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Gesu' mio! Chi sei tu? Chi sono io?

TRISTE STORIA





Una signorina viveva cristianamente; era l'esempio del paese. Le mamme l'additavano alle figliuole.

Disgrazia volle che, commettesse un fallo. Non seppe mortificare il cuore e poco per volta cadde nel disonore.

Quando il fatto divenne di pubblica ragione, la signorina fu cacciata da casa.

- Hai disonorata la famiglia; vattene via e non lasciarti più vedere! - La giovane, demoralizzata, pensò di rivolgersi a Dio e si presentò al Parroco per essere confortata e sorretta in quell'ora terribile.

Il Parroco, non ponderando bene le cose, non trattò con delicatezza la signorina e le rinfacciò il male fatto: E non ti vergogni di presentarti a me dopo quanto è successo? -

La giovane, che sperava trovare nel Ministro di Dio il Ministro della divina misericordia, cadde nella disperazione: i genitori mi hanno cacciata; Dio mi respinge. Cosa mi resta a fare? Togliermi la vita!

II demonio intensificò l'opera sua, facendo comprendere alla peccatrice che per essa non c'era più misericordia.

La signorina andò in altro paese ed aspettò il buio della sera per suicidarsi, gettandosi nel fiume.

Affinché si perdesse ogni traccia, dapprima buttò nelle acque la borsetta, contenente le carte personali e un po' di denaro; poi spiccò il salto per annegarsi. Come se una mano misteriosa la trattenesse, non riuscì a gettarsi; tentò la seconda e la terza volta e non riuscì ancora.

Indispettita, si allontanò dal fiume, dicendo: Ritornerò domani sera. Assolutamente devo troncare la vita! -

Non sapendo dove passare la notte, per sfuggire agli sguardi altrui, si sedette presso il muro del vicino cimitero.

Fatto giorno, per trascorrere le lunghe ore che a separavano dalla sera, gironzolò per il paese, sfamandosi con un pezzo di pane, che un ragazzetto aveva gettato. Passando per una Chiesa, sentì l'ispirazione di entrarvi, ma più per riposare che per pregare.

In quel momento predicava un Sacerdote, mio amico, il quale, mentre io scrivo, mi narra il fatto. Ecco le sue parole: Trattavo l'argomento della divina misericordia, mostrando alle anime la bontà di Gesù verso i peccatori. Quando, finita la predica, giunsi in sacrestia, venne il Parroco a dirmi: C'è in fondo alla Chiesa una signorina; dallo sguardo e dal parlare concitato pare una disperata. Ha chiesto di parlarle. Ho risposto che lei è stanco e non può riceverla. Essa insiste ancora.

- Le dica che venga; l'ascolterò volentieri: -

La giovane faceva pena a guardarsi. Mi disse commossa: Ho ascoltato la sua predica. Dunque per me c'è ancora misericordia?... Gesù perdonerà i miei peccati?... - e mi narrò in breve la triste storia.

Potei risollevarla nel suo morale; quella sera non tentò di gettarsi nel fiume; ritornò tra le braccia di Gesù con la Confessione; la Santa Comunione le fu di balsamo. Con l'aiuto di Dio potè riabilitarsi davanti alla società.

Quel giorno io ebbi tanta gioia, pensando al frutto della mia modesta predica.

Gesù

Sono misericordioso, anzi sono la misericordia in persona. Qualunque peccato, qualunque ne sia il numero e la gravità, si perde nell'oceano della mia misericordia. Finché dura il tempo, cioè la vita terrena, io sono Gesù misericordioso. Quando comincia l'eternità, appena avviene la morte, io sono Gesù d'infinita giustizia. Ho un'eternità per la mia giustizia; ho solo il tempo per la misericordia; poiché sono tanto buono, con tutti coloro che militano sulla terra, voglio usare continua misericordia.

E non sono io quel Gesù, che perdonò la Samaritana, la donna adultera, Zaccheo, Maria Maddalena, il ladrone morente sulla croce, l'Apostolo Pietro spergiuro per tre volte? E non sono quel Gesù, che ogni giorno perdono per mezzo del mio Ministro al confessionale, bestemmie, delitti, scandali ed ogni iniquità?

Se i peccatori riflettessero sulla mia misericordia, come correrebbero a me senza alcun indugio!

Sono buono, ma di una bontà infinitamente delicata. Ecco un esempio: Un'anima desidera una grazia particolare e me la chiede con insistenza. Sono più desideroso io di darla che essa di riceverla; tuttavia non gliela do, perché prevedo che poi non corrisponderà ed allora avrei il dispiacere di chiederle conto.

Due peccati trafiggono specialmente il mio Cuore: il primo è la sfiducia in me; il secondo è l'abuso della mia misericordia.

Non fidarsi di me Redentore, che do la vita per la salvezza del mondo, è un oltraggio al mio amore. Abusare della mia misericordia, peccando e ripeccando, senza la volontà risoluta di lasciare il male, è un insulto alla mia bontà.

Desidero che la mia misericordia sia ringraziata e riparata.

Avere un Dio disposto a perdonare tutto, purché si ricorra a lui prima di essere giudicati, e non volerne approfittare in tempo, è la maggiore delle stoltezze.

Fatevi amico il giudice mentre siete lungo la via, affinché egli non abbia a consegnarvi alle guardie per rinchiudervi nella prigione, ove sarà pianto e stridore di denti.

Tu, o Gesù, sei misericordia e me l'hai dimostrato le cento volte durante la vita. A quest'ora dovrei essere tra i dannati nell'Inferno, se la tua giustizia avesse troncata la mia esistenza in quel periodo, in cui vivevo nel peccato. Invece mi hai sopportata ed anzi ricolmata di grazie.

È giusto rendere onore al tuo Cuore misericordioso, ringraziandoti con un corso di Sante Comunioni.

Mi comunicherò parecchie e parecchie volte con l'intenzione di ringraziarti della misericordia usata a me ed a tante altre anime ingrate, che non ti ringraziano. Anch'io ho abusato della tua misericordia ed ho tanto oltraggiata la tua bontà.

Ti chiedo perdono, o Signore, a nome mio e di tutti coloro che continuano ad abusare del tuo buon Cuore!

Fonte: Gesu' mio! Chi sei tu? Chi sono io? - TRISTE STORIA