Santo Rosario on line


Santa Brigida di Svezia





MISERICORDIA DIVINA - 1

Nella casa di Dio deve regnare l'umiltà

«Nella mia casa deve regnare l'umiltà assoluta, ep­pure essa è sommamente disprezzata... Infatti, chi in questo momento edifica case nel mio nome si comporta come gli architetti che prendono per i capelli il padrone dell'edificio quando vi entra, lo gettano per terra, e ren­dono onore al fango mentre calpestano l'oro. Ebbene costui fa lo stesso, perché edifica il fango, ossia innalza fino al cielo le cose temporali e periture e non si occupa delle anime, che sono più preziose dell'oro. Se desidero entrare nel suo cuore con la predicazione oppure con l'ispirazione e la contemplazione, mi prende per i capel­li e mi getta per terra, ossia maledice le mie parole e le disprezza come il fango e nonostante ciò si ritiene molto saggio. In verità, se volesse innalzare dei palazzi per me, edificherebbe innanzi tutto nel mio onore e per la sal­vezza delle anime... Ti mostrerò cosa significhi la casa che intendo co­struire. Questa casa è la religione, di cui io sono le fonda­menta, io che ho creato ogni cosa e attraverso cui ogni cosa è stata fatta ed esiste. In questa casa ci sono quat­tro muri: il primo è la mia giustizia, con cui giudicherò tutti quelli che vi si oppongono e la detestano; il secon­do è la mia saggezza, con la quale, grazie al mio splen­dore, illumino tutti coloro che vi abitano; il terzo è la mia potenza, con essa li conforterò e li rafforzerò contro le insidie del diavolo; il quarto è la mia misericordia, che riceve tutti quelli che la invocano. In questo muro si apre la porta della grazia, attra­verso cui vengono accolti coloro che me la chiedono. Il tetto della casa è la carità, con la quale copro i peccati di quanti mi amano, affinché tali peccati non ne causino la dannazione. La finestra del tetto, da dove entra il so­le, è la considerazione della mia grazia, attraverso cui il calore della mia divinità penetra nel cuore di chi abita in questa casa. Per quanto riguarda il fatto che il muro debba esse­re grande e forte, questo significa che nessuno può in­debolire le mie parole né distruggerle. Il fatto che que­sto muro debba essere poco alto indica che la mia sag­gezza può essere intesa e compresa in parte ma non del tutto. Le finestre, semplici e luminose, significano che attraverso le mie parole, sebbene semplici, la luce della conoscenza divina entra comunque nel mondo. L'altez­za limitata del tetto significa che le mie parole si manife­stano non in modo incomprensibile, bensì intelligibile». Libro I, 18

In che modo Dio concede la propria misericordia ai malvagi

«La mia misericordia perdona anche i malvagi in tre modi. Prima di tutto, grazie all'abbondanza del mio amore, poiché la pena eterna è lunga; con la mia grande carità, dunque, li sostengo sino alla fine della loro vita, ritardando di molto l'inizio delle lunghe pene che devo­no sopportare. In secondo luogo, con la mia bontà, af­finché la loro natura si consumi con il peccato e invec­chi perdendo la forza della gioventù; infatti, se morisse­ro giovani, troverebbero troppo lunga e amara la morte temporale. In terzo luogo, mediante la perfezione dei buoni e la conversione di qualche cattivo; infatti quan­do gli uomini buoni e giusti sono afflitti dai malvagi, ciò reca loro un vantaggio, poiché impedisce che pecchino e li rende meritevoli. Similmente, talvolta il fatto che i cattivi vivano fianco a fianco genera il bene, perché quando i malvagi considerano le azioni compiute da chi è come loro e la loro iniquità, dicono fra sé e sé: 'A che pro imitarli? Essendo Dio così paziente, conviene con­vertirsi piuttosto che offenderlo'. In questo modo, spes­so chi si era allontanato da me torna, perché detesta commettere le stesse cose dei malvagi; la sua coscienza, infatti, gli suggerisce che essi non devono fare cose simi­li. Per questo motivo si dice che chi è punto dallo scor­pione guarisce all'improvviso, se viene cosparso con l'olio di un altro scorpione morto: allo stesso modo un malvagio, vedendo le azioni funeste di un suo simile, si pente e, pensando alla vanità e all'iniquità altrui, guari­sce le proprie». Libro I, 25

