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Maggio, La Madonna di Ghiaie di Bonate







La pausa

Lunedì 22 maggio 1944

Il giorno precedente era avvenuta l'ultima apparizione della Madonna o, meglio, si era concluso il primo ciclo. Un altro ciclo, più breve, sarebbe ripreso dopo una settimana.
Quel lunedì 22 maggio a chi si portava sul luogo delle apparizioni si presentava uno spettacolo desolante: i campi e il vivaio attorno apparivano completamente devastati. Sembravano delle piazze in terra battuta.
Lapidaria ma completa la descrizione del curato don Italo Duci: « Appena giunto sul luogo, mi sentii un po’ preso da commozione. Sembrava passato un uragano, un'alluvione, un bombardamento. Folla numerosa pregava commossa: molti passavano per il paese, recitando il rosario ».
Ormai quel luogo di giorno e di notte era vegliato da anime in preghiera. E tutti raccoglievano religiosamente almeno un sasso, un pizzico di terra del luogo dove presumibilmente era apparsa la Madonna. Più volte fu asportato e più volte sostituito il grosso masso presso il quale e poi sul quale si collocava la veggente. Comunque, a parte le immancabili intemperanze, si pregava appassionatamente.
Nella chiesa parrocchiale le balaustre e i confessionali erano affollati a tutte le ore. L'asilo e la canonica erano un ricovero, un albergo e un ospedale sempre aperti.
Quel giorno, di buon mattino, Adelaide deve riprendere la sua croce. Alle 7 la portano al luogo delle apparizioni per fotografarla. Intanto gli abitanti del Torchio vennero a sapere che la bambina sarebbe stata portata via per sottrarla alla folla. Non si rassegnano a « perderla » e vogliono vederla « almeno un'altra volta ».
Mamma Annetta accondiscende, ma nella sua finezza e bontà si preoccupa di che cosa si poteva offrire loro in questo commiato. E così verso le 9.30 Adelaide, accompagnata da Catì e dalla zia Ines, visita le famiglie del Torchio, offrendo a ciascuna confetti e caramelle che aveva ricevuto dai visitatori. Quella buona gente la accoglie commossa. Tutti si raccomandano a lei e ognuno, a sua volta, vuole offrirle qualche cosa.

Sono quei momenti in cui tacciono diffidenze o malignità per lasciare posto al cuore che si intenerisce di fronte a quella bambina che sarà portata via dalla sua famiglia.
Occorre anche ricordare che Ines, sorella di zia Amabile, era venuta quella mattina dalla Roncola per avere con sé la piccina e andare con lei a trovare il cuginetto Ferruccio all'ospedale di Bergamo. Adelaide poteva costituire un prezioso « lasciapassare » nel caso avesse trovato difficoltà a entrare nell'ospedale. La mamma di Adelaide accondiscende contentissima perché ormai era diventato impossibile gestirne la presenza in casa a causa dei visitatori che non concedevano soste.
Dopo pranzo, Amabile con Adelaide va all'ospedale a trovare Ferruccio. Così la zia mantiene la promessa fatta alla madre superiora di portarle la bambina. Naturalmente via libera. Adelaide, commossa, visitò il cuginetto a cui regalò caramelle. Fece un giro anche a vedere gli altri ricoverati che la guardavano con cuore trepidante di gioia e di speranza. Si sa, in questi casi è come se, in un certo senso, fosse la Madonna stessa a visitarli. E tutto l'ospedale si mise in subbuglio.
Amabile aveva promesso a papà Rico che gli avrebbe ricondotto la figlia verso le 16, ma Adelaide manifestò alla zia il desiderio di fermarsi da lei: « Non devo andare dalla Madonna questa sera », diceva la piccola.

Ma papà Rico non resistendo alla pena di vedere tanta gente allontanarsi da casa sua delusa, aveva detto che la bambina era alla Roncola e con una macchina si poteva riportarla subito al Torchio. Immediatamente una macchina di Milano parte per la Roncola. Adelaide sulla macchina, da sola, non ci vuole andare. Vuole che l'accompagni zia Amabile. Ed è proprio durante questo tragitto che i viaggiatori vengono incidentalmente a sapere che la Madonna sarebbe apparsa ancora, se domenica « faccio bene la Prima Comunione », come si espresse la bimba.
Al Torchio viene portata sul ballatoio affinché la folla possa vederla e poi nella stanza di Nunziata, dove, interrogata da alcuni sacerdoti, dice chiaramente: « Mi ha detto la Madonna che, se sarò buona e farò bene la Prima Comunione, verrà ancora quattro volte da domenica in poi».
La notizia viene comunicata dal ballatoio alla moltitudine delirante.
La bambina, massacrata da interrogatori, raccomandazioni, carezze, baci, ormai non nasconde più il suo fastidio.

Due suore Sacramentine di Ghiaie, che si erano fermate a casa Roncalli di ritorno da una visita al luogo delle apparizioni, trovano Adelaide in queste condizioni: non fece loro buona accoglienza, ma rimase indifferente se non addirittura scontrosa. A ogni domanda che le veniva rivolta, Adelaide si schermiva facendo una quantità di smorfie. Le suore rimasero male e, tornate a casa, comunicarono le loro impressioni alla madre superiora. Questa, al mattino seguente, ne fece parola al prevosto: secondo lei, sarebbe stato bene fare ritirare subito in qualche luogo la veggente perché i vezzi, i regali e i complimenti che le venivano prodigati non la guastassero e, di conseguenza, non venisse rovinata l'opera del Signore.
Stranamente a quelle buone suore forse non venne mai in mente che quelle smorfie di Adelaide e la sua scontrosità erano il segnale della nausea e della grande stanchezza dovuta al ripetere infinite volte il racconto delle apparizioni e alle tante richieste di particolari, molto spesso sciocchi, senza un momento di tranquillità, senza poter giocare un po'...
Per una bambina di quella età giocare è necessario quanto il respirare... Ma nessuno aveva pietà di lei, a eccezione del dottor Loglio che, a un certo momento, scoppiò in difesa della veggente: « Basta! Basta! Finirete con l'istupidirla! », e rivolto al papà: « Portala via, la bambina, libera la casa! »
Il consiglio fu eseguito. Era scesa la notte e la gente cominciava a dileguarsi. Adelaide voleva ritornare alla Roncola dalla zia Amabile, ma il fiume Brembo era grosso e non si poteva traghettare. Quella sera dormì nella propria camera.
E proprio il 22 maggio dalla curia vescovile di Bergamo viene reso noto questo comunicato in merito ai fatti di Ghiaie: «A proposito delle apparizioni della Beata Vergine che si dicono avvenute a Ghiaie, l'autorità diocesana dichiara che ha da ritenersi prematuro un qualsiasi giudizio sulla loro autenticità. Solo dopo che avrà raccolto con diligenza e prudenza tutti gli elementi del caso, esprimerà la sua opinione. Intanto raccomanda a tutti, ma specialmente al clero, il massimo riserbo ».

Di Padre Tentori. Fonte: www.preghiereagesuemaria.it