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Vita di San Paolo apostolo di San Giovanni Bosco





S. Paolo è imbarcato per Roma - Soffre una terrìbile burrasca, da cui è salvato co' suoi compagni. Anno di Gesù Cristo 60.

Come fu da Festo deciso che Paolo sarebbe stato condotto a Roma per mare, venne affidato insieme con molti altri prigionieri ad un centurione di nome Giulio. Con lui erano i suoi due fedeli discepoli Aristarco e Luca. Montarono essi in una nave che veniva da Adrumeto, città marittima dell'Affrica. Costeggiando la Palestina giunsero a Sidone il giorno seguente. Il centurione, che li accompagnava, si accorse tosto che Paolo non era uomo volgare, e ammirandone le virtù cominciò a trattarlo con riguardo, e sbarcati a Sidone gli diede piena licenza di visitare gli amici, trattenersi con essi e ricevere qualche ristoro.

Da Sidone navigarono lungo le coste dell'isola di Cipro, e poichè il vento era alquanto contrario, traversarono il mare della Cilicia e della Panfilia, che è una parte del Mediterraneo, e giunsero a Mirra città della Licia. Quivi il centurione avendo trovato una nave, che da Alessandria andava in Italia con carico di frumento, trasportò sopra di essa i suoi passeggieri, ma navigando assai lentamente durarono gran fatica per giungere fino all'isola di Creta, che oggidì si nomina Candia. Fermaronsi alquanto ad un luogo detto Boniporto vicino a Salassa città di quell'isola.

Essendo la stagione molto avanzata, Paolo certamente inspirato da Dio esortava i marinari a non arrischiarsi di continuare la navigazione per un tempo cosi pericoloso. Ma il piloto ed il padrone della nave facendo niun conto delle parole di Paolo affermavano che nulla eravi a temere. Partirono adunque affine di pervenire ad un altro porto di quell' isola detto Fenice, sperando di poter colà passare con maggior sicurezza l'inverno. Ma fatto breve cammino la nave fu scossa da un forte vento, cui non potendo resistere, i naviganti si videro costretti di abbandonar se stessi e la nave a discrezione delle onde. Pervenuti a Cauda, che è un' isoletta poco distante da Candia, si accorsero di essere vicini ad un banco di sabbia, e temendo di rompere la nave contro di esso, si sforzavano per prendere altra direzione. Ma infuriando vie più la burrasca, ed agitandosi sempre più la nave, si trovarono tutti in gran pericolo. Gettarono nelle acque le merci, di poi gli arredi e gli armamenti della nave per alleggerirla. Tuttavia dopo parecchi giorni non apparendo più nè sole nè stelle, e la tempesta imperversando maggiormente pareva perduta ogni speranza di salvezza. A questi mali si aggiungeva che, o per la nausea del mare in burrasca, o per la paura della morte, niuno pensava a mangiare. La qual cosa tornava di gran danno; perciocchè ai marinai mancavano le forze per governare la nave. Si pentirono allora di non aver secondato il consiglio di Paolo, ma era tardi.

Paolo vedendo lo scoraggiamento tra i marinari e tra i passeggieri, animato dalla fiducia in Dio li confortò parlando loro cosi: ecco fratelli, voi dovevate credere a me e non partirvi da Creta; così avremmo risparmiato queste perdite e queste disgrazie. Nondimeno fatevi coraggio, credetemi, a nome di Dio vi assicuro, che nessuno di noi si perderà; solamente la nave andrà in pezzi. Imperciocchè questa notte mi è apparso l'angelo del Signore e mi disse: non temere, o Paolo, tu devi essere presentato a Cesare; e per tuo riguardo Dio dà la vita a tutti coloro che navigano teco. Per la qual cosa fate cuore, o fratelli, ogni cosa avverrà come fu da Dio promessa.

Intanto erano già scorsi quattordici giorni dacchè pativano tale burrasca, ed ognuno credevasi da un momento all'altro di essere ingoiato dalle onde. Era la mezzanotte, quando nel buio delle tenebre parve ai marinari di avvicinarsi a terra. Per accertarsene gettarono giù in mare le àncore, ossia lo scandaglio, e trovarono l'acqua solo alta venti piedi, dipoi solamente quindici. Temendo allora di dare in qualche scoglio gettarono giù quattro àncore per fermare la nave, aspettando la luce del giorno che loro facesse vedere, dove erano.

In quel momento entrò in pensiero ai marinai di fuggire dalla nave e tentare di salvarsi su quella terra che loro pareva vicina. Paolo sempre guidato da lume divino voltosì al centurione ed ai soldati disse: se costoro non rimangono, voi non potrete essere salvi, perchè Dio non vuole essere tentato a far miracolo. A queste parole tutti si tacquero, e si tennero al consiglio di Paolo. Sul far del giorno il santo apostolo diede un'occhiata a quelli che erano sopra la nave e rimirandoli tutti spossati dalle fatiche e sfiniti dal digiuno si fece loro a parlare così: fratelli, corre il decimoquarto giorno dacchè aspettando maggior tranquillità non avete più gustato cosa alcuna. Ora vi prego di non lasciarvi così morir d'inedia. Io vi ho già assicurati, e vi assicuro tuttora che neppure uno de' vostri capelli perirà. Coraggio adunque. Ciò detto Paolo prese del pane, rese grazie a Dio, lo spezzò, e alla presenza di tutti si mise a mangiare. Allora tutti fecero cuore, e mangiarono insieme con lui, ed erano in numero di 276.

Ma continuando la furia dei venti e delle onde furono costretti a gettare in mare anche il frumento che avevano serbato per loro uso. Fattosi giorno parve loro di vedere un seno, e si adoperavano per ispingere la nave colà e cercare salvezza, Ma sospinta dalla gagliardia de' venti la nave andò a battere in una lingua di terra coperta dall'acqua, sicchè cominciò a rompersi e sfasciarsi. Vedendo l'acqua penetrare da varie fessure della nave, i soldati volevano prendere il crudele partito di ammazzare tutti i prigionieri sia per alleggerire la nave, sia perchè non fuggissero dopo essersi salvati a nuoto.

Ma il centurione, che amava Paolo e voleva salvarlo, non approvò tal consiglio, anzi ordinò che quelli i quali sapessero nuotare, si gittassero in mare per giungere a terra; gli altri furono fatti montare sopra alcune tavole o sopra frammenti di barca; e cosi giunsero tutti sani e salvi al lido.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/