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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Undicesimo Sabato




PRIMO MISTERO GLORIOSO: LA RISURREZIONE DI GESU’ (Mt , 28; Mc, 10; Gv, 26)

Meditazione:
I. Considera, anima mia, come Nicodemo e il nobile e ricco Giuseppe d'Arimatea, membro del Consiglio dei Giudei, deposero Gesù, avvolto in una bianca sindone con lenzuola di lino tra gli aromi, in un sepolcro nuovo che era stato scavato in un masso. Ribaltarono una gran pietra sulla bocca del sepolcro, e si ritira­rono. Ma i Principi dei Sacerdoti e dei Farisei, ricordando la profezia di Gesù, che sarebbe risorto al terzo giorno, ottennero da Pilato che il luogo fosse custodito da guardie: "Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia" (Mt 27,66). Quanto sono corte le nostre vedute, o mio Dio! O prudenza umana, come sei debole contro il Signore! Tu servirai alla tua confusione e alla gloria di Lui. Gesù, morto il Venerdì Santo, risuscita il terzo giorno per virtù della sua divi­nità. L'anima sua santissima, disgiunta dal suo Corpo, restò sempre unita alla Divinità, e fu sempre l'anima di un Dio. Quel sacro Corpo, benché separato dall'anima, stava sempre unito alla Divinità, era sempre il Corpo di un Dio, degno, anche in stato di morte, dell'adorazione degli uomini e degli Angeli. Gesù discese nel Limbo come Dio e liberatore. Immagina, anima mia, come già da lungo tempo lo aspettavano quelle anime sante, e al­cune di loro, come quella di Abele, sin dal prin­cipio del mondo. Considera con quale amore e con quale riconoscenza i Santi dell'antico Testarnento, al vedere il Salvatore, gli porsero le loro adorazioni e ringraziamenti. Tu pure devi ricopiarli in te nel desiderio di vederti introdotta un giorno in Paradiso per i meriti del tuo Redentore. lì sacratissimo Corpo di Gesù riposò tre gior­ni nel sepolcro, perché Egli col patire e morire aveva liberato dalla morte eterna gli uomini delle tre età del mondo, vissuti pienamente sotto la Legge di Natura, sotto la Legge Mosaica, e che sarebbero per vivere nella Legge della Grazia. Spuntava appena l'alba del terzo giorno, e Gesù in un istante risorge da morte ed esce dalla tomba chiusa, come era uscito dal seno immacolato di sua Madre, e come fra poco sarebbe entrato nel Cenacolo a porte chiuse. Come Dio onnipotente, non volle palesare il modo della sua risurrezione, ma operò in segreto. Essa, come appartenente all'ordine soprannaturale, doveva essere rivelata all'uomo per mezzo degli Angeli. "Ed ecco che vi ft£ un gran terremoto; un angelo del Signore, sceso dal cielo si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore, e il suo vestito bianco come la neve" (Mt 28, 2-3). Bastò un solo Angelo ad atterrire tutti i soldati, che erano di guardia al sepolcro, e rovesciarli come morti per terra, sì che tutti fuggirono. Venite, Sacerdoti, Scribi e Farisei, vedete in quale stato sono ridotti coloro che voi avete armati contro un uomo morto, che dicevate seduttore. Il vostro esempio è stato seguito dai nostri empi, che credono di calmare la inquie­tudine che li divora, ponendo Gesù nel numero di uomini segnalati, come Numa, Mosé, Mao­metto. Ma chi dei vostri eroi favolosi poté mai dire, quand'era ancora vivo: Dopo tre giorni risusciterò? Questa portentosa parola era riserva­ta per il vero Figlio di Dio: né la favola, né l'empietà, nè i demoni, nè gli uomini, per quanto sublimi e potenti, hanno potuto immaginare cosa simile! Nessuno ha toccato i vostri soldati, nessuno ha detto loro una parola; ed ecco come sono ridotti, solamente per quello che hanno veduto. Se non sono morti, se loro si permette di alzarsi e fuggirsene, è al solo fine che voi intendiate da loro medesimi la vostra sconfitta e la vostra vergogna, per esser testi­moni irrefragabili della sua Risurrezione, affinché gli uomini tutti intendessero che, se lo ave­vano veduto soffrire flagelli, spine e morte, era stato solo perché Egli lo aveva voluto. Voi non siete degni d'intendere il Mistero della Risur­rezione dalle testimonianze prescelte da Dio. O vero Figlio di Dio, che consolazione è questa per me e per noi tutti, che in Te ferma-mente crediamo! La tua Risurrezione, o glorioso mio Salvatore, riempiva pure i tuoi nemici di spavento: quanto a me non mi ispira altro che giubilo e somma consolazione, perché quella tua Risurrezione mi assicura la mia riconciliazione con Dio, e quindi la mia giustifi­cazione. La tua è modello della risurrezione delle anime nostre alla grazia, e della risurrezione finale. E come Tu risorgendo prendesti nuova vita, così noi pure risorti dal peccato alla grazia, viviamo di una vita nuova. Aiutami, o Signore, a vincere gli ostacoli che mi si frap­pongono ancora. Rimuovi i nemici di mia sal­vezza, spedisci a me i tuoi santi Angeli, e ispira Tu solo le mie scelte sino al momento in cui mi ti manifesterai nella beata eternità.

