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Don Bosco - il giovane provveduto





VENERDÌ

L'eternità delle pene.

1. Considera, figliuolo mio, che se andrai all'inferno, non ne uscirai mai più. Là si patiscono tutte le pene e tutte in eterno. Passeranno cent'anni da che tu sarai nell'inferno, ne passeranno mille, e l'inferno incomincerà allora; ne passeranno centomila, cento milioni, passeranno milioni di secoli, e l'inferno sarà da principio. Se un Angelo portasse la nuova ai dannati, che Dio li vuol liberare dall'inferno quando saranno passati tanti milioni di secoli, quante sono le gocce d'acqua del mare, le foglie degli alberi e i granelli di sabbia della terra, questa nuova porterebbe loro la più grande consolazione. È vero, direbbero, che hanno da passare tanti secoli, ma un giorno avranno da finire. Invece passeranno tutti questi secoli e tutti i tempi immaginabili e l'inferno sarà sempre da capo. Ogni dannato farebbe volentieri questo patto con Dio: Signore, accrescete quanto vi piace questa mia pena, fatemi stare in questi tormenti quanto tempo vorrete, purché mi diate la speranza che un giorno finiranno. Ma no: questa speranza, questo termine, non verranno mai.

2. Almeno il povero dannato potesse ingannar se stesso e lusingarsi col dire: Chi sa, forse un giorno Dio avrà pietà di me, e mi caverà da questo baratro! Ma no, neppur questo: egli si vedrà sempre scritta dinanzi la sentenza della sua eternità infelice. Dunque, andrà dicendo, tutte queste pene, questo fuoco, queste grida non hanno più da finire per me? No, gli verrà risposto, no, mai. E dureranno sempre? Sempre, per tutta l'eternità. Sempre, vedrà scritto su quelle fiamme che lo bruciano; sempre, sulla punta delle spade che lo trafiggono; sempre, su quei demoni che lo tormentano; sempre, su quelle porte chiuse per lui in eterno. Oh eternità! oh abisso senza fondo! oh mare senza sponda! oh caverna senza uscita! chi non tremerà pensando a te? Maledetto peccato! che tremendo supplizio prepari a chi ti commette! Ah! non più, non più peccati in vita mia.

3. Quello poi che ti deve colmar di spavento, è il pensare che quella orrenda fornace sta sempre aperta sotto i tuoi piedi, e che basta un sol peccato mortale a farviti cadere. Capisci, figliuol mio, ciò che leggi? Una pena eterna per un sol peccato mortale, che commetti con tanta facilità. Una bestemmia, una profanazione dei giorni festivi, un furto, un odio, una parola, un atto, un pensiero osceno basta per farti condannare alle pene dell'inferno. Ah! dunque, figliuolo, ascolta il mio consiglio: se la coscienza ti rimorde di qualche peccato, va' presto a confessartene per cominciare una buona vita; pratica ogni mezzo che ti suggerirà il confessore; se è necessario, fa' una confessione generale; prometti di fuggire le occasioni pericolose, i cattivi compagni, e se Dio ti chiamasse anche a lasciare il mondo, arrenditi presto. Qualunque cosa si faccia per iscampare da un'eternità di pene, è poco, è niente: Nulla nimia securitas, ubi periclitatur aetérnitas. (San Bernardo). Oh quanti nel fior di loro età abbandonarono il mondo, la patria, i parenti, e andarono a confinarsi nelle grotte, nei deserti, vivendo soltanto di pane ed acqua, anzi talvolta di sole radici d'erbe, e tutto questo per evitare l'inferno! E tu che fai? dopo tante volte che hai meritato l'inferno col peccato, che fai? Mettiti ai piedi del tuo Dio e digli: «Signore, eccomi pronto a far quello che volete; non più peccati in vita mia; già troppo vi ho offeso; datemi pure ogni pena in questa vita, purché io possa salvare l'anima mia».