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Vita di San Pietro di San Giovanni Bosco





S. Pietro di nuovo messo in prigione, è da un angelo liberato. Anno di Gesù Cristo 34.

La moltitudine dei fedeli che abbracciavano la fede occupava talmente lo zelo degli Apostoli, che essi dovendo attendere alla predicazione della divina parola, all'istruzione dei nuovi convertiti, all'orazione, all'amministrazione dei Sacramenti, non potevano più disimpegnare gli affari temporali. Tal cosa era cagione di malcontento presso ad alcuni fedeli, quasi che fossero tenuti in poca considerazione o disprezzati. Di ciò informato S. Pietro e gli altri Apostoli, risolvettero di porvi rimedio. Convocarono pertanto una numerosa radunanza di fedeli, e facendo loro intendere come essi non dovevano tralasciare le cose del loro sacro ministero, per occuparsi delle cose temporali, proposero la elezione di sette diaconi, i quali conosciuti pel loro zelo e per la loro virtù attendessero all'amministrazione di certe cose sacre, come sarebbe l'amministrazione del Battesimo, dell'Eucaristia, e nello stesso tempo avessero cura della distribuzione delle limosine e delle altre cose materiali.

Tutti approvarono tale divisamento, quindi S. Pietro e gli altri Apostoli imposero le mani ai nuovi eletti, e li destinarono ciascuno ai proprii uffizi. Colla aggiunta di questi sette diaconi, oltre all'aver provveduto ai bisogni temporali, si moltiplicarono eziandio gli operai evangelici, quindi maggiori conversioni. Dei sette diaconi fu celebre santo Stefano che per la sua intrepidezza a sostenere le verità del Vangelo, fu ucciso con essere lapidato fuori della città. È questi il primo martire dopo di Gesù Cristo. La morte di santo Stefano fu il principio di una grande persecuzione suscitata dagli Ebrei contro tutti i seguaci di Gesù Cristo. La qual cosa obbligò i fedeli a disperdersi qua e là per varie città e paesi.

Pietro cogli Apostoli rimase in Gerusalemme sia per confermare gli altri nella fede, sia per mantenere viva relazione con quelli che erano in altri paesi dispersi. A fine poi di evitare il furore dei Giudei, egli si teneva nascosto, noto solamente ai fedeli, uscendo però dalla sua segreta abitazione, qualora ne scorgesse il bisogno. Intanto un editto dell'imperatore Tiberio Augusto in favore dei cristiani e la conversione di S. Paolo fecero cessare la persecuzione. E fu allora che si conobbe come la provvidenza di Dio non permetta alcun male senza ricavarne del bene, perciocchè si servì della persecuzione per ispargere il Vangelo in altri luoghi, e si può dire che ciascun fedele era un predicatore di Gesù Cristo in tutti que' paesi ove andava a ricoverarsi. Di quelli che furono costretti a fuggire di Gerusalemme fu uno dei sette diaconi di nome Filippo. Esso andò nella città di Samaria dove colla predicazione e coi miracoli fece molte conversioni. Giunta a Gerusalemme la notizia che un numero straordinario di Samaritani erano venuti alla fede, gli Apostoli risolvettero d'inviare colà alcuni che amministrassero il Sacramento della Cresima e supplissero a quello che i diaconi non aveano l'autorità di amministrare. Furono perciò destinati per quella missione Pietro e Gioanni: Pietro perchè come capo della Chiesa ricevesse in grembo di essa quella straniera nazione e unisse i Samaritani ai Giudei; Giovanni poi come speciale amico di S. Pietro e chiaro fra gli altri per miracoli e santità.

Eravi in Samaria un certo Simone di Gitone, soprannominato Mago, vale a dire stregone. Costui a forza di ciance e d'incantesimi aveva ingannato molti, millantandosi di essere qualche cosa di straordinario. Bestemmiando diceva che egli era la virtù di Dio e quello stesso Spirito Santo, che era disceso sopra gli Apostoli. La gente pareva impazzata per lui e gli correva dietro acclamandolo persona divina. Essendosi un giorno trovato alla predicazione di Filippo ne fu commosso, e domandò il Battesimo per operare anche egli le maraviglie, che generalmente i fedeli operavano dopo di aver ricevuto questo Sacramento. Ma siccome non aveva fede, ricevutte solamente il battesimo senza gli effetti del sacramento che è la grazia.

Giunti colà Pietro e Gioanni si posero ad amministrare il sacramento della confermazione imponendo le mani, facendo orazioni, come fanno i vescovi d'oggidì. Simone vedendo che coll'imposizione delle mani ricevevano ancora il dono delle lingue e di far miracoli, pensò che sarebbe stata per lui gran fortuna, se avesse potato operare le medesime cose. Fattosi adunque vicino a Pietro, tirò fuori una borsa di danaro, e gliela offrì pregandolo che gli volesse eziandio concedere la podestà di fare miracoli e di dare lo Spirito Santo a coloro, cui egli avesse imposto le mani.

S. Pietro fu vivamente sdegnato di tale empietà e rivolto a lui, scellerato, gli disse, sia teco il tuo danaro in perdizione, poichè tu hai creduto che per danaro si possano comprare i doni dello Spirito Santo. Affrettati a far penitenza di questa tua malvagità, e prega Iddio che ti voglia concedere il perdono. Simone temendo forse che accadesse a lui ciò che era accaduto ad Anania e Zafira tutto spaventato rispose: È vero: pregate eziandio voi per me onde in me non si verifichi tale minaccia. Codeste parole sembrano dimostrare che egli fosse pentito, ma non lo era, egli non pregò gli Apostoli di impetrargli da Dio misericordia, bensì di tenere da lui lontano il flagello. Passato il timor del castigo egli ritornò ad essere quel di prima, cioè Mago, seduttore, amico del demonio. Noi lo vedremo in altri scontri con Pietro.

I due Apostoli Pietro e Gioanni come ebbero amministrato il sacramento della Cresima ai nuovi fedeli della Samaria, e li ebbero rassodati nella fede che poco prima avevano ricevuto, dato loro il saluto di pace, partirono da quella città. Passarono per molti luoghi predicando Gesù Cristo, reputando poco ogni fatica purchè contribuisse a propagare il Vangelo e guadagnare anime a Gesù Cristo

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/