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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Quindicesimo Sabato




QUINTO MISTERO GLORIOSO: LA CORONAZIONE DI MARIA SANTISSIMA E LA GLORIA DI TUTTI I SANTI

Meditazione:
I. Non è dato nè a lingua umana né ad angelica, dice S. Epifanio, esporre l'onore e il trionfo con cui venne Maria accolta in cielo nella sua gloriosa Assunzione. Questo solo può dirsi: che non vi fu e non ve ne sarà mai mag­giore dopo la gloria e il trionfo del Figlio suo. Non vi è mente creata, dice pure S. Bernardo, che sappia intendere con quanta gloria sia entrata in cielo la Vergine santa, con quanta devozione sia stata ossequiata da tutti i cori degli Angeli, con quanta piacevolezza e com­piacenza sia stata accolta e abbracciata dal suo divin Figlio. Considera dunque, anima mia, come anela-vano gli Angeli, avvenuta la Redenzione, di avere in cielo in anima e corpo il Di Uomo e la sua Madre. E il desiderio dei celesti cittadini finalmente è compiuto. Ma se il Signore volle che l'Arca del Testamento fosse con grande gloria introdotta nella città di David, con più nobile e glorioso trionfo ordinò che la sua Madre entrasse in cielo. Lo stesso Re del cielo, dice S. Bernardino, venne ad incontrarla con tutta la sua corte cele­ste. E con questo superò la gloria della stessa sua Ascensione. Considera come sfolgorante di gioia e di splendore la invitasse dicendole: "Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni!" (Ct 4,8). E Maria più vaga di tutte le creature unite insieme, già si leva da terra, già passa le sfere, e giunge al trono della SS. Trinità. E gli Angeli, nel vederla bella e gloriosa, domandano: - Chi è mai questa creatura che viene dal deserto della terra, luogo di spine e di triboli, sì pura e sì ricca di virtù, appoggiata al suo diletto Signore? - Chi è? - Rispondono gli Angeli che l'accompagnano: - Questa è la Madre del nostro Re, è la nostra Regina, e la benedetta fra le donne, la piena di grazia, la santa dei santi, la diletta di Dio, l'Immacolata, la colomba, la più bella di tutte le creature. Ascolta quindi il cantico di tutti i beati Spiriti che la lodano: "Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele, tu splendido onore della nostra gente" (Gd 15,9). Contempla S. Bernardo che come in terra non vi fu luogo e tempio più degno di Dio, del seno verginale di Maria, così in cielo non vi è trono più eccelso del trono regale su cui venne Ella collocata dal Figlio suo. La collocò alla sua destra, e sopra tutti i cori degli Angeli, a fare come un coro a parte con la sua umanità asso­ciandola a sé qual sua Madre, quale sposa, qua­le Corredentrice, sua Cooperatrice alla Reden­zione del mondo, e quale Regina dell'universo. Q Vergine gloriosa e benedetta, mi rallegro e mi compiaccio con te per la gloria grande che godi in paradiso, assisa alla destra del tuo Figlio e costituita Regina del Cielo e della terra. O cara Vergine, tutto l'universo, credendo nel tuo divin Figliuolo e alla vera Chiesa, ti riconosca qual propria Madre e Regina; si rallegri ed esulti per avere in Te presso Dio una Madre sì amorosa, e una Regina sì grande, sì amabile e si potente.