Come nostro Signore sarebbe pronto a morire nuovamente per i peccatori

«Io sono Dio. I miei poteri sono infiniti. Ho creato tutte le cose perché fossero utili agli uomini e servissero tutte a istruire l'uomo; ma questi abusa di ognuna di es­se a suo svantaggio. E del resto si preoccupa poco di Dio e l'ama meno degli altri uomini. Durante la Passione, gli ebrei adirati mi inflissero tre tipi di pena: una fu il legno sul quale venni inchioda­to, flagellato e incoronato; l'altra fu il ferro con cui mi legarono i piedi e le mani; la terza fu il fiele che mi die­dero da bere. Inoltre bestemmiarono contro di me dicendo che ero uno stolto, poiché in tutta libertà mi ero esposto alla morte, e mi accusarono di dire menzogne. Quante persone di questa fatta ci sono al giorno d'oggi, persone che mi danno ben poche consolazioni poiché mi legano al legno con la loro volontà di pecca­re; mi flagellano con la loro impazienza, perché non una di loro tollera una parola per amore mio; e mi incorona­no con spine di superbia, in quanto desiderano essere più grandi di me. Mi trafiggono le mani e i piedi con il ferro della loro insensibilità, poiché si gloriano di aver peccato e diventano duri in modo da non temermi. Con il fiele mi offrono tribolazioni insopportabili; per la do­lorosa Passione che avevo accettato con gioia, mi credo­no uno sciocco e dicono che sono un bugiardo. In realtà sono così potente da sommergerli, e l'inte­ro mondo con loro, per via dei loro peccati, se solo lo volessi; e se li sommergessi, quelli che resterebbero mi servirebbero per timore; ma ciò non sarebbe giusto ed equo, poiché in realtà dovrebbero servirmi fedelmente per amore. Ora, se apparissi loro in modo visibile e di persona, i loro occhi non mi potrebbero guardare, né le loro orecchie sentirmi. Infatti, come può un mortale ve­dere un immortale? Certo che morirei senza tirarmi in­dietro, se fosse necessario e possibile, spinto dall'incom­parabile amore che provo per l'uomo». Allora apparve la Beata Vergine Maria, e suo Figlio le disse: «Cosa desideri, amatissima Madre mia?» Ed el­la rispose: «Ahimè! Figlio mio, abbi misericordia degli uomini per amore del tuo amore». E nostro Signore ri­prese: «Avrò misericordia di loro ancora una volta per amore tuo». Poi lo Sposo, nostro Signore, parlò alla sposa dicendo: «Sono Dio e Signore degli angeli. Sono Signore della morte e della vita. Io in persona desidero restare nel tuo cuore. Ecco quanto amore nutro per te: il cielo, la terra e tutto quello che contengono non può contenere me, eppure desidero rimanere nel tuo cuore, che è un semplice brandello di carne. E allora chi do­vrai temere? Di chi potresti avere bisogno dopo aver ri­cevuto dentro di te il Dio onnipotente che custodisce in sé ogni bene? Bisogna dunque che ci siano tre cose nel cuore che deve essere la mia dimora: il letto su cui riposarsi, la se­dia su cui sedersi, la luce per essere illuminati. Quindi, che nel tuo cuore ci sia un letto per il riposo e la quiete, affinché tu possa abbandonare i pensieri perversi e i de­sideri del mondo, e pensare incessantemente alla gioia eterna. La sedia deve essere la volontà di abitare con me, sebbene a volte tu ne abbia in eccesso: infatti è con­tro l'ordine naturale delle cose essere sempre nella me­desima condizione. Ora, rimane sempre nella stessa condizione chi desidera stare al mondo e non sedersi mai con me. La luce deve essere la fede, con la quale tu credi che io possa tutto e sia onnipotente al di sopra di ogni cosa». Libro 1, 30

