Santo Rosario on line


Meditazioni sulla Passione





LA PASSIONE DI GESÙ CONTINUA


Parola di Dio
"Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25,40).

"Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte" (1Cor 12,26-27).

"E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!»" (At9,3-5).

Per la comprensione
- Nella meditazione precedente abbiamo riflettuto che come cristiani siamo chiamati a partecipare alla Passione di Gesù, a completare in noi quello che manca ai suoi patimenti (Col 1,14). Ma la fede ci dà la certezza che anche Cristo partecipa ai nostri patimenti: Gesù è "l'uomo dei dolori che ben conosce il patire..., si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori" (Is 53,3-4).

- Egli si è fatto uomo, "per rendersi in tutto simile ai fratelli... Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova" (Eb 2,17-18). Egli è intimamente unito a ogni uomo che soffre.

Rifletti
- Gesù ora è il Signore, il Risorto, il Vivente. Non può soffrire più personalmente, tuttavia la sua Passione continua, perché Egli soffre nei suoi discepoli. Per questo Biagio Pascal poteva scrivere che "Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo". Quando appare sulla via di Damasco a Saulo che perseguita a morte i cristiani, non gli dice: "Perché perseguiti i cristiani?", ma gli dice: "Perché mi perseguiti?": Egli si identifica con i cristiani perseguitati.

- La scienza ha fatto molto per sconfiggere il dolore; ma il dolore, sconfitto in un campo, rispunta più rigoglioso in un altro: malattie sempre nuove e sempre più devastanti, divisioni, odi, ingiustizie, guerre sempre più atroci con schiere innumerevoli di profughi, di affamati, di mutilati, di morti.

- La semplice ragione umana non può capire il perché di tanto dolore. Solo la contemplazione del Crocifisso può aiutare a capire che il dolore può essere trasformato in grazia. Gesù non ci ha lasciato una teoria sul dolore, ma è stato vicino a coloro che soffrono e ha sofferto con loro e più di loro. Per questo, ora che è risorto e glorioso per sempre, dona la speranza a tutti coloro che soffrono. Se Egli può avere una preferenza, l'ha certamente per coloro che sono con Lui sulla croce.

- "Nella prospettiva di fede, chi soffre sa di essere partecipe di quella misteriosa agonia che durerà fino alla fine del mondo e che aiuta a maturare come uomini e come cristiani; chi viene poi in soccorso dei sofferenti, percepisce di cooperare con Cristo alla salvezza dell'uomo, attraverso quel misterioso influsso, che trova la sua espressione nella comunione dei Santi" (P. Nesti, La Passione di Gesù, p. 289).

- Gesù Crocifisso ora non soffre più, ma ci invita a riconoscerlo e confortarlo in coloro che soffrono: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". Il grande miracolo del volontariato e della carità cristiana deve attingere sempre più inventiva ed energia dalla contemplazione di Gesù Crocifisso, dalla fede che ci fa riconoscere Gesù che soffre ancora nei fratelli. Non si può amare Gesù Crocifisso ed essere freddi e indifferenti con i "crocifissi".

Confronta
- Sarò vero amico di Gesù Crocifisso nella misura in cui sarò amico dei crocifissi. Devo guardare all'esempio dei Santi, eroi della carità, che hanno riconosciuto e amato il Crocifisso nei crocifissi e sono stati vittime volontarie per la salvezza dei fratelli.

- Devo fare in modo che queste parole del Vangelo "L'hai fatto a me... Non l'hai fatto a me", risuonino sempre nella mia mente e nel mio cuore, ogni volta che sono chiamato a compiere un gesto d'amore. Voglio essere sempre vicino a coloro che soffrono, ai crocifissi nel corpo e nello spirito, cominciando da coloro che sono in casa mia.

Pensiero di san Paolo della Croce: "Servite volentieri gli altri: esercitate la carità per tutti, perché Dio vi tiene preparati grandi tesori... Quanto gioisco quando si esercita la carità con i poveri infermi! Quanta ricchezza spirituale ve ne darà Iddio!" (L. I, 490; 484).