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I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo

La damigianina





Don Giovannino viene a sapere da qual­cuno che una sua zia di Niardo è stata molto ammalata e che ora va riprendendosi a sten­to.

È sola ed è povera e la convalescenza è lunga.

Il nipote si chiede che cosa potrebbe fare per la zia; ed ecco la soluzione.

In cantina c'è una damigianina di vino vecchio, di quel buon vinello nostrano e frizzante fatto con l'uva che matura sui colli di Berzo.

Alla zia certamente potrà far bene berne un sorso ogni tanto per riprendere vigore. E così, alle prime ore del giorno di un mat­tino di primavera don Giovanni si mette in viaggio per raggiungere Niardo colla sua damigiana sulle spalle.

Il tragitto più breve per raggiungere la ca­sa della zia convalescente è quello che passa per Breno.

Ma il giovane prete, schivo com'è degli sguardi dei curiosi, che si dimostrerebbero assai sorpresi di vedere un prete con quel carico insolito sulle spalle e, d'altronde, ti­moroso di incontrare l'agente del dazio, decide di salire su, fino all'alpestre paesello di Astrio, per piegare verso nord, attraverso il bosco e così raggiungere Niardo.

Giunge ad Astrio che non è ancora l'alba. Don Isidoro, il cappellano che funge anche da sacrestano, ha appena dato con la campa­na il segno dell'Ave Maria e sta aprendo la porta della chiesa.

Si può facilmente immaginare la sua sor­presa nel vedersi dinanzi, così di buon'ora, il suo amico curato di Berzo con una dami­giana sulle spalle.

- Ehi, don Giovanni, non avrai mica pas­sato la notte in bagordi? Non ti sarai messo a fare il negoziante di vino... Proprio tu?

- Lasciami riposare un poco, ti prego, poi ti spiegherò tutto. E lasciami anche celebra­re la messa.

Finita la messa, sorbisce un goccio di caffè d'orzo, offertogli dal cappellano amico, e poi via, verso Niardo, ancora col suo scomo­do bagaglio.

Imbocca un'antica viottola pianeggiante tra i boschi. È la «bià de fregaròi», la via del­le acque freatiche, tutta ruscelletti d'acqua sorgiva che irrora le radici dei pini e degli ontani.

Dopo circa un'ora di cammino, rallegrato dal cinguettio degli uccelli che salutano il sole in quella nascente primavera, don Giovanni raggiunge le prime case di Niardo do­ve abita la zia malaticcia.

Più che il dono di quel vino, alla povera donna dà coraggio e immensa consolazione la vista del suo don Giovannino che ha fatto tanta strada a piedi, con quel carico sulle spalle, per venirla a confortare.

Fonte: I fioretti di Frate Innocenzo da Berzo - La damigianina