I tre tipi di misericordia

Nostro Signore rispose all'angelo che pregava per la sposa del suo Signore, dicendogli: «Sei come un soldato che non abbandona mai il suo elmo, nemmeno quando è insoddisfatto e a cui la paura non fa mai distogliere gli occhi dalla lotta, benché sia cruenta. Sei saldo come una montagna, ardente come una fiamma. Sei come un mondo fulgido e per questo sei senza macchia. Doman­di misericordia per la mia sposa, nonostante tu sappia ogni cosa e la veda in me. Eppure, dimmi in sua presen­za quale misericordia chiedi per lei, perché ce ne sono tre tipi. La prima è quella con cui punire il corpo e per­donare l'anima, come venne fatto a Giobbe, mio servi­tore, la cui carne venne sottoposta a ogni genere di do­lore e la cui anima fu salvata. La seconda è quella con cui si perdonano il corpo e l'anima, liberandoli dalla pe­na, come accadde a quel re che godette di ogni sorta di piacere e che, durante la vita terrena, non provò nessun tipo di dolore nel corpo e nello spirito. Il terzo tipo di misericordia è quello con cui vengono puniti il corpo e l'anima, affinché si provino la tribolazione nella carne e il dolore nel cuore, come nel caso di San Pietro, San Paolo ed altri santi ancora. Sulla terra, infatti, gli uomini si dividono in tre stati: nel primo si trovano quelli che cadono nel peccato e si rialzano di nuovo; lascio che talvolta siano afflitti dalle tribolazioni fisiche, in modo che si salvino. Nel secondo ci sono coloro che vivrebbero volentie­ri per sempre in modo da peccare in eterno; i loro desi­deri sono legati e guastati dal mondo, tanto che se fan­no qualcosa per me, è con l'intento di aumentare ed ac­crescere le cose temporali. Essi non provano né tribola­zioni corporali, né una grande afflizione spirituale, ma vengono lasciati in balia della loro potenza e nella loro volontà, poiché, in cambio di un bene modesto compiu­to per amore mio, in questo mondo ricevano la loro ri­compensa, ma subiscano la dannazione eterna nell'altro: essendo eterna la loro volontà di peccare, eterna sarà anche la loro pena. Al terzo stato appartengono coloro che temono più di offendermi che la pena che ne conseguirebbe, e pre­ferirebbero essere tormentati in eterno da supplizi intol­lerabili piuttosto che provocare la mia collera e la mia indignazione. Ad essi sono date le tribolazioni corporali e spirituali - come a San Pietro, a San Paolo e ad altri santi ancora - perché facciano ammenda, in questo mondo, di tutto quanto hanno compiuto sulla terra, op­pure siano purificati per qualche tempo, in modo da ot­tenere in seguito una gloria maggiore e dare il buon esempio. Ebbene, io manifesto questa triplice misericordia in questo regno a tre persone che conosci. Ora, angelo e mio servitore, che misericordia chiedi per la mia sposa?» L'angelo rispose: «Chiedo la misericordia dell'anima e del corpo, affinché ella faccia ammenda in questo mondo di tutti i suoi errori e non venga giudicato nes­suno dei suoi peccati». Nostro Signore riprese: «Sia fatta la tua volontà». Poi parlò alla sposa: «Sei mia, per questo farò di te ciò che vorrò. Non amare altro che me e purificati dal pec­cato, seguendo gli avvertimenti e i consigli di coloro ai quali ti ho affidata. Non nascondere loro nessun pecca­to ed esaminali tutti; non pensare di aver commesso peccati di secondaria importanza e non trascurarne nemmeno uno, perché terrò a mente ogni cosa che tralascerai, e la giudicherò. Nessuno dei tuoi peccati com­messi in questa vita, che non sia stato cancellato dalla penitenza, sfuggirà al mio giudizio terribile; i peccati per i quali non avrai fatto penitenza nella vita terrena, saranno scontati in purgatorio o in qualche altro modo oppure con giudizio segreto, qualora non vengano scontati in questo mondo con giusta soddisfazione». Libro I, 36

Come la fede, la speranza e la carità abbiano animato Gesù Cristo durante la Passione, e si trovino a livello imperfetto in noi, esseri miserabili

«Ho avuto tre cose nella mia morte: la prima, la fede o, per meglio dire, un consenso, ben sapendo che mio Padre avrebbe potuto liberarmi dalla Passione se lo avessi supplicato in ginocchio. La seconda, la speranza, ossia un'aspettativa, mentre ripetevo: 'Non sia fatta la mia volontà, ma quella del Padre'. La terza, l'amore, quando dicevo: 'Sia fatta la tua volontà'. Provai anche delle angosce corporali dovute al natu­rale timore della Passione, quando dal mio corpo uscì un sudore di sangue affinché i miei amici non credesse­ro di essere stati abbandonati nelle paure e nelle tribola­zioni. Attraverso me ho mostrato loro che l'infermità della carne si sottrae sempre alle pene; tuttavia forse ti chiederai in che modo dal mio corpo sia uscito il sudore di sangue. Ebbene, così come il sangue di un infermo si asciuga e si consuma nelle vene, per il dolore naturale causato dalla morte ormai prossima anche il mio sangue si era consumato. Infine l'amore di mio Padre - desideroso di indicare la strada che conduce in cielo e di mostrare che l'uo­mo, dopo esserne stato cacciato, poteva farvi ritorno - mi ha abbandonato nella Passione, affinché in seguito il mio corpo fosse glorificato: di diritto e per giustizia, la mia umanità non poteva giungere diversamente alla gloria, sebbene potesse farlo grazie alla potenza della mia divinità. Allora come possono meritare di entrare nella gloria quelli che hanno poca fede, una speranza vana e una ca­rità nulla? Se credessero alle gioie eterne ed ai supplizi terribili, non vorrebbero altro che me. Se si convinces­sero che vedo e so ogni cosa, che sono potente in tutto e chiedo conto di tutto, troverebbero meschino il mondo, ed avrebbero timore di offendermi più per il rispetto che nutrono nei miei confronti che per lo sguardo degli uomini. Se avessero una speranza salda, allora il loro spirito e i loro pensieri sarebbero per me. Se fossero ca­ritatevoli, penserebbero a tutto quello che ho fatto per amore loro, quali siano stati la mia pena nella predica­zione e il mio dolore nella Passione, preferendo morire piuttosto che abbandonarli alla perdizione. Ma la loro fede vacilla e minaccia di crollare, perché sono convinti di non essere tentati, e diffidano di me quando sono contrariati. La loro speranza è vana, poi­ché sperano che i loro peccati siano perdonati senza la giustizia e la verità del giudizio. Pensano di ottenere gratuitamente il Regno dei cieli; desiderano ricevere mi­sericordia senza giustizia. La loro carità nei miei con­fronti è fredda, perché non si infiammano mai al punto di cercarmi, se non sono costretti dalle tribolazioni. Co­me potrei essere con loro se non hanno una fede retta, una speranza salda, un amore fervido? Per questo, quando gridano e chiedono misericor­dia, non meritano né di essere ascoltati, né di essere nel­la mia misericordia; nessun soldato, infatti, può essere stimato dai superiori, né pensare di ottenere la grazia dopo la caduta, se non si è umiliato per l'errore di cui si è reso colpevole». Libro 1,39

