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Santa Brigida di Svezia





I SACERDOTI

Parole con cui il Signore mette in guardia la sua sposa, affinché ella possa discernere la vera saggezza da quella falsa

I miei amici sono come degli scolari che hanno una coscienza e un'intelligenza, la saggezza che non hanno appreso dagli uomini ma da me, poiché io stesso l'inse­gno interiormente, dolcezze e gioie divine con cui domi­nano il diavolo. Ma ora gli uomini imparano alla rove­scia e desiderano solo essere dotti per andarne orgogliosi ed essere ritenuti dei buoni chierici, acquisire ricchezze per progredire sulla strada degli onori e degli alti uffici. Per questo motivo quando entrano ed escono di scuola, mi allontano da loro, perché essi imparano per insuperbirsi di ciò che hanno appreso, mentre io ho in­segnato loro l'umiltà. Vanno a scuola per la cupidigia di possedere, mentre io non ho avuto nulla, nemmeno un cuscino su cui appoggiare il capo. Vi si recano per otte­nere cariche e dignità, invidiando chi passa loro davan­ti, mentre io venivo giudicato da Pilato ed ero lo zim­bello di Erode. Dunque mi allontano da loro, perché non apprendono la mia dottrina. Ciononostante, essen­do buono e mite, do quello che mi viene chiesto, perché chi mi domanda del pane l'avrà e chi mi domanda un letto lo riceverà. Chi apprende la mia mirabile saggezza, ossia come servirmi bene, viene servito dagli angeli buoni che lo nutrono di una consolazione indicibile e di un lavoro delizioso. Ma gli angeli cattivi assistono i saggi del mon­do suggeriscono e suscitano in loro desideri inutili, se­condo la propria volontà, ispirando loro pensieri tor­mentosi. In verità se si rivolgessero a me e si convertis­sero, potrei dare loro il pane senza fatica. Il mondo ne fornisce loro ma essi non ne sono mai sazi, poiché tra­mutano la dolcezza in amarezza». Libro I; 33

