Santo Rosario on line


I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

Introduzione - 1° sabato - 2° sabato - 3° sabato -4° sabato - 5° sabato - 6° sabato -7° sabato - 8° sabato - 9° sabato -10° sabato - 11° sabato - 12° sabato - 13° sabato - 14° sabato - 15° sabato

Quarto Sabato




QUARTO MISTERO GAUDIOSO: LA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO (Luca 2, 22-35)

Meditazione:
I. L'amore del sacrificio segna il primo tratto della vita del Redentore e di tutta la vita della benedetta sua Madre. Quaranta giorni appena sono trascorsi dalla nascita di lui, ed il Figlio e la Madre hanno compiuto due grandi sacrifici. Gesù, otto giorni dopo, offre a suo Padre le pri­mizie del suo Sangue nel di della Circon­cisione; e Maria, dopo i quaranta voluti dalla Legge, offre a Dio il suo Primogenito. Nel di della Circoncisione, al Bambino fu posto nome Gesù, che vuol dire Salvatore: nome sublime già rivelato dall’Angelo Gabriele prima ancora che il Verbo scendesse a diventa­re figlio di Maria. La Circoncisione era una cerimonia umiliante! Gesù, il Santo dei Santi, è confuso coi peccatori! e riceve su di sé il segno della fede che in lui ebbe Abramo, a manifesta­zione della vera umanità sua e ad esempio di obbedienza, di umiltà, ben opposto al nostro orgoglio. Anima mia, Egli ti ha obbligato così alla mortificazione spirituale, cioè al taglio di tutti i pensieri cattivi e deliberati del tuo spiri­to, di tutti gli affetti sregolati e volontari del tuo cuore, di quella avidità di parlare sempre dite stesso e di criticare il prossimo. O Gesù, Tu versi il tuo Sangue per salvarmi e io per la mia salute non voglio soffrire cosa alcuna? Tu hai tanta premura a versarlo, e diffe­rirò io ancora a darti il mio cuore? O Giuseppe! O Maria! Voi soli sulla terra conoscete il prezzo di questo Sangue divino. Che piaga fu per il vostro Cuore quando lo vedeste stillare! O Gesù, nome forte e potente, il solo per cui gli uomini possono essere salvi, alla cui invoca­zione Dio concede ogni grazia; nome, che ha aperto il Cielo, chiuso l'inferno, incatenato il demonio, rovesciato gli idoli e bandito l'idolatria; nome puro e santo, venuto per mezzo di un Angelo dal Cielo, e imposto da Maria e da Giuseppe, vergini Sposi; o nome amabile e dolce, addolcisci le mie pene, fortificami nelle disgrazie, e confortami nell'ora della morte con la speranza del Paradiso. Sia sempre nel mio cuore e sulle mie labbra il nome dolcissimo di Gesù.

