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Maggio, La Madonna di Ghiaie di Bonate







La pausa

Sabato 27 maggio 1944

Oggi don Cortesi passa tutto il pomeriggio all'istituto con Adelaide. L'imminenza delle nuove visioni esigeva, secondo lui, una continua sorveglianza della veggente.
Suor Michelina prosegue nella preparazione alla confessione, insistendo sul dolore. Nota che nella bambina è già vivo ed efficace il concetto di riparazione. Infatti lei, che di solito non ama rinunciare alle sue vogliette, quando viene avvertita che il suo sacrificio può giovare alla conversione dei peccatori, accetta subito le rinunce. Ad esempio, non fa più impazzire gli interruttori della corrente elettrica, né i rubinetti dell'acqua; non salta sui davanzali, reprime le smorfie davanti al purgante, manda giù almeno una parte dei cibi che non le vanno, rinuncia a una porzione di dolce o di frutta... In dormitorio mentre si vestiva per presentarsi decentemente a ricevere il sacramento della confessione, disse a una suora: « Anch'io, quando sarò grande, mi farò suora per pregare giorno e notte per i peccatori. Ma non da sola: prenderò con me anche altri ».
Inoltre Adelaide non amava la moda, le truccature del viso. Anzi le disprezzava esplicitamente. Non vedeva volentieri quelle che si dipingevano le labbra. Desiderava indossare vesti, calzettine e mutandine lunghe perché diceva: « La Madonna non si lascia vedere da quelli che portano vesti corte e cercano di comparire... », cioè farsi vedere, attirare l'attenzione su di sé con questi mezzi.
Nel salottino, mentre attendeva alla preparazione immediata della confessione, si commosse dinanzi al busto dell 'Ecce homo (di Gesù, flagellato e incoronato di spine presentato da Pilato alla folla) e guardò con molta compassione quel volto rigato di sangue e quel capo coronato di spine... La suora ne approfittò per ricordarle che sono i peccati la causa di quelle sofferenze... La bambina rimase sola davanti a quel viso piagato, mentre la suora andò a prendere la stola violacea per il confessore. Don Cortesi la confessò. Non sembrò particolarmente commossa ma, ritornata con le compagne, si mostrò felice di avere « l'anima bella ».
Mentre sono a cena, giunge Verri con macchina e autista messo a disposizione dall'ingegner Carlo Pesenti. Verso le 20.30 partono con Adelaide per le Ghiaie.
La piccola è contentissima: le piace tanto viaggiare in automobile, specialmente quando questa è diretta verso casa. E poi c'è la prospettiva di domani, giorno della sua Prima Comunione e ripresa degli appuntamenti con la Madonna.
Alle Ghiaie la macchina si ferma davanti alla casa del parroco che già formicolava di persone in agitazione per l'imminenza e l'attesa di eventi eccezionali. Non portarono la bambina al Torchio a vedere i suoi. Dopo qualche resistenza Adelaide si lasciò mettere a letto. Dormì in canonica con la mamma del curato. Non fu permesso di vederla neppure alla mamma e ai parenti sopraggiunti più tardi. Dovettero accontentarsi delle rassicuranti parole del parroco.
Nel paese e dintorni si era già riversata un enorme moltitudine di pellegrini e di ammalati, in attesa dell 'apparizione del giorno successivo. Pernottano ovunque:
nell'asilo, nei cascinali, nelle stalle, nei fienili o... sotto il cielo. Dal luogo delle apparizioni salgono preghiere in continuazione. Durante quei giorni in cui non ci furono le apparizioni, Verri vi aveva fatto costruire un elegante recinto quadrato, con cancellate di ferro ai lati e gli spigoli in muratura. Ai fianchi del recinto, tronchi e palizzate chiudevano due rettangoli riservati ai malati. Da tutti si attende il prossimo tramonto e l'apparire della Vergine di Pentecoste, perché l'indomani è la festa di Pentecoste.

Di Padre Tentori. Fonte: www.preghiereagesuemaria.it