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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Tredicesimo Sabato




TERZO MISTERO GLORIOSO: LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO (Lc 24; Atti 1)

Meditazione:
I. Gesù, prima della sua Ascensione, aveva detto agli Apostoli: "Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni" (At 1,5)... "Entrati in città, salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui" (At 1,13-14). "E stavano sempre nel tempio lodando Dio" (Lc 24,53). Penetra, anima mia, nel Cenacolo. Maria, Madre di Gesù, prega con gli Apostoli e coi Discepoli, ed essi si uniscono con confidenza alle preghiere di questa Santa Vergine per sol­lecitare la discesa dello Spirito Santo. Che cosa non dobbiamo sperare anche noi nelle nostre suppliche, quando vogliamo invocare una sì potente Avvocata? Ella è la Madre di Gesù; questo solo titolo è un impegno della sua bontà e del suo potere. Contempliamoli tutti insieme, mentre il loro spirito e il loro cuore pregano intimamente e si esprimono con tanta maggior forza, quanto i loro desideri e il loro amore formano tutto il loro linguaggio. Che fede, che rispetto, che rac­coglimento! Ecco quali sono -le disposizioni efficaci e necessarie per ricevere i doni e i frutti dello Spirito Santo: il contatto con la Santissima Vergine, Sposa dilettissima di Lui, e la fervida e perseverante preghiera, soprattutto se fatta in comune, perché manifesta l'unione di fede e di carità con la Chiesa Cattolica, in cui tutti i fedeli sono membri di un sol corpo, e il Sommo Pontefice n'è il Capo visibile. O Maria, che fosti sempre Maestra della Chiesa, e piena di tutti i doni dello Spirito Santo, insegnami Tu a ben pregare: prega Tu stessa per me, e traimi dal più profondo dei cuore quei gemiti e quei sospiri che valgono ad attirare in me lo Spirito Santo. Ispira all'anima mia, e poni sulle mie labbra le preghiere più conformi al tuo Cuore, che più giungano gradi­te a Te, e pienamente siano esaudite da questo Dio di bontà. Spirito di Bontà e di Amore, penetra anche il mio cuore, e feriscilo col dardo del tuo divin fuoco, affinché non cessi mai dal pregare, secondo il consiglio del Salvatore, con fede viva, con atten­zione esatta, con umiltà profonda, con fiducia inalterabile, con generosa perseveranza, e sopra tutto, con amore sì fervente, che niente possa mai rallentarlo. Gesù ce io ha promesso: "Chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,10).