II. "Quando venne il tempo della loro purifica­zione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambi­no a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: Ogni maschio pri­mogenito sarà sacro al Signore" (Lc 2, 22 - 23). Osserva, anima mia, l'obbedienza di Maria. Ella, Madre di Dio e sempre vergine, non è sog­getta a questa legge umiliante, perché in tutto dissimile dalle altre madri. Ma Ella in questo Mistero compie generosamente tre grandi sacrifici. Primo, il sacrificio del suo onore. Ella sacri­fica agli occhi degli uomini la sua verginità, di cui era stata si gelosa agli occhi degli Angeli, e avanti a Dio, pronta a rinunziare piuttosto all'onore di essere Madre di Dio, che cessare di essere vergine. Ella è santa agli occhi di Dio, è tutta purità: ciò le basta; i giudizi umani non la inquietano. Oh, quanto noi siamo differenti! Brutti agli occhi di Dio, vogliamo comparire puri agli occhi degli uomini. Meritevoli dell'inferno, bramiamo che tutti ci onorino, ci distinguano. Guai a chi osa farci un'ingiuria... vorremmo subito vendicarci. Secondo sacrificio, mostrarsi povera. Secondo la legge, la madre doveva offrire un agnello; le povere presentavano due tortorelle o due colombini. Maria, la Regina del Cielo e della terra, la Madre del Creatore del mondo, non si vergogna di comparire povera agli occhi del mondo e nella casa del Signore. Ella sapeva che i poveri sono disprezzati e che tutti gli uomini e le donne si studiano negli abiti di comparire ricchi, anche quando non sono tali. Fino nella casa di Dio i ricchi vogliono il migliore posto! In questo santo luogo appunto ben sovente si fa vedere la nostra vanità con maggiore lusso, con maggiore ostentazione! Tanta è la vergogna a comparire poveri in mezzo al mondo, che si giunge a tralasciare il divin Sacrificio della Messa e le altre pubbliche funzioni di obbligo, sol perché non si hanno vesti convenienti! E quale stretto conto non si renderà a Dio degli scandali che si danno per abiti sfoggiati, che sono un insulto alla miseria del povero affamato? Pondera dunque, anima mia, il peso di que­sto sacrificio che compì Maria, contro l'altro idolo del mondo che è la ricchezza. Terzo sacrificio, è il più grande, ed ineffabile e senza prezzo fu l'offrire l'Unigenito suo Figlio alla morte per noi peccatori. E chi può capire a fondo il valore di si alto sacrificio? Maria e Giuseppe sostengono nelle loro braccia questo Bambino per soddisfare al loro amore e dividere la loro felicità. - Fcco, o Padre, dovette dire allora Maria, ecco il tuo e mio Figlio; te l'offro in rendimento di grazie, perché l'hai dato a me ed agli uomini; te l'offro per placare la tua giustizia e renderti propizio a tutto il genere umano... Oh! quante grazie ci meritò la divina Madre per mezzo di Gesù Cristo in questa offerta suprema! Che spettacolo fu per il Cielo questa santa oblazione! Ricevè allora Iddio nel suo Tempio un'offerta degna di Sé e a Se uguale. Guarda: al prezzo di poche monete d'argen­to è riscattato il divin Gesù, Egli che doveva riscattarci dall'inferno al prezzo di tutto il suo Sangue che doveva grondare dalle cinque Piaghe del suo Corpo innocente!... Anima mia, presentati innanzi al Padre celeste in compa­gnia di Maria, offri con Lei e con Gesù tutti i pensieri della mente e tutti gli affetti del tuo cuore al sommo tuo Creatore.