In questo mondo ci sono cinque case in cui vivono cinque tipi di abitanti

«È inammissibile il fatto che il Signore di tutte le co­se e il Re della gloria sia disprezzato» diceva la Santa Vergine Maria. «Si è spostato da un luogo all'altro come un pellegrino e un viaggiatore, picchiando su ogni porta per essere accolto. Il mondo, infatti, era come un terre­no in cui c'erano cinque case. Quando mio Figlio giunse alla prima casa con abiti da pellegrino, bussando parlò così: 'Amico mio, aprimi; introducimi nel tuo riposo e nella tua abitazione, perché ho paura che mi assalgano gli animali selvatici e che la rugiada o la pioggia cadano su di me. Dammi i tuoi ve­stiti per proteggermi dal freddo è coprirmi quando so­no nudo. Dammi il tuo cibo per saziare la mia fame, le tue bevande per calmare la mia sete, e per questo rice­verai la ricompensa del tuo Dio'. Chi si trovava in casa rispose: 'Sei troppo impazien­te: perciò non puoi andare d'accordo né abitare con noi. Sei troppo grande e quindi non abbiamo di che ve­stirti. Sei troppo avido e ingordo, dunque non potrem­mo saziarti: la tua cupidigia non ha fine'. Nostro Signore, che stava fuori come un pellegrino, rispose nuovamente: 'Amico mio, fammi entrare con gioia e schiettezza, perché non occupo spazio. Dammi i tuoi abiti: ce ne sono in casa tua, andrà bene anche una povera veste per riscaldarmi. Dammi il tuo cibo, poiché basta una briciola per saziarmi, e una piccola goccia d'acqua mi rinfrescherà e mi infonderà nuovo vigore'. Colui che era nella casa rispose di nuovo: 'Ti cono­sciamo benissimo: sei umile a parole e importuno con le domande. Sembri modesto e dai l'impressione di accon­tentarti di poco, ma sei troppo affamato per essere sod­disfatto. Sei molto freddoloso ed è difficilissimo coprir­ti. Vattene, non ti ospiterò'. Allora si recò alla seconda casa e disse: 'Amico mio, aprimi e guardami, perché ti darò tutto ciò di cui hai bi­sogno e ti difenderò dai tuoi nemici'. Chi era dentro rispose: 'I miei occhi sono deboli, la tua presenza nuocerebbe loro. Possiedo tutto in abbon­danza e non mi interessa quello che hai tu; sono forte e potente: chi potrebbe danneggiarmi?' Allora, giungendo alla terza casa, disse: 'Amico mio, ascoltami; stendi la tua mano e toccami; apri la bocca e assaporami'. Chi era dentro la casa gli disse: 'Grida più forte e ti accontenterò. Se sei morbido ti toccherò; se sei amabile ti riceverò; se sei gentile ti farò entrare'. Gesù se ne andò alla quarta casa, la cui porta era socchiusa, e disse: 'Amico mio, se ritieni che il tuo tem­po sia impiegato male, accoglimi nella tua casa. Se tu riuscissi a sentire quello che ho fatto per te, proveresti compassione per me. Se pensassi con attenzione a quante volte mi hai offeso, gemeresti e mi chiederesti perdono'. Il proprietario rispose: 'Siamo mezzi morti dal desi­derio a forza di aspettarti, per questo abbi compassione delle nostre miserie e noi ti daremo liberamente quello che chiedi. Guarda la nostra povertà, pensa all'ango­scia del nostro corpo, e saremo pronti a tutto ciò che vorrai'. Allora arrivò alla quinta casa, la cui porta era com­pletamente aperta, e disse: 'Amico mio, desidero entra­re qui liberamente; ma sappi che cerco un riposo mi­gliore di quello che danno le piume; un calore maggiore di quello che dà la lana; una carne più fresca di quella che possono dare gli animali'. Quelli che erano all'interno, gli risposero: 'Ai nostri piedi ci sono dei martelli con i quali spaccheremo le os­sa dei nostri piedi e delle nostre cosce per darti il midol­lo necessario al tuo riposo. Apriremo le nostre viscere: entra dentro di loro se le desideri, poiché così come per te nulla è più morbido del midollo, allo stesso modo nulla ti terrà più caldo delle nostre viscere. Il nostro cuore è più fresco e ricco di quello degli animali: lo ta­glieremo affinché tu te ne possa cibare. Devi semplice­mente entrare. Sei dolce affinché possiamo assaporarti e desiderabile perché possiamo gioire di te'. I cinque abitanti di queste case simboleggiano cin­que condizioni in cui si trovano gli uomini: i primi sono i cristiani infedeli, secondo i quali i giudizi di mio Figlio sono ingiusti, le sue promesse vane e i suoi comanda­menti intollerabili. Sono coloro che dicono dei predica­tori di mio Figlio: 'Parlano secondo i loro pensieri; pre­dicano secondo la loro intelligenza; dicono delle be­stemmie'. Se fosse onnipotente, egli si vendicherebbe delle ingiurie subite; è tanto alto e grande che non può essere vestito; così insaziabile da non potersi saziare; co­sì impaziente da non poter vivere con nessuno. Pensano che sia lontano perché, a causa della loro pusillanimità nelle azioni e nell'amore, non si sforzano di andare in­contro alla sua bontà; lo definiscono grande perché la loro lubricità non ha né limite né misura; hanno un'opi­nione pessima ed errata di lui e ne pensano male ancora prima di conoscerlo; poiché il cielo e la terra non basta­no loro, lo accusano di essere insaziabile in quanto esige che l'uomo dia tutto quello che ha di meglio per l'ani­ma; lo credono molto impaziente per potergli attribuire dei vizi e sostenere che suscita sentimenti contraddittori nella volontà delle persone. Ora, mio Figlio è onnipotente in cielo e sulla terra; Creatore di tutte le cose, non è stato creato da nessuna di esse, poiché viene prima delle cose e dopo di lui non molto grande in ogni cosa e al di sopra di tutte. Sebbe­ne sia potente, desidera la salvezza degli uomini, lui che non ha bisogno di abiti, lui che copre ogni cosa, lui che è vestito in eterno e invariabilmente dell'onore e della gloria