Santo Rosario on line


San Filippo Neri

Conoscenza di alcuni operati.





Un giovane di famiglia molto buona e amica del San­to, andava da lui tosi per divozione, nella sua grande fa­miliarità.

Un giorno, come il Santo si vide innanzi il giovane, si mise a piangere dirottamente...

Perché? Filippo aveva conosciuto chiaramente, se per un intuito naturale o per un lume superiore, lasciamo an­dare, che il disgraziato aveva commesso peccati grossi e vergognosi.

Il suo volto era turbato, contratto, l'occhio come ve­lato, fuggente, e tutta un'inquietezza, distesa come ma­schera sul viso.

Ci fu un silenzio penoso che il giovane non sapeva spie­garsi,... cominciò a riflettere.

Un uomo in peccato grave è nella condizione di una persona che si ferisce gravemente con un grosso chiodo, per esempio, che gli penetra nella carne.

E' avvenuto un trauma, un corpo estraneo è penetrato, s'è conficcato nei tessuti: il peccato è come un chiodo che si conficca nell'anima.

Il giovane, nel riflettere, dando uno sguardo a se stes­so e prendendo coscienza del suo stato, comprese perché il Santo piangeva.

Come egli stesso poi ebbe a deporre nel processo, nar­rando in terza persona, taceva per vergogna al suo con­fessore, che non era Filippo, un peccato grave, e così com­metteva un altro peccato più grave e cioé quello di sa­crilegio.

Il giovane cominciò a piangere anche lui profondamen­te: la via per l'operazione era aperta: egli cadde ai piedi del Santo e si confessò.

Si rialzò e il suo volto era rasserenato, disteso, gli oc­chi brillavano senza più quel velo di tristezza, come l'a­spetto di uno che da uno stato di paura torna alla sicu­rezza.

Filippo fissò allora il giovane e gli osservò: hai mu­tato faccia)

Tutto il resto si svolse come una festa, una grande festa.

Del resto questo fenomeno che noi abbiamo descritto si può osservare sostando accanto ad un confessionale, mentre le persone attendono il loro turno ;per confessarsi si notano volti oscuri, preoccupati, sofferenti.

Guardate uno di costoro dopo la confessione: è sere­no, soddisfatto!

Pare un uomo veramente rinato.

Lettore, sii sincero, non è capitato qualche volta an­che a te?

Un certo Giovanbattista Magnani, che faceva servizio alla corte di Gregorio XIII, un giorno si mise a giuocare ma la fortuna gli fu contraria in maniera straordinaria come mai, e perdette parecchie centinaia di scudi, ch'era somma grossa per quei tempi.

L'uomo, mezzo disperato, che pareva un pazzo, pas­sava per Corte Savella, uno dei centri di Roma, quando Filippo, che veniva dalla parte opposta, l'incontrò.

II Santo non l'aveva mai conosciuto ma comprese che si trovava in una crisi gravissima, come diciamo noi. Senz'altro si fermò, lo prese per un braccio e gli disse: - Come vi chiamate? Perché siete così sconvolto? Vi sentite male? Avete bisogno di qualche cosa?

- E voi chi siete?

- Io sono Filippo Neri il prete di S. Girolamo della Carità! Non mi conoscete?

- Sì, qualche volta ho sentito nominarvi, ma non vi ho mai avvicinato.

- Neppure io conoscevo voi, ma vi si vede nel volto uno stato grave: voi avete bisogno di qualche cosa! In­tanto lo conduceva a S. Girolamo. Voi avete bisogno di confessarvi subito, bene.

L'uomo avrà pensato tra sé: che parlare è questo? Che c'entra la confessione con gli scudi perduti? Io ho bisogno di scudi adesso.

Ma tralasciamo il resto: egli era capitato in mano al fabbro che faceva diventare fanciulli i vecchi e, come tan­ti altri, non poté sfuggire.

Filippo indusse l'uomo a confessarsi, a vuotarsi di se stesso. Si rialzò lieto.

Il suo cuore si era allargato, il suo affanno era finito ed un'altra vita era cominciata.

Non si rese conto subito di questo prodigio, ma quan­do ci ritornò col pensiero comprese e disse: Filippo è un grande Santo.

Un certo Pietro Focile era un tipo strano: di fondo buono ma vivace, pronto agli scatti, alle decisioni rapide ma anche ai sinceri pentimenti.

Egli conobbe S. Filippo nella pratica dell'Oratoria e fu preso da ammirazione per lui e non cessava di tener­gli gli occhi addosso, dall'altra parte, Filippo guardava lui in una maniera insistente, quasi con patimento.

Pietro, come poi depose nel processo, aveva la sensa­zione che il Santo gli leggesse i suoi peccati, e sentiva una grande vergogna, tanto più ch'era vestito da giovane mon­dano, licenzioso.

Dopo parecchio tempo anche egli si trovò nella fucina del fabbro che faceva i fanciulli dalle persone adulte. Filippo ebbe a rimproverarlo per certe sue disobbedien­ze, una volta, ma quell'uomo focoso montò in furia e dis­se: ma che non ci sono più confessori in Roma? non c'è al­tro confessore che lui? e così a passo rapido andò via. Ma non si trovò bene: non era soddisfatto e cadde in una grande malinconia.

Non osava tornare però e rimaneva in quella sua tri­stezza, ma Filippo che conosceva la pecorella sotto la pel­le di uomo bizzarro, lo mandò a chiamare.

Pietro non aspettava altro: si senti allegro, corse, si get­tò ai piedi del Santo e pianse.

Quando si fu un pò rasserenato: Padre non voglio più disobbedire e prometto d'osservare infallibilmente coi fat­ti tutto quello che mi dite.

Fonte: San Filippo Neri - Conoscenza di alcuni operati.