II. Osserva, anima mia, come la Maddalena soffre di doversi staccare dal sepolcro dell'a­mato Maestro. Il venerdì sera bagna quella tomba delle sue lacrime; e alla tomba la sor­prende il riposo del sabato. Il sabato sera ritor­na al sepolcro, nè lo lascia, se non per andare a comprare aromi, e ritornarvi la domenica mat­tina. Nobile esempio della vera conversione a Dio! Modello del cuore umano, fragile sì, ma reso forte dell'amore di Dio! La vera carità non si estingue con la morte della persona amata, perché "l'amore è più forte della morte" (cfr. Ct 8,6). È ancora notte, e la luna nella sua pienezza continua a spargere una chiara luce sulla terra, allorché Maddalena sveglia le sue compagne e le sollecita a mettersi in cammino con lei. Maddalena previene il giorno, poiché per lei le ore scorrono troppo lentamente. Ohimè, quan­do io vado a Gesù Cristo per ricevere il vivo suo Corpo, perché non ho i medesimi desideri, la santa impazienza e la devota premura di Maddalena per il Corpo di Gesù sepolto? Io ne sono così lontano perché non ho il suo amore! Imitane, anima mia, il fervore col visitare spes­so il tuo Gesù in sacramento: ivi sfoga i teneri sentimenti di amore e i desideri ardenti di rice­verlo, e per Comunione spirituale abbracciarlo internamente quanto più spesso puoi nella giornata, nella interruzione del sonno durante la notte, e al primo destarti del mattino. "Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro ..." (Gv 20,1). Il primo oggetto che le fa impressione è la grossa pietra (sigillata. per ordine dei Pontefici) fuori dal suo posto e rovesciata. Ella si avanza, spin­ge gli sguardi sin dentro al sepolcro, e vede che il Corpo del suo divin Maestro non vi è più. Che colpo al suo cuore! Senza dubbio, ella pensa, qualcuno nella notte l'ha preso; ma dove ricercarlo? "Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: 'Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!' Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro disce­polo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro disce­polo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudano, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti. I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa" (Gv 20,2 - 10).