II. Considera, anima mia, che come i Patriarchi e i Profeti contribuirono coi loro sospiri ad attirar sulla terra il Divin Verbo, così lo Spirito Santo vuol essere invocato coi desideri. Apriamogli dunque non solamente la nostra bocca, ma tutto il nostro cuore, e l'anima nostra, per poter dire coi salmista: "Apro andante la bocca perché desidero i tuoi comandamenti" (Sai 119,131). -Ma questo Dio di bontà previene sempre le sue creature: Io ti ho amato, con amore eterno, e perciò, tocco delle miserie tue, ti ho tratto a me (Cfr. Ger 31,3>. E Gesù diceva ai suoi apostoli: "Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12,32). Ripeti dunque sovente, anima mia, con la Spesa dei Sacri Cantici: Attirami o Signore, dietro a te, così correremo all'odore dei profumi tuoi (cfr. Ct 1,34). Contempla, anima mia, quel che avvenne il dì della Pentecoste. "Si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutte le case dove si trovavano" (At 2,1-2). Comprendi che, come il vento dissipa le nubi, purifica l'aria, così entrando in un'anima, lo Spirito Santo purga anzitutto la mente dai pen­sieri cattivi, il cuore dagli affetti terreni, dirada le ten~bre dell'intelletto, e poi fa rivivere l'anima d'una vita tutta divina. Col suo soffio Egli diede la vita all'umanità e alla Chiesa di Dio: e con esso la conserverà per tutti i secoli. "Apparvero loro lingue come di fuoco che si divide­vano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo" (At 1,34). Vedi quelle lingue di fuoco elevate, splen­denti, bipartite, che riposano su ciascuno di questi … Ecco le espressioni della divina Bontà. Discende questo Spirito, sotto il simbolo delle lingue. La superbia degli uomini fu causa della confusione delle lingue nella Torre di Babele, che li separò l'un dall'altro; la venuta dello Spirito Santo portò agli Apostoli il dono delle lingue, per il quale i popoli d'ogni nazione furono uniti nella unità della Fede e del Battesimo, nella Chiesa Cattolica. E lingua di fuoco è lo Spirito Santo, perché viva fonte di carità. Come il fuoco purifica i metalli distrug­gendo ciò che hanno d'impuro; così lo Spirito Santo è fuoco ardente, che purifica l'anima da tutte le sozzure. Consuma tutto ciò che gli fa ostacolo, come affetti ai beni caduchi, rispetti umani, vanità e comodi della vita; e poi gli affetti del cuore e i pensieri della mente eleva al cielo, e fa sciogliere la lingua alle divine lodi. È un fuoco luminoso, che illumina lo spirito facendogli chiara la malizia delle colpe com­messe e l'ingratitudine usata contro Dio Benefattore. È un fuoco dolce, che s'insinua nel cuore, lo penetra e io infiamma. Infine è fuoco che si leva al cielo con le fiamme, fuoco di amore: questo è essenziale di sua natura, per­ché procede dal Padre e dal Figlio per via d'amore; quindi ama di comunicare ciò che ha, ossia ch'Egii è, ed infonde nell'anima la carità e lo zelo. Oh, altezza e grandezza della bontà di Dio! Propaga la sua verità, la sua Chiesa per mezzo dei dodici pescatori della Giudea, che erano sti­mati rozzi e stolti dal mondo dinanzi alla sapienza dei Greci e dei Romani! Quegli uomi­ni grossolani ignoranti e così timidi, che abban­donarono vilmente il loro Maestro nel tempo della sua Passione, accesi di questo fuoco divi­no che loro comunica lo Spirito Santo, confessa­rono in ogni sorta di lingue le glorie del suo nome. "E cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava loro il potere di esprimersi" (At 2,4). Predicano a Gerusalemme Gesù Crocifisso e il Vangelo a tutte le nazioni della terra. "Si tro~ vavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la ~lla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua" (At 2,5-6). Annunziano nel mondo la grandezza e le meraviglie del Nazareno, combattono da eroi, e sospinti dallo zelo ardente, incontrano i suppli­zi,si espongono alla morte; e, soffrendola, trionfino di tutta la sapienza, di tutta la poten­za degli uomini, sì da far tremare gli stessi tiranni. Noi sappiamo bene imitare gli Apostoli nelle infedeltà, nelle pusillanimità, nelle fughe, ma non vogliamo imitarli nel raccoglimento e nelle preghiere incessanti. Prega dunque, anima mia, con tutto il fervore lo Spìrito divi­no, che venga pure su dite in questo giorno, domandagli lo spirito del fervore e il frutto dello zelo.

III. Il fervore, dicono i Santi Padri, è un movimento soprannaturale dell'anima, che tende incessantemente a unirsi a Dio per via di amore e che supera ogni ostacolo che renda meno perfetta questa unione. È un fuoco divi­no, una fiamma tutta celeste, uscita dallo Spirito Santo, che genera lo zelo, cioè rende l'anima pronta e coraggiosa ad intraprendere e compiere tutto ciò che Dio le ordina, nonostan­te tutte le difficoltà. Col moltiplicare atti di amore il cuore si unisce talmente a Dio, che, simile all'Apostolo, sfida le creature tutte, se abbiano mai la forza di separarla. "Chi mi separerà dalla carità di Cristo?" (Cfr. Rom. 8,35). Non la spada, non la fame, non la tirannia degli uominio delle passiom.Sempre vigile su se stessa, corregge in sé ogni compiacenza mondana: una parola indi­screta le è tacito rimprovero: non si perdona neppure uno sguardo curioso sulle creature, se non è diretto al Dio che ama. Ella geme con S. Paolo d'essere ancora sulla terra, il suo esilio le è pur di peso; ma i fervidi suoi desideri la innalzano incessantemente verso il cielo. Sia che cammini, dice S. Bernardo, o che tenga il silenzio, operi o riposi, mai non si allontana dall'amorosa presenza del suo Diletto. Dell'amore di lui vorrebbe che tutti ardesse­ro. Ma sempre benigna, sempre misericordiosa, per altri prega, per altri soffre. Questo spirito di santità e di purità non ci santificherà, se non gli facciamo altrettanti sacrifici, quanti sono gli affetti peccaminosi segreti nel nostro cuore. Questo cuore non può restare vuoto: come si spoglia di se medesimo e delle creature, Dio lo riempie del suo spirito. Ma, ohimé, io sono così sensibile alla minima parola che mi dispiaccia, che mi sconvolgo e mi turbo; così pusillanime, che non oso frenare le altrui bestemmie, o riprendere le beffe che si fanno di Dio, della Vergine, del Papa. O divino Spirito, accendi il mio cuore del tuo irresistibile amore. Ma quante volte, la tua voce si è fatta sentire all'anima mia, senza che io l'abbia ascoltata! Se ti fossi stato fedele, quanti vizi avrei estirpati, quante virtù acqui­state, e quali rapidi progressi avrei fatto nella perfezione del mio stato! Sarei tutto dite ripie­no, o mio Dio, ed io invece mi trovo sì ripieno di me stesso e di tutte le cose di questa misera terra! Sarei tutto fervido del tuo divino amore, e sono ora sì languido, che neanche oso dire che ti amo! Perdona, o divino Spirito, tutte le mie infedeltà passate, che amaramente deploro. Spezza le mie catene, traimi a te, giacché sono risoluto di esserti fedele. Inclina i cieli e discen­di fino al mio nulla: lasciati possedere da sì meschina creatura. Io ti accoglierò con gioia, e ti custodirò fedelmente. Fuoco celeste, purifica il mio cuore. O santi Apostoli, pregate per me, comunica­temi i vostri ardori, la vostra fede viva, il vostro zelo ardente, fatemi parte dei doni che voi ave­ste da questo Sommo Spirito di bontà e di amore, affinché anch'io con voi creda ferma­mente e operi fortemente per Gesù, e con voi venga per sempre a goderlo in cielo. Amen