perpetua. Lui, pane degli angeli e degli uomini, che sazia tutte le cose e che non ha bisogno di nulla, de­sidera essere saziato dall'amore degli uomini. Lui, il riformatore e il creatore stesso della pace, chiede loro la pace. Dunque, chiunque lo vorrà dentro di sé, potrà sa­ziarlo con spirito gioioso e buona volontà; sarà suffi­ciente una sola briciola di pane; bastano una rete per vestirlo se la carità è ardente, e una goccia d'acqua per placare la sua sete se l'amore è puro e onesto. Chi ha una devozione ardente e costante, può riceverlo nel suo cuore e parlargli, perché Dio è spirito. Per questo desi­dera tramutare le cose corporali in spirituali e le cose periture in eterne. Inoltre ritiene che venga fatto a lui tutto ciò che viene fatto ai suoi amici, e non considera soltanto le opere in sé e la loro portata, ma la volontà fervida e l'intento con cui è stata compiuta una certa azione. Tuttavia più mio Figlio grida nella loro anima con ispirazione segreta e intelligibile e li avverte mediante i suoi predicatori, più gli uomini rendono insensibile la loro volontà e irrigidiscono il loro spirito contro di lui. Essi non lo ascoltano, non gli aprono la porta del loro cuore e non lo fanno entrare con opere d'amore e di ca­rità. Perciò verrà il tempo in cui la falsità su cui fondano le loro vite sarà annientata, mentre verrà esaltata la ve­rità e si manifesterà la gloria di Dio. Per quanto riguarda il secondo tipo di persone, esse si reputano molto assennate; ritengono che la loro sag­gezza sia giustizia legale; predicano da sé le proprie opere e le preferiscono a tutte le altre. Se sentono parla­re delle azioni di mio Figlio, le ritengono vili e sprege­voli; se odono le sue parole e i suoi comandamenti, si indignano; si ritengono peccatori é infetti, se pensano e sentono quello che lo riguarda. Si credono ancora più infelici e miserabili se ne imitano le opere. Finché go­dranno di buona salute, penseranno di essere potenti al punto di fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze. Per questo la loro speranza sarà annientata e la loro gloria si tramuterà in confusione. Il terzo tipo di persone grida e si beffa di lui: 'Chi è Cristo? Se è mite e generoso nel dare le cose presenti, lo riceveremo volentieri; se è clemente nel perdonare i peccati, l'onoreremo liberamente'. Ma l'occhio dell'in­telligenza di queste persone è chiuso, perché esse non comprendono la giustizia e la misericordia divina; si tappano le orecchie per non sentire quello che mio Fi­glio ha fatto per amore loro e per amore di tutti; si chiu­dono con forza la bocca e non si interrogano su ciò che è loro utile e conveniente; chiudono le mani e non vo­gliono lavorare; non desiderano cercare la strada con cui potrebbero sottrarsi alla menzogna e trovare la ve­rità. Poiché non vogliono ascoltare e prestare attenzione pur avendone il tempo, cadranno con la loro casa e sa­ranno sepolti nella tempesta. Il quarto tipo di abitanti è costituito da persone che sarebbero volentieri cristiane se sapessero in che modo accontentare mio Figlio e se qualcuno le aiutasse e le istruisse. Attraverso il clamore interiore dell'amore ed altri segni, esse avvertono quanto mio Figlio abbia sof­ferto per tutti. Perciò gli gridano con fiducia: 'Signore! Siamo venuti a sapere che hai promesso di darci te stes­so, e ti aspettiamo. Vieni e tieni fede alla tua promessa, perché vediamo che nei servitori dei falsi dei non c'è virtù divina, né carità per le anime, né grande castità, bensì amicizia per le cose corporali e piacere per l'ono­re terreno. Abbiamo sentito anche qualcosa della tua legge e udito le tue prodigiose meraviglie di misericor­dia e giustizia. Dalle parole dei profeti abbiamo appreso che attendevano colui di cui avevano predetto la venu­ta. Per questo, Signore pio e clemente, vieni perché ti daremo volentieri noi stessi e abbiamo udito che nell'amore delle anime stanno l'uso discreto di tutte le cose, la purezza perfetta e la vita eterna. Vieni presto, dunque, perché siamo quasi morti a forza di aspettarti. Vieni e illuminaci'. Questo gridano a mio Figlio, perciò la loro porta è semiaperta. In effetti, hanno una reale volontà di com­piere il bene, che, tuttavia, non si è ancora manifestata. Sono loro che meritano la grazia e la consolazione di mio Figlio. Nella quinta casa si trovano i miei amici e i miei fi­gli; la porta interna del loro spirito è completamente spalancata a mio Figlio. Essi odono con schiettezza il suo appello e la sua invocazione e non solo gli aprono la porta di casa quando bussa, ma lo precedono con gioia quando lo vedono arrivare; rompono e spezzano con il martello dei precetti divini tutto ciò che non è giusto e retto in loro e preparano il riposo di mio Figlio non in un letto di piume, bensì nella melodia e nell'accordo delle virtù e nella mortificazione dei loro affetti, che so­no il midollo delle virtù. Essi danno a mio Figlio un calore che non è generato dalla lana ma dall'amore ardente; infatti gli prepara­no un pasto più fresco della carne e tale che, nel loro cuore, non desiderano niente e non amano nulla all'infuori di Dio. Nel loro cuore abita il Signore del cielo, e Dio, che pasce tutti, è saziato dal loro amore. Essi hanno sempre lo sguardo fisso sulla porta, per paura che entri il nemico; le loro orecchie sono sempre tese verso il Signore, ma le mani sono pronte per com­battere lo straniero. Fai il possibile per imitarli, figlia mia, perché le loro fondamenta sono edificate sulla pie­tra dura, mentre le altre case sono state erette sul fango e dunque crollano al primo soffio di vento». Libro Il, 3