II. Considera ora, anima mia, come la SS. Trinità incorona Maria con preziosissime corone. L'Eterno Padre l'e pone sul capo la corona di potestà, concedendole, dopo Gesù Cristo, il dominio sopra tutte le creature del cielo e della terra e dell'inferno, sì che gli Spiriti delle tenebre tremano al suo nome. A lei, quindi possono applicarsi le parole del Salmista: Voi la coronaste, o Signore, e di onore e di gloria; la innalzaste sopra le opere delle vostre mani (cfr. Sal 8,6-7). Il Figlio le cinge le tempia con coro­na di sapienza, quale Regina del cielo, degli Angeli e degli uomini, riscattati dal suo san­gue, il cui frutto mette tutto nelle mani di Lei: e come a Regina di clemenza, le consegna le chiavi della divina Misericordia. Lo Spirito Santo l'adorna con corona di carità, infonden­dole, come Madre del bello Amore, non solo l'amore di Dio, ma l'amore infocatissimo del prossimo con un ardente zelo del bene e della loro salvezza. Eccola, dunque, divenuta lo stupore e l'ammirazione delle angeliche Gerarchie. Inoltre la Vergine fu incoronata con le aureole di verginità, di martirio e di dottora­to, perché ella fu Vergine delle vergini, fu martire nella passione del suo divin Figliuolo, e fu maestra di nostra religione insegnando i misteri della fede agli stessi maestri. Finalmente questa Signora fu incoronata con la corona di dodici stelle, come è detto nell'Apocalisse: "Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi, e sul suo capo una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Poiché, come in Lei si adunarono le grandezze e le virtù di tutti gli ordini dei Santi che sono in cielo, così fu corona­ta di tutti i loro meriti raffigurati nelle dodici stelle. Risplendette in Lei sommamente la fede e la speranza dei Patriarchi, la luce e la contem­plazione dei Profeti, la carità e lo zelo degli Apostoli, la fortezza e la magnanimità dei Martiri, la pazienza e la penitenza dei confessori, la sapienza e la prudenza dei dottori, la san­tità e la purità dei sacerdoti, la solitudine e l'ora­zione degli eremiti, la povertà e l'obbedienza dei monaci, la carità e la purità delle vergini, l'umiltà e la pazienza delle vedove, con la fedeltà e concordia dei Santi coniugati. E venne da essi riconosciuta qual loro Regina. Anima mia, chi può mai immaginare gli angelici concenti e le melodie e i cantici dei beati Comprensori in lode di Dio e della Regina di misericordia? Si asside la gran Vergine alla destra del Figlio, e par che dica a tutte le genera­zioni: - Il Signore ha guardato l'umiltà della sua ancella, e si è compiaciuto far risplendere in me le ricchezze della sua grazia. Venite, dunque, a me voi tutti, che nella valle delle lacrime e del dolore siete oppressi ed angustiati, io vi solleverò, perché Dio m'ha fatto causa della vostra letizia. Si, Madre adorata, ecco io vengo al tuo invito: io sono oppresso dal peso delle mie colpe, io giaccio avvinto dalle catene del peccato. Ma è grande la mia speranza, o Regina, che Tu mi libe­rerai! O Madre mia assunta in cielo, regnante in anima e corpo nella beata gloria, io come tale ti credo, ti riverisco e ti amo. O Maria, manda la tua luce a illuminare le tenebre del mio spirito che giace come sepolto nel buio di una amara notte. Fa' penetrare i raggi infuocati del tuo santo amore, ad accendere di virtù, di zelo e di fervore questo mio tiepido cuore. Non permettere, o. Madre divina, che questa anima mia, muoia nelle tenebre. Ben meriterei per i miei peccati ogni disgrazia e castigo: la tua bontà, interponendo i propri meriti presso Gesù, allontani da me i meri­tati flagelli, e mi procuri i demeritati favori.

