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VITA DI S. GIUSEPPE SPOSO DI MARIA SS. - Di San Giovanni Bosco







Capo III. Matrimonio di s. Giuseppe.

Faciamus ei adiutorium simile sibi.
Facciamo all'uomo un aiuto che a lui rassomigli. Gen. II, 18.
Giuseppe entrava nel suo cinquantesimo anno, allorchè Dio lo tolse alla pacifica esistenza ch' egli menava a Gerusalemme. Eravi nel tempio una giovane Vergine da' suoi genitori consacrata al Signore sin dalla sua infanzia.

Della stirpe di Davide essa era figlia dei due santi vecchi Gioachino ed Anna, e si chiamava Maria. Suo padre e sua madre erano morti da parecchi anni, ed il carico della sua educazione era rimasto tutto intiero ai sacerdoti d'Israele. Quando essa ebbe raggiunta l'età di quattordici anni, età fissata dalla legge pel matrimonio delle giovani donzelle, il gran Pontefice si occupò di procurare a Maria uno sposo degno della sua nascita e della sua alta virtù. Ma un ostacolo si presentava; Maria aveva fatto voto al Signore della sua verginità.

Ella rispose rispettosamente alle fatte proposizioni che avendo ella emesso il voto di verginità, non poteva rompere le sue promesse per maritarsi. Questa risposta sconcertò di molto le idee del gran Sacerdote.

Non sapendo in qual maniera conciliare il rispetto dovuto ai voti fatti a Dio coll'usanza mosaica che imponeva il matrimonio a tutte le donzelle d'Israele, radunò gli anziani e consultò il Signore ai piedi del tabernacolo dell' alleanza. Ricevute le inspirazioni dal Cielo e convinto che si nascondeva in quella questione qualche cosa di straordinario, il gran Sacerdote risolse di convocare i numerosi congiunti di Maria, onde scegliere tra di loro colui che doveva essere lo sposo fortunato della Vergine benedetta.

Tutti i celibi adunque della famiglia di Davide furono chiamati al tempio. Giuseppe, sebbene più vecchio, si trovava con essi. Il Sommo Sacerdote avendo annunziato loro che si trattava di gettar le sorti per dare uno sposo a Maria, e che la scelta sarebbe fatta dal Signore, ordinò che tutti si trovassero al sacro tempio il giorno seguente con una verga di mandorlo. La verga si sarebbe deposta sull' altare, e quegli la cui verga fosse fiorita, sarebbe stato il favorito dall'Altissimo ad essere il consorte della Vergine.

Un numeroso stuolo di giovani trovossi il giorno seguente al tempio col suo ramoscello di mandorlo, e Giuseppe con essi; ma sia per ispirito di umiltà, sia pel voto che avea fatto di verginità, invece di presentare il suo ramo se lo nascose sotto il manto. Furono posti tutti gli altri rami sulla mensa, uscirono i giovani col cuore pieno di speranza, e Giuseppe tacito e raccolto con loro. Si chiuse il tempio ed il Sommo Sacerdote rimandò l'adunanza al domani. Era appena spuntato il nuovo sole, che già la gioventù era impaziente di sapere il proprio destino.

Giunto il momento stabilito si aprono le sacre porte e si presenta il Pontefice. Tutti si affollano per vedere l'esito della cosa. Nissuna verga era fiorita.

Il Sommo Sacerdote prostratosi colla faccia a terra davanti al Signore, interrogollo della sua volontà, e se per sua poca fede, ovvero per non aver compreso la sua voce, non era apparso nei rami il segno promesso. E Dio rispose non essere avvenuto il segno promesso perchè tra quelle tenere verghe mancava il ramoscello di quel solo che si voleva dal Cielo; cercasse e vedrebbe avverato il segno. Tosto si fece ricerca di chi avesse sottratto il ramo.

Il silenzio, il casto rossore che imporporò le guancie di Giuseppe, tradirono tosto il suo segreto. Condotto davanti al santo Pontefice, confessò la verità: ma il Sacerdote intravide il mistero e tratto Giuseppe in disparte, lo interrogò perchè avesse così disobbedito.

Giuseppe umilmente rispose, aver avuto in animo di tener da se lontano quel pericolo; avere da lungo tempo fisso in cuor suo di non unirsi in matrimonio con veruna donzella, e parergli che Dio medesimo al santo proposito l'abbia confortato, riconoscere d'altronde se stesso troppo indegno d'una così santa fanciulla, come sapeva essere Maria; perciò ad altro più santo è più ricco si concedesse.

Cominciò allora il sacerdote ad ammirare il santo consiglio di Dio, ed a Giuseppe senza più soggiunse: Sta di buon animo, o figliuolo: deponi pur come gli altri il tuo ramoscello ed aspetta il divino giudizio. Certo se egli ti elegge, ritroverai nella tua cugina Maria cotanto di santità e di perfezione sopra tutte le altre donzelle che non dovrai usar preghiere a persuaderla del tuo proposito. Anzi Ella stessa ti pregherà di quel medesimo che tu vuoi, e ti chiamerà fratello, custode, testimonio, sposo, ma non mai marito.

Giuseppe rassicurato della volontà del Signore dalle parole del sommo Pontefice depose il suo ramo cogli altri e si ritirò in santo raccoglimento a pregare.

L'indomani era di nuovo congregata la radunanza intorno al Sommo Sacerdote, ed ecco sul ramo di Giuseppe sbucciati fiori candidi e spessi colle foglie tenere e molli.

Il Sacerdote mostrò ogni cosa agli accorsi giovani, ed annunciò loro che Dio aveva eletto per isposo di Maria, figliuola di Gioachino, Giuseppe figliuolo di Giacobbe ambidue della casa e della famiglia di Davidde. Nel tempo stesso si intese una voce che diceva: « O mio fedele servitore Giuseppe! a te è riservato l' onore di sposare Maria, la più pura di tutte le creature; conformati a tutto ciò che Ella ti dirà. »

Giuseppe e Maria riconoscendo la voce dello Spirito Santo accettarono questa decisione ed acconsentirono ad un matrimonio, che non doveva portar nocumento alla loro verginità.

Al dire di s. Girolamo gli sponsali si celebrarono lo stesso giorno colla più grande semplicità.

Giuseppe, tenendo per mano l'umile Vergine, si presentò davanti ai sacerdoti accompagnato da alcuni testimoni. Il modesto artigiano offerse a Maria un anello d'oro, ornato d'una pietra d'amatista, simbolo di verginale fedeltà, e nel tempo stesso le diresse le parole sacramentali: « Se tu acconsenti a divenire la mia sposa, accetta questo pegno. » Maria accettandolo fu solennemente legata a Giuseppe ancorchè le cerimonie pel matrimonio non fossero ancora state celebrate.

Questo anello offerto da Giuseppe a Maria si conserva ancora in Italia nella città di Perugia, alla quale, dopo molte vicissitudini e controversie fu definitivamente accordato da Papa Innocenzo VIII nel 1486.