III. Considera, anima mia, il dolore di Madda­lena nel non trovare Gesù; ed apprendi quale deve essere il dolore di un cuore che vuole veramente convertirsi a Dio. Ella non si parte da quel luogo, "ma stava all'esterno, vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò Non si dà pace, non si sbigottisce all'improvvisà apparizione dei due angeli, non è abbagliata dalla loro bellezza, né esaltata dalle loro parole. Li vede, li sente, risponde, e non parla per altro, che per sapere da loro dov'è Gesù, disposta a lasciare gli angeli per un giar­diniere, se questi le può dare schiarimenti. Crede che tutti sanno la causa del suo pianto; scambia Gesù stesso per l'ortolano; si offre a prender da sola il corpo morto di lui, quasi fosse un fiore. "Signore se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto, ed io andrò a prenderlo" (Gv 20,15). Quanto è ardimentoso il vero amore! Tutto gli sembra facile: gli si presentino i peggiori strazi, li sostiene con lo stesso coraggio, qual si fece vedere in tanti milioni di martiri. E che farà ella a sentire la voce del suo Maestro che la chiama per nome? Ella che non si era mai stac­cata dalla croce del suo Gesù, né sapeva stac­carsi dalla sua tomba? Mira, anima mia, quali sono i sublimi effetti della vera conversione del cuore. Diviene que­sto allora il trono delle compiacenze e delle delizie della SS. Trinità, l'oggetto dei suoi favori, l'ammirazione degli angeli. Guardalo in Maddalena. Con quale compiacenza questo divino Salvatore vede i sentimenti di lei, i suoi desideri, il suo amore, la sua perseveranza e l'ardore del suo coraggio, onde è disposta ad intraprendere ogni cosa! Egli ricompensa l'amore delle anime che a lui si convertono, riempiendo il loro cuore della gioia più pura e più ineffabile. Se Gesù vedesse in me le generose disposizioni della Maddalena, che cosa non mi farebbe? ... Ma, accade tutto il contrario! Per piacere al mondo e per soddisfare le mie passioni intraprendo cose superiori alle mie forze. Solo per il sevizio di Dio e per acquistare la pérfezione vado allegando la mia impotenza e la mia debolezza! O Gesù, io ti riconosco per vero mio Mae­stro, e Tu degnati di riconoscere me per tuo discepolo. Manifestati al mio cuore, e accendilo del tuo divino amore. Che é mai questo che io ascolto dalla tua divina bocca, o mio Signore? Va dai miei fratelli ... O Signore, avevi detto che più non li chiameresti tuoi servi, ma tuoi amici: ed ora li chiami fratelli? ... O carità ardente del mio Salvatore! Chiama fratelli coloro che pochi giorni prima erano fuggiti da lui per paura, lasciandolo in potere dei suoi nemici! O mio benefattore, Tu non ti lagni di essi, né mandi loro rimproveri, ma il titolo affettuoso di fratel­li? Tu nomini Pietro con distinzione per rassi­curano del perdono già datogli, e onorario quale capo degli apostoli. Amore di Gesù, quanto sei sviscerato verso i figli degli uomini, sempre dolce, sempre amorevole verso i pecca­tori! E chi è quel peccatore si stolto e indurito, che non venga a gettarsi ai piedi del migliore dei padri, sempre benigno e compassionevole verso i figli traviati? Pietro ebbe subito il perdono della sua col­pa, perché il venerdì era caduto, ma subito si penti e corse a prostrarsi ai piedi della Santissima Vergine, dicendole, certo con grandi lacri­me: Perdona, Signora, a questo servo infedele, che per umano timore ha disconosciuto il suo Dio, tuo Figlio! E Maria lo consolò; ed egli non ebbe più un minimo dubbio di averlo ricevuto ancora da Gesù, perché Gesù mai non si oppone a ciò che vuole sua Madre. Anima mia peccatrice, se per le tante tue ricadute non hai coraggio di far ricorso a Gesù, benché si dolce e compassionevole, ricorri alla Madre, che è la fonte delle divine misericordie: va ai piedi suoi con fiducia, ed Ella ti otterrà dal Figlio i mezzi per uscire dal peccato e la grazia di una sincera conversione. Gesù Cristo, avendo preso da Maria quella Umanità santissima che ha sacrificata per la nostra Redenzione, a Lei ha consegnato tutti i tesori dei meriti acquistati nel corso della sua mortale vita. O Maria, Tu fosti la prima a ricevere da Gesù la consolazione di vederlo risorto, ché Madre Santissima di Lui, più di ogni altro avevi partecipato alla sua Passione. Tu per prima lo vedesti in tutto lo splendore della sua gloria, tra gli angeli e le anime dei santi, come fosti l'ultima a lasciare la sua croce, quando, morto e sfigurato, lo stringesti tra le braccia. Te Egli ringraziò di quanto avevi sofferto nel corso di trentatre anni: dei disagi durissimi in Betlemme, del rifiuto degli uomini, dell'abie­zione, della povertà, della fuga tra gli stranieri e dell'amara partecipazione a tutti i dolori, quale corredentrice del genere umano. Tu fammi parte di questo gaudio nello spirito, e adempi il desiderio ardente del mio cuore: con­vertilo tutto a Dio, trailo tutto a te, ed imprimi su di esso tutti i dolori e la passione del tuo Signore crocifisso. Amen

Virtù - Conversione del cuore a Dio. Fioretto - Esamina la tua coscienza, per scru­tare che cosa ti impedisca di progredire nell'amor di Dio e nel convertire tutto il tuo cuore a Lui; e pro­cura di porvi rimedio col consiglio del tuo Confessore. Risorgi oggi dallo stato di tiepidezza; ed in tra prendi da questo momento una novella vita di fervore e di carità. Rinnova nel corso di questo gior­no per quindici volte il proponimento fermo di non dispiacere più a Dio, né al tuo Angelo Custode, ripe­tendo: « Signore, prima morire, che più offenderti».

