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Vita di San Pietro di San Giovanni Bosco





S. Pietro fa risuscitare un morto. Anno di Gesù Cristo 66.

Nella risurrezione di quel giovane Simone ivrebbe dovuto ammirare la bontà e la carità di Pietro, e riconoscere in pari tempo l’intervento della potenza divina, quindi abbandonare il demonio cui da tanto tempo serviva; ma la sua superbia lo rese vie più ostinato. Animato dallo spirito di Satana s'inferocì più che mai e risolse a qualunque costo di far vendetta contro a s. Pietro. Con questo pensiero si portò egli un giorno da Nerone, e gli disse come egli era disgustato de' Galilei, cioè dei cristiani, e che aveva risoluto di abbandonar il mondo, e che per dare a tutti una prova infallibile della sua divinità, voleva salire da se stesso al Cielo.

A Nerone piacque assai la proposta; e poichè desiderava trovar sempre nuovi pretesti onde perseguitare i cristiani, fece avvisar s. Pietro, il quale secondo lui passava per un gran conoscitore di magia, e lo sfidò a fare altrettanto e mostrare che Simone era un bugiardo; che se ciò non avesse fatto, veniva egli stesso giudicato bugiardo ed impostore, e come tale l'avrebbe pagata colla testa. L'apostolo appoggiato alla protezione del cielo che non manca mai di venire in difesa della verità accettò l'invito. S. Pietro adunque senz'alcun soccorso umano si armò dello scudo inespugnabile dell'orazione. Ordinò eziandio a tutti i fedeli che con digiuno universale e con preghiere continue invocassero la divina misericordia. Il giorno in cui facevansi queste pratiche religiose era sabato, e di qui è venuto il digiuno del sabato, che ai tempi di s. Agostino praticavasi ancora in Roma in memoria di questo avvenimento.

Per lo contrario il Mago Simone tutto imbaldanzito pel favore promessogli dai suoi demonii si apparecchiava ad ordire e terminare con loro la frode, e nella sua pazzia credeva con questo colpo di abbattere la Chiesa di Gesù Cristo. Venne il giorno fissato. Immensa folla di popolo era radunata nella gran piazza di Roma. Nerone stesso con tutta la corte, abbigliato di vesti lucicanti di oro e di gemme, stava seduto sopra una tribuna sotto a ricchissimo ed elegante padiglione mirando e confortando quel suo campione. Si fa profondo silenzio. Appare Simone vestito come se fosse un Dio e affettando tranquillità mostra sicurezza di riportare vittoria. Mentre si diffondeva in pomposi discorsi, improvvisamente apparve in aria un carro di fuoco; (era tutto illusione diabolica e giuoco di fantasia) e ricevutovi dentro il mago alla vista di tutto il popolo il demonio lo levò di terra, e lo trasportò su per l'aria. Già toccava le nubi e cominciava a dileguarsi dalla vista del popolo il quale cogli occhi levati all'insù giubilando di maraviglia e battendo le palme gridava: Vittoria! miracolo! miracolo! Gloria ed onore a Simone vero figliuolo degli Dei!

Pietro senz'alcuna ostentazione s'inginocchia a terra e colle mani levate al Cielo fervorosamente prega Gesù Cristo che voglia venire in aiuto della sua Chiesa per far trionfare la sua religione in faccia a quel popolo illuso. Detto fatto: la mano di Dio onnipotente, che aveva permesso agli spiriti maligni di sollevare Simone fino a quell'altezza, tolse loro in un subito ogni potere, sicchè privi di forza dovettero abbandonare Simone nel più grave pericolo, e nel colmo di sua gloria. Sottratta a Simone la virtù diabolica, abbandonato al peso del pingue suo corpo si rovesciò con rovinosa caduta, e cadde giù con tale impeto a terra che sfracellandosi tutte le membra, schizzò il sangue fino sul tribunale di Nerone. Tale caduta di Simone avvenne vicino ad un tempio dedicato a Romolo, dove oggi esiste la chiesa de' santi Cosma e Damiano.

L'infelice Simone avrebbe certamente dovuto perdere la vita, se s. Pietro non avesse invocato Dio a favore di lui. Pietro, dice, s. Massimo, pregò il Signore di liberarlo dalla morte sia per far conoscere a Simone la debolezza de' suoi demonii, sia perchè confessando la potenza di Gesù Cristo implorasse da lui il perdono delle sue colpe. Ma colui che da lungo tempo faceva professione di disprezzare le grazie del Signore, era troppo difficile che si arrendesse anche in questo caso che Iddio abbondava nella sua misericordia. Simone divenuto l'oggetto delle beffe di tutto il popolo, pieno di confusione pregò alcuni suoi amici di portarlo via di là. Portato in una casa vicina sopravvisse ancora qualche giorno finchè oppresso dal dolore e dalla vergogna, si appigliò al disperato partito di togliersi quei miseri avanzi di vita, e gettandosi giù da una finestra si diede così disperatamente la morte.

La caduta di Simone è viva immagine della caduta di que' cristiani i quali o rinnegando la cristiana religione, o trascurando di osservarla, cadono dal grado sublime di virtù, cui la fede cristiana gli ha innalzati, e rovinano miseramente ne' vizi e ne' disordini, con disonore del carattere cristiano, della religione che professano e con danno talvolta irreparabile dell'anima loro.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/