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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Quattordicesimo Sabato




QUARTO MISTERO GLORIOSO: L’ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO

Meditazione:
I. Considera, anima mia, come anche per Maria è giunta l'ora della sua partenza da que­sta valle di tenebre. Finalmente dopo tanti tra­vagli poté anche Lei ripetere le parole del suo Diletto: Tutto è compiuto: le profezie, la diffu­sione della Chiesa di Gesù Cristo, l'eroismo di tutte le virtù. Dopo l'Ascensione del suo divin Figlio, Ella dimorò in Gerusalemme con San Giovanni Evangelista, col quale si ritirò poi in Efeso. Se ne ritornò in Gerusalemme, ove stette sino alla morte. La sua vita fu qui, come sempre in ogni luogo, una vita d'amor di Dio, un'orazione non interrotta, o meglio un'estasi continua, e un esercizio perfetto di ogni virtù, specialmente di una ardentissima carità verso il prossimo. Visitava sovente i luoghi santificati dai Misteri e dalla presenza del suo divin Figlio, ed era la consolazione, la Maestra, la Madre della sua Chiesa. Venne, dunque, il momento, da Lei tanto desiderato, di riunirsi per sempre col Sommo Bene. Esultò il suo spirito nell'amore e nel desi­derio del suo Signore, offrendosi con pienezza di cuore per ritornare felicemente al suo princi­pio. E tu, anima mia, legata alla miseria di que­sta terra, perché non aspiri alla tua beata patria? Come temi tanto di uscire da questa vita? Che ti dà questo mondo? Che cosa t'incanta in questa valle di pianto? Prega Maria, che ti ottenga il distacco dalla terra e il desiderio dei beni eterni, e ti disponga con l'ardore dei suoi santi esempi al tuo passaggio! Come Giovanni seppe dalla Beata Vergine che Ella stava per lasciare questa vita, leggia­mo che vi accorsero in gran numero i parenti, i Discepoli e i conoscenti, i quali convennero sul monte Sion, dove stava allora la Madre di Dio, per contemplarla ancora una volta, significarle i loro affetti, ascoltare i suoi ultimi ricordi, rac­comandarsi alle sue preghiere. Anzi, per divina disposizione, Come riferisce San Dionigi Areopagita, si trovarono anche ivi in breve i santi Apostoli, che erano in quel tempo disper­si nel mondo a predicar la fede di Gesù Cristo. Tutti piangevano la perdita di sì benigna Madre, e sì potente Avvocata e Maestra, Come scrive il Damasceno, e tutti la Beata Vergine Consolava con amore dolcissim0, promettendo a tutti il suo aiuto e la sua intercessione. Accostati anche tu a questa benignissima Signora, esponile i tuoi bisogni, Pregala di soc­correrti, e per i meriti di quei santi Discepoli domandale che ti ottenga tutte le grazie che desideri. Confida, non dubitare, che la cara Madre ti esaudisce. Ma ti raccomando l'amore del prossimo, la salute delle anime, per quanto puoi, aiutandole col buon esempio, con gli avvertimenti opportuni, con la Pazienza, con la carità, e pregando Dio per tutto il mondo. Se darai questo ossequio a Maria, abbi per certo, che Lei ti sarà sempre propizia. O mia tenera Madre, avessi avuto anch'io la sorte di trovarmi al tuo felice passaggio! Avessi potuto baciare i tuoi sacri piedi, e raccomandarmi alla tua protezione! Ma giacché non ebbi questa ventura di supplicarti allora, prostrato al trono della tua Maestà, mi raccomando oggi a te gloriosa ed immortale. Degnati, per pietà, di trovarti alla mia amara morte, ed assistermi in quell'ora tremen­da, da cui dipende la mia eternità, per amore di quest'ora adorata del tuo transito e del tuo trionfo.