Virtù - Zelo. Fioretto. - Fai oggi molti atti di amore a Dio. Non ti vergognare di mostrarti apertamente cattoli­co e di suscitare negli altri amore di Dio. Mostrati devoto di Maria, scoprendoti il capo al suono dell'Angelus Domini. Impedisci quanto più puoi le bestemmie e le offe­se che si possono fare a Lei. Molto piace a Maria il sottrarre le giovanette e gli orfani dalla perdizione. Ricordati che se salverai un'anima, avrai pure salvata l'anima tua. Giaculatoria - O Maria, Sposa dello Spirito Santo, rinnovami il cuore e dallo a Dio.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

O Maria, Tu eri nel Cenacolo allorché discese lo Spirito Santo; e, come gli Apostoli occupa­vano il primo posto di autorità, così Tu tenevi il primo posto di grazia e di santità. Tu piena di grazia e di Spirito Santo dal primo istante in cui fosti concepita, e più ancora dal dì che con­cepisti il Verbo di Dio, l'Autore della grazia, di quale pienezza di doni non fosti arricchita nel giorno della Pentecoste? Quanto mi congratulo con te! Tu sei la tesoriera e la dispensatrice di tutte le grazie, sei anzi la Madre delle grazie; e il tuo Bernardo a Te mi guida, dicendo: Se desi­deriamo grazie, chiediamole per Maria. Tu sei la sposa dilettissima dello Spirito Santo. Che cosa non può una Sposa fedele, intemerata, sul cuore dello sposo tenero e generoso? A Te, dunque, Sposa dello Spirito Santo e Madre mia tenerissima, domando tutti i tuoi doni e le gra­zie che a me mancano. L'anima mia è piena di orgoglio e di presunzione di salvarsi senza meriti, tutta piena di vanità e di scienza mon­dana. Ma non sei Tu la Madre del santo timore e della scienza di Dio? A te svelo le mie iniquità, o Madre; non ho amore vero del prossimo, per gl'infelici, per i poveri, per il mio Dio! ma Tu sei la madre del bello amore e la fonte della pietà; oggi con que­sta Comunione puoi ottenermela dal Tuo Figlio Gesù e dal tuo Sposo celeste. Vedi come quest'anima, sirnile a canna agitata dai venti, è sempre incostante, è sempre in tempesta per le sue passioni, e subito cade ad ogni urto dei tre nemici. Ma Tu sei la Torre di Davide, da cui pendono mille scudi, e chi Tu difendi è salvo; ottienimi, dunque, il dono della Fortezza. Il mio intelletto offuscato da ree passioni, in mezzo a mille pericoli, nel procelloso mare di questo mondo, ha bisogno continuo di una guida, della luce superna, di un consigliere fidato: e Tu sola sei la fedele amica dell'anima mia, la mia consigliera, la Stella del mare: deh! ottienimi dal Tuo Sposo il dono del consiglio, Tu che sei Madre del Buon Consiglio; e il dono dell' intelletto, Tu che sei Maria, ossia la Signora del mondo, illuminata e illuminatrice di ogni intelletto. Muoviti a pietà di me, che sento mille ripugnanze a seguire la virtù e la penitenza a combattere i vizi e a modificarmi; la minima contraddizione mi sconvolge; tutto ciò che può affliggere la mia carne mi contrista all'eccesso. Attirami col dono della sapienza, e fa' che l'anima mia gusti quanto soave è il Signore, quan­to buono è Dio (cfr. Sal 34,9), e quanto è dolce la misericordia del mio Dio, che ha dato a me per Madre la sua propria Figlia, la sua propria Madre, e la sua dilettissima Sposa. E Tu, Gesù mio, venendo in me, chiudi gli occhi sulle mie malvagità, e fissali soltanto nel Cuore della tua purissima e santissima Madre, che, ricca dei doni e delle virtù dello Spirito Santo, formò la tua degna dimora in terra, ed oggi per me ti prega, e con le stesse sue mani a me ti dona. E Tu, Spirito di carità e di amore, spezza le catene dei miei peccati, e scendi nell'anima mia a purificarla, ad infiammarla. Ti offro tutte le preghiere, i desideri, i sospiri, gli affetti, che a te diressero Maria Santissima e i Santi riuniti nel cenacolo, insieme con le mortificazioni, con le lacrime e con gli ardori dei più grandi Santi che sono stati e saranno al mondo. Tu che accogliesti i sentimenti dei loro cuori, degnati ora di ascoltare quel che ti dice il mio povero cuore. O santi Apostoli, prestatemi ora la vostra fede e il vostro ardente desiderio; affinché io meno indegnamente riceva il mio e il vostro Gesù nell'anima mia. Amen.