Giaculatoria - O Maria, Signora del mondo, prendi il possesso dell'inquieto mio cuore.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

Quanto vorrei avere l'amore ed il fervore della tua Maddalena, o mio Gesù, quest'oggi: l'anima mia è peccatrice. Ma chi rese la Maddalena un nobile esempio di amore e di costanza? Non fosti Tu, dolcezza eterna e fonte di ogni amore, Verbo Eterno fatto Uomo per amore degli uomini? Quanto dunque debbo io sperare quest'oggi che voglio riceverti solo per legarmi a te con indissolubile amore? Con Pietro e con Giovanni voglio correre anch'io anelante e assetato del tuo amore a questa mensa. Essi non trovarono Te che eri già risorto, ma in questo altare io troverò Te, Dio e Uomo, in Anima, Corpo, Sangue e Divinità. Tu più volte apparisti risorto ai tuoi Discepoli per confermarli nella fede: per me, o mio Dio, non ho bisogno della apparizione per crederti Dio vero, risorto per propria virtù e vincitore della morte e dell'infer­no. Mi basta vedere quell'ostia santa nelle mani del Sacerdote per crederti realmente presente, come sei glorioso nel cielo, assiso alla destra del tuo divin Padre. Se tu ti facessi vedere a me, come ti mostrasti a Maddalena, e alle pie Donne, e poi ai discepoli di Emmaus!... Eppure Tu fai di più: Ti doni a me... Fai di più ancora: mi prometti di farti a me vedere a faccia scoperta nel Cielo. Questo è il luogo in cui debbo desiderare di vederti! E ti vedrò io, Signore? Fa', o buon Gesù, che mentre aspetto quel giorno beato ed eterno, io creda, io speri e viva in maniera che pienamente corrisponda ad una fede così sublime, ad una speranza così magnifica. Fa1, o mio Dio, che te solo cerchi il mio cuore, te solo desideri l'anima mia, fin quando giunga a vederti e possederti nella magnificenza della tua gloria. O Maria, Madre vera di Gesù e Madre mia, per quella tua viva fede con cui aspettavi la Risurrezione del tuo Figlio, rappacificami con Lui, che è offeso per i miei peccati, e converti questo cuore. Apparendo ai suoi Discepoli, Egli diede loro la pace: Pace a voi; e mostrò loro le sue piaghe. Quanta speranza ho io quest'oggi che nel naverlo con le sue piaghe, col suo Sangue e con la sua Divinità possa sentire quel divino soffio, che Egli diede ai suoi Discepoli, e tutto mi riempia del suo e del tuo amore; e mi dia una pace battagliera ed operosa, che mi procurerà quiete e riposo, anche in mezzo alla guerra implacabile dei nemici. O Maddalena, o sante donne che andaste ad imbalsamare il preziosissimo Corpo di Gesù, aiuta-temi ad offrire a questo buon Dio il balsamo degli affetti più puri e della mia contrizione, secondo gli ardenti desideri del suo Cuore amatissimo. Amen.

(Si dice l'Orazione per chiedere la grazia della quale si ha bisogno, e la Domanda alla Beatissima Vergine di Pompei come pag. 7).

