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Marzo, mese dedicato a San Giuseppe







22 marzo: Convito di carità

Pater noster - San Giuseppe, prega per noi!

La carità è la regina delle virtù: amare Dio ed il prossimo, o meglio, amare Dio nella persona del prossimo.

Gesù dichiara che considera fatto a sè quello che si fa all'ultimo dei suoi fratelli ed al Giudizio Universale darà la sentenza favorevole a chi avrà esercitata la carità.

Le anime pie sanno escogitare tante forme di carità, indice di fede e di vero amor di Dio.

I devoti di San Giuseppe hanno ideato un atto di carità, degno di lode; da secoli è praticato in molti luoghi ed è desiderabile che si diffonda sempre più. Si tratta del pranzo dei poveri.

San Giuseppe era povero. Si possono beneficare i poveri, intendendo onorare San Giuseppe.

Taluno il mercoledi, o in giorno festivo dedicato al Santo, procura il pranzo a qualche famiglia bisognosa.

Altri invitano un poverello o una poverella in casa propria e li fanno pranzare alla tavola comune, come fossero membri della famiglia.

Altri ancora scelgono un certo numero di bisognosi, li fanno assistere alla Messa in onore di San Giuseppe e poi somministrano loro un pranzo solenne. Poiché si richiedono delle spese, si può chiedere la cooperazione di anime generose: chi offre il pane, chi la minestra, chi la bevanda.

Però la pratica più preziosa è quella di dare il pranzo in onore della Sacra Famiglia. Si sceglie un povero uomo, che rappresenta San Giuseppe; si sceglie una donna bisognosa, che rappresenta la Madonna; si sceglie un ragazzino povero, che rappresenta Gesù. In certi paesi della Sicilia i tre personaggi si fanno vestire all'orientale, cioè con le vesti a colori, com'è rappresentata la Sacra Famiglia nei quadri.

Al mattino i tre scelti assistono alla Messa e sogliono comunicarsi, unitamente alla famiglia che compie l'atto di carità.

A pranzo i tre poverelli siedono alla tavola e sono serviti dai familiari. Si trattano con rispetto, come fossero la Vergine, San Giuseppe e Gesù in persona.

Perché quest'atto di carità sia più vantaggioso a chi lo compie, è consigliabile che le spese siano frutto di sacrifici.

La Sacra Famiglia, onorata nella persona dei tre bisognosi, benedirà largamente la famiglia caritatevole. In questa occasione San Giuseppe otterrà da Gesù tante grazie, spirituali e temporali, in rapporto alla fede dimostrata ed alla carità esercitata.

Queste forme di onorare San Giuseppe potrebbero sembrare piccine, ma in realtà non è cosi, poiché nel pranzo dei poveri sono esercitate tante virtù cristiane. Il fatto stesso che da secoli San Giuseppe è onorato nella suddetta maniera, dimostra che la caritatevole pratica ha apportato buoni frutti nelle famiglie devote del Santo Patriarca.

Esempio
San Vincenzo Ferreri, grande predicatore, un giorno narrò al suo uditorio il seguente episodio: Nella città di Valenza, in Spagna, ho conosciuto un signore che ogni anno nel giorno di Natale invitava a pranzo un uomo anziano, con la sua sposa ed un bambino. Riservava a sé l'onore di servirli a tavola, come se servisse alla Sacra Famiglia.

Fu ricompensato di cosi devoto omaggio, poiché in punto di morte gli apparvero Gesù, la Vergine e San Giuseppe, i quali gli dissero: «Tu per tanti anni ci hai invitati a pranzo nel giorno di Natale, nella persona di tre poveri; noi ora siamo venuti ad invitare te al banchetto del regno dei Cieli». Cosi dicendo, se lo portarono in Paradiso.

Avvenuta la morte, mentre una persona pregava per il defunto, questi apparve per dire: Non occorre che si preghi per me; ho la fortuna di essere in Paradiso! -

Da questo fatto ebbe origine la pratica del « Convito della carità ».

Fioretto - Prima di mettersi a tavola e dopo, recitare una breve preghiera.

Giaculatoria - San Giuseppe, soccorri i bisognosi!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

Tratto da San Giuseppe di don Giuseppe Tomaselli

Il 26 Gennaio 1918, compiendo il sedicesimo anno d'età, mi recai alla Chiesa Parrocchiale. Il Tempio era deserto. Entrai nel Battistero e lì m'inginocchiai presso il Fonte Battesimale.

Pregai e meditai: In questo luogo, sedici anni or sono, fui battezzato e rigenerato alla grazia di Dio. Fui messo allora sotto la protezione di San Giuseppe. In quel giorno, fui scritto nel libro dei vivi; un altro giorno sarò scritto in quello dei morti. -

Sono ormai passati tanti anni da quel giorno. La giovinezza e la virilità sono trascorse nell'esercizio diretto del Ministero Sacerdotale. Quest'ultimo periodo della vita l'ho destinato all'apostolato della stampa. Ho potuto mettere in circolazione un discreto numero di libretti religiosi, ma mi sono accorto di una lacuna: a S. Giuseppe, di cui porto il nome, non ho dedicato alcuno scritto. E' doveroso scrivere qualche cosa in suo onore, per ringraziarlo dell'assistenza datami sin dalla nascita e per ottenere la sua assistenza nell'ora della morte.

Non intendo narrare la vita di San Giuseppe, bensì fare pie riflessioni per santificare il mese che precede la sua festa.