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Vita di San Paolo apostolo di San Giovanni Bosco





Sacramento della Confessione - Libri perversi bruciati - Letterà ai Corinti - Sollevazione per la dea Diana - Lettera ai Galati - Anno di Cristo 56-57.

Iddio sempre misericordioso sa ricavare il bene dai medesimi peccati. Il fatto dei due esorcisti così malmenati da quell' indemoniato mise gran paura in tutti gli Efesini e tanto gli Ebrei quanto i Gentili si affrettavano di rinunziare al demonio e di abbracciare la fede. Fu allora che molti di quelli, i quali avevano creduto, venivano in gran numero a confessare e a dichiarare il male commesso nella loro vita per ottenerne il perdono. Veniebant confitentes et annuntiantes actus suos. Ad. 19. È questa una chiara testimonianza della Confessione sacramentale comandata dal Salvatore e praticata fin da' tempi apostolici.

Primo frutto della confessione e del pentimento di quei fedeli fu di allontanare da sè le occasioni del peccato. Perciò tutti quelli che avevano libri perversi, cioè contrarii a' buoni costumi o alla religione, li consegnavano perchè fossero bruciati. Tanti ne portarono, che, fattone un mucchio sulla piazza, ne fecero un falò alla presenza di tutto il popolo, reputando cosa migliore bruciare quei libri nella vita presente per evitare il fuoco eterno dell'inferno. Il valore di quei libri formava una somma che corrisponde quasi a cento mila franchi. Niuno però cercò di venderli, perciocchè sarebbe stato un porgere ad altri occasione di far male, la qual cosa non è mai permessa.

Mentre queste cose succedevano, giunse da Corinto in Efeso Apollo con altri annunziando essere nate discordie tra que' fedeli. Il s. Apostolo si adoperò a porvi rimedio con una lettera, in cui raccomanda loro l'unità di Fede, l'ubbidienza ai proprii pastori; la carità vicendevole e specialmente verso i poveri. Inculca ai ricchi di non imbandire lauti banchetti ed abbandonare i poveri nella miseria. Insiste poi che ciascuno purifichi la sua coscienza prima di accostarsi al corpo e al sangue di Gesù Cristo, dicendo: colui che mangia quel corpo e beve quel sangue indegnamente, mangia il proprio giudizio e la propria condanna. Era pure accaduto che un giovine aveva commesso grave peccato con sua matrigna. Il Santo per farne apprendere il debito orrore comandò che quello fosse per qualche tempo separato dagli altri fedeli affine di farlo ritornare in se stesso. È questo un vero esempio di scomunica, come appunto pratica ancora la Chiesa Cattolica, quando per gravi delitti scomunica, ossia dichiara separati dagli altri quei Cristiani che ne sono colpevoli. Paolo mandò il suo discepolo Tito a portare questa lettera a Corinto. Il fruito pare che ne sia stato molto copioso.

Egli era in Efeso quando si destò contro di lui una terribile persecuzione per arte di un orefice chiamato Demetrio. Costui fabbricava piccoli templi d' argento entro cui si poneva una statuetta della dea Diana, divinità venerata in Efeso e in tutta l'Asia. Ciò gli produceva commercio e gran guadagno. Perciocchè la maggior parte dei forestieri che venivano alle feste di Diana portavano via seco loro questi segni di devozione. Demetrio ne era l'artefice principale, è con ciò somministrava lavoro e sostentamento alle famiglie di molti operai. Di mano in mano che cresceva il numero de' Cristiani diminuiva quello dei compratori delle statuette di Diana. Laonde un giorno Demetrio radunò un gran numero di cittadini, e dimostrò come non avendo essi altri mezzi per vivere, Paolo li avrebbe tutti fatti morir di fame. Almeno, egli soggiungeva, non si trattasse che del nostro privato interesse; ma il tempio della nostra gran Dea così celebrato in tutto il mondo è per essere abbandonato. A queste parole viene interrotto da mille diverse voci che gridavano colla più furiosa confusione: la gran Diana degli Efesini! La gran Diana degli Efesini! Tutta la città si pone sossopra; corrono schiamazzando in cerca di Paolo e non potendolo tosto trovare strascinano seco loro due suoi compagni di nome Gaio ed Aristarco. Un Giudeo per nome Alessandro volle parlare. Ma appena potè aprire la bocca, che da tutte parti si misero a gridare con voce ancor più forte: La gran Diana degli Efesini: quanto è mai grande la Diana degli Efesini. Il quale grido fa ripetuto per due ore intiere.

Paolo voleva avanzarsi in mezzo al tumulto per parlare, ma alcuni fratelli conoscendo che sarebbesi esposto ad una certa morte, glielo impedirono. Dio però, che ha in mano il cuore degli uomini, restituì piena calma tra quel popolo in un modo inaspettato. Un uomo savio, un semplice segretario, e da quanto appare, amico di Paolo, riuscì a calmare quel furore. Appena potè parlare: e chi è, si fece a dire, chi è che non sappia avere la città di Efeso una divozione ed un culto particolare verso la gran Diana figliuola di Giove? Essendo tale cosa da tutti creduta, voi non dovete turbarvi nè appigliarvi a così temerario rimedio, quasi possa cadere in dubbio tal divozione da tutti i secoli stabilita. Quanto a Gaio ed Aristarco vi dirò che eglino non sono convinti di alcuna bestemmia contro a Diana. Che se Demetrio ed i suoi compagni hanno qualche cosa con essi, portino la loro causa dinanzi al tribunale.Che se noi continoviamo in queste pubbliche dimostrazioni saremmo accusati di sedizione. A quelle parole il tumulto si acquietò, ed ognuno fece ritorno pei fatti suoi.

Dopo questa sommossa Paolo voleva tosto partire per la Macedonia, ma dovette ancora sospendere la sua partenza a motivo di alcuni disordini avvenuti tra i fedeli della Galazia. Alcuni falsi predicatori si diedero a screditar s. Paolo e le sue predicazioni asserendo che la dottrina di lui era diversa da quella degli altri Apostoli e che la circoncisione e le cerimonie della legge di Mosè erano assolutamente necessarie.

Il santo Apostolo scrisse una lettera in cui dimostra la conformita di dottrina tra lui e gli altri Apostoli; prova che molte cose della legge di Mosè non erano più necessarie per salvarsi; raccomanda di guardarsi bene dai falsi predicatori e gloriarsi solamente in Gesù, nel cui nome augura pace e benedizioni.

Spedita la lettera ai fedeli della Galazia egli partì per la Macedonia dopo d'essere dimorato tre anni in Efeso, cioè dall'anno cinquantesimo quarto all'anno cinquantesimo settimo di Gesù Cristo.

Durante il soggiorno di s. Paolo in Efeso Dio gli fece conoscere in ispirito che lo chiamava nella Macedonia, nella Grecia, in Gerusalemme e a Roma.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/