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Maggio, La Madonna di Ghiaie di Bonate







La pausa

Martedì 23 maggio 1944

La situazione in casa Roncalli era giunta a un livello impossibile. Stava per cominciare un'altra giornata massacrante. Fino a quando avrebbero potuto resistere? Ecco perché papà Rico affida Adelaide a Nunziata perché la porti dalle suore Sacramentine del paese. E così che oggi comincia la giornata dell'inganno e del tradimento nei riguardi della piccola, anche se questo non era nelle intenzioni di alcuno. Si pensò che era il meglio da farsi per il bene di tutti... ma alla bambina non si domandò mai alcun parere.
Tanto per cominciare, Nunziata fece credere ad Adelaide che l'avrebbe portata in chiesa per la messa. A stento superò le difficoltà del tragitto che era gia pieno di gente. Tutti volevano toccarla, sbaciucchiarla, chiederle preghiere. La piccola si negava a buon diritto, anche con modi scontrosi, piegava la testa: pianse perfino di dispetto.
Inutili risultarono le raccomandazioni della buona Nunziata, che cercava di ammonire la cuginetta insegnandole i modi educati. Per un tratto di strada Adelaide si tolse anche la corona del rosario dal collo, sperando di passare inosservata. Invano. Allora se la rimise.
Il parroco era già partito per Bergamo per consultarsi con il vescovo. Dopo una visitina in chiesa, dato che la messa era già finita, Nunziata suona il campanello dell'asilo. Adelaide capisce: « Tu mi lasci qui, io non ci sto, io vengo a casa con te », e comincia a piangere disperatamente, a pestare i piedi, a buttarsi per terra. La gente, richiamata da quegli strilli, accorre. I più teneri provano pietà per la piccina e sdegno per la povera cugina; altri rimangono sorpresi e scandalizzati nel notare nella veggente gli aspetti tipici, comuni di una bambina di sette anni, nonostante le visioni della Madonna. Nunziata, piena di vergogna, di dispetto e anche di pena, non sa più che cosa fare. Amava tanto la cuginetta e figlioccia, ma proprio per questo non tollerava i suoi capricci e non voleva che gli altri traessero motivo di scandalo proprio da lei che « aveva visto la Madonna » e si aspettavano ben altri comportamenti. Finalmente si apre la porticina dell'asilo e Adelaide viene trascinata nel salottino. Nunziata affida la piccola alla madre superiora, pregandola di tenerla con sé qualche giorno fino a che il delirio della folla non si fosse calmato. La superiora acconsente subito.
Ma Adelaide non è per nulla d'accordo e comincia a scalcettare irrefrenabile, come una piccola belva: « Voglio andare a casa, io non sto qui, voglio venire a casa con te », singhiozza convulsamente, aggrappandosi con ostinazione alla gonna di Nunziata.

