Santo Rosario on line


Maggio, mese di Maria Santissima - Meditazioni di don Bosco







Giorno terzo. La Redenzione.

- v. Deus, in adjutorium meum intende.
- n. Domine ad adjuvandum me festina.
- Gloria Patri etc.
- Gesù mio, misericordia

1. Un mistero incomprensibile alla mente umana, che dimostra la preziosità dell'anima nostra e la grande bontà di Dio verso di noi è la redenzione del genere umano. I nostri genitori Adamo ed Eva peccarono e col loro peccato chiusero il Paradiso a se stessi e a tutta la loro posterità. Iddio con un tratto d'infinita bontà promette di riparare l'eterna perdizione degli uomini per mezzo del Messia che avrebbe mandato nella pienezza dei tempi. Affinchè poi la fede nel Messia ovvero nel Salvatore si mantenesse viva fra gli uomini, Dio la fece in tutti i tempi annunziare dai santi Patriarchi e dai Profeti. Chiara rivelazione fu fatta ad Abramo a Giacobbe, a Mosè, a Davidde, e più tardi a molti altri profeti. Isaja disse: un uomo di dolcezza ammirabile, santo per natura, concepito per opera dello Spirito Santo, nascerà da una Vergine. Da altri è chiamato Dio forte, autore della pace, predicendo che sarebbe nato in Betlemme.

Il profeta Daniele cinque secoli prima della nascita del Salvatore fissa l'epoca con un computo di settanta settimane di anni, che corrispondono a quattrocento novanta anni. Sui finire di queste settimane Gesù nacque in Betlemme da Maria sempre Vergine, e sotto alle più umili sembianze Iddio Creatore del cielo e della terra si fa uomo: et Verbum caro factum est. Così Iddio con ripetute profezie avvisava gli uomini a tener viva la speranza nel Salvatore. Più si avvicinava il tèmpo della venuta, più si facevano chiare le divine promesse.

2. Il Salvatore, poi per dimostrare la sua venuta e far conoscere a tutto il mondo che egli era il Messia promesso, dà principio alla predicazione con una dottrina santa e divina, confermata da una serie di strepitosi miracoli, che tutti tendono a dimostrare la sua bontà e la sua potenza divina. Alla sua parola i ciechi acquistano la vista, i sordi l'udito, i muti la loquela e i morti escono vivi fuori delle loro tombe. Gesù predica; ma non predica soltanto ricompense temporali; egli insegna che bisogna adorare un solo Dio in ispirito e verità; amare e adorare Lui solo; insegna che bisogna estendere la nostra beneficenza sopra tutti gli uomini, anche sopra i nostri nemici, perchè lo scopo della sua religione e della sua venuta è la carità. Egli predica la pazienza, la sommissione e l'umilta fino a doversi rallegrare delle tribolazioni che ci manda. Egli annunzia una vita felice ed eterna, cioè il cielo; ma questa felicità vuole che sia da noi guadagnata coi nostri sforzi, colla pratica della virtù, colla fuga del vizio.

3. Fermiamoci qui, o cristiano, e mentre pieni di gratitudine andiamo considerando l'immensa bontà di Dio, ti prego a trattenere l'animo tuo sopra due pensieri; cioè considerare il tesoro prezioso che porti teco, che è l'anima tua, per cui Dio si è fatto uomo, e considerare eziandio che gran male sia il peccato poichè por riparare le conseguenze di esso, il Figlio di Dio ha dovuto lasciare le delizie del cielo, assoggettarsi a tutte le miserie della nostra vita e finire colla morte in croce. Ma mentre ammiriamo la bontà del nostro Divin Salvatore promettiamogli di evitare quanto può rinnovare i patimenti sofferti per l'anima nostra. Ammiriamo la sua grande umiltà e fuggiamo in ispecie la vanità e la superbia. È vero che questo corpo è un bel dono fattoci da Dio, datoci per coprire l'anima nostra; ma l'umiltà è il più bello ornamento dell anima, e la vanità e la superbia sono peccati che bisogna evitare in ogni tempo, e soprattutto durante questo mese dedicato alla più pura, alla più umile delle vergini, Maria Santissima.

Esempio.

S. Francesco di Girolamo nutrì sempre in cuor suo, e procurò di accendere negli altri una tenera divozione verso la sacratissima umanità di Gesù Cristo e verso de' suoi misteri. Fu poi singolarmente divoto verso il mistero dell'incarnazione. Era solito a dire essere noi sommamente obbligati a santificare il mese di marzo, perchè in tal tempo il Divin Verbo con ineffabile degnazione erasi abbassato a vestirsi di umana carne per amor nostro nel seno purissimo di Maria. Quando poi considerava Gesù Bambino, discioglievasi in amarissime lacrime per compassione de' suoi patimenti.

A questa divozione verso il mistero della redenzione univa una tenerezza filiale verso la Santissima di Lui Madre. Fin da giovanetto non sapeva parlarne se non con grandissima venerazione. In ossequio di Lei digiunava in solo pane ed acqua tutti i sabati dell'anno e le vigilie delle feste di lei: vi aggiungeva pure una sanguinosa flagellazione del suo corpo. Non perdeva occasione alcuna o nelle prediche o nei discorsi di esaltarne i pregi, la grandezza, la bontà a nostro favore, presso il suo Divin Figliuolo. Quantunque occupato da mattina a sera non lasciò mai di recitare ogni giorno il suo Rosario: il qual costume osservò inviolabilmente negli stessi viaggi. Trovandosi per mare da Napoli a Massa invitò i barcaiuoli a recitare seco il Rosario; e per infiammarli di una sì lodevole divozione, si pose a spiegar loro i misteri che in quelli si rammentano.

Per accrescerne il culto predicò ventidue anni ogni martedì esponendo ad un numeroso popolo le glorie e le grandezze di questa Regina, raccontando le grazie da lei compartite a' suoi divoti. Introdusse il pio costume di rinnovar ogni mese pubblicamente l'offerta di se stesso a Maria. Fece stampare in versi italiani la Salve, la faceva cantare per le strade, ne distribui molte migliaia di copie ai divoti fedeli, e con questo mezzo riuscì ad impedire il canto di molte canzoni profane ed anche scandalose. Procuriamo di imitare questo Santo in quello che possiamo.

Giaculatoria.

Il frutto amabile
Del vostro seno
Deh! voi mostrateci,
Gran Madre, almeno.

Preghiera.

Ricordatevi o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito al mondo, che da Voi sia stato rigettato od abbandonato alcuno, il quale implori i vostri favori. Io animato da questa fiducia, mi presento a voi. Non vogliate o madre del Verbo Eterno disprezzare le preghiere di questo vostro umilissimo figlio, uditelo favorevolmente, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria