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Vita di San Paolo apostolo di San Giovanni Bosco





S. Luca. - I Filippesi mandano sussidii a S. Paolo. - Malattia e guarigione di Epafrodito. - Lettera ai Filippesi. - Conversione di Onesimo. Anno di G. C. 61.

Quanto abbiamo finora detto delle azioni di S. Paolo fu quasi letteralmente ricavato dal libro degli atti degli Apostoli scritto da S. Luca. Questo predicator del Vangelo continuò ad essere fedele compagno di S. Paolo; egli predicò il vangelo nell'Italia, nella Dalmazia, nella Macedonia, e terminò la vita col martirio in Patrasso città dell' Acaja. Egli era medico, pittore e scultore. Ci sono molte statue e molte pitture della B. Vergine venerate in diversi paesi che si attribuiscono a S. Luca. Ritorniamo a S. Paolo.

Due fatti sono specialmente memorabili nella vita di questo santo Apostolo mentre era prigione in Roma. Uno riguardo ai fedeli di Filippi, l'altro alla conversione di Onesimo.

Fra i molti popoli a cui il santo Apostolo predicò il Vangelo niuno gli diede maggiori segni di affezione quanto i Filippesi. Essi gli avevano già somministrato copiose limosine quando predicava nella loro città, in Tessalonica ed in Corinto.

Come poi intesero che Paolo era tenuto prigioniero a Roma, s'immaginarono che fosse nel bisogno, perciò fecero una considerevole colletta; e perchè riuscisse più cara ed onorevole la inviarono per mano di S. Epafrodito loro vescovo.

Questo santo prelato giunto a Roma trovò Paolo che non solo aveva bisogno di sussidii pecuniarii ma di assistenza personale; poichè egli era andato soggetto a grave infermita cagionatagli dalla prigionia. Epafrodito si diede a servirlo con tanta sollecitudine, carita e fervore che divenuto esso stesso ammalato già trovavasi in ponto di morte. Ma Dio volle ricompensare la carità del santo e fare sì che non si aggiungesse afflizione sopra afflizione al cuore di Paolo, e gli ridonò la sanita.

I Filippesi come seppero che Epafrodito era mortalmente ammalato furono immersi nella più profonda costernazione. Per la qual cosa Paolo stimò bene di rimandarlo a Filippi con una lettera in cui significa il motivo che l'indusse a rimandar loro Epafrodito che chiama suo fratello, cooperatore, collega e loro Apostolo. Gli esorta quindi a riceverlo con tutta allegrezza e ad onorare ogni persona di simil merito che ad imitazione di lui sia pronta a dar la propria vita pel servizio di Cristo. Dice anche ai Filippesi che avrebbe loro quanto prima mandato Timoteo, affinchè gli portasse nuove precise di quella cristianità: dice eziandio che sperava di esser posto in libertà, e di poterli ancora una volta vedere.

Epafrodito fu accolto dai Filippesi come un angelo mandato dal Signore e la lettera di Paolo riempì il cuore di quei fedeli della più grande consolazione.

L'altro fatto che rende celebre la prigionia di S. Paolo fu la conversione di Onesimo servo di Filemone ricco cittadino di Colosso città della Frigia. Questo Filemone era stato guadagnato alla fede da S. Paolo, e corrispose così bene alla grazia del Signore che egli era considerato come modello dei cristiani, e la sua casa era chiamata chiesa perchè era sempre aperta per le pratiche di pietà e per l'esercizio della carità verso i poveri. Egli aveva molti schiavi che lo servivano, e fra essi uno di nome Onesimo. Questi essendosi dato sventuratamente ai vizi aspettò l'occasione di farla franca e rubando una grossa somma di danaro al padrone fuggì a Roma. Colà dandosi alla crapula e ad altri stravizzi consumò il danaro rubato, e in breve si trovò nella più grande miseria. Casualmente egli udì a parlare di S. Paolo che forse aveva veduto e servito in casa del suo padrone. La carità e benignità del santo Apostolo gli inspirarono confidenza, e deliberò di presentarsi a lui. Andò e gettatoglisi ginocchioni ai piedi gli manifestò il suo fatto e lo stato infelice dell' anima sua, e si commise tutto nelle sue mani. Paolo ravvisò in quello schiavo un vero figliuol prodigo. L'accolse con bontà siccome faceva con tutti, e dopo d'avergli fatto conoscere la gravezza del suo fatto e l'infelice stato dell'anima sua si diede ad istruirlo nella fede. Quando conobbe in lui le disposizioni necessarie per fare un buon cristiano lo battezzò nella medesima carcere. Il buon Onesimo come ebbe ricevuta la grazia del battesimo rimase pieno di gratitudine e di affetto verso il suo padre e maestro, e cominciò a dargliene segno servendolo lealmente nelle necessità di sua prigionia. Paolo desiderava di tenerlo presso di sè, ma egli non volle farlo senza il permesso di Filemone. Pensò pertanto di mandare Onesimo stesso dal suo padrone. E poichè esso non osava presentarsi a lui, Paolo volle accompagnarlo con una lettera dicendogli: prendi questa lettera e va dal tuo padrone, e sta sicuro che tu otterrai più di quanto desideri.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/