Santo Rosario on line


Santa Brigida di Svezia





MISERICORDIA DIVINA - 2

Nostro Signore Gesù Cristo dichiara il mistero ineffabile della Santa Trinità.

Parla il Figlio di Dio: «Sono il Creatore del cielo e della terra, Dio vero con il Padre e con lo Spirito Santo, perché il Padre è Dio e lo Spirito Santo è Dio: non tre divinità, bensì tre Persone in un Dio. Potresti domandarmi: 'Perché ci sono tre Persone e un Dio solo?' Rispondo che non c'è altro Dio se non la potenza, la sapienza e la bontà stesse, da cui derivano qualsiasi forma di potenza sotto il cielo e nel cielo, e qualsiasi forma concepibile o immaginabile di saggezza e di pietà. Ora, Dio è uno e trino, uno in natura e trino nelle Persone, perché il Padre è la potenza e la saggezza da cui ogni cosa deriva ed è preceduta; egli è potente, non perché riceva potenza da qualcos'altro, ma perché la riceve da se stesso, da sempre. Anche il Figlio, come il Padre, è potenza e saggezza, ma trae potenza non da se stesso bensì dal Padre, in modo vigoroso e ineffabile, ed è principio del Principe che non è mai separato dal Padre. Anche lo Spirito Santo è potenza e saggezza, e poiché procede dal Padre e dal Figlio, ha pari potenza e maestà. Dunque, ci sono un Dio e tre Persone, e un'opera­zione di tre Persone, una volontà, una gloria e una po­tenza. Egli è talmente un'essenza unica che esiste co­munque una distinzione fra le Persone, in quanto tutto il Padre è nel Figlio e nello Spirito Santo, il Figlio è nel Padre e nello Spirito Santo, e lo Spirito Santo è in en­trambi, in una natura divina, non anteriore o posteriore, ma in un modo ineffabile dove non esistono né prece­denza né posteriorità e dove nessuno è maggiore dell'al­tro. Per questo sta scritto, a ragion veduta, che Dio è mirabile e sommamente lodevole». Libro III, 26

L'abito non fa il monaco.

Il monaco è custode di se stesso; il suo abito rappre­senta l'obbedienza e l'osservanza della sua professione, perché così come il corpo è coperto dai vestiti, allo stes­so modo l'anima deve essere arricchita di virtù. Per questo l'abito esteriore non trae beneficio se manca l'abito interiore: la virtù e non l'abito fa il monaco. Libro IV, 121

Risposte ad alcune domande

Il giudice rispose: «Amico mio, da molto tempo la superbia degli uomini è tollerata grazie alla mia pazien­za, affinché l'umiltà sia esaltata e la mia virtù manifesta; e poiché la superbia non è una creazione mia bensì del diavolo, bisogna evitarla. Occorre mantenersi umili, per­ché l'umiltà conduce in cielo; è grazie a questa virtù che ho insegnato con la parola e l'esempio. Ho dato all'uomo i beni temporali perché ne faccia un uso ragionevole e le cose create siano tramutate in onore, ossia in me, loro Dio; l'uomo, perciò, deve lodar­mi, ringraziarmi e onorarmi per tutti i beni di cui l'ho colmato, e non vivere e abusarne secondo i desideri del­la carne. Sono io che ho stabilito la giustizia e la legge, perché fossero compiute nella carità suprema e nella compas­sione mirabile, e affinché tra gli uomini si consolidasse­ro l'unità divina e la concordia. Se ho dato all'uomo il riposo del corpo, l'ho fatto per rinvigorire la carne inferma e perché l'anima fosse più forte e più virtuosa. Ma, poiché la carne diventa spesso insolente, occorre sopportare le tribolazioni, le angosce e tutto quanto concorre alla correzione». Libro V, 1, Interrogazione 2

«Ho dato all'uomo il libero arbitrio, affinché abban­donasse la propria volontà per amore mio, che sono il suo Dio e per questo avesse più merito. Ho dato all'uomo il cuore, perché io, Dio, che sono ovunque e incomprensibile, possa essere contenuto per amore nel suo cuore e l'uomo, pensando di essere in me, ne ricavi piaceri indicibili». Libro V, 1, Interrogazione 3

«Chiunque goda del libero arbitrio, deve temere e capire veramente che nulla conduce più facilmente alla dannazione eterna di una volontà priva di guida. Per questo chi abbandona la propria volontà e l'affida a me, che sono il suo Dio, entrerà in cielo senza fatica». Libro V, 1, Interrogazione 4

