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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Dodicesimo Sabato




SECONDO MISTERO GLORIOSO: ASCENSIONE DI GESÙ AL CIELO. (Lc 24; Atti 1)

Meditazione:
I. Considera , anima mia, come Gesù risorto vuole rimanere glorioso sulla terra quaranta giorni, e mostrarsi visibile ai suoi Discepoli per confermarli nella fede della sua vera e reale Resurrezione.Ma non volle essere sempre manifesto, per avvezzarli a crederlo anche senza vederlo, come lo crediamo noi presente quale Dio in ogni luogo, e quale Di Uomo nel Sacramento eucaristico. Volle Gesù glorioso rimanere sulla terra per quaranta giorni quasi a compensare le tante lacrime e i sospiri dei giusti nei quaranta secoli che l'avevano aspettato. Giunse finalmente il tempo prefisso: dopo aver dato agli Apostoli ogni potere, e comanda­to di istruire tutte le genti e battezzarle, ordinò loro di trovarsi adunati sul monte Oliveto. "Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, 'quella, disse, che voi avete udito da me: ... sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni. Così venutisi a trovare insieme, gli domandarono: 'Signore, è que­sto il tempo in cui ricostruirai il regno di Israele?' Ma egli rispose: 'Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dalla Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta La Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra"' (At. 1,4 - 8). Adora, anima mia, il tuo Salvatore, che è già per ascendere al Cielo: rallegrati con lui e del suo glorioso trionfo degli onori, che andrà a ricevere dal suo Padre celeste e da tutti gli Spiriti beati. Domandagli fin d'ora, e con ardo­re, lo spirito della fede. Con questo spirito reca-ti a Gerusalemme: osserva come il Salvatore esce da questa sì ingrata città, e si avvia al monte Oliveto, accompagnato dalla sua divina Madre, dagli Apostoli, dai primi suoi Discepoli e da molte sante Donne, in numero di oltre cin­quecento. Tanta moltitudine di testimoni prescelti volle il Signore per confermare gli uomini nella fede della sua Ascensione al Cielo, ove sarebbe nostro Avvocato presso il Padre, e nostro gran Pontefice, compassionevole alle nostre miserie, per la prova che ne aveva fatta nel tempo della sua vita mortale. Unisciti a Maria, e, pregandola che ti partecipi alla sua fede, seguila fino al monte Oliveto. Ascolta qui con un profondo rispetto e venerazione gli ultimi accenti di Gesù, coi quali riprende gli Apostoli della loro poca fede nella sua Risurrezione, nella promessa dello Spirito Santo. Volgi uno sguardo tenero e rispettoso su Gesù che è per ascendere al cielo: i suoi occhi divini che tante lacrime avevano versato, e sulla croce erano stati languidi e moribondi, sono ora più scintillanti del sole. Il venerando suo capo non è più intriso di sangue, nè coronato di spine, ma coronato di gloria immortale. Tutte le piaghe, che deformavano il suo corpo, ora gli danno uno splendore divino; e, non più motivo di obbrobri e d'infamia, contribuiscono anzi alla gloria, e allo splendore del suo trionfo. Con Maria e con gli Apostoli, infiammati da un ardore tutto celeste, sostenuti da una speranza vivificante, mira Gesù, che fattosi visibile a tutti, alza le mani e li benedice, e dolcemente comincia ad elevarsi nell'aria.