III. Guarda, anima mia, come vengono a salutarla qual Regina tutti i santi del paradiso, da Adamo ed Eva ai Patriarchi Noé, Abramo, Giacobbe, ai Profeti e alle sante Vergini. "L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi" (Ct 6,9). Vennero quindi i martiri e i confessori, i suoi parenti, Elisabetta, Zaccaria e il Battista, i suoi amati genitori, Gioacchino ed Anna, il suo castissimo sposo Giuseppe. E chi potrà esplica­re il contento di tutti questi, e le parole di giu­bilo o di consolazione? Unisciti anche tu, anima mia, coi beati cori, e unisci la tua alla loro voce, esclamando con essi: Ave, Regina dei cieli, ave, Signora degli Angeli; porta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Godi, Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne; salve, o tutta santa, prega per noi Cristo Signore. Ora, se mente umana non può arrivare a capire la gloria immensa che Dio ha preparata in cielo a coloro che l'hanno amato, chi mai giungerà a comprendere, nota S. Bernardo, qual gloria abbia Egli apparecchiata alla sua diletta Madre, che in terra lo ha amato più di tutti gli uomini e di tutti gli Angeli uniti insie­me? In ultimo, piace a Maria che contempliamo sua, ma anche quella di tutti gli Angeli e di in questo ultimo mistero, non soltanto la gloria tutti i Santi, quale gloria dei suoi sudditi, che ridonda anche in onore di Lei, e la cui contem­plazione ci anima a fare quello che fecero i Santi per acquistarla. Considera dunque, anima mia, come Maria t'invita dal cielo a contemplare in questo miste­ro insieme con la sua, anche la gloria dei Santi, quella gloria che pure per te è preparata, affin­ché ti conforti ad intraprendere e continuare con perseveranza la via della virtù; così la gran Madre ti avrà sempre con sé in quel regno beato. Volgi dunque un'occhiata al paradiso, e la vista di tanti Santi, i quali, deboli come te, tentati come te, con la grazia del Signore e per l'intercessione di Maria, arrivarono a quella beatitudine sempiterna, ti sia sprono e confor­to. Risolviti dunque a tutto fare, a nulla omette­re di quanto possa condurti al conseguimento di quel bene infinito, a vivere e regnare con Gesù e Maria per tutta l'eternità. Se ti mancano le virtù, chiedile a Maria in questo giorno del suo glorioso trionfo: soprat­tutto domandale la perseveranza nel suo amore, che è la caparra sicura della predestina­zione alla gloria. Ricordati di quel che ripete Sant'Alfonso: «Chi è perseverante nella devozione a Maria, specie nel suo Rosario, conseguirà la perseve­ranza finale». Poiché, come insegna S. Ago­stino, la Perseveranza finale non è virtù che si acquista, ma è dono che si infonde per premio delle assidue preghiere. E qual maggiore effica­cia delle preghiere che Maria per noi rivolge al suo Figlio? O grande e gloriosissima Signora, prostrata ai piedi del tuo trono, l'anima mia ti venera da questa valle di lacrime. Ora che siedi già Regina del cielo e della terra, non ti dimenticare di me tuo povero servo. Quanto più sei vici­na alla sorgente delle grazie, tanto più ce ne puoi provvedere. Dal cielo Tu meglio scorgi le mie miserie, e perciò mi puoi compatire. Fa' che in terra io sia tuo servo fedele, affinché possa venire a benedirti in paradiso. In questo giorno in cui ti contemplo Regina dell’univer­so, io mi consacro al tuo servizio. In tanta alle-grezza, consola anche me accettandomi per tuo figlio. Tu dunque sei la Madre mia, e come tale mi devi salvare. In quest'ultimo dei Sabati a Te consacrati, dammi l'amor tuo e la devozione perenne al tuo santo Rosario; e ottienimi la per­severanza finale. Con voi ugualmente ora mi rallegro, spiriti beati e santi tutti del paradiso, per la gloria e beatitudine ineffabili che godete in Dio e con Dio. Anch'io son destinato alla stessa gloria beata, ma non vi potrò mai arrivare che con le vostre virtù. Voi, dunque, angeli, patriarchi, profeti, apostoli, martiri, confessori, vergini, anacoreti e santi tutti, pregate per me la vostra Regina, affinché con la sua mediazione io mi renda degno di essere ammesso un giorno con voi a contemplare il mio Dio e glorificarlo e benedirlo con Lei per tutti i secoli. Amen.

