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I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo

Per vederlo passare





Negli ultimi anni della sua vita, fra Inno­cenzo era visto dal popolo come un altro San Francesco.

Tutti si ritenevano fortunati di poterlo in­contrare, di averlo ascoltato mentre predica­va, di essersi andati a confessare da lui.

Alla messa prima di un giorno di festa so­lenne il fratino era andato a Breno per am­ministrare la Penitenza.

Il Beato, dopo aver atteso alle confessioni degli uomini in sacrestia, si avviò, durante la celebrazione della messa, verso il confes­sionale delle donne.

Per fare questo doveva attraversare tutta la navata del duomo.

Don Battista Giacomelli (che poi diverrà parroco di Berzo) ch'era un giovanotto, sta­va in coro ed osservò che la gente che riem­piva la platea cominciò a muoversi al pas­saggio del fratino.

Egli incedeva con passo lento, quasi zop­picante, le mani infilate, come al solito, nelle ampie maniche del saio e con gli occhi bassi.

"Sembrava che stesse portando l'Eucare­stia" commenterà don Battista, facendo eco al ricordo di un'anziana donna di Cevo che riferendo di questo atteggiamento sempre devoto del fratino, già curato in quella par­rocchia, lo chiamava: "l' nòs Sant Giuanì", il nostro san Giovannino.

I fedeli più lontani dal centro della chiesa salivano sugli inginocchiatoi dei banchi o addirittura coi piedi sui sedili per poter ve­dere la figura del Beato "fratassì".

Le mamme lo indicavano ai bambini, al­zandoli su, finché esclamavano:

- Si, ora lo vedo... ma come è magro!

Mi sembrò di vedere - dice il nostro testi­mone - quello che fu il miracolo della divi­sione delle acque nel mar Rosso al passag­gio di Israele.

Due ali decrescenti di teste che si muove­vano per cercare il punto più idoneo a scor­gere quell'esile figura che incedeva col pas­so della semplicità, tutto assorto in preghie­ra.



Fonte: I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo - Per vederlo passare