Santo Rosario on line


San Filippo Neri

Cesarea.





La più famosa delle sue prove Filippo la provò, non già da laico, come le precedenti, ma da sacerdote, per via di una donnaccia chiamata Cesarea, nome questo datole o per la sua straordinaria bellezza o perché amica di certi signorotti.

Il Gallonio, infatti, lasciò scritto che essa « era donna di alcuni signori particolari », merce riservata a chi aveva più danaro.

Donne di tal genere, a quel tempo ermo chiamate « onorate meretrici o cortigiane oneste ».

La posizione sociale di nobili, principi, marchesi, conti, che la frequentavano per turno, dava alla disgraziata, di­nanzi agli occhi del pubblico, una certa nobiltà...

Non è cosa nuova: anche oggi certe attrici, cantanti, ballerine, che passano da l'uno all'altro amante con o senza la finzione del matrimonio, per divorzi consecutivi, trovano una certa celebrità, con la complicità della stampa, ed han­no una certa fama.

La sola differenza tra le oneste meretrici di un tempo e quelle di oggi, è questa che le prime. passavano con più disinvoltura da un uomo all'altro e con più coraggio, men­tre quelle di oggi vi passano magari con la tintarella del divorzio.

Al tempo di cui parliamo, nella vita di Filippo, tra l'o­nesta meretrice Cesarea... e il nobile signore che allora la frequentava, sarà caduto il discorso sul Santo, già divenuto popolare e l'uomo di cui tutti parlavano.

Le sue virtù e specialmente la sua castità erano ammi­rate: c'erano però quelli che non ci . credevano.

Tra Cesarea e il suo amico, un giorno si aprì una di­scussione: io ci credo: non ci credo... alla castità di quel prete.

Ad un certo momento... l'imperiale meretrice, già fiera di tante conquiste, avrà detto: se mi venisse a tiro, vedre­sti che capitombolo farebbe il tuo Santo.

- Non ci riusciresti, avrà risposto l'altro.

Tutto ciò si ricava dalle varie deposizioni: ci fu insom­ma una scommessa: lo farò cadere: non lo farai cadere.. Fissati i termini della scommessa si pensò al tranello. Ad un giorno convenuto, ad un'ora determinata, qual­cuno si presentò a Filippo in casa sua e fece questa am­basciata, tutto compunto e fintamente addolorato.

- P. Filippo, in via Giulia, qui vicino, c'è una donna gravissimamente ammalata e vuole il sacerdote per con­fessarsi.

Tutto fa supporre che il nobile scapestrato fosse na­scosto in casa.

Filippo andò.

La meretrice intanto andò a prepararsi, a fare la to­letta e cioè a spogliarsi delle vesti che aveva e che già co­privano poco o niente.

Si mise sul corpo una specie di velo, che velava quasi niente.

Quando essa intese che il sacerdote saliva le scale, andò a piazzarsi a capo di esse come una statua...

Filippo alzò istintivamente gli occhi e vide quel masso di carname.

Tale essa dovette apparire ad un uomo come Filippo con la sua sensibilità umana e la sua spiritualità.

Ne senti naturalmente schifo e paura, si fece il segno della Croce, voltò le spalle, fuggì, infilò la porta a volo e fu nella via.

La disgraziata, confusa, svergognata, secondo lei pur nella sua svergognatezza, pensando, forse, in un baleno, alla scommessa perduta, alle beffe del nobile amico, afferrò con violenza uno sgabello che le venne a mano e lo lanciò contro il vittorioso fuggitivo.

Se l'avesse colpito, il meno che poteva accadere era di fracassargli la testa o rompergli parecchie costole.

Non pensava, la poveraccia, che v'è Dio.

Il riso, il gioco, nella persona di Filippo, uscivano vivi da questo fiero combattimento.

Immaginiamo che fosse successo a Filippo quello che accade purtroppo, a tanti giovani e cioè che egli si fosse buttato su quel carname per godere pochi istanti di ebbrez­za bestiale.

Finito l'incanto dell'ebrezza : il rimorso e la vergogna. Il riso e il gioco, le due grandi manifestazioni della gioia, della felicità, non sarebbero stati più due fuochi ac­cesi, ma due carboni spenti.

Da quel momento potevano venire tante cose: altre cadute e così via via fino ad una morte triste.

Poteva avvenire anche un ravvedimento, ma sarebbe restato nell'anima sempre una cicatrice deformante, un ri­cordo amaro!

Tutta la limpidezza di un tempo sarebbe finita: l'acqua si sarebbe intorbidata.

Fonte: San Filippo Neri - Cesarea.