II. Considera, come giunta l'ora del transito di Maria, discese dal cielo il suo Divin Figlio corteggiato da immense schiere di Serafini. Pensa come avrà sussurrato le parole della Cantica "Alzati, amica mia, mia bella, e vieni per­ché, ecco ('inverno è passato ..." (Ct 2,10). Lascia questa valle di pianto, dove tanto hai sofferto per amor mio. La voce della tortorella, cioè del tuo cuore anelante, si è udita nella nostra terra (cfr. Ct. 2,12). Tutta esultò di giubilo Maria a quell'amabile comparsa, e il suo spirito si ralle­grò in Gesù Figlio divino. E ricevuta la Santissima Eucaristia dalle mani di Gesù mede­simo, come riferisce San Giovanni Damasceno, tutta piena di gaudio disse: Ecco l'ancella del Signore; si compia di nuovo in me la tua divina parola. Nelle tue mani, o Figlio, consegno il mio spi­rito (cft. Lc 1,38; cfr. Lc 23,46). Accogli con Te quest'anima, che creasti a tua immagine e pre­servasti dal peccato. Guarda, anima mia, Maria già parte per il cielo; rivolta agli astanti, dà loro la sua cara materna benedizione; accostati anche tu ai suoi piedi, domandale la benedizione. tua Madre mia, mi rallegro con Te di tanta sorte e felicità, di tanta tua gloria e gran­dezza. Ben meritavi, O Maria, di essere cosi altamente amata e glorificata da Dio, giacché non pensasti ad altro in vita che ad amare e glorificare Dio. Ma io non mi parto da questo luogo, se Tu non mi benedici. È questo l'ultimo ricordo della Madre, che è per lasciare i figli orfani e sconsolati. Raccomandami a Gesù Cristo, ed abbi pietà delle mie miserie. Una tua occhiata amorosa, una raccomandazione benigna, una parola, una voce basta per ottenermi Ogni bene. Abbi pietà della mia vita mortale; e nell'ora della mia morte non ti scordar di me, corri in mio aiuto e soccorrimi nelle mie amare agonie. Anima mia, se vuoi in morte sperimentare Maria Madre di amore, sii in vita figlia fedele dell'amore di Maria. E se desideri che la tua morte sia accompagnato dall'assistenza di Gesù, non separare da Gesù il cuore tuo. O me felice, se amerò in vita Gesù e Maria! O me beato, se morrò tra le braccia di Gesù e di Maria! Ti prometto, o mio Dio, di non amare altro che Te, di non pensare ad altri che a Te. Ti rac­comando, o Maria, il tremendo passaggio dell'anima mia. Una dolce armonia suonò per l'aria con un canto angelico che diceva: «E assunta Maria in cielo tra il gaudio degli Angeli, che benedi­cono il Signore per aver glorificato la loro Regina. Apritevi, o porte eterne: entra il Re della gloria e conduce con sé la sua Diletta e nostra Regina». Gli altri dicevano «Chi è costei che viene dal Libano appoggiata al suo Diletto, come un' Aurora che sorge, bella come la Luna, eletta come il Sole? Ella è come un aroma che manda odore di ogni virtù: Ella ècome un olivo maestoso, splendente di grazia e di bellezza». Intendi dunque, anima mia, che la SS. Vergine, perché esente dal peccato originale ed anche da qualunque ombra di colpa attuale non perdé la sua bellezza, ed il Signore volle salisse al cielo, non per virtù propria, come Gesù, ma per virtù di Dio. La glorificazione anticipata del corpo fu il suggello ai privilegi della Madre di Dio e della sua Immacolata Concezione. Ella era stata con­cepita nel sangue di Adamo, ma, per grazia specialissima, senza ombra del peccato di lui, tutta pura, tutta bella e immacolata; divenne madre, rimanendo illibatissima Vergine, privi­legio unico non concesso ad altra creatura. Ben fu dunque ancora giusto che venisse anticipata la glorificazione di quel corpo immacolato, tempio vivo dello Spirito Santo, con tutte le doti dei corpi gloriosi, l'agilità, la sottigliezza, l'impassibilità e la chiarezza.