I sacerdoti custodi del corpo di Gesù

Il Figlio di Dio disse: «Sono simile al signore che, dopo aver combattuto con fedeltà nel paese in cui si è recato in pellegrinaggio, torna con gioia nella terra nata­le. Questo signore ha un tesoro molto prezioso, la cui vista dà gioia agli occhi lacrimosi, consola gli infelici, rinvigorisce gli infermi e resuscita i morti. Ma, affinché questo tesoro venga custodito con onestà e determina­zione, viene edificata una casa con magnificenza e glo­ria, abbastanza alta e dotata di sette livelli attraverso i quali si accede al tesoro stesso. Ora, Dio ha mostrato questo tesoro ai suoi servitori e lo ha affidato loro affin­ché ne abbiano cura e lo custodiscano con purezza, in modo che vengano apprezzate la carità del signore ver­so i suoi servitori e la fedeltà dei suoi servitori nei con­fronti del signore. Ma dopo qualche tempo il tesoro ini­zia ad essere disprezzato, la casa viene frequentata di ra­do, le cure dei custodi diminuiscono e l'amore di Dio viene trascurato... Io sono quel signore che è venuto al mondo per umiltà come un pellegrino, sebbene fossi potente in ter­ra e in cielo secondo la divinità; perché in verità sulla terra ho dovuto sostenere una lotta tale che tutti i nervi delle mie mani e dei miei piedi si sono rotti per la salvezza delle anime. Salendo in cielo, da cui non mi sono mai allontanato, ho lasciato al mondo un memoriale al­tamente degno, ossia il mio corpo santissimo; infatti co­sì come l'antica legge si gloriava dell'arca, della manna, delle tavole del Testamento e di altre cerimonie, allo stesso modo l'uomo nuovo si rallegra di una legge nuo­va, ossia il mio corpo crocifisso, che era insito nella leg­ge stessa. Affinché al mio corpo fossero tributati gloria e onore, ho istituito la casa della Santa Chiesa, dove es­so sarebbe stato custodito e conservato. I sacerdoti so­no dei custodi particolari, in un certo senso più eminen­ti degli angeli, poiché toccano con la bocca e le mani colui che gli angeli hanno paura di sfiorare, dato il ri­spetto che provano nei suoi confronti. Ho reso ai sacerdoti sette tipi di onore, corrispon­denti a sette caratteristiche: i preti devono portare il se­gno del sacerdozio e distinguersi come miei amici per la purezza dello spirito e del corpo, perché la purezza è il primo livello per avvicinarsi a Dio, al quale non si addi­ce nulla di corrotto; ai ministri della legge, che avevano il permesso di contrarre il matrimonio, non era conces­so fare dei sacrifici, ma ciò non deve stupire: essi aveva­no solo la scorza e non il nocciolo. Ora, poiché questa figura è stata eliminata con l'avvento della verità, è ne­cessario che si consacrino tutti alla purezza; il nocciolo, infatti, è più dolce della scorza... I chierici sono istituiti perché siano degli uomini an­gelici dotati di ogni sorta di umiltà; è vero infatti che con l'umiltà del corpo e dello spirito si entra in cielo e si vince la superbia del diavolo; a questo livello i sacerdoti vengono nominati per cacciare il diavolo, perché l'uo­mo umile è elevato al cielo da cui la superbia ha fatto sprofondare il demonio. I preti vengono ordinati per essere discepoli di Dio attraverso la continua lettura dei testi sacri; per questo motivo la sacra Scrittura viene data ai sacerdoti come la spada al soldato; essi, infatti, devono sapere come pla­care la collera di Dio con la preghiera e la meditazione, affinché il popolo non muoia. I sacerdoti sono designati custodi del tempio di Dio e studiosi delle anime; per questo motivo il vescovo consegna loro le chiavi: essi devono prendersi cura della salvezza delle anime dei loro fratelli, promuoverne il progresso con la parola e l'esempio e incitare gli infermi alla perfezione assoluta. A loro viene affidata la cura dell'altare, perché, servendo sull'altare, vivano dell'alta­re stesso e non si occupino affatto delle cose mondane, se non per ciò che attiene alla loro carica ecclesiastica. Vengono ordinati per essere uomini apostolici, che pre­dicano la verità evangelica e conformano i loro costumi a ciò che predicano. Sono istituiti in modo da mediare fra Dio e l'uomo attraverso il sacrificio del mio corpo. Per questo motivo i sacerdoti sono in un certo modo superiori alla dignità degli angeli. Ora, mi lamento perché queste caratteristiche sono gravemente disattese, in quanto la superbia viene prefe­rita all'umiltà, l'impudicizia alla continenza; non ci si at­tiene più ai libri di Dio, ma a quelli del mondo; gli altari vengono trascurati e la saggezza divina è reputata follia. Non ci si preoccupa affatto della salvezza delle anime e, come se non bastasse, si gettano via le mie vesti e si di-sprezzano le mie armi. E’ vero, sul monte Sinai ho mostrato a Mosè gli abiti che dovevano indossare i sacerdoti; questo non perché nella celeste abitazione di Dio ci fosse qualcosa di mate­riale, ma perché non si possono comprendere le cose spirituali senza quelle materiali. Quindi mostro ciò che è spirituale attraverso il mondo fisico: occorre sapere che a quanti detengono la verità viene richiesta la pu­rezza e non una pura apparenza. A che scopo, dunque, avrei mostrato a Mosè un tale splendore di vesti materiali, se non perché attraverso esse si comprendessero lo splendore e la bellezza dell'anima?... Dall'oblazione dei ministri di Dio conseguono tre beni: la mia pazienza che è lodata da tutte le schiere ce­lesti, perché sono la medesima Persona tra le mani di un prete buono e di uno cattivo; non traggo senso dalla persona, infatti questo sacramento non dipende dai me­riti o demeriti di chi lo somministra, bensì dalle mie pa­role; tale oblazione è utile per tutti, indipendentemente dal prete che l'offre, inoltre giova anche a chi l'offre, sebbene cattivo; quando ho pronunciato le parole Io so­no, tutti i miei nemici sono caduti all'indietro; simil­mente, all'udire le parole: Questo è il mio corpo, i diavo­li fuggono via e cessano di tentare le anime che fanno queste sante oblazioni, né oserebbero tornare ad asse­diarle con rinnovata audacia se in esse non si insinuasse una propensione a peccare. Per questo la mia misericordia perdona tutti e li tol­lera, ma la mia giustizia grida vendetta: perciò io grido e quanti siano quelli che mi rispondono, lo vedi da te. Ciononostante invierò ancora la mia Parola: chi l'ascol­terà, trascorrerà e terminerà i suoi giorni con una gioia così grande che non è possibile dire, né pensare la dol­cezza della mia Parola senza farle torto...» Libro IV, 58