«Tutte le cose che ho creato non sono semplicemen­te buone, ma buone in sommo grado e sono state fatte per essere impiegate dall'uomo, o per metterlo alla pro­va, o ancora per l'utilità degli animali e affinché l'uomo stesso serva ancora più umilmente il suo Dio, che eccel­le in felicità. Ma, poiché l'uomo, peccando, si è rivoltato contro di me, suo Dio, tutte le cose si sono rivoltate contro di lui». Libro V, 1, Interrogazione 5

«Alla domanda perché le avversità assalgono il giusto, rispondo con le seguenti parole.

La mia giustizia desidera che ogni uomo giusto ottenga ciò che desidera; ma non è un uomo giusto chi non è disposto a soffrire per l'amore dell'obbedienza e per la perfezione della giustizia, così come non è un giusto colui che non ha la carità di fare del bene al prossimo. Per questo motivo i miei amici - considerando che sono il loro Dio e Redentore, pensan­do a ciò che ho fatto e promesso loro e vedendo la per­versità che anima il mondo -, chiedono con maggior de­cisione di sopportare le avversità temporali, per evitare i peccati, essere più avveduti ed avere la salvezza eterna. Per questa ragione permetto che le loro tribolazioni siano frequenti, sebbene alcuni non le tollerino con suf­ficiente pazienza; tuttavia ammetto le loro sofferenze a ragion veduta, e li aiuto a sopportarle. Infatti, io sono come la madre che, colma di carità, corregge il proprio figlio adolescente e questi non la ringrazia nemmeno perché non comprende le motivazioni materne e tutta­via raggiunta la maturità la ringrazia, cosciente che la guida della madre lo ha distolto dalle cattive abitudini educandolo ai buoni costumi; ebbene io mi comporto nello stesso modo con i miei eletti, poiché essi rimetto­no la loro volontà alla mia, e mi amano sopra ogni cosa. Perciò permetto che talvolta siano afflitti da tribola­zioni e, sebbene al momento essi non capiscano com­pletamente la grandezza di tale beneficio, compio cose di cui in futuro trarranno dei vantaggi». Libro V, 1, Interrogazione 6

Dio Padre parla a Santa Brigida, istruendola sulla virtù dei pellegrinaggi ai cinque luoghi che sorgono a Gerusalemme e a Betlemme

«Esistono cinque luoghi. Tutti coloro che vi si re­cheranno avranno cinque tipi di frutti, se li visitano con cuore puro, senza superbia e ferventi d'amore... Colui che andrà dove è nata Maria, non solo sarà purificato, ma sarà un vaso in mio onore (cfr. capitolo su Maria). Il secondo luogo è Betlemme, dove mio Figlio è na­to come un leone, in quanto tale era visto e considerato dal punto di vista umano; tuttavia egli era invisibile e sconosciuto secondo la divinità. Il terzo luogo è il Calvario, dove mio figlio è stato ferito come un agnello innocente e senza macchia e do­ve è morto; ma egli era impassibile e immortale secondo la divinità. Il quarto luogo è il giardino del sepolcro di mio Fi­glio, in cui venne nascosto come una serpe spregevole; là giaceva la sua umanità, sebbene egli si trovasse ovun­que secondo la sua divinità. Il quinto luogo è il monte degli Ulivi da cui mio Fi­glio, secondo l'umanità, spiccò il volo come un'aquila in cielo, dove si trovava sempre secondo la divinità; egli fu rigenerato e si riposò secondo l'umanità, poiché, secon­do la divinità, riposava e non era mutato. Perciò chi si recherà in questi posti con cuore buo­no e puro, assaporerà la dolcezza e la soavità di me che sono Dio in tutto. Quando sarai giunta in questi luoghi, ti mostrerò diverse cose». Libro V, 13

Nostro Signore Gesù Cristo rivela alla sua sposa il modo in cui; grazie a tre beni contenuti nel cuore vuoto degli apostoli, lo Spirito Santo sia sceso su di loro in tre modi