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

Quanta degnazione, Gesù mio buono! Mi hai dato tutto te stesso, ed io ti abbraccio, fra­tello mio e mio Dio. Dimora con la tua potenza e la tua carità nell'anima mia, abbracciato a questo cuore che tante volte ti ha tradito e ripu­diato. Ed ora che ti ho ricevuto in me, ti credo e ti confesso benché non ti veda; sento la forza della tua virtù, benché non ti tocchi: ammiro la tua onnipotenza, benché io sia cieco, miserabi­le, superbo. Ma la forza del tuo amore chi può adeguatamente valutare? Angeli e Santi del paradiso, che siete sem­pre intorno al trono dell'Agnello, voi stessi non pervenite a scrutarne a fondo la profondità e la dolcezza. O Maddalena, prestami l'amor tuo in questo momento fortunato, mentre stringo nel mio cuore il tuo e mio Signore. E Tu, Gesù mio, fa' sentire a questo cuore le voci del perdono: Anima peccatrice, ti son per­donati i peccati perché molto hai amato. E come chiamasti lei per nome, chiama, Gesù, per nome l'anima mia; ripeti quel dolce titolo di fratello che desti ai Discepoli. Non solo i tuoi Apostoli godono sì segnalato vantaggio, ma anche noi che Tu ti degni di chiamare tuoi fra­telli. Ora chè siamo noi, o Dio di maestà, per meritare di essere da te chiamati fratelli? Chi mai può sentire questa parola, senza cadere ai tuoi piedi coperto di confusione e acceso d'amore? E chi mai, dopo averla sentita, può degenerare da questi sentimenti, e indursi ancora ad offenderti? Ma Tu, Gesù mio, che sei la sorgente della carità, anzi la carità me­desima, fuoco sacro che sempre ardi, né mai ti estingui, accendi me pure, come la Maddalena, del tuo santo amore, e questo sia più forte della morte; affinché per te viva, per te operi, per te soffra, per te muoia. Il mio cuore è assai più duro degli Apostoli increduli alla tua Risurrezione, men­tre è più fortunato dei due Discepoli di Emmaus. Con questi sedesti a mensa, prende­sti il pane, lo spezzasti e lo porgesti loro; ma a questa Mensa divina, a cui ora mi sono assiso, ben altro pane ho avuto da te, Dio mio. Te stesso ho ricevuto sotto il segno del pane. E pure le mie tenebre sono più folte di quelle del loro spirito. Io ti posseggo oggi non solo con la grazia, ma tutto intero nel Sacramento del tuo Corpo: e per qual motivo io non mi sento sensibilmente commosso, se non perché i miei occhi sono abbacinati? E perché sono tali, se non perché il il mio cuore è duro? Tocca dunque questo cuore, o divino Gesù, cambialo, rendilo conforme al tuo Cuore, ~ il mio spirito sarà illuminato: e se talvolta credi di dovermi nascondere il tuo volto, non mi privare almeno del tuo soccorso. Fammi comprendere, come facesti ai due Discepoli, che le umiliazioni sono state per te il cammino necessario alla gloria (cfr. Le 24,26). O Sante Donne, che in questo giorno vede­ste Gesù risorto, e lo toccaste, e gli stringeste i piedi, e lo adoraste; o Maddalena privilegiata, o Santi Discepoli ed Apostoli! e voi, caro mio Padre San Giuseppe, e santi Patriarchi e Giusti dell'Antico Testamento, che risuscitaste con Gesù, Anime dei primi nostri Genitori, riscatta­te dal Limbo dal Salvatore glorioso; voi tutti fate echeggiare intorno a quest'anima mia i cantici della vostra ammirazione e della vostra riconoscenza, del vostro amore e delle vostre benedizioni per questo comune Liberatore. O Maria, non più Madre di dolori, perché trionfasti in questo giorno col trionfo del tuo Figlio; per la sua Risurrezione, fa' che io risorga dalla morte del peccato, affinché non perda quest'anima che tanto dolore a te è costata e tanto sangue all'Uomo-Dio. O Signora, anch'io aspetto la risurrezione universale della carne; e quella di Gesù è il modello della mia risurrezione che sarà nel giorno del Giudizio. Il suo Corpo è risorto coi doni di gloria e d'immortalità. Avrà anche il mio corpo tali doni? A qual lato sarò io del tuo Figlio, a destra o a sinistra? O Madre mia pietosa, Tu che sei la speranza mia, la riconciliatrice dei peccatori con Dio, l'àncora di salvezza; Tu ottienimi che la con­versione del mio cuore a Dio sia sincera e costante: sicché per questa santa Comunione anch'io risorga glorioso nel giorno del Giudizio per glorificare il mio Salvatore e te, mia Regina, mia salvezza, mio rifugio, mia Madre benigna. Amen.

(seguono le Orazione per domandare la grazia di cui si io bisogno e le altre Invocazioni e Preghiere per acquistar le Indulgenze da pag 8 a pag. 9).

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI.

IN SAVONA: Suor Maria Pia, Figlia di Nostra Signora della Neve, con la devozione dei Quindici Sabati ottiene non solo una grazia spirituale, ma anche la guarigione del corpo.