(Si dice l'Orazione per chiedere a Gesù Cristo la grazia della quale si ha bisogno, e la Domanda alla Beatissima Vergine di Pompei. come sono a pag. 7).

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

Il cielo e la terra, gli Angeli e i Santi, e tutte le cose create esultino nel nome del Signore. L'abisso dell'infinità, dell'onnipotenza, della maestà si è degnato discendere in un altro abisso di miseria, di abiezione, di avvilimento. Ora lo spirito del Signore è in me insieme col suo Verbo! Quel Dio che ha creato tutto, e che non ha limiti, ora mi occupa interamente. O Maria, avvalorami con le tue preghiere, supplisci coi tuoi ringraziamenti, e prestami la voce del tuo cantico, ora che posso con te esclamare: «L'ani­ma mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore». Sposa dello Spirito Santo, ricca di tutti i doni e di tutte le grazie, qual gra­zia può negare uno sposo potentissimo ad una sposa fedele? Io ti adoro e ti amo con tutto il mio cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore essenziale del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore alla povera anima mia; vieni, e con lingue di fuoco scintillanti insegnami a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illu­minami, col tuo fuoco purificami, accendimi il cuore e rendilo ardente della tua carità. Sor­gente di acqua viva, inonda e inebria l'anima m'a assetata e arida. Spirito di verità, senza di te sono nell'errore; Spirito di amore, senza dite sono tutto ghiaccio; Spirito di vita, senza dite sono morto. Fuoco sacro, purezza incomparabi­le, consuma nel mio cuore con le tue fiamme le più piccole imperfezioni. Dammi, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito: dammi la mansuetudine, affinché elimini la mia asprezza; la benignità, affinché renda bene per male; la pazienza affinché acquisti la pace e la perfezione a te sì cara; la bontà, affinché io sia semplice e benefico con tutti; la modestia, per edificare il prossimo; la continenza e la castità, affinché mortifichi i sensi, regoli le pas­sioni e sia puro agli occhi tuoi. Questa virtù Tu solo puoi darmela, o Signore: "Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo". E proseguirò col Re penitente: "Non respingermi dalla tua presenza e non pri­varmi del tuo santo spirito. Rendimi la gioia di esse­re salvato, sostieni in me un animo generoso" (Sal 51,12-14). "Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti, perché non resti confuso" (Sal 119,80). Ma sopratutto dammi la carità che mi uni­sca a Te, al prossimo, agli Angeli, e possa anche io esclamare col tuo Apostolo Paolo:"Chi ci separerà ... dall'amore di Cristo?" (Rom 8,35). E voi, santi Apostoli e santi Martiri che deste la vita per Gesù; sante Vergini e giovinetti, che in fresca età, senza ira, senza sdegno, senza vendetta, ma placidamente, tra dolci sor­risi, animi invitti, sfidaste le mannaie, i roghi, gli eculei e i letti di fuoco; e voi segnatamente Santi e Sante Vergini, che trionfaste delle mag­giori lotte che vi apprestavano la carne e il senso ribelle, impetratemi con le vostre preghiere, lo spirito di fede, di zelo, di amore, di purità e di fortezza, affinché io trionfi delle mie passioni, e insieme con voi renda gloria eterna al Padre, al Figlio e allo Spirito benefico. Amen.