Virtù. - Perseveranza nella devozione a Maria. Fioretto - Prostrati oggi innanzi ad una immagine di Maria e protestandoLe che vuoi essere suo servo fedele per tutta la vita, offriLe i tuoi pen­sieri, i tuoi affetti, le tue opere, tutto te stesso; promettiLe di non lasciare mai di recitare ogni gior­no almeno cinque poste del suo Rosario. Chiedi l'amor suo e la perseveranza nella sua devozione sino alla morte. Beato te se giungerai a recitare ogni giorno le quindici poste del santo Rosario: al Rosario quotidiano è promessa da Maria la Perseveranza finale. Invita ogni anima alla devozione di Maria e distribuisci delle corone consigliando l'esercizio dei Quindici Sabati. Se brami che Maria santissima venga ad assisterti in morte, confida sempre nella sua bontà, e amaLa come Madre. Giaculatoria - O Maria, Regina degli angeli e dei santi, Tu sei la Regina del mio cuore.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

E chi può misurare la mia ingratitudine o Gesù? Quante volte ti ho abbandonato! E ben­ché io ti abbandoni e fugga da te, Tu pure mi trattieni con le dolci catene dell'amor tuo, vestendoti delle mie miserie, e riducendoti in pane per cibarmi e parteciparmi in fine la stes­sa tua gloria e gloria della Madre tua santissi­ma. Bontà infinita! Io non saprei commettere tanti peccati, che Tu non sapresti assolvere; e la mia ingratitudine non ti toglie la volontà di perdonarmi. lo mi prostro ai tuoi piedi con tutti quei Santi che furono in terra come me peccatori, e ti chiedo perdono; ti ripeto che voglio amarti, ti amo, e intendo da oggi mutar vita. «Dio, tu sei il mio Dio, dite ha sete l'anima mia» (Sal 63,2). In questa maniera ha sete dite la mia carne! In una terra deserta, che non ha vie ed è senza acqua, mi presentai a Te; poiché la migliore delle vie è la tua misericordia; e nel nome tuo alzerò le mie mani. All'ombra delle tue ali io esulterò: dietro a te va anelando l'anima mia. Come un cervo assetato desidera una fonte di acqua viva, cosi l'anima mia desidera te, mio Dio. Mostra oggi la tua potenza, o Signore, e vieni a salvarmi. Il mio cuore è pronto a rice­verti, o mio Dio: il mio cuore è pronto. Vieni, dunque, e più non tardare. Al tuo profumo corriamo, o Benedetta fra le donne, perché per tuo mezzo abbiamo partecipato del frutto della vita. Ecco che io mi avvici­no, e Tu stessa mi darai in cibo l'Ostia sacra di pace e di carità, quel Cuore sacratissimo che palpita per me d'amore infinito. A te diano lode, o Regina, i popoli tutti. Si rallegrino ed esultino le genti, poiché Tu hai il potere sugli uomini e sull'inferno, e la tua mano versa copiose misericordie sui miserabili figli di Eva. Ecco, l'anima mia, avvinta come schiava al tuo trono, più non riposerà, finché non sarà piena dell'amor tuo e del tuo divin Figlio. Dammi, dunque, questo amore adesso, affinché faccia meno indegna accoglienza al tuo Gesù. E voi, schiere celesti, che siete beate della vista di sì eccelsa Signora, Angeli di tutte le gerarchie, e tu specialmente, principe degli Angeli ed aiuto del popolo di Dio, Michele; tu fortezza di Dio, Gabriele; tu medicina di Dio, Raffaele; e voi, Angeli dell'orazione e della lode di Dio, Angeli che ci recate la benedizione di Dio, Spiriti eletti, sempre vigili dinanzi al trono di Dio, che onoraste il trionfo e la coronazione di Maria, assistete in questo momento al trionfo dell'amore, onde un Dio onnipotente si abbassa sino alla più miserabile creatura. Angelo mio custode, San Giuseppe, Santo del mio nome e santi miei avvocati, venite ad assi­stermi mentre mi accosto all'Eucaristia che mette come il suggello in quest'ultimo sabato a tutte le grazie che mi aspetto da Gesù e da Maria. Impetratemi da essi che io muoia in giorno di Sabato, che voi tutti mi assistiate nell'ultima ago­nia, e che voi medesimi mi presentiate ai piedi del trono della gloriosissima vostra Regina, per lodarla insieme con voi per sempre. Amen.