Il sacerdote deve avere un libro e l'olio

«Il sacerdote deve avere anche un libro e dell'olio: un libro per istruire gli imperfetti; infatti così come nel libro è contenuta la dottrina del corpo e dello spirito, allo stes­so modo il ministro di Dio deve avere la saggezza... La scienza spirituale serve a istruire gli ignoranti, a correg­gere le persone dissolute e a spronare quelle progredite. Nell'olio sono la dolcezza della preghiera e i buoni esem­pi, poiché così come l'olio è più grasso del pane, allo stesso modo l'orazione d'amore e carità e gli esempi di una vita buona, sono più efficaci di qualsiasi altra cosa per attirare gli uomini a Dio e per placare Dio stesso. In verità ti dico, figlia mia, che il nome del prete è grande, poiché egli è un angelo e un mediatore; ma più grande ancora è il suo ufficio, in quanto egli tocca Dio, che è incommensurabile e tiene nelle sue mani le cose sante». Libro IV, 59

Il Signore ha rimesso il suo corpo nelle mani del sacerdote

«Io sono» dice la Saggezza eterna, «come un uomo che, dovendo abbandonare il mondo, lascia ai suoi ami­ci più cari ciò che ha di meglio; io ho fatto lo stesso con i sacerdoti che ho scelto al di sopra degli angeli e degli uomini: ho offerto loro il mio corpo preziosissimo quando ho lasciato il mondo e ho affidato loro molti doni: la mia fede; due chiavi, quella dell'inferno e quella del cielo; la possibilità di tramutare il nemico in un an­gelo; di poter consacrare il mio corpo, cosa che non possono fare gli angeli e infine di toccare con le mani il mio corpo preziosissimo e purissimo. Ora, essi si comportano con me come gli ebrei, i quali negavano che avevo resuscitato Lazzaro e compiu­to altre meraviglie. Mi accusavano sostenendo che vole­vo diventare re, che avevo vietato di dare i tributi a Ce­sare e che avrei ricostruito il Tempio in tre giorni; simil­mente i ministri di Dio non divulgano i miei prodigi né insegnano la mia dottrina, ma diffondono in ogni dove l'amore del mondo e ovunque predicano la loro vo­lontà, poiché stimano meno di nulla tutto quello che ho fatto per loro. In secondo luogo, hanno perduto la chiave con cui dovevano aprire il cielo ai miserabili; amano e prediligono la chiave che apre l'inferno e la tengono avvolta in un panno pulito. In terzo luogo, fanno di un giusto un ingiusto, di un semplice un diavolo, di un sano un malato, perché oggi chi si avvicina loro con tre malattie, se ne allontana con una quarta in più; se qualcuno si reca da loro con quat­tro malattie, se ne parte con cinque, perché il peccatore, vedendo l'esempio cattivo e depravato dei sacerdoti, imbocca una nuova strada, si rafforza nel peccato ed inizia a gloriarsi del peccato stesso di cui aveva vergogna...In quarto luogo, quelli che mi dovevano santificare con la bocca, mi vendono per cupidigia; sono peggio di Giuda, perché Giuda in un certo senso ha riconosciuto il proprio peccato ed ha fatto penitenza, sebbene inutil­mente. Essi si definiscono e si reputano giusti. Giuda, invece, ha riportato il frutto del suo peccato ai sommi sacerdoti e agli anziani, e questi hanno messo la sua confessione al servizio del loro ingegno e del loro uso. Giuda mi ha venduto prima che riscattassi il mondo, ma costoro mi vendono dopo e non hanno compassione del mio sangue che grida vendetta con maggior ragione che non il sangue di Abele. Giuda mi ha venduto per trenta denari, ma costoro mi vendono con ogni sorta di maldi­cenza, perché non si avvicinano mai a me se non per ri­cevere qualche vantaggio. In quinto luogo, si comportano come gli ebrei. Ora, cosa hanno fatto questi ultimi? Mi hanno posto sulle- gno della croce, ma costoro mi mettono su un torchio e mi stringono con forza. Ti chiederai: 'Come può acca­dere ciò, se la mia divinità è inattaccabile dalla sofferen­za e Dio non è predisposto al dolore?' È vero, ma la vo­lontà ostinata con cui i sacerdoti perseverano nel pecca­to è tale che ciò mi risulta ancora più duro e doloroso, proprio come se venissi posto su un torchio. Ora, questi preti hanno due peccati: la lussuria e la cupidigia e mi mettono e lasciano tra questi due vizi; tanto che, dopo aver fatto penitenza e aver celebrato la messa, sono nuovamente animati dalla volontà di peccare e di nuovo mi fanno sentire come se venissi stretto in una pressa...» Libro IV, 132

