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Vita di San Paolo apostolo di San Giovanni Bosco





S. Paolo scrive ai Colossesi, agli Efesini ed agli Ebrei. Anno di Cristo 62.

Lo zelo del nostro Apostolo era instancabile, e poichè le sue catene lo tenevano a Roma, egli s'ingegnava o di mandare i suoi discepoli o scriveva lettere ovunque ne avesse conosciuto il bisogno. Fra le altre cose fu a lui riferito che in Colosso, ove abitava Filemone, erano insorte questioni a motivo di alcuni falsi predicatori che volevano obbligare alla circoncisione ed alle cerimonie legali tutti i gentili che venivano alla fede. Di più erano giunti ad introdurre un culto superstizioso degli angeli. Paolo, come Apostolo dei Gentili, informato di quelle pericolose novità, scrisse una lettera che bisognerebbe esporre da Capo a fondo per gustarne la bellezza e la sublimità de' sentimenti. Meritano però di essere notate le parole che riguardano alla tradizione. - Le cose, egli dice, che mi stanno maggiormente a cuore, vi saranno dette verbalmente da Tichico e da Onesimo, che per tal fine sono a voi inviati. - Le quali parole dimostrano come l'Apostolo aveva cose di grande importanza non scritte, ma che mandava a comunicare verbalmente in forma di tradizione.

Una cosa che cagionò non lieve inquietudine al nostro Apostolo furono le notizie di Efeso. Quando egli trovavasi in Mileto e convocò i primari pastori, aveva loro detto che per i mali cui doveva sopportare, credeva che non avrebbero più veduto la sua faccia. La qual cosa lasciò quegli affezionati fedeli nella massima costernazione. Il santo Apostolo fatto consapevole della tristezza che travagliava gli Efesini, scrisse una lettera per consolarli.

Fra le altre cose raccomanda di considerare Gesù Cristo Capo della Chiesa e di tenersi a lui uniti nella persona de' suoi apostoli. Raccomanda caldamente di star lontani da certi peccati che si devono nemmeno nominare fra i cristiani. - La fornicazione, egli' dice, l'impurità e l'avarizia, non siano neppure nominati tra voi. Cap. 5, vers. 3.

Indirizzando poi il discorso alla gioventù dice queste affettuose parole: «Figliuoli, ve lo raccomando per amor del Signore, siate ubbidienti ai vostri genitori: perchè è cosa giusta. Onora il tuo padre e la madre tua, dice il Signore. Se tu osserverai questo comandamento sarai felice e vivrai lungamente sopra la terra.»

Di poi parla così ai genitori: «E voi, o padri, non provocate all'ira i vostri figliuoli, ma allevateli nella disciplina e nella istruzione del Signore. Voi, o servi, ubbidite ai vostri padroni, come a Gesù Cristo, non per piacere agli uomini, ma per fare la volontà di Dio. Voi poi, o padroni, fate altrettanto riguardo a' vostri servi, ponendo da parte l'asprezza, ricordandovi bene che il vostro e il loro vero padrone è nei cieli; e che egli non è accettator di persone.»

Questa lettera fu portata ad Efeso da Tichico, quel fedele discepolo che con Onesimo aveva portata la lettera scritta ai Colossesi.

Da Roma scrisse egli pure la sua lettera agli Ebrei, cioè ai Giudei della Palestina convertiti alla fede. Il suo scopo era di consolarli e premunirli contro alle seduzioni di alcuni altri Giudei. Dimostra egli come i sacrifizi, le profezie, la legge antica eransi verificate in Gesù Cristo, e che a lui solo si deve rendere onore e gloria per tutti i secoli. Insiste di stare costantemente uniti al Salvatore colla fede, senza la quale niuno può piacere a Dio; ma che questa fede non giustifica senza le opere.

Fonte: http://www.donboscosanto.eu/