« No, Adelaide, fermati qui, per oggi, dalle tue suore, verrai a casa questa sera. Impari bene la dottrinetta, ti prepari alla Prima Comunione e così fai contenta la Madonna. Stasera verrai a casa, sii buona! »
Tutto inutile. Adelaide non si convince e non cede.
« Come sei diventata cattiva, Adelaide! Chi direbbe che questa bambina ha visto la Madonna? Certamente tu non potrai fare la Prima Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta e anche quel poco che sapevi l'hai dimenticato del tutto in questi giorni. Sii buona, Adelaide! Se fai così non solo non vedrai più la Madonna, ma andrai a casa del diavolo, dritta, dritta... »
Ma tutti questi argomenti non facevano breccia nella mente della bambina e altri la povera Nunziata non seppe trovarne per cui ricorse a quelli estremi, come si usava una volta: la picchiò forte. Poi la minacciò: « Adesso chiamo proprio il signor prevosto ».
Le presenti le fanno osservare che la bambina non è che abbia un gran timore del prevosto...
« Ebbene, o il prevosto o il curato; voglio farla benedire, perché deve avere proprio addosso il diavolo! »
Visto che la cosa non si risolveva, una suora va a chiamare il curato don Italo Duci.
« Veda, signor curato, come è cattiva l'Adelaide », riprende sfinita Nunziata. « L'hanno rovinata col vestirla bene, col carezzarla troppo... Adelaide, spoglia quella vestina, su fa' un fioretto alla Madonna; quella veste, sai, ha addosso il diavolo... »
Ci vollero tutta la carezzevole abilità delle suore, le severe e minacciose parole del curato perché la piccola smettesse finalmente quel pianto ostinato e convulso. Ma quando, ritornata la bonaccia, Nunziata credette di poterle ormai dire: « Adesso io vado a casa, tu continua a fare la brava », ricominciò la tempesta: « No, voglio venire anch'io con te, voglio andare a casa! » Nunziata bruciava di vergogna, di stizza, di impotenza e si sentiva spezzare il cuore di dolore nel dovere lasciare la bambina in quelle condizioni e si diede per vinta:« Ebbene, non vado a casa, mi siedo qui con te, purché tu studi il catechismo ». E si sedette accanto alla cuginetta.
« Vedi », le diceva con dolcezza, « la Madonna non può essere contenta di te: ella piange perché tu hai fatto grossi capricci. Ascoltami, Adelaide, togliti questa veste a quadrettini neri, queste scarpe e queste calze di lusso, metti di nuovo il tuo grembiule blu e i tuoi zoccoletti che tanto piacquero alla Madonna la prima volta che ti apparve; vado a casa a prenderli e te li porto subito. Voglio portarti anche i biglietti dei fioretti per il mese di maggio; ti porterò pure il cestino rosso con quel bel manico che ti piace tanto e tu ci metterai dentro i fioretti che farai... »
Questo discorso di Nunziata, poco a poco, apre una breccia nel cuore di Adelaide e la crisi si risolve. La piccola avverte di essersi comportata assai male e se ne vergogna. Si rassegna alla proposta della cugina. Così, quando Nunziata ritornò portando quanto promesso, trovò Adelaide in sottanina, scalza e a gambe nude, che la stava aspettando per mettersi i vestiti soliti che « tanto piacquero alla Madonna ». Fu quindi portata nel laboratorio dove prese posto presso una suora e, buona buona, si intrattenne a confezionare, con alcune pezze, vestitini per la sua bambola. La mamma le mandò in una borsettina pane e noci per la merenda, che Adelaide accettò e gustò con piacere, tanto che la suora dovette ricordarle i fioretti promessi alla Madonna. Anche quando venne interrogata dai sacerdoti, continuò la sua merenda senza scomporsi.
Fra le varie domande ce ne fu una singolare, cioè se Gesù Bambino nelle apparizioni fosse serio o se sorrideva.
Adelaide rispose: « Era serio! »
« Ma come », soggiunse il sacerdote, « i bambini ridono sempre! »
E lei pronta: « Il Bambino non è un bambino come gli altri! »
A mezzogiorno le suore le servirono la minestra e allora cominciò un altro capriccio. E la suora di nuovo a suggerirle i famosi fioretti: « Sii buona, Adelaide, prendine almeno tre cucchiai per la conversione di tre peccatori! »
E la bambina: « Appena tre però, e poi basta! »
Ma la suora, vista la buona riuscita del primo tentativo, ci provò ancora cercando di lusingarla: « Brava bambina, come sei buona adesso! »
E la piccola sentendosi lodare aggiunse: « Allora la mangio tutta ». E da sola, senza farsi ulteriormente pregare, vuotò la scodella contando le cucchiaiate. Dopodiché tutta contenta disse: « Allora adesso ho convertito diciotto peccatori! »
Nel pomeriggio, vedendola un po' stanca e assonnata, vollero mandarla a dormire, ma neppure questa volta fu trovata prontamente remissiva e, per vincere il capriccio, fu necessario ancora ricorrere ai fioretti promessi.
Quando si risvegliò dal sonnellino pomeridiano, era imbronciata e di malumore. Era evidente che il tenore anormale di vita a cui la sua natura libera non era avvezza, la indisponeva e la disorientava. Dovette tuttavia prestarsi a soddisfare la folla che insisteva a reclamarla alla finestra, fino a sera.
Al termine di quella giornata, il cestino rosso dei fioretti era pieno. Ne aveva fatti per il papa, per la pace, per la conversione dei peccatori e per tutte quelle intenzioni che o il suo cuore o la suora le suggerivano. La povera piccola aveva fatto il sacrificio della sua libertà, proponendosi di lasciarsi guidare senza resistenze.
Nunziata, da parte sua, non si perdonerà mai di averla picchiata. Ogni volta che le ritornava alla mente, lo sentiva come un delitto. Un mese dopo, a Gandino, dove la cuginetta era ospite delle suore Orsoline, volle chiederle perdono: «Ti ricordi, Adelaide, quel giorno che ti ho picchiata là dalle suore? Perdonami! » E Adelaide: « Hai fatto bene. Adesso non faccio più capricci, sai? » Nel frattempo, il parroco don Vitali aveva parlato con Maria perché avvertisse e chiedesse il consenso a papà Rico della sua intenzione di portare Adelaide in qualche luogo. Secondo don Cortesi, papà Rico acconsentì di cuore al progetto dicendo a Maria: « Il signor prevosto faccia la sua volontà. Noi siamo contentissimi ».
E così il parroco, d'accordo con il vescovo, chiese alla superiora generale delle suore Orsoline di Gandino di accogliere la piccola veggente. Cosa che la superiora fece volentieri. L'andata di Adelaide dalle suore di Gandino fu fissata per quella sera stessa o tutt'al più al mattino seguente, appena i genitori avessero dato il loro consenso. Incontrata Amabile in città, don Vitali l'aveva incaricata di avvertire la famiglia Roncalli che il vescovo desiderava far custodire la bambina in un istituto della città; che il luogo era bello, con un grande parco; che si sarebbe fermata tre o quattro giorni per prepararsi meglio alla Prima Comunione...

