Santo Rosario on line


San Filippo Neri

Conoscenza dei fratelli minori.





- Chi sono questi nostri fratelli minori?

- Le bestie!

- E' una fratellanza, in verità, tanto lontana, che non si vede...

- E' una fratellanza, invece, vera e molto vicina. Come definiscono i filosofi l'uomo?

- Un animale ragionevole!

- Ebbene, noi possiamo fermarci alla prima metà della definizione e dire che l'uomo è un animale: la definizione resta vera... E si vede anche nella pratica della vita: ci sono tanti nei quali la ragione è come atrofizzata e non agisce più: vivono proprio come se fossero solamente ani­mali: mangiano, bevono, prolificano come gli uccelli e tutte le altre bestie.

Anzi gli animali-uomini sono, in certo senso, meno per­fetti che gli animali-bestie: le bestie, per esempio, sono sempre più moderate nel mangiare e nel bere e mangiano solo quanto basta e mettono al mondo i figli e li conducono fino a che non abbiano autonomia e possano vivere da sé, mentre gli animali-uomini mangiano e bevono fino al pun­to di procurarsi malattie e dolori, fino a doversi purgare e cioè andar di corpo artificialmente e, prolificando ad ogni stagione, spesso abbandonano i figli, per mettersi con un amante magari, con il paravento del divorzio.

- Tutto questo va bene, dirà qualcuno, ma ci sono tante bestie-umane con cui ridere e scherzare, e, andare a scherzare con le bestie-bestie è un po' troppo, una esage­razione.

- Anche con le bestie si può ridere e scherzare quando si sappia fare, ed i Santi trovavano il modo di saper ben regolarsi anche in questo caso: dico di più, i santi ama­vano le bestie...

Difatti si ride e si gioca con le persone alle quali si vuol bene: alle persone che non si amano si fa il muso e si scansano quanto più si può.

Non solo S. Filippo, ma tutti i Santi come ho detto, hanno amato le bestie e, oserei dire, le hanno amate tanto più, quanto più erano Santi.

Essi ci sono modelli anche in questo.

S. Francesco d'Assisi, per esempio, ch'è uno dei più grandi Santi, eccelle in questo comportamento e tutti san­no che chiamava fratello perfino il lupo, ch'è anche un fratello un po' discolo e addirittura cattivo con le pecore. Ma ci sono tanti modi di amare le bestie: le ama il con­tadino perché trova in esse un aiuto al lavoro, come i buoi, e una fonte di guadagno: le ama il macellaio... E le amia­mo anche noi tutti perché ci forniscono le bistecche gu­stose, gli spezzatini, le polpette, la salsiccia e il prosciutto. Senza le bestie, non potremmo vivere, forse!

Immaginate un mondo senza bestie : a parte che sareb­be più brutto, e pensiamo sotto questo aspetto, agli uc­celli, alle farfalle, noi dovremmo ridurci a vivere di erbe, come gli asini e in luogo degli asini.

Le bestie pertanto, oltre che l'amore, meritano il ri­spetto, la riconoscenza.

E', pertanto, segno di animo cattivo e di poco cervello quello di torturare le bestie, come fanno alcuni che le inchiodono vive sui muri e su le porte, perché le credono di cattivo augurio, come si pensa delle civette: i ragazzi poi, nei quali appare l'istinto umano non ancora corretto, cospargono di materie infiammabili i topi e gli altri ani­mali e si divertono a vederli morire fra orribili tormenti.

Ma c'è anche un eccesso contrario, di quelli che, ma­gari amando poco gli uomini, si consacrano all'amore delle bestie... Gli inglesi si distinguono in ciò e vi mettono uno zelo straordinario, ostentato.

Esiste, infatti, in Inghilterra una vasta associazione per la protezione degli animali e i tribunali puniscono chi li tortura, magari col carcere.

Gli industriali poi hanno messo in commercio dei pre­parati molto nutrienti, gustosi, perfino con vitamine, per la nutrizione degli animali come si usa fare con i bambini da tirare su forti.

Ci sono, dicono, « case del cane » per cani randagi, sper­duti, e, in qualche parte, ospedali, ambulatori per cani, gatti ecc.

Nelle grandi stazioni balneari ci sono poi alberghi e pensioni per cani e gatti dei signori bagnanti.

Non finiremo più se dovessimo elencare queste sempre più complicate provvidenze sociali, ma dobbiamo accen­nare a certi eccessi morbosi, specie da parte di zitelle molto stagionate, come quello di fare legati in beneficio di ani­mali, di organizzare onori funebri e perfino di imbalsamare le carogne.

Tutti i giornali italiani, il giorno 29 novembre 1959 se­gnalavano la morte di un mulo che ebbe il nome di «Va­loroso ». Questo valoroso appartenne ad un raggruppa­mento di artiglieria alpina, partecipò alla battaglia di Ni­colajewska in Russia nel 1943, ed ebbe la medaglia d'oro per aver assolto il compito di traversare pericolosamente e con testardaggine mulesca l'accerchiamento nemico.

Episodi di questo genere, tolgono ogni valore alle de­corazioni umane.

Un altro eccesso: i giornali riportarono, un tempo ad­dietro, che una ragazza di dodici anni amava molto un cagnolino: quando la madre glielo tolse, per buone ragioni, la bimba si buttò da una finestra e mori sul colpo.

Fonte: San Filippo Neri - Conoscenza dei fratelli minori.