'oroscopo diverso e per questo diversi anche tutti i punti di riferimento 12. In essi si ha tanto influsso che anche i destini divengono diversi. Ma come è stato possibile questo, chiedo io, se è impossibile che il concepimento dei gemelli abbia tempi diversi. Se poi è stato possibile che per la nascita si avessero destini diversi dei due gemelli concepiti nella medesima frazione di tempo, perché non sarebbe possibile che per la vita e per la morte si abbiano destini diversi di due individui nati nella medesima frazione di tempo? Infatti se la medesima frazione di tempo, in cui entrambi i gemelli sono stati concepiti, non ha impedito che l'uno nascesse prima e l'altro dopo, perché se due diversi individui nascono nella medesima frazione di tempo, è un impedimento a che l'uno muoia prima e l'altro dopo? Se il concepimento che avviene in un solo istante consente che i gemelli abbiano nell'utero sorti diverse, perché la nascita verificatasi in un medesimo istante non consentirebbe a due individui diversi di avere sulla terra sorti diverse? Così sarebbero eliminati tutti i sofismi di questa arte o meglio impostura. Ma che discorso è questo, che i gemelli concepiti nel medesimo tempo, nel medesimo istante, sotto la medesima posizione del cielo, abbiano destini diversi che li portano a due diversi oroscopi, e al contrario sarebbe impossibile che individui nati nel medesimo istante di tempo e sotto una medesima posizione del cielo ma da madri diverse abbiano destini diversi che li portino a una diversa condizione della vita e della morte? Si vuol dire forse che gli individui nell'atto del concepimento non hanno ancora il destino, giacché non possono averlo se non nascono? E allora perché dicono che, se si conosce l'ora del concepimento, possono essere previste molte cose per più alta divinazione? Si racconta perfino in proposito che un sapiente scelse l'ora in cui unirsi alla moglie per avere un figlio meraviglioso. E alla fin fine in proposito si ha anche il responso che in merito ai due gemelli ammalati alla stessa maniera diede Posidonio, grande astrologo e filosofo, e cioè che il fenomeno si verificò perché erano nati e concepiti nel medesimo tempo. Ed aggiungeva il concepimento appunto perché non gli si obiettasse che necessariamente non erano potuti nascere nel medesimo tempo individui che era assolutamente accertato fossero stati concepiti nel medesimo tempo. Così poteva non attribuire il fatto che si erano ammalati nel medesimo modo e tempo alla medesima costituzione fisiologica ma assegnare alle congiunzioni astrali la simiglianza dello stato di salute. Se dunque nel concepimento si ha un così grande influsso ai sensi dell'eguaglianza dei destini, essi non sarebbero dovuti cambiare con la nascita. Se poi i destini dei gemelli sono diversi perché nascono in tempi diversi, perché non si dovrebbe piuttosto capire che erano già diversi perché nascessero in tempi diversi? Ma davvero che la volontà di chi vive non muta il destino della nascita, sebbene la successione nel nascere cambierebbe il destino del concepimento?

(Autore: Agostino di Ippona)

L'imitazione di Cristo: BISOGNA ASCOLTARE CON UMILT LE PAROLE DI DIO. MOLTI NON LE MEDITANO.

PAROLE DEL SIGNORE
Ascolta, figlio, le mie parole; parole soavissime, che trascendono tutta la dottrina dei filosofi e dei sapienti di questo mondo. "Le mie parole sono spirito e vita" (Gv 6,63), e non si devono valutare secondo criteri umani. Non bisogna farle servire a vano compiacimento, ma si devono ascoltare nel silenzio ed accogliere con tutta umiltà e con grande amore.

PAROLE DEL DISCEPOLO
Ed io dissi: "Beato l'uomo che Tu istruisci, Signore, e che ammaestri nella tua legge, per dargli riposo nei giorni di sventura "(Sal 93,12-13), e perché egli non resti desolato sopra la terra.

