Santo Rosario on line


Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes.





14 - MADRE PER SOFFRIRE

L'Angelo dell'Annunciazione aveva detto a Maria: «Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,31). A Giuseppe, al quale è affidato il compito di custodire, come padre, il Figlio dell'Altissimo, è dato pure l'onore di dargli il nome, del quale l'Angelo spiega il significato: «Lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Gesù è il Salvatore: è l'Agnello di Dio, la Vittima di espiazione per i nostri peccati, per i peccati di tutta l'umanità, capace di commettere il peccato, ma non di liberarsene. L'uomo ha preferito l'amore di se stesso (cioè l'egoismo) all'amore di Dio. Per ristabilire la sua comunione d'amore con il Creatore, egli ha perciò avuto bisogno di un Salvatore, mandatogli dal Cielo. L'iniziativa è stata di Dio, senza alcun merito da parte nostra. Dio ci ha mandato il Figlio suo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge (del peccato), perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). Gesù era dunque «prestabilito a servire come strumento di espiazione, nel suo sangue» (Rm 3,25). Per questo, fin dal primo momento del suo ingresso nel mondo, cioè della sua incarnazione, Egli si sentiva responsabile dei nostri peccati di fronte a Dio Padre. La colpa dell'umanità che Egli aveva fatto sua gli fu causa per tutta la vita di una sofferenza indicibile, pari alla profonda conoscenza che Egli aveva della malizia del peccato e della infinita santità di Dio e del suo amore di Padre per gli uomini: « II mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal 50,5). In questo senso vanno intese le parole dell'Imitazione di Cristo: « Tutta la vita di Gesù fu sofferenza e martirio». In Gesù, crescendo la conoscenza e l'amore di Dio, cresceva anche il patire, sostenuto solo dall'amore al Padre di cui vedeva la gloria ristabilita e dall'amore ai fratelli dei quali vedeva la salvezza. Tanta sofferenza fu amorosamente condivisa dall'Immacolata, fin dall'Incarnazione e nella misura dell'amore che Ella aveva per Dio e per Gesù. La Mamma fu subito in piena conformità di sentire e di volere con il Figlio: alla luce delle profezie, ne vide l'esistenza sofferente e la conclusione nel battesimo di sangue e vi aderì con tutto l'amore del suo cuore materno. Fedele al « SÌ» dell'Incarnazione, a questo mistero cioè di unione e di dolore, Maria accettava via via gli avvenimenti che formarono la trama dolorosa della vita del nostro Redentore. Quanto ha dovuto soffrire questa povera Mamma! Amiamola tanto! Quando noi consideriamo le sofferenze di Gesù e della Madre sua, noi siamo generalmente più colpiti dagli aspetti esteriori: sono quelli che conosciamo più da vicino, perché colpiscono anche noi! Ci impressiona la povertà della Grotta, il timore nella fuga in Egitto, la passione dolorosa...

Ma quanto più progrediamo nella unione di vita con Loro, tanto più riusciamo a capire il mistero profondo della sofferenza spirituale di Gesù e di Maria e a parteciparvi con amore. È quanto hanno fatto i Santi e soprattutto i mistici i quali sono riusciti con l'aiuto della grazia a modellare divinamente la loro vita. L'amore, quando è vero, porta ad una graduale identificazione: «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). La sofferenza di Gesù Redentore, maternamente condivisa da Maria, divenne sempre più profonda attraverso le vicende dolorose di cui fu abbondantemente cosparso il loro cammino di salvezza. Esse ebbero inizio con l'oscurità in cui fu tenuto Giuseppe riguardo al mistero dell'Incarnazione: una vera, dolorosa passione per quei cuori puri e amanti. Seguì l'allontanamento dalla casa di Nazaret e il disagio del viaggio a Betlemme, con la povertà estrema della Grotta: povertà che fu la caratteristica di tutta la vita del Salvatore; tanto povero da non possedere una pietra sulla quale posare il capo. Gesù voleva così espiare il nostro attaccamento sregolato alle meschine cose della terra. La Presentazione al Tempio rese più acuto il senso del dolore già così vivo nel profondo dei loro cuori, con l'annuncio della Passione. Poi venne la fuga in Egitto: l'allontanamento dalla patria amata con tutte le penose incertezze della vita in esilio. Lo smarrimento di Gesù anticipava l'assenza dolorosa dei tre gioni, dopo la morte in croce. Insieme a Gesù, la sua e nostra Madre visse tutti i suoi misteri in una unione d'amore e di dolore che la identificò sempre più al suo Figlio divino. Ella li ha vissuti per poterne trasmettere la grazia a noi che, uniti a Lei in dipendenza filiale, «vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di Lui, che è il capo, Cristo» (Ef 4,15). Niente quanto il dolore ci configura al nostro Capo sofferente, Gesù; ma solo l'opera materna di Maria che ha trasformato il dolore in amore, può renderlo soavemente accetto a noi suoi figli.

CONSACRAZIONE A Maria, Madre della Divina Grazia
Cuore Immacolato di Maria, che sei la Madre di Dio, la Corredentrice del mondo e la Madre della Grazia Divina: io riconosco che ho bisogno del tuo aiuto per santificare questa mia giornata e l'invoco con filiale confidenza. Sii Tu l'ispiratrice d'ogni mio pensiero, il modello d'ogni mia preghiera, azione e sacrificio, ch'io intendo compiere sotto il tuo sguardo materno ed offrirti con tutto il mio amore, in unione a tutte le tue intenzioni: per riparare le offese che ti reca l'umana ingratitudine e specialmente le bestemmie che continuamente ti trafiggono; per salvare tutti i poveri peccatori ed in particolare perché tutti gli uomini ti riconoscano loro vera Madre. Tieni oggi lontano da me e da tutti i miei cari ogni peccato mortale e veniale; concedimi di corrispondere fedelmente ad ogni tua grazia, e dona a tutti la tua materna benedizione. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.