III. La luce non poteva essere divisa dal sole. Luce era l'anima di Maria, ricca di grazia dal primo istante di sua creazione; e sole era il corpo immacolato, donde lo Spirito Santo aveva formato l'umanità assunta dal Verbo. La Chiesa chiama la Vergine eletta come il Sole, perché privilegiata sopra tutte le creature. E come il sole al tramonto lascia nell'aria una gran luce di oro, così Maria nel tramonto del suo mortale viaggio ci ha lasciato la luce dei suoi esempi in tutte le virtù teologali e cardi­nali e singolarmente nella quadruplice sua purità: 1° Purità nel corpo, onde divenne Madre di Dio; 2° Purità nel cuore onde era la delizia dello Spirito Santo in tutti gli affetti castissimi dell'animo suo; 3° Purità nella fede, che conservò intatta e viva, nel suo Dio, e tu maestra degli Apostoli, conforto dei novelli cristiani, e sede di sapienza; 4° Purità nell' intenzione, onde tutto dirigeva a Dio, e tutto dalle sue mani riceveva, quale ancella fedele: i gaudi e i dolori, le umiliazioni e i trionfi; per la qual cosa Ella è paragonata al cedro del Libano e al cipresso del monte Sion, che leva diritto al cielo il suo fusto, e alla palma in Cades. La purità non riguarda solo il corpo, che dicesi castità, ma è il complesso di tutte le virtù, che esclude qualsiasi vizio: onde è più dell'anima, come dice il Salmista: "Signore chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul tuo santo monte? Colui che cammina senza colpa, agi­sce con giustizia e parla lealmente" (Sal 15,1-2). Anzi la benedizione di Dio è promessa a chi serba pura la coscienza: "Chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. Otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza" (Sal 24,3-5). Tutta la gloria di Maria, dunque, procedé dall'essere Immacolata e dall'essere fin dal primo istante superiore agli stessi Angeli. E fin da quel momento Dio guardava all'epoca nostra, quando dopo diciannove secoli si sareb­bero definiti i dogmi dell'Immacolata Concezione, e della sua Assunzione al Cielo. O santa immacolata Verginità di Maria, esclamerò io, dunque, con la Chiesa, io non so con quali parole lodarti! O Signora mia dolcissima, Tu hai già lascia­to la terra, e sei giunta al tuo regno dove siedi Regina sopra tutti i cori degli Angeli. Mi con­gratulo con te di sì alto privilegio della tua Assunzione al Cielo. Ma ricordati che fu per noi peccatori che Tu fosti elevata a tanta dignità e gloria; perciò non hai perduto, anzi in Te è cresciuta la compassione verso di noi poveri figli di Adamo. Dal gran trono, dunque, dove regni, rivolgi, o Maria, anche sopra di me gli occhi tuoi pietosi, ed abbi pietà di me. Guardami e soccorrimi. Mira quali tempeste e quali pericoli dovrò incontrare fintanto che non giungerà la fine della mia vita. Per i meriti dun­que della tua beata morte, impetrami l'amore alla perfezione con la purità della fede, la purità della coscienza, la purità del cuore e la purità delle intenzioni, per uscire da questa vita in grazia di Dio: e nel giorno del Signore possa anche il mio corpo risorgere glorioso, e così venire a baciarti i piedi in paradiso, unen­domi con quei beati Spiriti a lodarti e a cantare le tue glorie, come Tu meriti. Amen.