III. Mira il giusto Simeone quel celeste spet­tacolo, ed ha fede nella rivelazione dello Spirito Santo. Vede il Bambino, lo riconosce per vero Dio, e lo adora interiormente. Poi lo prende tra le braccia, lo stringe al cuore, e manifesta il suo giubilo, la sua riconoscenza glorificando Dio. Perché non ho io questa fede viva di Simeone, io che avrò la sorte quest'oggi di abbracciare lo stesso Gesù più intimamente, e di possederlo più assolutamente nella santa Comunione? Considera, anima mia, come Simeone bene­dice Maria e le profetizza i suoi dolori e la morte di Gesù: "A te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2, 35). Maria deve vedere il cuore del suo Figlio trapassato da una lancia, e deve avere il suo cuore trapassato dal dolore ... O grande Iddio! Non bastava che Maria fosse destinata a questo crudele tormento senza far­glielo annunciare ancora trentatré anni prima? Alleva pure con diligenza questo caro Figlio, o Vergine santa; cresceranno con lui i tuoi affanni; il tuo martirio durerà tanto, quan­to la sua vita; anzi crescerà ogni giorno, secon­do che questo tenero Agnello s'andrà avvici­nando al tempo destinato al suo sacrificio. Egli sta a rovina, a resurrezione di molti, e a segno di contraddizione. Ah! potesse anche la mia vita insieme con la tua passare nel ritiro, nel dolore, nelle lacrime, nella memoria delle soffe­renze del mio Salvatore! Da oggi ti si conviene il nobile titolo di Regina dei Martiri, perché tutti li superasti nel sacrificio. Essi offrono la loro vita ma tu offristi la vita del Figlio Unigenito che amavi e stimavi immensamente più che la vita tua. Per essi fu momentaneo il sacrificio; per te durò tutta la vita, perché in ogni momento Tu l'offristi all'Eterno Padre, sempre pensando ai futuri patimenti del tuo Figlio. La Vergine rivelò a S. Brigida che questo dolore preannunziato da Simeone mai spari dal suo cuore sino alla morte. Da questo giorno, dice San Bernardo, Ella vivendo cominciò a morire col portar fitto nel cuore un dolore più crudele della morte. Nondimeno, Ella accettò quel doloroso annunzio con eroica fortezza perfettamente rassegnata al volere di Dio. Essa divenne da questo giorno, dice Sant'Agostino, la Ripa­ratrice del genere umano; e, secondo Sant'Ambrogio, la Madre di tutti i fedeli; e, come la chiama S. Epifanio, la Redentrice degli schiavi; poiché una era la volontà sua, quella del suo Figlio: salvare noi. O Regina dei Martiri, oceano di dolori, non mi abbandonare quando, sotto il carico del patire, sento venir meno la mia forza e mancare la mia virtù. Ottienimi da Dio la forza e la virtù di soffrire con quella pace, rassegnazione e amore, che merita la sua mano adorata, i trava­gli e le pene che Egli permette per me. Fa che le Piaghe ed il Sangue del tuo dilettissimo Figlio non siano inutili a quest'anima. O Madre mia purissima, salvami, e ottieni-mi il Paradiso. Dammi la forza che io cominci oggi davvero a rendere a Dio un sacrificio accetto di tutte le mie parole, di tutti i miei pen­sieri, desideri, volontà, azioni e passioni mie. E l’esempio dei tuoi dolori mi conforti nelle pene della vita; l'esempio del tuo sacrificio mi animi al sacrificio della mia passione predomi­nante. O gran santo, Padre putativo di Gesù e Padre mio, San Giuseppe, anche tu avesti da oggi per tutta la vita trafitto il cuore: sii particolare mia guida nelle vie di Dio, mio protettore durante la vita, mio conforto nell'ora della morte. Amen.

Virtù – Sacrificio. Fioretto - Fai a Dio il sacrificio che più gli possa essere accetto col mortificare cioè la tua pas­sione dominante. Quindi, per amore di questo eroico sacrificio di Maria, mortificati in quelle cose che ti sono occasione di più frequenti cadute o mancanze. Oppure sforzati di operare quello che più rincresce all'amor proprio, alle tue soddisfazioni e alla quiete del corpo. Giaculatoria - O Maria, fonte di dolcezza, assistimi nei travagli dell'agonia.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

