Santo Rosario on line


Santo Rosario

Il Santo Rosario
La Coroncina alla Divina Misericordia

Misteri gloriosi
Misteri gaudiosi
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Misteri della misericordia
Misteri della fede
Misteri della salvezza


Si No Lato



Liturgia delle Ore

Domenica della 2° settimana del Tempo di Pasqua

Calendario Liturgico

Primi Vespri Invitatorio Ufficio delle letture Lodi Ora Media Terza Sesta Nona Vespri Compieta
Ufficio della Beata Vergine Maria

Un brano della Bibbia a caso

Bibbia Vangeli Atti degli apostoli e lettere Salmi Letture casuali


Gesù allora gridò a gran voce: "Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me". (Gv 12,44-50)
Commento al Vangelo della II domenica di Pasqua: Gv 20, 19-31: Otto giorni dopo venne Gesù.
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Preghiere del giorno

PREGHIERA DI ABBANDONO AL PADRE
Padre mio, io mi abbandono a te: fa di me ciò che ti piacerà. Qualunque cosa tu faccia, io ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purchè la tua volontà si faccia in me, in tutte le tue creature. Non desidero altro, o mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani. Te la dono, o mio Dio, con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo ed è per me un bisogno d'amore il donarmi, il rimettermi senza misura tra le tue mani, con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre.
Domenica, 23 aprile 2017
Misteri gloriosi

San Giorgio

Letture di oggi
San Filippo Neri:Un piccolo ebreo, Agostino Buoncompagni, stava imparando il catechismo sotto la direzione di Filippo, quando all’improvviso si ammalò così gravemente da essere dichiarato in fin di vita. Filippo ne fu contristato perché pensava al male che ne avrebbero detto gli Ebrei se fosse morto, e perché sarebbero state impossibili in seguito altre conversioni di questa gente. Ci pensò un po’ finché decise di non lasciarlo morire: nella sua fede era sicuro che il Signore lo avrebbe salvato. Corse in camera del malato, si chinò su di lui stringendoselo tra le braccia e pregando fervorosamente, mentre con tremiti, ad intervalli, esclamava: Non voglio che costui mora! E non mori, perché dopo pochi momenti fra lo stupore dei medici, era completamente guarito. Papa Clemente VIII soffriva di violenti attacchi di gotta e durante una di queste crisi andò a visitarlo Filippo. Data la familiarità con cui poteva intrattenersi col Papa, si era avvicinato per accarezzargli la barba. Ma il Pontefice, spaventato per il suo male, lo voleva respingere. Filippo gli disse di lasciar fare a lui, e in così dire gli strinse forte le mani doloranti di gotta. Fu il tocco di salute, perché il Papa si trovò libero da ogni sofferenza.

I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo
Deo gratias
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