La Santa Vergine Maria dichiara la propria umiltà a sua figlia, Santa Brigida

Il mantello simbolo di umiltà e le condizioni della vera umiltà e dei suoi mirabili frutti «Numerose persone si stupiscono e si meravigliano del fatto che parli con te: in verità, lo faccio per manife­stare la mia umiltà; poiché, così come il cuore non gioi­sce se una parte del corpo marcisce e non torna ad esse­re sana come prima, allo stesso modo io non mi rallegro se un peccatore qualsiasi non torna a me con cuore sin­cero e facendo davvero ammenda, cosa che mi dispor­rebbe subito ad accoglierlo con favore. Tutti mi chia­mano Madre di misericordia. In verità, figlia mia, la mi­sericordia di mio Figlio mi ha reso misericordiosa. Per questo sarà miserabile chi non si accosta alla misericor­dia nonostante abbia la possibilità di farlo. Vieni dunque, vieni figlia mia, e nasconditi sotto il mio mantello: fuori è poco pregiato ma dentro è molto utile grazie a tre qualità: protegge dai venti temporaleschi e dalle tempeste; dall'inclemenza del tempo e dal rigore del clima e ripara dalle nuvole e dalla pioggia. Questo mantello non è altro che la mia umiltà: essa sembra spregevole a chi è legato alle cose terrene, e as­surda per poter essere imitata: infatti cosa c'è di così spregevole se non essere chiamati stolti o andare in col­lera quando si è offesi, e non rispondere a tono agli al­tri? Cosa c'è di così disprezzabile se non lasciare tutto per poi averne bisogno? Cosa c'è di così duro e doloro­so per chi è legato alle cose di questo mondo, se non dissimulare le ingiurie ricevute e credersi, sentirsi e rite­nersi il più umile e indegno di tutti? Figlia mia, tali era­no la mia umiltà e la mia gioia e tale era la mia volontà di non piacere ad altri che a mio Figlio. In verità, quest'umiltà ha tre vantaggi per chiunque mi imiti. Innanzitutto difende dalle tempeste e dalle bu­fere, dagli obbrobri degli uomini e dal loro disprezzo: infatti, così come il vento forte e impetuoso spinge l'uo­mo dove vuole lui e gli fa soffrire il freddo, allo stesso modo gli obbrobri prostrano con facilità l'uomo impa­ziente e legato alle cose del mondo e scatenano in lui le passioni. Ma chiunque aspiri alla mia umiltà, pensi al fat­to che io, Signora del mondo, sento tutto e che le sue pa­role non sono come il vento, poiché subito dopo averle ascoltate con umiltà, sarà consolato. Per che motivo le persone legate alle cose terrene non hanno la pazienza di tollerare le parole e gli obbrobri, se non perché cercano più la loro lode che quella di Dio e sono privi di umiltà? Infatti la loro bocca e il loro occhio sono sempre pronti a peccare. Dunque, sebbene la giustizia scritta dica che non bisogna ascoltare né sopportare senza motivo parole ingiuriose, è comunque una grande virtù e un grande merito ascoltarle e sopportarle per amore di Dio. In secondo luogo, la mia umiltà difende dal freddo, ossia dall'amicizia della carne che ci brucia e ci raffred­da nei confronti dell'amore divino, un'amicizia nella quale l'uomo è amato non per quello che è, ma per amore delle cose presenti. Come chi parla in questi ter­mini: 'Cibatemi ed io vi ciberò, perché non ho di che nutrirvi dopo la morte; onoratemi ed io vi onorerò, per­ché mi importa poco dell'onore futuro'. Senza dubbio quest'amicizia è fredda e non è riscaldata da Dio; essa è dura come neve gelata nei confronti dell'amore e della compassione per il prossimo in difficoltà, e non conosce reciprocità; infatti non appena la compagnia e la tavola vengono sciolte, l'utilità dell'amicizia si perde e svani­scono i suoi frutti. Ora, chiunque imiti la mia amicizia, fa del bene a tutti per amore mio, sia agli amici che ai nemici: agli amici, in quanto essi rimangono