Santo Rosario on line


Gesu' mio! Chi sei tu? Chi sono io?

MA... DIO NON MUORE!





Nella Repubblica dell'Equatore viveva un ottimo cattolico. Era Garcia Moreno. Questi era avvocato, ingegnere e grande statista; il popolo lo elesse Presidente della Repubblica.

Quantunque occupasse un posto così eminente, non tralasciava le sue pratiche devote giornaliere, dando così a tutti il buon esempio.

Ogni mattina, di buon ora, ascoltava la Messa, anzi si prestava a servirla, e si accostava anche alla Comunione. Era il promotore e l'animatore delle manifestazioni religiose. Molto devoto del Sacro Cuore, consacrò la Repubblica al Cuore di Gesù.

Un giorno il Parroco della Cattedrale di Quito disse al popolo che si cercava un operaio, disposto a portare una pesante Croce all'ingresso della città, ove bisognava collocarla. Garcia Moreno disse al Parroco: Porterò io la Croce sulle mie spalle. Quest'onore è riservato a me, quale Presidente della Repubblica. -

Quanto bene operò finché fu al governo della nazione!

I cattivi non potevano sopportarlo; i massoni decisero di ucciderlo, pensando: Morto questo Presidente, sarà abbattuta la Religione Cattolica nell'Equatore. Infatti, il 6 Agosto 1875, mentre si recava al Palazzo del Governo, fu assalito dai settari e colpito a morte.

Il Moreno prima di spirare esclamò: Io muoio, ma... Dio non muore! –

Gesù

Al mio valoroso soldato, che muore per la mia causa, a Garcia Moreno, è dovuto il premio, il Paradiso; ai suoi uccisori, miei nemici, è dovuto il castigo, l'Inferno.

Io sono Gesù di misericordia. Ma appena si sta per entrare nella vita eterna, appena l'anima spira, io sono Gesù di giustizia, il Re della tremenda maestà, il Giudice supremo. Do a ciascuno secondo le sue opere.

Ogni carne viene a me per essere giudicata; a me si presenteranno coloro che oggi mi bestemmiano, che mi combattono, che calpestano la mia legge. Davanti al mio trono di inesorabile giustizia non ci sono re e principi, padroni e servi; ma tutti tremanti hanno da guardare un Dio fatto uomo, che è folgorante di luce nella sua gloria eterna.

Come il padrone, secondo la parabola del mio Vangelo, chiama a raccolta i suoi -servitori per fare i conti e se ne trova qualcuno infedele lo caccia in prigione senza pietà, così io, giusto Giudice, chiamo alla resa dei conti ogni anima, appena si separa dal corpo, e giudicherò tutta l'umana generazione riunita nell'ultimo giorno del mondo.

Quello sarà il mio giorno, il giorno di un Dio amato o disprezzato; sarà giorno di dolore e di miseria, giorno grande ed amaro assai.

Di tutto l'anima dovrà dar conto, anche di una parola oziosa. Beati coloro ai quali sono state rimesse le iniquità ed i cui peccati sono stati coperti dal manto della mía miserícordia. Durante la vita mortale sono stati vigilanti; hanno combattuto; se hanno ricevuta qualche ferita, hanno fatto subito ricorso a rne, padre di misericordia, e così al passaggio per l'eternità possono essere annoverati tra i servi fedeli. Ad ognuno di costoro dico: Vieni, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti costituirò padrone sul molto. Entra nel gaudio del tuo Signore. -

Ma guai al fattore infedele, che ha sperperato i miei beni! Guai al servo pigro che non ha fatto fruttare il talento che gli avevo consegnato mettendolo nel mondo! Guai a coloro che hanno avuto vergogna di me davanti al mondo! Allora io mi vergognerò di essi davanti al Padre mio ed ai miei Angeli.

A questi operatori d'iniquità, per i quali sono morto in Croce, ho da dare la terribile sentenza: Via da me, maledetti! Andate nel fuoco eterno, preparato a Satana ed ai suoi seguaci.

Giusto sei, o Signore, e retto è il tuo giudizio!

Poiché tu sarai il mio Giudice al mio ingresso nell'eternità, mentre sono ancora per via su questa terra, voglio renderti mio amico. Gli amici si aiutano, perché si amano. Se durante la vita ho te per amico, che timore potrò avere pensandoti Giudice? Le mie iniquità sono state perdonate ed i miei peccati sono stati distrutti col tuo Divin Sangue.

Non mi resta che essere vigilante, per conservare inalterata la preziosa amicizia, preferendo la morte al peccato.

Poiché è detto: Ricòrdati dei peccati che ti sono stati perdonati! - voglio tenere presenti alla mia mente le mie colpe, non per preoccuparmi, ma per umiliarmi e per avere una spinta maggiore ad amarti.

Ogni giorno, almeno prima di prendere riposo, voglio dire: Gesù mio, metto nelle fiamme del tuo Cuore misericordioso tutti i miei peccati! Distruggili completamente, affinché quando avrò da presentarmi a te per il giudizio finale, tu non abbia a trovare in me ombra di colpa! -

O Gesù, al giudizio sii il mio Salvatore e non il mio Giudice!

Fonte: Gesu' mio! Chi sei tu? Chi sono io? - MA... DIO NON MUORE!