(Seguono le Orazioni lper domandar la grazia cui si ha bisogno, e le altre invocazioni e Preghiere per acquistare le Indulgenze, da pag. 8 a pag. 9).

GRAZIA DELLA VERGINE DI POMPEI

IN POLICASTRO: Il Dottor Vincenzo Mangia, di Policastro, guarito prodigiosamente di tisi dalla Vergine di Pompei

È un medico che attesta il prodigio della propria guarigione. Questa grazia venne già pubblicata ne IL Rosario E LA NUOVA POMPEI. «Ho ricevuto dalla Beatissima Vergine del Rosario, che si venera in Pompei, la grazia spe­ciale di rimanere ancora nel numero dei viventi. La malattia da me sofferta cominciò con suppurazione nella regione anteriore del collo, onde fu forza sottopormi a dolorosa operazione. Mi operò l'illustre Prof. Frusci in tre sedute e in giorni diversi, nella seconda quindicina di Agosto nel 1886, coadiuvato dal mio carissimo amico d'infanzia e collega Dott. Michele Capoa. La ferita era in via di miglioramento, quando il giorno 10 Settembre, fui colto da pleurite essu­dativa a sinistra, cioè al medesimo lato della lesione del collo. Il Prof. Frusci, messo in sospetto sulla natura di questa nuova malattia, rinvenne dei bacilli del Koch, indizio della natura tubercolare della lesione. I Professori Fazio, D'Ambrosio, Cacciapuoti confermarono la diagnosi di pleurite tubercolare: e tutti, riconoscendo la gravità del male, mi pre­scrissero il ritorno all'aria nativa, perché men dura mi fosse sembrata la morte tra le braccia de' miei cari. Giunto in Policastro, il morbo non indugiò di propagarsi ai polmoni; e una mortale bronco­alveolite fu la necessaria conseguenza della pleuri­te tubercolare. Febbre, tosse, espettorato, emottisi, piaghe da decubito, dimagramento estremo, tutto faceva pronosticare la mia prossima inevitabile fine. Io, che non potevo illudermi, perché della professione, cercai la calma necessaria in tali momenti: mi uniformai alla morte, ormai vicinis­sima. Il Dottor Fatigati, rivolto a mia moglie, - Signora - le disse - dolorosamente ho da confessarvi che per la vita di vostro marito non vi è più speranza. - Il Dottor Mangia è più per l'altra vita che per questa, - significò in tono di dolore il Dottor Pugliese al Rev. Rettore del Seminario Diocesano Can. D. Tommaso Granata.. Il mio compagno di studi, Dottor Gregorio Falconi, disse pubblicamente a vari amici: - Tutte le risorse della scienza sono esaurite, la morte è certa. L'Eccellentissimo Vescovo di questa Diocesi, Mons. Giuseppe Maria Cione, si degnò di visitar­mi, ed il conforto della sua divina parola ancora oggi ricordo con gratitudine. Il Dottor Furiasi, infine, disse a mia madre: - Signora, abituatevi all'idea di perderlo. Giunse il 12 Gennaio. Le mie guance erano di­venute cianotiche, le labbra livide, gli occhi im­pietriti, il respiro affannoso, l'agonia si avanzava a passi di gigante. Intorno al mio letto erano tutti i miei. Mia sorella Marianna leggeva a bassa voce nel Periodico IL RosARio E LA NUOVA POMPEI le grazie impartite dalla Vergine del Rosario di Pompei. Io ne contemplavo l'effigie, e di quando in quando baciavo le rose benedette del mondiale Santuario. Oh, meraviglia! In un baleno cessarono tutte le mie sofferenze. Suonava l'una pomeridiana di quello stesso giorno, la febbre, l'espurgo, la tosse, tutto era cessato di botto. Immediatamente tutti gridaro­no al miracolo, non potendo spiegare con l'umana ragione la guarigione istantanea da una malattia dichiarata incurabile, e che già mi aveva condotto all'orlo del sepolcro. Da parte mia ho voluto far trascorrere anco­ra un anno prima di dar pubblicità al surriferi­to miracolo operato dalla SS. Vergine del Rosario di Pompei, affinché nessuno possa, più, ora che sono sano, vegeto e forte come prima, contrastare l'evidenza, luminosamente in vero confermata dalla citazione di tanti nomi illustri di persone che invito in massa a smenti­re, se lo possono, che i fatti non sono tali quali io li ho raccontati. Da Policastro Bussentino (Salerno), scritto di mio proprio pugno e firmato.

24 Agosto 1890. DOrr. VINCENZO MANGIA» (Dal Periodico IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI, Anno VII, 1890)