costante­mente nell'onore di Dio; ai nemici, perché sono creatu­re di Dio e forse un giorno saranno davvero buoni. In terzo luogo, meditare sulla mia umiltà difende dalla pioggia e dall'inondazione dell'acqua che cade dalle nubi: infatti da dove arrivano le nuvole se non da­gli umori e dai vapori terrestri che salgono verso l'alto? Attratte dai raggi di sole, si congelano in aria e qui si tramutano in pioggia, grandine e neve. Ora, proprio co­me le nuvole, il corpo ha tre caratteristiche: vede, ascol­ta e sente. Poiché vede, desidera quello che vedono i suoi oc­chi e aspira a possedere il bene e la bellezza in grande quantità. Ora, cos'è tutto questo se non una pioggia che contamina l'anima con il desiderio di avere e di accu­mulare beni, e che l'agita con le preoccupazioni, dissi­pandola con pensieri inutili e turbandola per ciò che ha perso? Tra le cose che ascolta, il corpo fa attenzione alle proprie lodi e ai propri onori, all'amicizia del mondo e a tutto quanto è piacevole e delizioso per il corpo stesso e miserabile per l'anima. Tutte queste cose non sono al­tro che neve destinata a sciogliersi subito, che raffredda l'anima nei riguardi dell'amore per Dio, la rende insen­sibile e l'irrigidisce nei confronti dell'umiltà. Infine, di quello che sente, il corpo avverte quanto riguarda la sua voluttà e il suo riposo. E tutto questo cos'è se non grandine fatta d'acqua gelata, che rende l'anima arida e sterile nei confronti delle cose spirituali, forte per le cose del mondo, facile e incline ai piaceri del corpo? Per questo chiunque desideri essere libero e al sicu­ro da questa grandine, cerchi la protezione della mia umiltà e la segua, perché attraverso essa l'anima è scevra dalla cupidigia della vista e quindi non desidera ciò che è illecito. Grazie all'umiltà, essa è tenuta al riparo dai pericoli dei piaceri dell'udito, in modo che non ascolti nulla che vada contro la verità, ed è tenuta lontano dalla voluttà della carne, affinché non cada nelle sue azioni illecite. In verità vi dico che meditare sulla mia umiltà - non solo con il pensiero, ma anche con le opere - è utile come un mantello che tiene caldo a chi lo porta; perché il mantello non riscalda se non lo si indossa; né la mia umiltà reca vantaggio a quanti la considerano sì con at­tenzione, ma non si sforzano, a seconda delle loro capa­cità, di seguirla, di metterla in pratica e di imitarla. Per questo, figlia mia, rivestiti di quest'umiltà nella misura delle tue possibilità. Le donne legate alle cose del mondo si mettono mantelli superbi fuori e di scarso valore dentro; rifuggi da questi abiti, perché non potrai mai avere il mantello dell'umiltà se, innanzitutto, non disprezzerai l'amore per il mondo; se non avrai conside­rato con maturità la misericordia divina e la tua ingrati­tudine; se non avrai meditato ed esaminato quello che hai fatto e che fai e quale condanna meriterai il giorno del giudizio. Perché pensi che io, Vergine e Madre di Dio, mi sia umiliata moltissimo - motivo per cui ho meritato così tanta grazia -, se non per il fatto che ho sempre pensato e saputo che non avevo nulla di mio e che nulla di buo­no derivava da me come mio? Conscia di ciò, non ho voluto essere lodata per questa mia umiltà, anzi l'ho at­tribuita al mio Dio che ne è autore e Creatore. Per questo, figlia mia, cerca rifugio nel mantello del­la mia umiltà e pensa che sei più peccatrice di tutte le creature del mondo; perché anche se vedi alcune perso­ne comportarsi male, non puoi sapere che fine faranno domani, né quali mire e intenzioni determinino le loro azioni, se il loro comportamento sia intenzionale o do­vuto a una debolezza. Per questo non preferire né giu­dicare nessuno nel tuo cuore». Libro 11, 23