Virtù - Purità. Fioretto - Il miglior modo di glorificare Maria in terra è imitarne le virtù, specialmente la purità di coscienza, evitando ogni offesa di Dio. Per acqui­starla prendi sempre di mira il peccato veniale più abituale e più deliberato, e fa' uno studio particolare per emendartene. Animati a vincere le passioni, ad acquistar la perfezione col pensiero che ti guadagne­rai la protezione speciale e l'amore di Maria. È que­sto il mezzo per salire dritto al cielo senza toccare il purgatorio. Pregala ogni giorno che ti ottenga la quadruplice sua purità; cioè la purità del corpo, la purità del cuore, la purità dell'intenzione e la purità della fede. Giaculatoria - O Maria, Madre dell'amore divino, fammi morire al mondo per vivere solo per Te. Chi mi darà la verginità della fede e del cuore che ebbe Maria, o Gesù, per cui meritò di accoglierti nel suo seno e, alla fine del suo mor­tale pellegrinaggio, meritò che Tu stesso scen­dessi dal Cielo a glorificarla? O Purità infinita, di Te canta la Chiesa, che non avesti in orrore di dimorare nel seno di una Vergine purissima; e come potrai Tu venire quest'oggi nel mio petto, nel mio cuore, centro delle più sfrenate passioni, dei più riprovevoli vizi, e sede già occupata dal demonio, a causa dei miei reitera­ti peccati? Signore, dirò col Centurione, non son degno che Tu entri nel mio petto, ma dì soltanto una parola e sarà purificata l'anima mia. Vorrei qui le lacrime amare dei Santi peni­tenti per lavare le macchie che la rendono brut­ta innanzi a Te. O santi Apostoli, che piangeva-te la partenza della vostra amabile Madre, pre­statemi ora le vostre lacrime e piangete con me il mio allontanamento da Dio e le mie nere ingratitudini verso questo sommo Benefattore. O Madre del bello amore, non ardere Tu sola di questo fuoco divino: fa' che io arda insieme con te. Io ti amo, o Gesù mio, e la mag­giore mia brama è di essere consumato dall'amor tuo. Tu lo vuoi, e lo puoi, Signore; fa' ciò che puoi, e dammi quel che tu vuoi. O Maria, alma Madre del Redentore, che sei la via del cielo, sei la porta e la stella del mare, soccorri quest'anima caduta nella colpa. Tu che generasti il tuo Creatore, Vergine prima e dopo la parola dell'Angelo, pietà della peccatrice anima mia. Tu sei tutta bella e la macchia origi­nale non è in te; perciò sulla terra giungesti alla più alta perfezione, da superare i meriti e le grazie di tutti gli Angeli e dei più alti Serafini; Tu prestami la tua purità, affinché con fede intemerata, con coscienza illibata, col cuore mondo e con intenzione purificata dal tuo amore mi presenti a ricevere il Pane degli Angeli, che è quel medesimo Verbo di Dio, che assunse la carne della tua carne e il sangue del tuo sangue. Anzi quando il sacerdote verrà per comunicarmi, permettimi, o Madre mia, che io dalle tue mani riceva il tuo Gesù, per accoglierlo in questo modo con la maggiore purità ed umiltà possibile. E voi, Angeli e santi del paradiso, che festeggianti andaste incontro alla celeste Regina nel giorno della sua gloriosa Assunzione, venite tutti ad accompagnare l'anima mia che in questo felice momento va incontro al suo Sposo, al divin Redentore, al suo Dio. Amen.