II. "Gesù alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo" (Le 24,50). Che spettacolo! quale meraviglia! I discepoli non avevano mai veduto cosa più stupenda. Lo avevano veduto prima della sua morte cammi­nare sulle acque; Egli si era trovato in mezzo a loro nel Cenacolo a porte chiuse. Ma qui Gesù è con loro: essi gli parlano, Egli parla loro, e si leva in aria. Essi lo mirano, ma più non lo pos­seggono: una bianca nuvola lo ha circondato e tolto loro di vista. Non ignorano dov'Egli vada, poiché l'ha detto tante volte. Sale al cielo, donde era disceso; ritorna al suo Padre che l'aveva mandato. Va dov'essi non possono ora andare, e dove andranno un giorno; va ad occupare il posto che gli è dovuto, e preparare le sedi che Egli ha meritate per loro e per tutti noi. Va a sedere alla destra di suo Padre, e riposarsi nel seno di lui, sino a tanto che Egli ci chiami a stare con Lui. Perché il mio cuore non rimane commosso a un tale spettacolo? Apriti, o freddo mio cuore, alla più ferma speranza, distaccati per sempre dalla terra per renderti sempre fisso nel cielo. Gli Angeli, gli Arcangeli, tutte le Potestà celesti vengono innanzi al loro Re. Tutti i giusti morti dal principio del mondo e tutti quelli che sono risuscitati con Gesù Cristo, si uniscono per accompagnare il glorioso trionfo di lui. Adamo, Eva, Abele, Matusalemme, Giobbe, Tobia, Abramo, Isacco, Giacobbe, i santi Profeti con Isaia, Geremia, i santi Re con David; S. Giuseppe, S. Anna, S. Gioacchino, S. Giovanni Battista, Zaccaria ed Elisabetta, i santi Re Magi, il santo vecchio Simeone e Anna, il buon Ladro. La carne era stata scacciata dal paradiso terre­stre, ma nella persona del Verbo fatto carne essa si solleva al Cielo. "Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi, porte antiche, ed entri il Re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e potente" (Sal 24,78). È l'Agnello di Dio ucciso; èil Leone vittorioso, il Leone della Tribù di Giuda, il Signore della virtù, è il Re della gloria. Questo è il titolo col quale Gesù Cristo va a sedere alla destra del Padre, e vi fa sedere tutti quelli che Egli ha liberati; ivi aspetta tutti quel­li, che crederanno in lui, e profitteranno della sua redenzione. Quanti già vi sono assisi! E con quale occhio guardano essi la terra e tutto ciò che forma l'occupazione degli uomini! Al cielo, dunque, anima mia. Al cielo tieni sempre rivolto il cuore e la mente, come al ter­mine del tuo mortale viaggio, come al luogo del tuo riposo. La fede t'insegna: "Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura" (Ebr 13,14). Sollevati quindi per mezzo della fede, considerando che la terra non è la tua patria; ma come cittadina del cielo, qui non sei se non di passaggio e sempre in attesa del tuo ritorno lassù. Affaticati, adunque, in questo giorno a ravvivare in te la fede delle cristiane verità che si oppongono ai falsi beni della terra e alle vane illusioni di questo mondo che corrompono il cuore. La fede è l'occhio e la ragione del cristiano, è il fondamento di tutto l'edificio della nostra eterna salvezza. "il fondamento delle cose che si sperano" (Ebr 11,1). Alla fede è promesso per premio il paradiso. "Chi crederà sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato" (Mc 11,16). Per la fede Gesù Cristo dimora in noi, e noi in lui; per essa Gesù opera in noi, e per essa ci sono comunicati i suoi Misteri e la sua Vita.

III. Anima mia, se tu miri alla ricompensa promessa, reputerai leggera ogni fatica, soppor­tabile ogni infermità, soffrirai la povertà e la privazione dei comodi della vita, sosterrai in pace le ingiurie e i torti, chiuderai gli occhi al falso splendore del mondo perché non ti abba­gli; avendo sempre presente che tutto il fasto e la gloria mondana va a finire nella cenere del sepolcro. L'anima separata dal corpo non por­terà con sé altro che le sole opere: a sua gloria, se buone; a sua confusione, se malvage. Per non perdere il pensiero dell'eternità, S. Ma­cario, S. Antonio, e lo Stilìta abbandonarono le città e popolarono i deserti; S. Benedetto, S. Bernardo, S. Domenico e S. Francesco si rin­chiusero nei chiostri, e, santificando se stessi, santificarono il prossimo!... Considera ora, anima mia, quale deve essere l'affetto di una anima toccata dal desiderio dell'eterna vita, che diriga cioè ogni pensiero e ogni azione a Gesù Cristo, come facevano gli Apostoli. "Poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: 'Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un gior­no allo stesso modo in cui l'avete visto andare al cielo"' (At 1,10-11). Gli Apostoli, dunque, in quel momento erano immobili, insensibili a tutto ciò che acca­deva sulla terra, incapaci della minima distrazione, infiammati da un ardore celeste, soste­nuti da una lieta speranza. Benché non vedes­sero più Gesù, non lasciavano però di guardare verso il cielo. "Allora, dopo averlo adorato, ritornarono con grande gioia a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammi­no permesso in un sabato"' (Le 24,52 e At 1,12). Il giubilo spirituale dunque è il fatto dell'obbedienza, che fa seguire la preghiera all'azione e l'azione alla preghiera. Gli Apostoli obbedirono all'avviso dell'Angelo... E tu obbe­disci ai tuoi superiori che fanno le veci degli Angeli presso dite. Obbedisci ai tuoi doveri che sono la volontà di Dio sopra di te; e non temere di lasciare il Monte Santo, cioè la con­templazione, per ritornare alla Città, cioè alle occupazioni ordinarie che Dio esige da te. Ricordati che il tuo Gesù entrò nel cielo dalla sommità di quel monte Oliveto, alle cui falde aveva dato principio alla sua Passione. Ai piedi di questo monte divino il Maestro fu veduto prostrato1 agonizzante, quindi preso, legato e condotto come un malfattore. . Dalle umiliazioni dunque e dai pentimenti, che ti abbassano al cospetto degli uomini, ascenderai al monte della gloria che è in cielo. O mio Gesù, pieno di riconoscenza e di amore, mi rallegro con te della tua gloria e del tuo trionfo. Ma ricordati, o mio divin Salvatore, che Tu per ricomprarmi spargesti tutto il tuo Sangue adorabile, e nel cielo sei asceso per pre­pararmi un posto, come Tu stesso dicesti. Rendimi degno di occuparlo un giorno: sostie­nimi con la tua grazia; affinché io possa per­venire a questo celeste e desiderato regno. Armami della tua fortezza, affinché io superi tutti i nemici che lo vorranno impedire. Mària, Madre della bella speranza, Tu mi rendi agevole col tuo amore e con la tua grazia la via che deve condurmi al cielo. Amen.

Virtù - Desiderio di cielo. Fioretto - Fai, come i primi Cristiani, apparire in tutti i tuoi atti la fede che ti anima. « Il giusto vive di fede»: perciò non legare il tuo cuore al vano parlare e al vano comparire. Disprezza le distrazioni del mondo con la speranza dei gaudi eterni e della compagnia degli Angeli. In tutte le occorrenze spiacevoli di: «Tutto deve passare: non abbiamo qui dimora permanente, ma aspiriamo alla futura». Ripeti per tre volte durante il giorno «Quando, Signore, vedrò io il tuo bel volto?». Giaculatoria O Maria, scala del paradiso, traimi con te alla bellezza dei beni eterni.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

O Gesù, Tu salisti al cielo per prepararci un posto nella tua gloria; ma il tuo Cuore ardente di amore non ammetteva di lasciarci orfani sulla terra. Tu ci lasciasti tutto te stesso in que­sto Sacramento d'amore, che l'anima mia, prostrata nella polvere e nell'abisso del suo niente, riverisce, adora e benedice quale ricordo del più affettuoso tra i padri, del più dolce tra i fra­telli, del più tenero tra gli sposi, dono degno solamente di Dio. In questo sacro ciborio io raffiguro il pozzo di Sicar ove scaturiscono sorgenti di acqua viva zampillante fino alla vita eterna. Qui Tu, stanco delle mie iniquità, e pur paziente e benigno, aspetti l'anima mia per ristorarla delle tue Carni immacolate e del Sangue divino, come aspettavi un dì la Samaritana per condurla all'eterna vita. Qui ai piedi tuoi quest'anima traditrice e spergiura aspetta col dono del tuo amore il perdono che desti alla donna adultera. Qui io dirò col pubblicano: "O Dio, abbi pIetà di me peccatore" (Lc 18,13). Intendo bagnare i tuoi piedi con lacrime di compunzione, per ascoltare oggi nel mio cuore le tue dolci parole: Ti son rimessi i peccati, perché molto hai amato. "Lee sono perdonati i suoi molti pec­cati, poiché ha molto amato. .... Ti sono perdonati i tuoi peccati "(Lc 7,4748). Ma se io non ho un grande amore, chi altri può darmelo, se non Tu che sei Amore eterno, infinito1 sommo? Tirami dunque a te, Dio mio; preparami tu stesso col tuo Spirito a riceverti degnamente. Voi, o santi Patriarchi, che dal Limbo passaste al paradiso; voi, santi Apostoli e Discepoli, testi­moni del trionfo del Salvatore; e voi Angeli, che accompagnaste Gesù al cielo, voi prestatemi la vostra riconoscenza, le vostre adorazioni, i vostri affetti, le vostre benedizioni nel momento in cui un Dio per eccesso di amore si unisce alla sua creatura per sollevarla dall'abiezione e farla degna del paradiso. E Tu, o Vergine Immacolata e Madre mia amatissima, che, piena di celesti speranze e di smisurato amore, vedesti il tuo Diletto ascendere al cielo, accendi la mia fede, ravviva la mia spe­ranza e rinvigorisci la mia carità; benedici, accetta le mie fatiche, ed ottienimi la finale perseveranza per meritarmi con questa Comunione la corona eterna del cielo. E tu, glorioso S. Giuseppe e padre mio amatis­simo, che in questo giorno insieme con Gesù sali­sti al cielo, ammesso agli splendori della sua medesima gloria, prega per me, e ottienimi una unione sì forte di amore con Gesù, che mai più possa separarmi da Lui. Amen.

