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Marzo, mese di San Giuseppe







14 marzo: GIUSEPPE LAVORATORE

Io son nel lavoro sin dalla mia giovinezza. Ps., 87, 16.

1. Giuseppe lavora.
La famiglia di Gesù è una famiglia laboriosa. A Betleem e a Nazaret non si vive di rendita, si guadagna il pane col sudore della fronte. Si ama il lavoro, si santifica il lavoro. Ma più di tutti, com'è naturale, si applica all'opera delle mani colui che nella famiglia fa le veci di padre. È sua la responsabilità quotidiana. Quella donna che ha il volto tutto luce, quel bimbo che è bello come il più bel fiore del paradiso, sono i due esseri più cari e più degni che il mondo abbia mai veduto: Iddio li ha messi nelle mani di Giuseppe: la loro vita dipende dal suo lavoro. Egli suda per essi ed è beato.

2. Giuseppe solleva il lavoro.
L'uomo è portato a tutto materializzare, a render perciò tutto più aspro e più amaro. Ma chi sa leggere nel Cuore di Dio e alla luce della sua parola sa regolare la vita, non tarda ad imparare che lo spirito di fede rende per così dire spirituale anche la materia e persino le azioni più volgari e materiali fa degne di un premio ineffabile. Giuseppe lavora così. E se il legno è duro, ed occorre forza di braccio e sudore copioso perché la pialla vinca i nodi, il legnaiuolo di Nazaret ad ogni spinta del braccio prega e canta.

3. Giuseppe rallegra il lavoro.
Non c'è che l'amore a render giocondo lo sforzo. Ciò che dimostra come davvero lo spirito ha possibilità che la materia non sogna neppure. Divina alchimia quella di chi crede, per cui anche il ferro più rozzo acquista lo splendore e la purezza dell'oro. Pure il lavoro, fatto secondo il Cuore di Dio, è oro prezioso.

Se il mondo si desse più spesso convegno nella bottega di Nazaret, quanto sarebbe più buono, più ricco e più lieto!

Giuseppe santo, generosamente laborioso al servizio di Dio e de' suoi preziosissimi pegni, vedi come sciupo, e con quanta frequenza, i frutti del mio lavoro, perché lo compio con cuore di schiavo, con monotonia d'automa. Da' un'anima alle mie fatiche, fammi degno di riparare le mie miserie, andando incontro con il mio sudore al sudore di sangue che il Redentore divino sparse per me nell'orto della sua agonia.

LETTURA
«Giuseppe - notiamo con il profondo cuore di Mons. Gay - ha la missione di nutrire il suo Dio diventato suo figliuolo; di nutrire colui che nutre ogni essere vivente, di nutrire la vita che vive di se stessa, e in se stessa, in una parola, di nutrire Gesù. E di procurargli questo nutrimento proprio col suo lavoro.

Adamo si nutriva senza pena, senza fatica dei frutti del Paradiso terrestre; Giuseppe nutre dei frutti della terra questo Paradiso celeste che è Gesù Cristo. E questi frutti non li coglie soltanto quando sono maturi, li coltiva perché maturino; e per coltivarli li innaffia dei suoi sudori e delle sue lacrime, poiché deve strapparli a un solco ribelle e ingrato. Quale felicità senza nome in questa pena, ma quale strano onore in questa funzione!...

Oh, questo pane guadagnato da Giuseppe e mangiato da Gesù dopo essere stato impastato e cotto dalla Madre sua!

Oh, questa bottega! questa tavola, questo lavoro, questa mensa! Chi non sente che il cielo è lì?»

FIORETTO. Non perderò il tempo che deve essere al servizio della carità.

GIACULATORIA. Esemplare degli operai, prega per noi.

Per chi al lavoro si stanca ed ama, il ciel ricama santo tesoro.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it