Il modo in cui il Signore onora i sacerdoti

Ascoltate dunque, eserciti ed angeli miei! Ho scelto dei sacerdoti al di sopra degli angeli e degli altri uomini e ho dato loro il potere di consacrare il mio cor­po e di toccarlo. Se avessi voluto, avrei potuto affidare una funzione del genere agli angeli, ma amo a tal punto i sacerdoti che li ho innalzati a un simile onore e li ho ordinati affinché presenziassero davanti a me, disposti in sette livelli. Dovevano essere pazienti come pecore, costanti come muri dalle fondamenta stabili, pieni di vi­ta e generosi come soldati, saggi come serpenti, pudichi come vergini, puri come angeli, animati da un amore ar­dente come quello di una sposa che si avvicina al talamo nuziale. Ora, si sono allontanati da me con cattiveria, sono selvaggi come lupi che rapiscono le pecore, imbattibili quanto a fame e avidità. Non onorano nessuno e non hanno vergogna di chicchessia. In secondo luogo, sono incostanti come le pietre di una muraglia in rovina, perché diffidano delle fondamen­ta, ossia del loro Dio, come se egli non potesse soddisfare le loro esigenze o non volesse nutrirli e sostentarli. In terzo luogo, sono sprofondati e sono stati avvolti dalle tenebre, come dei ladroni che camminano nella cecità dei propri vizi. Non hanno affatto il coraggio dei soldati, necessario per combattere per l'onore e la gloria di Dio, né hanno la generosità che occorre per compie­re azioni eroiche. In quarto luogo, diventano pigri come asini che ten­gono la testa bassa: similmente sono stolti e insensati poiché pensano sempre alle cose mondane, senza rivol­gere la mente al cielo e alle cose future. In quinto luogo, sono impudenti come cortigiane: mi camminano davanti con insolenza nei loro abiti im-pertinenti e tutte le loro membra esprimono la loro lus­suria. In sesto luogo, sono sudici come la pece: tutti quelli che si avvicinano loro ne sono offuscati e imbrattati. In settimo luogo, sono abominevoli… Solo certi preti si accostano a me con dissimulazione, come se fossero dei traditori, Tuttavia io, che sono Dio e Signore di tutte le creature in cielo come in terra, vado loro incontro; dopo che il sacerdote ha pronunciato le parole Questo è il mio corpo sull’altare, davanti a lui io sono vero Dio e vero uomo. Mi affretto verso i miei ministri come uno sposo innamorato, per provare e gustare assieme a loro i sacri piaceri della mia divinità; ma, ahimè, non trovo posto nel loro cuore. Ascoltate ancora, amici miei, quanta dignità conferisco ai sacerdoti al di sopra degli angeli e degli uomini: ho dato loro il potere di fare cinque cose: legare e sciogliere in terra e in cielo; trasformare i miei nemici in amici di Dio, e i demoni peccatori in angeli virtuosi; predicare la mia parola; consacrare e santificare il mio corpo, cosa che nessun angelo può fare; toccare il mio corpo, cosa che nessuno di voi oserebbe fare». Libro IV, 133

Il Signore chiama i sacerdoti come uno sposo

«Io sono come lo sposo che conduce la sposa nella sua casa con mille prove d'amore. Ho unito a tal punto i preti a me, tramite il mio corpo, che erano in me ed io in loro; ma essi rispondono a quest'unione come un'adulte­ra che dice al marito: 'Le tue parole non mi piacciono; le tue ricchezze sono vane; la tua voluttà è come un veleno. Ci sono altre cose che voglio amare e seguire'. A queste parole lo sposo, dolce e mansueto, risponderà: 'Mia spo­sa, ascoltami, abbi pazienza. Le tue parole devono essere le mie, le mie ricchezze le tue; la mia volontà deve essere la tua, la tua voluttà la mia contentezza... Attiro a me i preti come uno sposo la sua sposa; fac­cio tutto quello che posso per loro; ma più li chiamo, più fuggono da me. Le mie parole non piacciono loro; essi considerano un peso le mie ricchezze; detestano la dolcezza delle mie parole come se fosse veleno. Li inse­guo avvertendoli come un padre colmo di pietà, tolle­randoli come un signore pieno di clemenza, attraendoli con doni come un dolce sposo; ma più li chiamo, più si allontanano da me». Libro IV, 135