(Si dice l'Orazione per chiedere a Gesù Cristo la grazia della quale si ha bisogno e la Domanda alla Beatissima Vergine di Pompei, come sono a pag. 7).

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

O Gesù mio, Salvatore benefico e dolcissimo Sposo di quest'anima mia, Tu sei tutto mio! In questi solenni momenti che Tu, Dio infinito, sei tutt' uno con la tua creatura, al cospetto di tutto il cielo che con me ti adora, io mi abbandono al tuo amore, nella speranza che mi darai tutto quello chè a me manca per amarti in eterno. Tu salendo al cielo mi indicasti la via per arrivarci, mi lasciasti una scala sicura per salirvi, la fede. Non cerco, come il tuo apostolo Tommaso, che Tu mi faccia toccare le tue Piaghe, no: mi bastano le tue parole: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20,29). Non voglio vedere in questo mondo, o Gesù mio; voglio vivere di fede e di speranza. Ed ora in presenza di tutto il cielo e della terra, confesso che Tu sei vero Dio e vero Uomo, l'Unigenito del divin Padre, la seconda Persona della SS. Trinità, il Verbo di Dio fatto carne nel seno purissimo di Maria, di cui sei l'unico e vero Figlio. Credo che per amor mio per trentatré anni conducesti una vita di stenti, di travagli e di dolori, e desti il tuo sangue per salvare me; e per miracolo ancor più grande, per miracolo di amore, volesti restare sempre in mezzo ai figli degli uomini in questo Sacramento. Credo e confesso che per tua virtù risor­gesti glorioso; e ora siedi alla destra del divin Padre, aprendo le porte del paradiso ai tuoi seguaci, ai quali in premio della fede professata in terra, destini i troni gloriosi del cielo. Credo, o Dio mio, tutto quello che hai rivelato alla mia Madre, la Chiesa cattolica aposto­lica. Ma dirò coi tuoi Apostoli: "Aumenta la mia fede!" (Le 17,6). "Credo, aiutami nella mia incre­dulità" (Mc 9,24). Si, o mio Signore, dammi quella fede viva, che operi in forza della carità, una fede costan­te, generosa, eroica, simile a quella che mostra­no gli Apostoli e i Martiri; una fede che si sostenga tra le tentazioni più pericolose, senza corrompersi, tra avversità e persecuzioni, senza abbattersi; una fede forte e ardente, che mi renda sempre pronto a combattere, a soffrire, a perdere i beni, a dare il sangue, qualora Tu lo richiedi, o almeno mi disponga con l'animo al martirio. E Tu, o Maria, Vergine fedele, che sei beata perché credesti, specchio di viva fede e model­lo di ogni Cristiano, ottienimi da questo tuo Figlio la fede viva operante per la carità, per cui col pensiero continuo dell'altra vita, io guardi come follie tutte le cose della terra, stac­chi il mio cuore dai falsi piaceri del mondo, e regoli tutte le mie azioni al lume di quella fede, che è il fondamento delle cose che noi speria­mo, cioè dell'eterno premio. O santi Martiri, che per questa fede avete sparso il vostro sangue, venite a sorreggere la mia fede povera e debole, perché sia forte quale voi l'aveste da questo cibo di risurrezione e di vita. O santi Patriarchi, santi Profeti, santi Re, che viveste nella fede del futuro Redentore, e con Lui usciste dal Limbo corteggiandolo nel gior­no dell'Ascensione, dategli gloria per me; pre­gate per me, affinché alla mia morte io possa unirmi con voi nel lodarlo per tutta l'eternità. E tu, glorioso padre mio San Giuseppe, che, riposando nel seno di Abramo, nel Limbo dei Patriarchi, aspettavi la gloria di questo giorno, la gloria di Gesù che nutristi col lavoro delle tue mani, e in questo giorno fosti cinto della sua gloria, prega per me; ottienimi dal tuo Gesù la fede viva e la speranza che penetra i cieli; che mi faccia vivere distaccato dalla terra, aspettando il giorno in cui mi unirò con te in cielo. Ottienimi oggi dal tuo Gesù quella bene­dizione che io mi aspetto nel punto di mia morte. O mio Salvatore, in questo giorno in cui celebro la memoria della tua gloriosa Ascensione, mirami a te abbracciato e prostrato ai tuoi piedi per domandarti la santa benedi­zione. Concedila a me, come l'accordasti ai tuoi Discepoli. O Gesù, quando salirò con te in cielo? E quando mi unirò a te per non separar­mene mai più? Coraggio, anima mia, il termine è il cielo, e non è lontano il momento. Quanto sei vile e spregevole, o terra, ogni qualvolta rimiro il cielo! O cielo, dolce oggetto delle mie speranze, possiedi il mio cuore, prendi i miei pensieri, sii il termine dei miei sospiri e l'unico oggetto dei miei desideri. Amen.