Suor Maria Pia, Figlia di Nostra Signora della Neve in Savona, nell'anno 1882 fu presa da dolori articolari e da disturbi del fegato, che le rendevano difficile e dolorosa la digestione. I dolori articolari assunsero un decorso lento ma progressivo, in guisa che la povera suora, nonostante la sua giovane età di anni trentadue, fu resa inabile a camminare senza l'aiuto delle grucce; e, malgrado tale aiuto, il cammino stesso diventò penoso e stentato. Dal detto anno 1882 fino al 1888 fece uso di svariati rimedi prescritti da sei valenti Professori in medicina. Finché entrò nella con­vinzione, partecipata anche dai medici, di dovere rassegnarsi di portare fino alla morte una croce spiacevole, ma ormai inevitabile. Nel Luglio del 1888 le capitò tra le mani un quaderno del periodico La Settimana Religiosa di Genova, ove lesse la prodigiosa guarigione di Antonietta Balestrieri. Allora le pigliò vivo desiderio di ricorrere alla Vergine del Rosario di Pompei, e cominciò con grande fede la devo­ione dei Quindici Sabati per ottenere preci­puamente una grazia spirituale, e poi anche la guarigione del corpo, se ciò fosse piaciuto alla Divina Maestà. Ed oh, bontà di Maria! Fin dai primi Sabati, con grande sorpresa, sentì un miglioramento crescente di giorno in giorno. Appena termina-ti, li rincominciò, facendo per quindici giorni consecutivi le stesse pratiche dei Quindici Sabati. Ed ecco che il quindicesimo giorno, nel cuore dell'inverno, si trovò compiutamente risanata non solo della artrite, ma del mal di fegato, con la grazia spirituale ottenuta. Da quel giorno poté fare lungo cammino senza stancarsi, e con tale speditezza, da far meravigliare chiunque l'avesse prima cono­sciuta. Attestano questa grazia, oltre la graziata Suor Maria Pia con lettera autografa del 15 Maggio 1890, anche Suor Maria Gallisto Madre Generale, Suor Maria Chiara Vicaria, Suor Maria Antonietta Segretaria. (Da Il ROSARIO E LA NUOVA POMPEI, Anno X, 1893, pag. 358).

IN CASERTA: L 'egregio giovane Francesco Monti riceve la vita e la sanità dalla Vergine di Pompei per mezzo dei Quindici Sabati

Una delle più cospicue famiglie di Caserta èquella del Sig. Pasquale Monti. il quale ci scrive attestando la prodigiosa grazia nella persona del suo primogenito Francesco, ottenuta per la devozione dei Quindici Sabati.

Preg.mo Sig. Avvocato, «Con l'animo ricolmo di consolazione Le narro la grazia della guarigione del mio primo­genito Franceschino, ottenuta mediante l'effica­cissimo patrocinio di Maria Santissima del Rosario di Pompei e la potenza del divinissimo Nome di Gesù, che con fede invocammo nel tempo della sua infermità. Circa un anno è stato infermo il mio caro Franceschino, con catarro bronchiale all'apice del polmone destro con febbre e tosse. Questa malattià tenne in grande angustia l'intiera famiglia... Ma la viva fede che avemmo nella misericordia di Colei che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle del Vesuvio, ci apri il cuore ad una dolce speranza; sicché, unito a mia moglie, a una sorella, ed agli altri miei figli, pregavamo con la fervida Novena. E, quando la febbre si aumentava e vedeva­mo l'infermo più abbandonato di forze, al Cielo rivolgevamo gli occhi lagrimosi, e ciascuno diceva segretamente alla Madonna: - Fa', dunque, o tenerissima Madre, che il caro infermo si ristabilisca a gloria del Santissimo Nome del tuo Figliuolo Gesù. Ci fu consigliato di fare i Quindici Sabati precedenti la grande solennità del S. Rosario, e li facemmo con viva fede, anzi recitammo ogni di l'intiero Rosario. Ad ogni Sabato l'infermo migliorava grada­tamente. E quando fu la grande festività di Maria Santissima del Rosario in Ottobre, Franceschino si uni con la famiglia, e nell'ora di mezzodì genuflesso recitò la Supplica alla Regina delle Vittorie. Ebbe poi viva fede, e disse che da quel giorno non soffrirebbe più nulla, e così avvenne. Si ristabilì tanto bene da far meraviglia a quanti lo videro. E costà, Signor Avvocato, è nota la venuta mia in Valle di Pompei. Lei vide uniti con me, genuflessi all'altare di Maria, l'infermo guarito e il resto di mia famiglia; fu testimone che, in adempimento di voto, il di 5 Settembre del 1885 ascoltammo la Messa cantata, ne cibammo del Pane dei forti, e deponemmo la nostra offerta ai piedi della SS. Vergine. Ora nella piena della gioia vengo a pregarla di riportare questa mia lettera nel suo Periodico, affinché tutti apprendano che chi vuoi grazia deve ricorrere alla misericorde Regina del Rosario di Pompei. La riverisco anche per la mia famiglia, e mi dichiaro Caserta, 23 Settembre 1887. PASQUALE MONTI». (Da Il ROSARIO E LA NUOVA POMPEI, Anno IV, 1887, pag. 630).