(Si dice l'Orazione per chiedere Cesù Cristo la grazia della quale si ha bisogno, e La Domanda alLa Beatissima Vergine di Pompei, che sono a pag. 7)

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

L'anima mia prostrata nella polvere Ti adora, o mio Gesù, insieme agli Angeli e ai Santi. Tu solo il Santo, Tu solo il Signore, Tu l'Altissimo, Gesù Cristo. Adoro l'anima tua santissima con tutte le sue facoltà, nascosta sotto le specie del pane; con la tua presenza santifica l'anima mia. Intelletto di Gesù, purifica le mie intenzioni. Volontà di Gesù, purifica i miei desideri. Me­moria di Gesù, purifica la mia memoria dalle immagini e ricordi dei peccati. Corpo sacratis­simo di Gesù, purifica con le tue carni immaco­late la mia carne rea di mille colpe. Sensi puris­simi di Gesù, purificate i sensi miei. Occhi modesti di Gesù, purificate gli occhi miei. Lingua purissima di Gesù, purifica la mia lin­gua immonda per vane e maldicenti parole. Orecchi di Gesù, purificate il mio udito sempre in cerca delle notizie del mondo. Mani di Gesù, datemi la vostra innocenza. Sangue preziosissi­mo di Gesù, lavami da ogni macchia di colpa, inebriami il cuore di gioia, infervorami del tuo santo amore.Acqua purissima del costato di Gesù, lavami. O passione sacratissima di Gesù, confortami. O Cuore infiammato di Gesù, bruciami d'amore. Imprimi nel mio cuore l'ubbidienza ai tuoi voleri, la detestazione dei peccati, l'odio di me stesso, la grazia di piacere sempre sino alla morte a Te, mio Sommo Bene e centro del mio riposo. O mio Gesù, in questo giorno che ricorda la gloriosa Assunzione al cielo della tua Madre, ravvivami la fede, onde io guardi con disprezzo tutto ciò che è di terra; e infondimi la celeste speranza di rivederti un giorno in paradiso. Ouanto è deplorabile il mio stato e compassionevole la mia miseria! Ti scopro, o mio medico celeste, le piaghe e le infermità mie. La legge del peccato vive in me e resiste alla tua volontà. Credo per fede tutto ciò che m'inse­gni, ma poi cedo ai desideri della carne. Conosco che nel mondo tutto è vanità, orgoglio e inganni, ed io lo seguo. l'e sregolate inclina­zioni m'incalzano, ed io mi lascio trascinare. La tua legge mi obbliga, e le mie abitudini virtuose mi fanno violenza; le cose che da me esigi, e quelle che finora ho amato, mi lacerano il cuore; e nondimeno non posso né abbandonare me, né cercare te. O principe della pace, o divi­no Liberatore, seda questa guerra interiore, liberami da questo tormento "spezza le mie cate­ne. A te offrirò sacrifici di lode" (cfr. Sal 116,16-17). O Maria, Tu ora siedi in cielo alla destra del tuo divin Figlio, e lo possederai in eterno. Anch'io lo posseggo in questo momento, ma poi lo possederò in eterno? Ahimé! Tu sei il modello di ogni virtù, ed io sono il ricettacolo di ogni vizio. Tu osservasti tutti i consigli che il tuo Figlio ci lasciò nel Vangelo; ed io non ne osservo nessuno. "Beati i poveri in spirito, Egli dice, perché di essi è il regno dei cieli". Ed io amo tanto le comodità e le ricchezze della terra! "Beati i miti, perché erediteranno la terra"; ed io sono sì aspro, sì iroso, sì superbo da rendermi anche odioso agli uomini! "Beati gli afflitti, per­ché saranno consolati". Ed io non vado cercando che diletti continui con una sete insaziabile di piaceri terreni. "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio" (cfr. Mt 5,3.5.4.8.). Ecco perché in morte Tu vedesti il tuo Fi­glio, e fu il tuo Corpo gloriosamente assunto in cielo! Tu fosti tutta pura, tutta monda di cuore, tutta immacolata. Risorgerà glorioso il mio corpo? Regina della Misericordia, Tu non solo sei la stella del mare, la gran Madre di Dio e Vergine delle Vergini, ma sei la porta del cielo, sei l'avvocata dei peccatori! O Maria! O Maria, Vergine prudentissima, Signora potente, il nome tuo è la salvezza mia. Se vuoi, puoi sal­varmi. Mostra dunque che Tu sei madre: scio­gli queste catene che mi tengono avvinto al peccato; sii luce alla cieca anima mia, allontana i mali, impetra i beni. O Vergine singolare, fra tutte la più dolce, prega il tuo divin Figlio che, assolto dalle colpe, mi renda mansueto e casto. Fammi condurre vi­ta pura, con fede sempre vergine, con intenzioni sempre rette, con coscienza senza macchia, con cuore sempre mondo. Rendimi sicuro il sentiero della vita dalle insidie dei miei nemici; affinché abbia la sorte di vedere il tuo Gesù in punto di morte, e di riceverlo dalle tue purissime mani, come lo ricevesti Tu nell'ultima ora della tua vita mortale. Amen.