(Seguono le Orazioni per domandare La grazia di cui ai ha bisogno, e le altre Invocazioni e Preghiere per acquistare le Indulgenze, da pag 8 a pag. 9).

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI

IN SERRANO: Scampato dall'incendio per la Medaglia della Vergine di Pompei

Il Rev. Sacerdote D. Antonio Sindico, di Serrano in provincia di Lecce, il 1~ Marzo 1887 mandava all'Avv. Bartolo Longo, Direttore del RosARio E LA NUOVA POMPEI, la seguente sua dichiarazione per venir pubblicata nel giornale della Madonna di Pompei. «Egregio Avvocato, - Compio il desiderio e il dovere di portarmi dinanzi all'Altare di cotesta grande Regina delle Vittorie nella sua Valle di elezione, per ringraziarla di cuore della grazia concessami. Ella, come ben ricorda, fin dal 14 Gennaio mi spediva una grande Medaglia in argento della miracolosissima Vergine di Pompei. Non so descrivere la gioia che provai quan­do l'ebbi tra le mani! Me la posi addosso insie­me con la Corona del Rosario che di notte cir­conda il mio collo. Maria accolse questo attestato di affetto, e volle premiarmi lo stesso giorno, ed ecco in qual modo. Suonavano le dieci e un quarto della sera, quando io, secondo l'usato, mi divideva dalla mia piccola famiglia per ritirarmi in camera a dormire. Messomi a letto, ebbi voglia di legge­re. $pensi il lume ad olio ed accesi un cerino, che poggiai d'accosto al capezzale. Leggendo mi sorprese violentemente il sonno, sicché tempo non ebbi di spegnere il cerino. Questo arse tutto, dando fuoco alla coperta e al materasso. In quel momento pacificamente dormivo, nonostante che il fumo e il fetore della lana arsa giungeva sgradevole a mia madre, che per tre stanze era da me divisa. In quella notte dor­mii così profondamente, che tardi mi risvegliai. Ristorato da un sonno così profondo, posi mano a levarmi diletto. Ma appena che fui sulla sponda, mi accorsi che il letto era tutto arso e carbonizzato!... Un fremito di raccapriccio mi corse per le membra, considerando il pericolo. Ma chi mai aveva potuto spegnere il fuoco, ed impedire che mi abbrustolisse, o asfissiasse? Riflettei per un istante; ed ecco sovvenirmi della cara meda­glia della Vergine di Pompei, che insieme con la corona del Rosario aveva io appesa al collo! Allora dissi tra me: - Io sono scampato dal fuoco per miracolo di Maria e del suo Rosario. E subito scesi in chiesa a celebrare il santo Sacrificio della Messa in ringraziamento alla Vergine di Pompei per la grazia ottenuta. Per gratitudine a cotesta comune Benefattrice ho dato principio ogni sera alla pubblica recita del Rosario; e dal numero gran­de di devoti che interviene, argomento che dovrò trarre copioso frutto spirituale da siffatta divozione. Io mi propongo di perseverare sem­pre in questa santa pratica, per essere annove­rato tra i più ferventi e zelanti propagatori del Rosario di Maria e del suo caro Santuario di Pompei.

Serrano (Lecce), I Marzo 1887. SAC. ANTONIO SINDICO»