Santo Rosario on line


I fioretti di Santa Chiara

LA CENERE





Chiara insisteva, perché Francesco. visitasse più spesso le « povere donne » di San S. Damiano. Il suo convento era la rocca fortificata della umiltà, della povertà e della castità. I tre voti francescani, in San Damiano, venivano rispettati nella maniera più assoluta e costante. La fedeltà di Chiara a Francesco consisteva nell'osservanza perfetta, volontaria e lieta di quei tre voti, che le « povere donne » osservavano con estrema delicatezza. Francesco lo sapeva. Conosceva l'integrità della sua « colomba argentata ». Chiara era la più riuscita immagine del suo ideale evangelico. Non ci poteva essere che una donna capace di sacrifici estremi e di totali dedizioni. E quella donna era Chiara. Dal momento che la figlia di Ortolana aveva scavalcato la soglia della propria casa, nessuna incertezza e nessun pentimento l'aveva sfiorata. Procedeva sicura e spedita sulla via della per­fezione, che Francesco le aveva appena accennato. Francesco era sicuro e contento di lei. Ma Chiara avrebbe voluto essere ancora guidata e istruita da lui. Chiedeva insistentemente consigli, desiderava assistenza spirituale. La mancanza del pane non la sgomentava, e del vino faceva à meno. L'or­ciolo dell'olio, che Fra Bentivenga ritirava di sul muro, si riempiva sempre o per la misericordia dei benefattori o per la carità del Signore. Sentiva però bisogno d'una parola; soffriva la penuria di un'assidua assistenza spirituale. Francesco invece pareva che volesse sempre più lasciarla sola, con la sua penitenza e con la sua preghiera, affidata completamente alle mani di Dio. Chiara aveva rotto gli ormeggi del mondo. Poteva navigare sicura nell'immenso e tran­quillo seno della Provvidenza divina. Non solo cessò di visitare la sua prediletta, ma disse ai frati di diradare la loro assistenza spi­rituale alle donne di San Damiano. Fra Bentivenga s'affacciava ancora al muro del convento, ma per chiedere soltanto di che cosa avessero bisogno le « povere donne », per la loro vita materiale. Ortolana era pronta a porgergli la sporta del pane e l'orciolo dell'olio, ma Chiara, un giorno, dispose di non voler più nulla dalle mani dei cercatori. - Se possiamo privarci del pane spirituale, - disse con fermezza ma senza risentimento - possiamo fare a meno anche di quello corporale. La rocca fortificata della sovrana povertà ri­tirò così ogni ponte levatoio col mondo. Francesco capì il significato di quelle parole. Chiara e le sue compagne attendevano da lui una lezione di vita spirituale. Volevano udire dalle sue labbra uno di quei discorsi che incendiavano le anime. Forse speravano che si rinnovasse fra gli olivi di San Damiano il prodigio dell'incendio mistico del bosco. Prese dunque il sentiero che da Santa Maria degli Angeli saliva a San Damiano. Bussò al con­vento. La notizia che il padre finalmente si era com­mosso e giungeva fra loro corse per tutto il con­vento. Le povere donne si raccolsero ansiose at­torno a lui. Francesco muto assente pareva che medi­tasse. Chiara fece cenno alle compagne di sedersi in ascolto. Tra poco dalla voce del padre sarebbero uscite le parole che «passavano le midolla delle ossa Francesco non aveva doti d'oratore. La sua lingua specialmente all'inizio del dire pareva le­gata. Poi s'infervorava, saltava sui piedi nudi, come se la terra scottasse. Le sue parole erano « abbreviate » e sofferte. Soltanto quando pronun­ziava il nome di Gesù la sua voce diventava straordinariamente dolce. Si passava la lingua sulle labbra come se quel nome avesse il sapore del miele. Chiara nel silenzio di San Damiano atten­deva che le parole di Francesco scaturissero a un tratto, con incontenibile irruenza. Invece Francesco taceva, assorto. Pareva che attendesse l'ispirazione dall'alto. E l'ispirazione venne. Quasi scuotendosi dalla meditazione, chiese che gli venisse portata della cenere. Ne fece un cerchio attorno a sé, sul pavimento. Se ne co­sparse il capo, poi, con voce dolente, intonò il Miserere Pietà di me, Signore; secondo la tua gran bontà e secondo la tua misericordia cancella il mio peccato. Lavami abbondantemente delle mie iniquità, dal mio peccato mondami. Terminato il salmo del pentimento e della pe­nitenza, Francesco uscì rapidamente dal cerchio della cenere e dal convento.

Fonte: I fioretti di Santa Chiara - LA CENERE