PAROLE DEL SIGNORE
dice il Signore, fin da principio ammaestrai i Profeti ed ancora oggi non manco di parlare a tutti; ma molti sono sordi alla mia voce, e duri. La maggior parte degli uomini dà più volentieri ascolto al mondo, che a Dio; preferiscono seguire gli appetiti della carne, che non la volontà di Dio. Il mondo promette beni temporali e di poca importanza; eppure, gli uomini se ne rendono schiavi con grande ardore. Io prometto beni supremi ed eterni; eppure, i cuori dei mortali rimangono freddi. Chi Mi serve ed ubbidisce in tutto con quello stesso grande zelo, con il quale si serve al mondo ed ai suoi padroni? "Vergognati, Sidone, dice il mare" (Is 23,4). E se ne chiedi la causa, ascolta perché. Per un meschino guadagno, si percorre un lungo cammino; ma per la vita eterna, molti non levano neppure un piede da terra.

Si va in cerca d'un vile guadagno; talvolta, per qualche soldo, si giunge a liti vergognose; per una cosa da nulla e per una meschina promessa, non si teme d'affrontare fatiche giorno e notte. Ma - quale vergogna! - per l'acquisto d'un bene eterno, per un premio inestimabile, per un sommo onore e per una gloria che non ha fine, si è pigri e lenti a faticare anche poco. Arrossisci, dunque, o servo pigro e lamentoso, del fatto che si trovano alcuni più pronti a correre verso la perdizione, di quanto tu non sia pronto ad andare alla vita. Più godono essi delle vanità, che non tu della verità. Eppure, essi sono talvolta delusi nelle loro speranze, mentre le mie promesse non ingannano nessuno e non rimandano a mani vuote chi confida in Me.

Quello che ho promesso, darò; quello che ho detto, adempirò, purché l'uomo persista fedele nel mio amore fino alla fine. Io sono il rimuneratore di tutti i buoni e metto a severa prova tutte le anime pie. Scrivi le mie parole nel tuo cuore e meditale attentamente; ti saranno sommamente necessarie nell'ora della tentazione. Ciò che non capisci ora che leggi, lo capirai nel giorno che verrò a visitarti. Due sono le maniere con le quali Io sono solito visitare i miei eletti: la tentazione e la consolazione. E due lezioni do loro ogni giorno: una, rimproverando i loro vizi; l'altra, esortandoli a progredire nelle virtù. "Chi sente le mie parole e le disprezza, sarà giudicato nell'ultimo giorno" (Gv 12,48).

PREGHIERA PER IMPETRARE LA GRAZIA DELLA DEVOZIONE

PAROLE DEL DISCEPOLO
Signore Dio mio, Tu sei tutto il mio bene. Ma chi sono io, che oso parlare a Te? Sono un tuo poverissimo e meschino servo, un abietto vermiciattolo, molto più misero e spregevole di quanto io sappia ed ardisca dire. Tuttavia, ricordati, o Signore, che io non sono nulla, nulla ho e nulla valgo. Tu solo sei buono, giusto e santo; Tu puoi tutto, tutto dai, riempi di Te tutto, solo il peccatore lasci a mani vuote. "Ricordati del tuo amore" (Sal 24,6) e riempimi il cuore della tua grazia, Tu che non vuoi che le tue opere restino vane.

Come potrò in questa misera vita sopportare me stesso, se non mi conforteranno la misericordia e la Grazia tua? Non distogliere da me la tua faccia; non ritardare la tua visita; non privarmi della tua consolazione, perché "l'anima mia non diventi davanti a Te come terra senza acqua" (Sal 142,6). O Signore, "insegnami a compiere il tuo volere" (Sal 142,10); insegnami a stare degnamente ed umilmente al tuo cospetto. Tu conosci tutto di me, Tu mi conosci nell'intimo e già mi conoscevi prima della creazione del mondo e prima ch'io nascessi.