Come non dimenticare i peccati veniali, affinché non ci inducano in peccati mortali

Il Figlio di Dio eterno parlò alla sua sposa, dicendo­le: «Perché sei inquieta e provi ansia?» Ella rispose: «Perché sono assalita da una moltitudine di pensieri va­ri e inutili che non riesco a scacciare; e sentir parlare dei tuoi terribili giudizi mi turba». Il Figlio di Dio rispose: «È questa la vera giustizia: così come prima godevi degli affetti del mondo contro la mia volontà, allo stesso modo ora permetto che sva­riati pensieri ti importunino contro la tua volontà. Tut­tavia, temi con moderazione e abbi fiducia in me, tuo Dio, sapendo con certezza che quando la volontà non prova piacere nei pensieri del peccato ed anzi li scaccia perché li detesta, essi fungono da purificazione e da co­rona per l'anima. Se provi piacere nel commettere qualche piccolo peccato che sai essere tale e malgrado questo lo compi, nutrendo fiducia nell'astinenza e nella presunzione del­la grazia, senza pentirti né dare altra soddisfazione, eb­bene sappi che ciò ti dispone al peccato mortale. Se, dunque, la tua volontà si diletta in un qualsiasi peccato, pensa subito alle conseguenze e pentitene, perché nel momento in cui la natura è debilitata dal peccato lo commette più di sovente; non c'è uomo, infatti, che non pecchi almeno venialmente. Ma Dio, nella sua immensa misericordia, ha fornito all'uomo il rimedio della vera contrizione di tutte le colpe, anche quelle che abbiamo scontato, per paura che non siano state espiate a sufficienza; il Padre, infat­ti, non odia nulla quanto il peccato e quanto l'insensi­bilità di chi non si cura di abbandonarlo e crede di me­ritare più degli altri; tuttavia Dio ti permetterà di com­piere il male, perché fai anche del bene; quand'anche tu stessa compissi mille buone azioni per ogni peccato, non potresti compensare uno dei mali minori commes­si, né soddisfare Dio, l'amore che nutre nei tuoi con­fronti e la bontà che ti ha trasmesso. Se non riesci a scacciare i pensieri, sopportali dunque con pazienza e sforzati di opporti ad essi con la volontà, anche se si in­sinuano nella tua mente; sebbene tu non possa impedi­re loro di entrarvi, puoi comunque fare in modo di non trarne diletto. Evita con timore che la superbia, tuo malgrado, sia causa della tua rovina, perché chiunque resiste senza ca­dere, permane nella virtù dell'unico Dio. Il timore, quindi, permette di accedere al cielo; molti, infatti, sono caduti nei precipizi e nella morte perché avevano ab­bandonato questa paura, e hanno avuto vergogna di confessare i loro peccati davanti agli uomini, mentre non si sono vergognati di commetterli davanti a Dio: es­si, infatti, non si sono preoccupati di chiedere perdono per un piccolo peccato. Poiché non mi degnerò di rimettere e perdonare la loro colpa, i peccati si moltiplicheranno in ogni loro azione; quindi ciò che era veniale e remissibile con la contrizione, sarà aggravato dal disprezzo, come puoi ve­dere in quest'anima giudicata ora. Ella, infatti, dopo aver commesso un atto veniale e remissibile, lo ha acui­to con la consuetudine, fidando in qualche buona azio­ne compiuta, senza considerare che io giudico ogni mi­nima cosa; così l'anima, lasciandosi andare ai piaceri sregolati che le erano consueti, non li ha corretti, né ha represso la volontà del peccato, finché non ha visto ap­prossimarsi il Giudizio e la fine dell'esistenza. Per que­sto, al volgere della vita, d'un tratto la sua coscienza è caduta in uno stato di sciagurata confusione: da una parte le doleva essere prossima alla morte, non volendo separarsi dalle misere cose temporali che amava; dall'al­tra sapeva che Dio soffriva e che l'avrebbe attesa sino all'ultimo momento. Ella, infatti, avrebbe voluto abban­donare la volontà libertina che la spingeva a commette­re il peccato, ma poiché tale volontà non si correggeva, l'anima era tormentata in modo incessante. Il diavolo, sapendo che ognuno viene giudicato se­condo la propria coscienza e la propria volontà, cerca particolarmente di illudere l'anima, per farla deviare dalla retta via; e Dio lo permette perché l'anima non ha voluto vegliare su di sé quando invece avrebbe dovuto farlo». Libro III, 19