All'asilo di Ghiaie, almeno ogni dieci minuti, una suora era incaricata di presentare Adelaide, da una finestra, alla folla sempre in attesa. Leggiamo in una relazione stilata da un sacerdote: « Fui introdotto subito, con altri sacerdoti, nell'asilo e ci viene condotta innanzi... Mi sembra una bambina così comune che non mi riesce di attribuirle il privilegio grande di avere visto la Madonna. Eppure lo stesso fatto, cioè la semplicità, l'ingenuità, la ritrosia a parlare, la difficoltà di esprimersi è un indizio favorevole all'autenticità delle visioni, in quanto esclude ogni possibilità di trucco, di menzogna, di allucinazione... Ebbe in dono un piccolo ricordo del santuario di Caravaggio: lo prese con avidità e curiosità e poi lo osservava voltandolo e rivoltandolo con attento interesse... Spiegava come la "sua Madonna" era diversa da quella che aveva tra le mani... »
Poi le venne chiesto di narrare la visione enigmatica della domenica 21 maggio: « Ho visto una chiesa grande... » « Come quella delle Ghiaie?»
« No, eh! Più grande e più bella».
« Che cosa c'era in chiesa? »
« C'era la Madonna, Gesù Bambino, san Giuseppe e un po’ di animali».
« Ma va'! Impossibile che ci siano stati animali in chiesa! »
« Si, eh! Ci sono anche nel presepio gli animali! »
« Quali bestie erano? »
« Il cavallo, l'asino, il cane e la pecora ».
« Che cosa facevano le bestie in chiesa? »
« Il cavallo è scappato fuori dalla chiesa, ma san Giuseppe gli è corso dietro e l'ha fatto tornare indietro e, quando tornò di nuovo in chiesa, tutti gli altri animali si sono inginocchiati ».
« Ma il cavallo ritornò volentieri? Tirava calci? »
« No, eh! Era buono come un agnellino ».
« Ma va'! Non ho mai visto animali che si inginocchiano ».
« Quelli sì, e che pregare facevano! »
« E che cosa ti ha detto ancora la Madonna? »
« Mi ha detto che, se sarò buona e non faccio i capricci e mi preparo bene alla Prima Comunione, domenica viene ancora e poi viene ancora per tante volte così...», e mostrò quattro ditini.
« Allora verrà domenica, lunedì, martedì, e mercoledì».
« Sì, fino a mercoledì viene la Madonna ».
Erano quasi le 18 e Adelaide doveva partire per il rifugio di Bergamo. Maria, su invito del parroco, aveva portato da casa e consegnato alle suore la biancheria della bambina, ma senza farsi scorgere da lei per non farla piangere di nuovo e per non piangere lei stessa, a cui « scoppiava il cuore a vederla partire ».
Adelaide lavata, vestita a nuovo, pettinata, con l'abito a quadrettini bianchi e caffè, col nastro bianco sui capelli biondi, con due corone del rosario al collo, partì senza pianti. Gli astanti piangevano di nascosto.
Ma perché non pianse Adelaide e perché non si ribellò? Semplicemente perché l'avevano ingannata. C'era fuori dell'asilo in attesa la macchina del signor Villa. Invitano la piccola a fare un giretto. Vi sale anche il parroco. Adelaide non sospetta, così si parte per Bergamo.
Giunti dalle suore, Adelaide fu accompagnata in una sala. Entrarono alcune suore; la bambina, che stava seduta, a testa bassa, levò su di esse uno sguardo fugace, diffidente. Spinta dal parroco, si levò in piedi, scivolando giù dalla sedia, ma non rispose alloro saluto... forse cominciava a fiutare aria di complotto. Verri, che era venuto anche lui, suggerì alle suore di chiamare qualche bambina della sua età per farle compagnia, mentre il parroco cercava di toglierla d'imbarazzo: « Dillo, a queste madri, che cosa hai visto tu alle Ghiaie, su, dillo ».
Adelaide non risponde. Il suo mento sembra cucito sul petto. E’ un segnale che non lascia presagire nulla di buono.
« Neh che tu hai visto la Madonna? Dillo…».
Adelaide annuisce senza alzare il viso. Giunge una bambina, Mariarosa. Si guardano, si sorridono e, dopo pochi istanti, si tengono già per mano. In mezzo a tante persone adulte, Adelaide si sente a suo agio con una della sua età.
A questo punto il parroco e i suoi due compagni si stanno arrovellando il cervello per trovare il modo di congedarsi: o meglio, di scappare senza che la bambina se ne accorga. E una delle solite vigliaccate degli adulti nei riguardi dei bambini.
« Facciamo un giro nel giardino? », propongono.
Adelaide è d'accordo, purché anche i suoi compagni di viaggio la seguano.
In giardino Adelaide scopre una pianta di albicocche e dice: « Queste ci sono anche al mio paese ».
« Sono albicocche ».
« Noi le chiamano pesche, alle Ghiaie... »

