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Vita di San Pietro di San Giovanni Bosco





Pietro cercato a morte; Gesù gli appare e gli predice imminente il martirio. Testamento di questo Apostolo. Anno di Gesù Cristo 68; dell'era volgare 64.

Finalmente era giunto il momento che si dovevano compiere le predizioni fatte da Gesù Cristo intorno alla morte del suo Apostolo. Tante fatiche meritavano di essere coronate colla palma del martirio. Mentre un giorno sentivasi tutto ardere di amore verso la persona del Divin Salvatore, e vivamente desiderava di potersi quanto prima congiungere a lui, viene sorpreso da' persecutori che in un momento lo legano e lo conducono in prigione. La Divina Provvidenza dispone che Nerone dovesse per affari di governo allontanarsi per qualche tempo da Roma; sicchè s. Pietro dovette star circa nove mesi nelle carceri. Ma i veri servi del Signore sanno promuovere la sua gloria in ogni tempo e in ogni luogo. Nell'oscurità della prigione esercitando Pietro le cure del suo apostolato e specialmente il ministero della divina parola, ebbe la consolazione di guadagnare a Gesù Cristo i due custodi della carcere di nome Processo e Martiniano ed altre 47 persone che si trovavano rinchiuse nel medesimo luogo.

È fama confermata dall'autorità di accreditati scrittori che non essendo colà acqua per amministrare il battesimo a quei novelli convertiti, Iddio facesse scaturire in quello istante un fonte perenne, le cui acque continuano a scaturire oggidì. I ministri dell'imperatore tentarono più volte di vincere la costanza del s. Apostolo, ma tornando inutile ogni loro sforzo, e per soprappiù vedendo, che fra le stesse catene non cessava di predicar Gesù Cristo e così accrescere il numero dei cristiani, determinarono di farlo tacere colla morte. Era un mattino, quando Pietro vide aprirsi la carcere. Entrano i carnefici, lo legano strettamente e gli annunziano che doveva essere condotto al supplizio. Oh allora il suo cuore fu pieno di allegrezza. Io godo, andava esclamando, perchè presto vedrò il mio Signore. Presto andrò a trovare Colui che ho amato e da cui ho ricevuto tanti segni d'affetto e di misericordia.

Prima di essere condotto al supplizio, il santo Apostolo secondo le leggi romane dovette essere sottoposto a dolorosa flagellazione; la qual cosa gli cagionò somma gioia, perchè egli vedevasi seguire il suo Divin Maestro negli stessi tormenti; perciocchè prima di essere posto, in croce egli era stato sottoposto a crudelissima flagellazione.

Anche la strada, da lui percorsa andando al supplizio, merita di essere notata. I Romani conquistatori del mondo dopo aver soggiogate nazioni apparecchiavano la pompa del trionfo sopra un magnifico carro nella valle del Vaticano e di là per la via sacra trionfanti ascendevano al Campidoglio. S. Pietro egli pure dopo aver sottomesso quasi il mondo intiero al soave giogo di Cristo, vien tratto fuori dal carcere detto Mamertino e per la medesima strada condotto al luogo ove si preparavano quelle grandi solennità e celebrava anch'egli la cerimonia del trionfo ed offeriva se stesso in olocausto al Signore fuori della porta di Roma siccome fuori di Gerusalemme era stato crocifisso il suo Divin Maestro.

Fra il colle Gianicolo ed il Vaticano era una valle dove raccogliendosi delle acque formavasi una palude. In riva a questa palude era il luogo destinato al martirio del più grand'uomo del mondo. L'intrepido atleta giunto al luogo del patibolo ride che gli era apparecchiata la croce sopra cui era condannato a morire. Egli che non solo ove si trattava di gloria, ma nell'ignominia medesima, aveva imparato a scegliere l'ultimo luogo, reputava onore per lui troppo grande morire nella stessa maniera che era morto il suo Divin Maestro. Perciò temendo di dar occasione di crederlo forse uguagliato al medesimo Gesù Cristo nella gloria della passione, pregò i suoi crocifissori che per grazia volessero farlo morire col capo all'ingiù. Siccome tal maniera di morire veniva a farlo patire di più, così la grazia gli fu facilmente concessa. Ma il corpo di lui naturalmente non polevasi tenere sulla croce, se le mani ed i piedi fossero unicamente conficcati coi chiodi, perciò furono strette con funi le sante sue membra a quel duro tronco.

Era stato accompagnato al luogo del supplicio da una turba infinita di cristiani e d'infedeli. E l'uomo di Dio in mezzo agli stessi tormenti quasi dimentico di se stesso, consolava i primi, perchè non si affliggessero per lui; si adoperava per salvar i secondi con esortarli a lasciar il culto degl'idoli ed abbracciare il vangelo affinchè potessero conoscere l'unico vero Dio, creatore di tutte le cose. Il Signore che dirigeva sempre lo zelo di sì fedele ministro lo consolò in quelle ultime agonie colla conversione di un gran numero d'idolatri d'ogni condizione e d'ogni sesso. S. Ef. Sir.

S. Pietro riportava sopra la croce così nobile trionfo il 29 giugno, l'anno settantesimo di Gesù Cristo e sessantesimo sesto dell'era volgare. Nello stesso giorno che s. Pietro moriva in croce, s. Paolo sotto la spada dello stesso tiranno glorificava Gesù Cristo con aver tronca la testa. Giorno veramente glorioso per tutte le chiese della cristianità, ma specialmente per quella di Roma, la quale dopo essere stata da Pietro fondata, e lungamente pasciuta colla dottrina di ambidue questi Principi degli Apostoli, è ora consacrata dal loro martirio, dal loro sangue, e sublimata sopra tutte le chiese del mondo.

Così mentre era imminente la distruzione della città santa di Gerusalemme, e doveva essere arso il suo tempio, Roma che era la capitale e la padrona di tutte le nazioni, diventava per mezzo di quei due apostoli la Gerusalemme della nuova alleanza, la città eterna; e tanto più gloriosa della vecchia Gerusalemme, quanto la grazia del vangelo e il sacerdozio della nuova alleanza sono più grandi del sacerdozio, di tutte le cerimonie e figure della legge antica.

Il tempo del pontificato di s. Pietro fu di 35 anni, 3 mesi e 4 giorni. Tre anni li passò specialmente in Gerusalemme. Tenne poi la sua cattedra sette anni in Antiochia, il rimanente a Roma.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/