(Si dice l’Orazione l'er chiedere a Gesù Cristo la grazia della quale si la bisogna, e la Domande alla Beatissima Vergine di Pompei come sono a pag. 7).

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

Quanto sono ricco possedendo te, o mio Dio! O cieli! O terra! O creature tutte, qui con me adorate il vostro Dio, e ammirate que­st'opera immensa di amore: l'Infinito, l'Im­menso, l'Onnipotente, si trova rinchiuso in questo povero albergo del cuore mio. Io non ho da invidiare la vostra sorte, giacché ho in me quello che voi non avete, poiché io ho un Di<> Uomo, e voi non avete un Dio-Angelo. Adorate voi, dunque, per me Colui che è l'amico, il compagno degli uomini, il ristoro delle loro miserie, che è pure la vostra delizia, da cui solo deriva ciò che voi avete di bene. O divino Amore, possiedimi interamente, e poi fa' di me ciò che vuoi, immergimi nel mare di qualunque patimento, e flagellami con ogni sorta di tormenti perché con Te ed in Te non posso perire. Ascolta la mia povera voce, o Amore divino; e giacché desideri che io ti chieda ciò che brama l'anima mia, ecco: trasforma-mi talmente in Te, che io più non mi conosca, e più non mi trovi che in Te. O divina Gerusalemme, canta a Maria un cantico nuovo; terra tutta, canta alla tua Signora. Cantate Maria, o Cieli, e benedite il nome di lei, che è glorioso; annunziate ogni giorno la salvezza che da Lei proviene al gene­re umano. Annunziate la gloria di Lei tra le genti, e le sue meraviglie a tutti i popoli! poiché la gloria e lo splendore sono intorno a Lei, la santità e la magnificenza sul suo trono. Presentatevi a Maria, voi famiglie delle nazioni, offritele i vostri cuori, i vostri affetti e tutta la vostra vita. Si rallegrino i cieli ed esulti la terra, il mare sia in movimento con tutte le cose di cui è ripieno: tripudieranno le campagne ed esulteranno tutti gli alberi delle selve, perché Maria, la Vergine di Nazaret, la figlia di Adamo, èstata esaltata sopra i Cori degli Angeli, assunta al talamo celeste, ove il Re dei re siede sopra un trono ornato di stelle (Lit. Solen. Ass. B.M.V.). E voi, Angeli del Signore, benedite per me, la vostra Regina. O cieli, benedite Colei che è la vostra porta. Voi, sole e luna e stelle del cielo, benedite Colei che è più eletta del sole, più bella della luna, che è la Stella del mare, la Stella mattutina. Monti e colline, benedite la vostra Signora che ebbe una dimora in Sion, e una reggia in Gerusalemme; e si levò qual cedro sul Libano e qual cipresso sul monte di Sion (cfr. Sir 24,14-17). Piogge e rugiade, fuoco e calori, ghiacci e nevi, luce e tenebre, mari e fiumi, benedite la Signora del