Santo Rosario on line

Sabato, 20 aprile 2024 - Misteri gaudiosi - Beata Chiara Bosatta ( Letture di oggi )

Don Nikola Vucic:Il piccolo Zaccheo, per vedere Gesù, si affretta a salire su un albero. Non sempre la fretta è una cattiva consigliera. Evidentemente Zaccheo da tanto tempo portava nel cuore il desiderio di vedere il Signore. È talmente grande questo desiderio che lui non perde tempo a curarsi di sé stesso né di quello che pensano gli altri e nemmeno dei giudizi della gente. Niente può impedire il suo incontro con Cristo. La fretta e la gioia attestano che, quando c'è in gioco la felicità, guai a lasciarsi bloccare da chi sa solo criticare. A volte per cambiare la propria vita, per raggiungere la felicità, bisogna salire sull'albero della "follia". Ossia fare quella cosa che non avresti mai fatto, nemmeno se ti avessero pagato. Mantieniti "folle"!
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Marzo, mese dedicato a San Giuseppe



San Giuseppe



25 marzo: Modello d'umiltà

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

Chi si umilia, sarà esaltato. La Madonna piacque tanto a Dio e fu così innalzata a motivo della sua umiltà. San Giuseppe ha tanta gloria in Cielo ed è così onorato sulla terra, perché ebbe una profonda umiltà. Il Signore lo rese grande, perché lo vide umile.

Ecco l'insegnamento che San Giuseppe dà ai suoi devoti: essere umili! L'umiltà è la virtù che ci fa riconoscere ciò che siamo, cioè povere creature, tendenti al male e bisognose del continuo aiuto di Dio; è la virtù che ci fa amare il nascondimento e ci fa disprezzare le lodi umane; è la virtù che attribuisce a Dio l'onore e la gloria di ciò che si fa di bene.

San Giuseppe fu modello d'umiltà. Quantunque discendente da famiglia reale, non arrossì di fare il falegname. Era consapevole della sua eccezionale missione: custodire il Figlio di Dio. Eppure non ne fece parola ad alcuno. I suoi concittadini, se avessero saputo ch'egli teneva presso di sé l'aspettato Messia, gli avrebbero reso onore e l'avrebbero stimato assai di più; ma egli non cercava l'onore e la stima umana.

Quando gli abitanti di Betlem gli negarono l'alloggio per la notte ed egli fu costretto a rifugiarsi nella grotta, avrebbe potuto dire chi fosse, quale onore meritasse la sua Santissima Sposa e chi fosse quel Bambino prossimo a nascere. Invece non disse nulla; nella sua umiltà preferì essere considerato quale povero uomo e non si afflisse di non essere riconosciuto per quello che era.

Quando i Magi andarono ad adorare Gesù, San Giuseppe godette - dell'onore che si rendeva al nato Messia, ma non s'invani che personaggi così illustri stessero presso di lui.

Trascorse la vita nel silenzio e nel nascondimento, lieto di dare gloria a Dio e non a sé.

Quale insegnamento ci dà!

La superbia, nemica dell'umiltà, suole dominare nel cuore umano. I veri devoti del Santo Patriarca devono sforzarsi di abbattere l'orgoglio e praticare l'umiltà.

Non può onorare San Giuseppe chi ha la smania di comparire e di farsi ammirare, chi si loda o va in cerca di lodi, chi disprezza gli altri per esaltare se stesso, chi tratta con alterigia i dipendenti e i poveri, chi si ribella alla minima umiliazione, chi non sa dimenticare le offese ricevute.

Se San Giuseppe ebbe tanta pace nel cuore, fu perché era umile. Se la vita di molti è inquieta, deve cercarsene la ragione nella loro superbia non frenata.

I devoti di San Giuseppe lavorino interiormente per acquistare lo spirito della vera umiltà, abituandosi ad allontanare i pensieri di superbia e sforzandosi di accettare con calma le umiliazioni, da qualunque parte vengano. Si preghi il Santo per ottenere questa grazia spirituale.

Esempio
In un monastero si era ammalata una Suora; le fu assegnata una Consorella molto pia.

L'assistenza era amorosa, cometa alla luce della fede. La Suora infermiera alle cure univa la fervente preghiera, per ottenere la guarigione.

Un giorno questa s'inginocchiò davanti alla statua di San Giuseppe e cominció a pregare la Madonna.

- Eh, che, - esclamó l'inferma, - lei è davanti alla statua di San Giuseppe ed intanto prega la Madonna!

- Perché si meraviglia? Maria e Giuseppe in Paradiso se la intendono bene. - Un altro giorno disse: Lei soffre molto. Ebbene, aspetti che vada a fare una visita a mio padre.

- A suo padre? Cosa c'entra lui?

- Sappia che mio padre è San Giuseppe. Se la Madonna è nostra madre, lo Sposo di lei è nostro padre. Gesù, il nostro grande fratello, così li chiamava sulla terra. -

La Suora infermiera, di cui si parla, tanto, amante di San Giuseppe, è Santa Bernadetta, colei che ebbe le apparizioni della Vergine nella grotta di Lourdes.

Fioretto - Fuggire la superbia nel portamento e nel parlare.

Giaculatoria - San Giuseppe, specchio d'umiltà, ottienimi da Dio questa virtù!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

Tratto da San Giuseppe di don Giuseppe Tomaselli

Il 26 Gennaio 1918, compiendo il sedicesimo anno d'età, mi recai alla Chiesa Parrocchiale. Il Tempio era deserto. Entrai nel Battistero e lì m'inginocchiai presso il Fonte Battesimale.

Pregai e meditai: In questo luogo, sedici anni or sono, fui battezzato e rigenerato alla grazia di Dio. Fui messo allora sotto la protezione di San Giuseppe. In quel giorno, fui scritto nel libro dei vivi; un altro giorno sarò scritto in quello dei morti. -

Sono ormai passati tanti anni da quel giorno. La giovinezza e la virilità sono trascorse nell'esercizio diretto del Ministero Sacerdotale. Quest'ultimo periodo della vita l'ho destinato all'apostolato della stampa. Ho potuto mettere in circolazione un discreto numero di libretti religiosi, ma mi sono accorto di una lacuna: a S. Giuseppe, di cui porto il nome, non ho dedicato alcuno scritto. E' doveroso scrivere qualche cosa in suo onore, per ringraziarlo dell'assistenza datami sin dalla nascita e per ottenere la sua assistenza nell'ora della morte.

Non intendo narrare la vita di San Giuseppe, bensì fare pie riflessioni per santificare il mese che precede la sua festa.