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I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo

Le pesche dolci di Mezzarro





Frate Gregorio e frate Venanzio, terminato l'anno di noviziato all'Annunziata, vice maestro Innocenzo da Berzo, ricevettero l'obbedienza di partire per il lontano con­vento di Albino.

Frate Innocenzo intercedette per loro presso il Superiore.

Che permettesse ai due giovani frati, ch'e­rano anch'essi figli di famiglia, di scendere in quel di Breno per salutare i familiari.

Ed eccoli, in un uno splendido mattino di settembre, scendere dall'ermo colle con le a­li ai piedi, fino alla verde conca di Mezzarro.

Fra Innocenzo fu incaricato di accompa­gnare i due fraticelli e di riaccompagnarli in convento per l'ora stabilita.

Allora la gente del popolo era molto sem­plice.

Tutti nella contrada erano ammirati e or­gogliosi di aver dato al Signore, nella regola di San Francesco, queste due giovani vite as­sai ben promettenti che nell'Ordine Cap­puccino si faranno onore.

Ma i parenti dei due novizi osservavano con attenzione l'atteggiamento di Fra Inno­cenzo, la cui fama di santità era ormai nota.

Il fratino accettò, a pranzo, una fetta di po­lenta e due fichi.

Non parlò mai, ma soltanto sorrise alle manifestazioni di affetto e di cordialità degli ospiti.

Poi fu costretto a ricordare ai due giovani amici ch'era già l'ora di rientrare in conven­to.

Abbracci calorosi e un arrivederci... a chis­sà quando.

La mamma di fra Gregorio, Caterina Sal­vetti, ha una pena nel cuore:

- Non posso proprio darti niente, caro fi­gliolo... ma ecco, sì, potrei darti un cesto di pesche, di quelle dolci pesche che maturano proprio a settembre tra le vigne.

Fra Innocenzo sorride ed acconsente. Fa­ranno la gioia anche degli altri frati, su al convento, che di frutta non ne mangiano mai.

Ed ecco i tre sull'aspro sentiero dell'An­nunziata.

Appena inizia la salita, fra Innocenzo vuol prendere il cesto sulle sue spalle. Era pesan­te e i due giovani frati lo pregarono più vol­te di poter dargli il cambio nel portare il gre­ve fardello.

Non ci fu nulla da fare. Il fratino, con sforzo sovrumano, tutto madido di sudore, volle portare il cesto delle pesche fino alla soglia del convento.

All'ora di cena, il Padre superiore permise che alla comunità dei frati, per quella volta, fosse servita anche la frutta.

Naturalmente vennero portate in tavola le pesche dolci e profumate di Mezzarro. Quando il frate cameriere porse una pesca anche a frate Innocenzo, quello la rifiutò, scusandosi:

- A me non fanno bene e poi non mi piac­ciono tanto...

Datele piuttosto a quei ragazzi che le go­dranno più di me.

Fonte: I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo - Le pesche dolci di Mezzarro