mondo, che spande i rami della sua protezione come platano nelle piazze presso le acque, e stende i rami della sua potenza come una palma di Cades. Voi, germi della terra, piante fruttifere, e voi tutti, o cedri, o fiori, benedite la bellezza e la soavità della vostra Regina, che è la mistica rosa di Gerico, il bell'ulivo dei campi, che spira odore di balsa­mo aromatico e di mirra eletta. E voi, anime dei giusti, sacerdoti e re della terra, giovani e ver­gini, benedite il nome di Maria, perché è poten­te, e la gloria di Lei per il cielo si spande e per la terra. Esultate, o Santi, nella gloria, siate lieti nei vostri seggi (cfr. Sai 149, 5). O santi di Dio, degnatevi d'intercedere per la salvezza di noi tutti. Lodate per me Maria coi cembali e con le cetre di lieta armonia; e legate quest'anima schiava al trono di Lei, affinché aggiunga alle sue glorie anche questa, di avere strappato dalle mani di Satana questa anima degna dell'inferno. O Maria, dalla bassezza di questa valle, ove geme esiliata l'anima mia, io alzo gli occhi a te, che abiti nei cieli. Ecco, come gli occhi dell'ancella sono rivolti alle mani della padrona, così gli occhi miei a Te son rivolti, o Regina, o Signora e Madre mia, fino che non abbia di me pietà (cfr. Sal.123,2). Madre dolcissima,Madre amabilissima, oggi è l'ultimo dei sabati dedicati ad onorare i quin­dici Misteri del tuo Rosario; quanta gente al tuo altare domanda chi di essere guarito da qual­che male, chi di esser provveduto nei suoi biso­gni, chi ti chiede un buon raccolto, chi la vittoria di qualche lite. Io ti domando grazie più gra­dite al tuo Cuore, in unione di questi tuoi devoti. Madre mia dolcissima, ottienimi di essere umile, distaccato dalla terra, docile alla divina volontà; impetrami il santo amore di Dio, la buona morte, il Paradiso. Signora, mutami da peccatore in santo: fa' questo miracolo che ti darà più onore che se illuminassi mille ciechi, e riSuscitassi mille morti. Tu sei così potente pres­so Dio: basta dire che sei sua Madre, piena della sua grazia. Che cosa ti potrà negare? O Regina bellissima, io non pretendo di vederti in terra, ma voglio venire a vederti in paradiso; Tu me lo devi ottenere. Eccomi a te dinanzi prostrato. Io ti riconosco per mia Sovrana e Madre; e come tale ti consacro tutti i giorni che mi restano, l'anima e il corpo, i miei affetti, i palpiti del mio cuore, i desideri, le pene, le angustie, gli affanni che mi aspettano. Ma Tu trionfa finalmente di questa anima a te dedicata e proteggila, difendila dagli assalti dei suoi nemici, coprila sotto il tuo bel manto, rendi felice la morte e beata l'eternità. Così spero, e così sia.