O Madre della salute e della luce divina, per quell'amore c6n cui hai offerto il tuo Figlio all'Eterno Padre per tutti gli uomini, offrì anche me a questo Dio di amore sacramentato, affin­ché non mi allontani durante il mio esilio nè dalla sua volontà, nè dal suo amore. Tu conse­gnasti nelle braccia di Simeone Gesù Bambino, e Tu stessa lo consegnerai al mio cuore que­st'oggi. Dègnati, o Maria divina, mostrare la tua grazia agli occhi miei; accendi nel mio cuore il tuo amore e lo spirito di completo sacrificio. Porgimi quest'oggi il tuo caro Gesù come lo donasti a Simeone: non sdegnare che venga fra le braccia di questo misero peccatore, perché la sua venuta fugherà le mie tenebre, distruggerà i miei affetti disordinati e santificherà l'anima mia. Madre mia purissima, purificami. Consuma nel mio cuore tutto ciò che a te non piace; sicché lo spirito mio, sacrificato nel suo amor proprio e consumato nella virtù, si renda un olocausto tutto caro al tuo Figlio. O Dio, tanto da me offeso, gradisci questo santo Sacrificio, come gradisti le prime stille del Sangue del mio Gesù, e ricevilo per la espiazione dei miei peccati. Ne basterebbe una sola goccia per santificarmi; ed io lo ricevo tutto intero nella Comunione, e non sono ancora consumato del tuo amore? O Gesù mio, vieni e non differire la tua venuta; poiché i beni tutti che desidero, mi verranno con te. Vieni, o dolce Gesù, in quest'anima peccatrice, spezza i legami della sua schiavitù, dalle la libertà dei figli tuoi infondendo lo spirito di fortezza e di distacco dalle cose della terra, affinché possa essere tutta tua, e ti segua e ti abbracci e ti pos­segga; possedendoti, canti col santo vecchio Simeone e con Anna profetessa il cantico della gioia e dell'ardente brama di riposare eterna­mente in seno a te. Voi, Spiriti beati che, accolti a miriadi intor­no a quest'altare, chiaramente vedete Colui che desidera l'anima mia, e che voi possedete con sicurezza di più non perdere, adoratelo con me, beneditelo per me, ringraziatelo per me, affin­ché, giunta l'ora della mia dipartita, lo spirito possa liberamente in vostra compagnia lodare il Signore e godere la sua visione in eterno.

(Si dice l'Orazione Per chiedere a Gesù cristo la grazia della quale si ha bisogno, e la Domanda alla Beatissima ergine di Pompei come, sono a pag 7)

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

O Padre di misericordia, o Dio di ogni con­solazione, io ti offro il tuo unico Figlio, ora chiuso nel mio petto e fatto carne della mia carne, e sangue del mio sangue, come nel Tempio a te l'offrivano i due Cuori più santi del Cielo e della terra, Maria e Giuseppe. Volgi gli occhi non sulle mie iniquità, ma sul Cuore divino di questo Bambino, di questo Agnello mansueto ed umile che si offre a te per amor mio. Egli parla al mio cuore, Egli compie tutta la legge. Alla vista dunque del sacrificio di que­sti tre vergini e casti Cuori, di Gesù, di Maria e di Giuseppe, dammi il perdono dei miei pecca­ti. Ma voglio pur io compiere quest'oggi il sacrificio di tutto me stesso: con questi tre Cuori, purissimi e santissimi io ti offro tutto ciò che sono, tutto ciò che ho: la mia povertà, la mia miseria, i miei desideri, la mia vita con quello che ha di penoso e di gradevole, il mio corpo con tutti i suoi sensi, la mia anima con tutte le sue potenze, e tutto ciò che può essere in me o di bene o di male: il bene affinché aumenti per tua grazia, ed il male affinché si distrugga per tua misericordia. Con questi Cuori sacrificati e addolorati io ti offro il sacrificio che intendo oggi fare del mio orgoglio, del mio facile risentimento, dei delitti della carne, della passione mia predominante. Tu, Divino Gesù, che ti offristi al tuo Eterno Padre come la sola vittima capace di purificarci, accetta 1'offerta che ora faccio di me stesso con quell'inte­ro abbandono che si conviene ad una vittima. Sacrificami Tu stesso alla tua gloria con quelle mortificazioni che ti piacerà d'impormi; consuma le imperfezioni dell'anima mia col fuoco della tua carità! Brucia del fuoco del tuo amore questa carne ribelle, che arde col fuoco del peccato, crea in me uno spirito retto, affinché io meriti un gior­no di esserti presentato da Maria e da Giuseppe con l'anima pura nel tempio della tua gloria! O santo vecchio Simeone, prestami la fede e la letizia tua, affinché io degnamente lodi e benedica questo Gesù, ora chiuso nel mio cuore, ma che un dì tu stringesti tra le tue braccia. O santa vedova, Anna profetessa, dammi il tuo ardore nel predicare e benedire quel Gesù che tu riconoscesti per Dio Bambino tra le braccia di Maria e Giuseppe; quel Gesù che oggi sotto le specie sacramentali sta unito a questa miserabile creatura. Esclamerò anch'io con Simeone: "Ora lascia o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli "(Lc 29-30). Vergine pura e Madre divina della stessa Purità, Tu che non avesti mai bisogno di purifi­cazione, ottienimi da Dio quel fuoco sacro che purifichi tutto ciò che può dispiacergli nell'anima mia; e fa che io sia nel numero di quelli che debbono essere salvi mediante il Sangue di Gesù Cristo. E tu ancora, castissimo Sposo della più pura delle Vergini, sii custode della mia purità, e rafforzala in mezzo ai pericoli, alle tentazioni e alle prove, a cui il Signore ha disposto nella sua Provvidenza di sottomettere quest'anima mia. Amen.