Per il giorno della santa Pentecoste. «Sono colui che ti parla, colui che un giorno ha mandato ai suoi apostoli lo Spirito Santo scendendo su di loro in tre modi: come un torrente, un fuoco e sotto forma di lingue. Sono sceso su di loro a porte chiuse, poiché si erano ritirati ed avevano tre tipi di beni: la volontà di mante­nersi casti e di vivere castamente in ogni cosa, una profonda umiltà; ogni loro desiderio tendeva a Dio, tan­to che non sospiravano altri che lui. Essi erano come va­si puri e vuoti; per questo lo Spirito Santo scese su di loro e li riempì di sé. Giunse come un torrente, perché li colmò interamente con la sua dolcezza e la sua divina consolazione. Giunse come un fuoco, poiché infiammò talmente i loro cuori di fervore per l'amore divino, che essi non amarono e non temettero altri che Dio. Giunse sotto forma di lingue; infatti così come la lingua si trova in bocca e non le nuoce, anzi le serve per parlare, simil­mente lo Spirito Santo, essendo nelle loro anime, li spinse a non desiderare altri che lui; la saggezza divina li rese eloquenti e la virtù dello Spirito Santo, svolgendo il compito della lingua, disse ogni verità. Poiché questi vasi erano vuoti e desideravano Dio sopra ogni cosa, furono degni di ricevere lo Spirito San­to, perché questi non entra in chi è già colmo e pieno». Libro VI, 36

Esortazione alla contemplazione e alla penitenza

Parla nostro Signore Gesù Cristo: «Io sono il Dio di tutti, di cui Mosè udì la voce nel cespuglio, Giovanni nel Giordano e Pietro sulla montagna. Vi ho gridato, uomini, con misericordia; ho gridato in croce per voi, in lacrime. Aprite gli occhi e guardatemi, perché io che parlo sono molto potente, molto pietoso e bello in som­mo grado. Guardate e informatevi sulla mia potenza se­condo la legge antica e la troverete nella creazione di tutte le creature. Inoltre sono mirabile e formidabile: troverete la mia forza nei re che sono stati ribelli, la mia saggezza nella creazione e la disposizione dei volti uma­ni nella saggezza dei profeti. Informatevi circa il domi­nio della legge e la liberazione del mio popolo. Guarda­te la mia giustizia nel primo angelo e nel primo uomo; guardatela nel diluvio; guardatela nel sovvertimento di paesi e città; guardate la mia pazienza nel sopportare i nemici; guardatela negli ammonimenti dei miei profeti; infine guardate e considerate la mia bellezza nello splendore e nell'azione degli elementi, nella glorificazio­ne di Mosè; allora vedrete con quale dignità mi amate e dovete amarmi. Guardate ancora: sono proprio colui che parlava secondo la nuova legge, potentissimo e po­verissimo: potentissimo nell'adorazione dei Magi e nell'indicazione della stella; poverissimo, tanto che do­vettero avvolgermi in fasce e ripormi in una mangiatoia. Guardatemi ancora, considerato molto saggio eppure folle: molto saggio, al punto che gli avversari non pote­vano rispondermi; folle, perché arrestato con l'accusa di menzogna, e giudicato colpevole. Guardatemi: somma­mente virtuoso eppure altamente disprezzato: somma­mente virtuoso nella guarigione dei malati e nello scac­ciare i demoni; altamente disprezzato, perché venni fla­gellato su tutto il corpo. Vedete che, sebbene io sia giu­stissimo, vengo ritenuto del tutto ingiusto: giustissimo nell'istituzione della verità e della giustizia; ritenuto del tutto ingiusto, in quanto mi condannarono a una morte orrenda. Guardatemi ancora, molto pio eppure trattato in modo empio: molto pio nella redenzione e nell'aboli­zione dei peccati; trattato in modo empio, poiché ero sul patibolo in compagnia di ladroni. Guardatemi, infi­ne, bellissimo sul monte, orrendo in croce perché ero privo sia di presenza che di splendore. Vedete, sono colui che vi parla, colui che ha sofferto per amore vostro. Contemplatemi non con gli occhi del­la carne, ma con quelli dello spirito. Vedete quello che vi chiedo, quello che vi ho dato e quello che mi renderete. Vi ho dato l'anima non corrotta, rendetemela non corrotta; soffrivo per voi, affinché mi seguiste; vi ho in­segnato affinché viveste, non secondo la vostra volontà ma secondo la mia. Ascoltate la mia voce che vi dice: 'Fate penitenza'. Ascoltate la mia voce che sul patibolo gridava: 'Ho sete di voi...'». Rivelazioni supplementari 82.