Si volta indietro, forse per avere conferma di ciò che stava dicendo, e si ritrova sola... Non chiese dove erano il parroco, il signor Villa e il signor Verri; comprese subito che l'avevano abbandonata, che l'avevano ingannata. Era il secondo tradimento di quella giornata. Era troppo. Allora in quella timida bambina si scatenò una furia selvaggia. Tentò di svincolarsi, di fuggire, trascinò a forza la Madre e la bambina che la tenevano per mano verso la portineria; pestò i piedi, si buttò a terra, gridò con rabbia, implorò con passione, pianse con angoscia... Strillava:
« Voglio andare a casa, io. Lasciami andare, voglio andare a casa! »
La reazione era prevista, ma certamente non con quella forza. Fu trascinata nel refettorio delle educande. La crisi era al suo apice.
Continuava a implorare: « Io voglio andare a casa. Lasciami andare a vedere la mia mamma. Le dico appena una parola e poi torno ancora. Lasciami andare... Dove sono gli altri? Io voglio andare a casa... » La direttrice cercava di calmarla con le solite parole:
« Sì, cara, andrai dalla tua mamma. Qui ti fermi soltanto due o tre giorni per prepararti alla Prima Comunione; poi tornerai a casa con la tua mamma e ci starai per sempre. Sii buona! Gli altri signori hanno portato via la macchina... »
Era tutto inutile.

Adelaide ribatteva: « Ma io sono già preparata per la Prima Comunione... io debbo andare alle Ghiaie... Voglio andare a vedere la mia mamma, voglio andare a vedere la Madonna... »
« Ma se l'hai vista domenica per l'ultima volta! »
« No, mi ha detto di andare ancora il giorno della Prima Comunione, fino a mercoledì, verso le sei... »

Reazione del tutto comprensibile e naturale. Se non avesse reagito così, non sarebbe stata normale. Ma qualche suora non la pensò così, anzi si scandalizzò. Secondo loro, Adelaide non poteva comportarsi come una bambina comune, se davvero aveva visto la Madonna; ed espressero il loro giudizio negativo in questi termini: « Se sono così tutti i bambini che hanno visto la Madonna...! » Venne l'ora di cena e la portarono a tavola. Rifiutò il cibo. Era prostrata. La accompagnarono allora in dormitorio, ma dinanzi a quel lettino bianco, tutto per lei sola, che non avrebbe più condiviso con le sue sorelle, le si rinnovò l'incubo della solitudine e della lontananza della sua famiglia: « Chi dorme con me stanotte? », domandava piangendo.
Non volle coricarsi. Sentì i morsi della fame. Scese allora in refettorio e mangiò un panino. La crisi sembrava iniziare a calmarsi. Questa è la versione di don Cortesi.
Sentiamo ora anche quella di Adelaide, riguardo a quel giorno, quando in un colloquio con una persona il 5 marzo 1986 rievocò quel fatto: « Quel giorno fui prelevata dalla scuola materna di Ghiaie col pretesto della gita in automobile e portata dalle suore Orsoline di Bergamo, non con il consenso dei genitori, ma all'insaputa dei medesimi ».
Domanda dell'interlocutore: « Come mai i genitori non reagirono? »
Risponde la sorella Catì presente al colloquio: « I genitori erano poveri, senza una particolare cultura, semplici ».
E Adelaide completò: « Sì, erano semplici e avevano una grande fede, una fiducia immensa nei sacerdoti e perciò pensarono che, nonostante tutto, ero in buone mani».
La sorella Catì aggiunge, a proposito della fiducia nei sacerdoti, che la mamma aveva insegnato ai figli una tale stima e rispetto per i ministri di Cristo che un giorno lei da ragazza baciò i gradini della porta dove prima era passato il sacerdote che era andato a benedire la sua casa.

Di Padre Tentori. Fonte: www.preghiereagesuemaria.it