(Seguono le Orazioni per doinandare la grazia di cui si ha bisogno e le altre invocazioni e Preghiere per acquistar le Indulgenze, da pag. 8 a pag. 9).

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI

IN MALTA: Conversione della Protestante Anna Charles pei Quindici Sabati alla Vergine di Pompei

Anna Charles, di religione Protestante, da più di venti anni si era stabilita a Malta. Sposò 'il testo viene riferito integralmente, senza modifiche, rispet­tando la mentalità religiosa del tempo. il maestro Giuseppe Misued, cattolico, da cui ebbe un sol figlio. Il buon Giuseppe e le sorelle di lui, anche esse ferventissime cattoliche, avevano fatto ogni opera per persuadere Anna di abbandonare la sua setta e abbracciare la Religione cattolica, ma costei non voleva sentirne, anzi sprezzava la loro credenza con le parole più esecrabili, e in modo speciale i Sacramenti della Confessione e della Comunione. Parecchi sacerdoti dotti furono solleciti della conversione di costei, e segnatamente il compianto P. Alfonso Micalles dei Cappuccini, che per anni ed anni si adoperò per convertirla, ma invano. Nel 1887 Anna si ammalò gravemente. Si sperava che il suo stato grave, e l'affettuosa e sol­lecita cura di chi le stava d'attorno, e le preghiere continue che si facevano a Dio per la sua conver­sione, potessero indurla a più savi consigli. Non migliorando, le venne ordinata dai medici una dolorosa operazione. E nell'Ospedale Centrale di Malta, Anna subì la orribile amputa­zione. Si ridusse però agli estremi. Rimarginata la ferita, usci dall'ospedale, e, convalescente, passò pochi mesi in casa, sempre tenace nella sua falsa religione. Senonché sul finir dell'Agosto del 1888 ella si ammalò nuovamente. Allora la famiglia di Giuseppe pregò il sa­cerdote Andrea Debono, di Misida, gran devoto della Vergine di Pompei, che gli piacesse visitare la sciagurata inferma e parlarle di reli­gione. Vi andò difatti costui, e tenne con essa vari ragionamenti; ma da quanto la donna ostinata nell'eresia andava asserendo, ei vide chiaro che la conversione di lei era impossibile. Mostrava essa un odio implacabile verso il proprio marito e la famiglia di lui, verso i Maltesi e la Religione loro: un odio sprezzante specie per i Sacramenti della Confessione e della Comunione. Anzi giunse a tal grado la satanica avversione, che, appena si entrasse a parlare di religione, tronca­va immantinente qualunque argomento. Con tutto ciò al pio Sacerdote non cadeva al tutto dell'anima la speranza, appoggiata sulla potenza delle Vergine del Rosario onorata nel suo prediletto Santuario di Pompei; e però rac­comandava ai suoi penitenti di pregare per quella donna,di far Novene alla Vergine di Pompei, e di applicare per essa molte Comu­nioni. Una cognata di Anna, Maria Misued, donna di soda pietà, pregò il reverendo Debono di ce­lebrare una Messa per conseguire la desiderata conversione; e fu stabilito che la messa venisse celebrata il Sabato seguente, 15 Settembre, nel tempo della funzione dei Quindici Sabati che ivi si praticavano. Intanto si scrisse all'Avv. Bartolo Longo a Valle di Pompei, che si piacesse di fare pregare le Orfanelle del Rosario nel Santuario di Pompei per ottenere la tanto desiderata conversione. Passarono così i giorni della Novena fatta da queste orfanelle, giunse il 29 Settembre, quattordicesimo dei Quindici Sabati, in cui si commemorava la morte beata di Maria Vergine, o meglio il suo felice passaggio da questa all'eterna vita. Era quello il giorno desi­gnato dalla clemente Regina di Pompei a salva­re dagli artigli di Satana quell'anima, per cui da tanti suoi figliuoli si pregava senza posa. Tutta la notte di quel sabato Anna non poté chiudere gli occhi al sonno. L'occhio di Maria si era sopra di lei posato, la grazia lavorava su quel cuore infelice. Spuntò l'aurora della Domenica, del giorno del Signore, e la Prote­stante, ridotta all'ultimo passo, era già mutata in altra. Repentinamente e con meraviglia di tutti domandò: - Dov'è quel sacerdote? Chiamatelo con pre­mura, che io lo voglio vedere il più presto possi­bile! Quindi come le fosse caduta dagli occhi una benda, con volto sereno, ma esprimente la viva sollecitudine dell'animo: - Voglio battezzarmi, - gridò: - voglio morire da cattolica! A queste inaspettate parole, tutti proruppero in un pianto di consolazione, e quasi non crede­vano a quello che vedevano coi propri occhi. Venne subito chiamato il sacerdote Debono; ma questi era allora sul punto di montare il per­gamo in Misida. Rispose che, terminata la predi­ca, sarebbe andato a lei. Ma Anna, fatta sollecita della grazia di Maria, non vuole aspettare, lo fa chiamare nuovamente. Frattanto fui invitato il rev.do Preposito della Collegiata di Birchircara. Questi, tra indicibile commozione, ricevette l'abiura della Protestante convertita, e immantinente la battezzò nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo. - Amen, risposero tutti i presenti, tra calde lacrime di tenerezza e di compunzione. A quell'ora entrò in quella casa il reverendo Debono. Al primo vederlo non le parve più una creatura mortale, ma un angelo. Essa lo accolse con gaudio straordinario, gli domandò scusa di non averlo potuto aspettare. Si venne disponendola a ricevere senza per­dita di tempo la Cresima. E l'Ecc.mo Monsi­gnor Fra Antonio Maria Buhagiar, qual padre amoroso, venne di notte tempo alletto della moribonda, esulla novella battezzata impose le mani quale unto del Signore: su quell'anima resa candida dalle acque battesimali fece discendere lo Spirito Santificatore. Non restava per rendere in eterno felice l'anima di Anna Charles che l'ultimo Sacramento della Estrema Unzione; e questo le fu pure amministrato con le sante Indulgenze e con tutti gli altri conforti della Religione Cattolica. Dopo quindici ore della più dolce agonia, rassegnata perfettamente alla volontà santissi­ma di Dio, con la Corona del Santo Rosario in mano, abbracciata al Crocifisso, Anna placida-mente rendé l'anima al Creatore. La grande Regina del Cielo e della terra non sa negare grazia alcuna, quando è onorata con la efficace pratica dei Quindici Sabati, ed è in pari tempo invocata col titolo sì gradito al suo materno Cuore, di Regina del Rosario della Valle di Pompei. (Dal Periodico IL Rosario e la nuova Pompei)