(Seguono le Orazioni Per domandare la grazia di cui si ha bisogno. e le altre Indulgenze e Preghiere Per acquistare le Indulgenze, da pag. 8 a pag. 9)

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI MARTA PETRUNI: nella Pia Casa delle Sordomute in Lecce

In questo quarto Sabato, sacro al Rosario, racconteremo uno dei tanti attestati della immensa pietà che la regina del Rosario di Pompei dimostra alle creature più sventurate, che meno la possono conoscere, quali sono i sordomuti. È un novello raggio di fede dove più densa è la tenebra, e dove è maggiore difficoltà che entri la luce. La data del fatto è il 24 Marzo 1889, vigilia della festa dell'Annunziata, che è la festa del Primo Mistero del Rosario. Lecce fu il luogo che ella prescelse per que­sta nuova dimostrazione delle sue misericor­die; e l'effetto fu stupendo, poiché gli animi più tiepidi vennero scossi, e quasi tutta quella citta­dinanza fu infervorata dalla devozione al Santuario di Pompei.La colta e gentile città di Lecce, tra le tante benefiche istituzioni che in sé raccoglie, ha visto sorgere un Istituto di carità, affidato alle benemerite Piccole Suore Salesiane, col titolo di Pia Casa delle Sordomute. Le Piccole Suore Salesiane, sparse in Italia e fuori, hanno singolare devozione alla Vergine del Rosario di Pompei; anzi, quelle dimoranti in Lecce hann6 consacrato la cappella delle Sordomute alla Vergine di Pompei, e vi han messo in venerazione una bella Immagine. Nel 1885 veniva, tra le altre infelici bambine mute, ricoverata in quella Pia Casa di Lecce una fanciulla nativa di Molfetta. Chiamavasi Maria Petruni: di appena otto anni. Bambina, a due anni, Maria cadde e per l'urto ricevuto nella caduta, il ginocchio destro rimase contuso e dolente. Era la fanciulla di salute malferma e cagionevole. Ciò non poco influì a rendere letale la lesione che fu effetto della caduta. Entrata difatti nella Pia Casa di Lecce, non tardò a gonfiarsi e a impedirle di camminare. Un giorno i medici dichiararono che al ginocchio destro della infelice fanciulla si era dimostrata una delle più terribili manifestazioni della scrofola con quel malanno che chiama­si tumor bianco o gonartrocace. Fu operata, ma l'esito dell'operazione fu assai deplorevole, ché non solo la povera muta perdé interamente l'uso dell'articolazione, ma questa divenne ancora più grossa e dolente. Intanto lo stato generale dell'inferma peg­giorava sempre: il dimagrimento cresceva; una lenta febbre, effetto dell'assorbimento, logora­va quella misera esistenza; la tisi era inevitabile. Trascorse così tutto l'anno 1888, quando i medici signori Fiocca e de Pandis consigliarono come supremo rimedio per tentare di conserva-re in vita l'inferma, l'amputazione della gamba. Ma l'amputazione, temevasi, sarebbe riuscita ancor letale, stante lo stato della piccola pazien­te. La povera muta in tutto questo tempo non faceva che piangere, allorché una di quelle Suore, anch'essa sordomuta, la cui modestia vorrebbe taciuto il nome, ma noi lo pubblichia­mo per rendere più chiara la testimonianza del prodigio, Suor Caterina del SS. Rosario, donna di grande fede e di grande semplicità, la per­suase a rivolgersi di cuore alla prodigiosa Vergine di