(Seguono le Orazioni per domandare la grazia di cui si sia bisogno, e altre Invocazioni e Preghiere per acquistare le Indulgenze da pag. 8 a pag. 9)

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI

GIOVANNI ROMINGER: protestante svizzero si con­verte per la Vergine di Pompei e muore la sera dell'ultimo dei Quindici Sabati

Il reverendo sacerdote Nicolò Cori, Vice-Parroco della cattedrale di Volterra, scrisse la seguente relazione che venne pubblicata nel periodico IL ROsARIO E LA NUOVA POMPEI. «Il Sig. Giovanni Rominger di Silvapiana in Svizzera, era da molti anni domiciliato in Volterra, ove aveva tolto a moglie la signora Ferdinanda Redaelli. Egli non era fieramente avverso al cattolicesi­mo come sono la più parte dei Protestanti, ma, seguendo l'esempio della sua consorte, aveva una certa divozione alla Vergine Immacolata e alle sante Anime del Purgatorio: ma non deter­minavasi di abbandonar la sua religione, perché il testo viene nfrrito integralmente, senza modifiche, rispet­tando la mentalitia religiosa del tempo. poco istruito in quella cattolica, e sopra tutto, perché vedeva questa poco osservata dagli stessi cattolici, anzi talvolta da essi medesimi disprez­zata e derisa. Venne il mattino del 4 Ottobre dell'anno 1888, tre giorni innanzi della grande solennità del Rosario. La signora Redaelli si appressava al letto del marito infermo, e con amorevoli cure gli andava rammentando i pro­positi altra volta fatti di rendersi cattolico. Ma egii~ - Sono indifferente, - risponde, - tanto per il Cattolicesimo quanto per il Prote­stantesimo. Ambedue sono buoni per salvarsi. La fedele donna a tal risposta non perse il coraggio, anzi, premurosa di salvare l'anima di chi amava tanto, fece celebrare una Messa. E piena di fiducia nell'aiuto della Vergine tauma­turga di Valle di Pompei, prese una Imma­ginetta che erale venuta da questo Santuario, e mostrandola al giacente: - Guarda, - disse, - questa è la figura di quella portentosa Vergine del Rosario, che coi suoi prodigi attira il mondo a edificarle un Tempio nella Valle di Pompei. E gli lesse quella parte della Novena che èunita all'Immagine. Ciò fatto, pose quell'Immaginetta sotto il capo del marito; e recatasi in altra stanza, col cuore straziato dal dolore e gli occhi volti al cielo, gridò: - Maria Santissima, che da Pompei sparge-te tante grazie, fatemi questa grazia: che si con­verta mio marito! Non ve la chiedo per i miei meriti, perché io non ho che peccati: ma per i meriti del vostro Figlio, che venne nel mondo per salvarci tutti. Datemi questa consolazione, salvate mio marito. -Fatta questa preghiera, si pose in ginocchio e recitò il santo Rosario. Quindi, riritrancata da forte speranza, torna al letto dell'infermo e l'interroga: - Giovanni, vuoi tu farti cattolico? - Si, chiamatemi il Vescovo, - esclamò il morente ad un tratto: - voglio il battesimo cat­tolico. Ferdinanda, ebbra di gioia, gli fece conosc~ re che per battezzarsi non era necessario il Vescovo; bastava il Curato. E così vennero in cerca di me. Io pertanto recatomi presso il signor Romin­ger, con brevi parole gli feci conoscere la falsità dei principali errori dei Protestanti. E vedendo che ne era già convinto, ma desiderava avere una Istruzione maggiore, gli Promisi che gliel'avrei data come sarebbe guarito. Intanto in presenza di due testimoni gli feci fare l'abiu­ra dei suoi errori e la professione di fede cattolica, quindi a seconda delle prescrizioni del Rituale Romano lo battezzai. Fu tanta la gioia che ne provò l'infermo, che con verace compunzione esclamò: - Oh, come sono ora contento! Chiese poi quella Immaginetta della Madonna di Pompei che Ferdinanda gli aveva posta sotto il capo: più e più volte la baciò e se la pose sul cuore, donde spesso se la ritoglieva. Nel giorno seguente, 5 di Ottobre, venerdì, gli furono conferiti i sacramenti della Penitenza e della Cresima. E nel giorno di Sabato, vigilia della grande solennità della Vergine del Rosari0, ultimo dei Quindici Sabati consacrati dai fedeli in suo onore, Giovanni Rominger si unì a Gesù Cristo con la santa Comunione,. ed ebbe canceliate le reliquie dei peccati col Sacramento della Estrema Unzione. Quel Sabato, così caro ai devoti di Maria, volgeva al suo termine: e tre ore innanzi alla mezzanotte, di quella ora solenne la quale, dando principio alla grande giornata di Maria, viene nel Santuario di Pompei santificata con grinni e coi cantici della Regina del Rosario, l'anima di Giovanni Rominger, resa monda dal lavacro battesimale, volò in cielo a cantare in eterno le misericordie di Dio e le glorie della sua SS. Madre, che gli aveva impetrata la gra­zia della conversione e dell'eterna felicità.

SAC. Nicoto Go Vice-Parroco della Cattedrale di Volterra».