Pompei. Ai 22 di Marzo 1889 la straziata fanciulla, troppo stanca delle sofferenze, nel vedere le sue compagne uscire a passeggio, e lei sempre immobile, sola, in compagnia dei suoi mali insanabili, diede in un pianto dirotto. Allora la sua amica Suora, punta da viva compassione, le disse coi segni: - Raccomandati alla Vergine di Pompei. Ed ella con la solita candidezza di sordomu­ta, rispose in un mimico linguaggio: - Sto pregando da molto tempo la Madon­na di Pompei; ma questa Madonna ha la testa dura, non mi vuol fare la grazia, ed io non ho più forza di soffrire. Dovrò essere non solo sordomuta, ma mi si dovrà amputare una gamba!... Venne il giorno 24 Marzo del 1889, la vigi­lia di quella grande giornata in cui cominciò la Redenzione dell'umanità tutta quanta per mezzo di un'umile parola della Vergine Maria. Era la vigilia di preparazione alla grande solennità del Primo Mistero di Gaudio, che inondò l'anima della Benedetta fra tutte le donne. Eran presso a suonar le due pomeridiane. La povera bimba se ne stava seduta secondo il consueto con la gamba distesa, anchilosata, tenendo a sé vicine le grucce, unico appoggio della gracile persona. Ed in questa posizione guardava mestamente le compagne che si tra­stullavano. Il vedersi così infelice in mezzo a tanto brio infantile, la pone in profonda tristezza. Erale d'accanto, angelo confortatore, la Suora che, come abbiamo detto, ha anch'essa nome dal Rosario. Suor Caterina guardava con l'occhio pietoso la fanciulla mesta, e, mossa da una fede soprannaturale che le veniva dalla Vergine, prende le grucce e le lancia in aria. Quindi, con linguaggio inteso tra loro, le dice: - Cammina, la Vergine di Pompei ti farà camminare! La inferma, alla invocazione di quel Nome che Dio ha fatto onnipotente, sente novella forza scorrere per le membra: snoda le gambe, si muove, si agita, e muove sicuro il passo. Marta era istantaneamente guarita! Nell'impeto dell'allegrezza la fanciulla non fa che ascendere con sveltezza una lunga scali-nata; quindi discendere con simile celerità. Scomparsa l'enorme enfiatura dell'articola­zione! scomparso il dolore, scomparsa la rigi­dezza! il volto cadaverico diventato florido e ridente: ella poteva dirsi rinata. Le compagne stupiscono, la guardano con occhi esterrefatti; poi si avvicinano la toccano, quasi non credessero ai propri occhi, le fanno festa attorno, e levano un inno di gloria e di benedizione alla Vergine di Pompei. Questo fatto pubblicato nel Periodico IL ROSARIO E LA NuovA POMPEI , nel quaderno di Ottobre, anno VI, 1889, è corredato della rela­zione medica del Dottor Oronzio Fiocca di Lecce, dichiarante il miracolo, dell'attestato del Direttore della Pia Casa delle Sordomute di Lecce, Rev.do Sac. Don Filippo Smaldone, e delle firme dei testimoni, tra cui la Superiora e le altre Religiose della detta Pia Casa, la Superiora delle Figlie d'Ivrea e le altre Suore dell'Asilo Infantile prossimo all'Istituto delle Sordomute, e di nobili Signore Leccesi visitatri­ci della Pia Casa. Oggi chiunque va a visitare l'Istituto delle Sordomute in Lecce, e domanda della fanciulla Marta Petruni, non può contenere le lagrime di commozione vedendo il prodigio vivente della Vergine di Pompei.