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I QUINDICI SABATI DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

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Primo Sabato




PRIMO MISTERO GAUDIOSO: L'ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE (Luca I, 26-55)

Meditazione:

I. Finalmente si aprono i cieli e discende nel mondo Colui che dai Profeti è chiamato il giu­sto, il desiderio dei patriarchi, l'aspettato delle genti, l'inviato del Signore. Compiute sono le settimane di Daniele; avverate le profezie di Giacobbe, poiché lo scettro di Giuda è già pas­sato in mano di Erode, re straniero. Una fan­ciulla, restando vergine, deve dare al mondo un Uomo, che è il Figlio dell'Altissimo. Anima mia, intendi tu che vuoi dire: il Verbo si fa uomo? .. O bontà e misericordia infinita del Signore! Tanto dunque ti amò que­sto Dio, da volere che il suo Figlio Unigenito si fosse umiliato sino ad assumere la condizione di servo (Fil 2,7)? E ciò, affinché potesse patire e morire su di una croce per riscattarti dall'inferno e aprirti le porte del paradiso! Per sacrificarsi ogni giorno sugli altari e dimorare sempre con te, dandosi pure in cibo nella santa Eucaristia! Santissima Trinità, vi adoro umilmente, e vi ringrazio di tanto amore. Il Padre dà agli uomi­ni il suo Figlio: il Verbo consente di farsi Uomo, e lo Spirito Santo si offre di operare questo grande mistero. Qual è la mia corrispondenza a tanta carità? Considera, anima mia, da un canto l'altissi­ma dignità e i sublimi favori della Vergine Beata, dall'altro la perfetta umiltà di Lei. E un Dio che crea Immacolata Colei che doveva essergli madre; e dal primo momento della concezione di lei ne eleva la santità oltre ogni vetta. Ecco le parole del Signore nel Cantico dei Cantici: "... le fanciulle sono senza numero, ma unica è la mia colomba, la mia perfetta ..." (Ct 6, 8-9). E questa fu la madre di Dio eletta per l'umiltà somma che in Lei rifulse. Nella Cantica Maria è assomigliata al nardo odorifero: perché, dice Sant'Antonino, la picco­la e odorosa pianticina del nardo figura l'umiltà di Maria, il cui odore sali al cielo, e trasse nel suo seno verginale il Verbo divino. Poiché, aggiunge lo stesso santo arcivescovo domenicano, l'umiltà della Vergine fu la disposizione più perfetta e più prossima ad essere Madre di Dio. San Bernardo conclude: Se Maria piacque a Dio per la sua verginità, non di meno fu per l'umiltà che concepì il Piglio di Dio: La Vergine stessa, apparendo un dì a S. Brigida, disse: Donde io meritai una tal grazia di esser fatta Madre del mio Signore, se non perché conobbi il mio niente, e mi umiliai? E per attestarla a tutte le genti Ella lo aveva Signi­ficato nel suo umilissimo Cantico: Perché Dio ha guardato l'umiltà della sua Serva, .. "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente" (Lc. 1, 48-49). Gli occhi umilissimi di Maria come di semplice ed umile colomba, coi quali Ella rimirava sempre la divina grandezza, non perdevano mai di vista il proprio nulla. E fecero tal violenza a Dio stesso, che l'Altissimo fu tratto nel seno di Lei: "Come Sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi Sono colombe" (Ct 6, 1) E dal suo canto il Signore, per maggiore merito di questa madre, non vuole farsi di lei figlio senza averne prima il consenso. E le spe­disce un messaggero celeste, l'Arcangelo Gabriele, la forza di Di, per rivelarle il grande avvenimento dell' Incarnazione del Verbo nel seno di lei. O grande, o santa umiltà di Maria! Tu ren­desti questa madre piccola a se stessa, ma gran­de davanti a Dio! indegna agli occhi suoi, ma degna agli occhi di quel Signore immenso che non è compreso dal mondo! E come, o Signora, esclamerò anch'io con San Bernardo, come hai potuto unire nel tuo cuore un concetto dite stessa così umile, con tanta purità, con tanta innocenza, con tanta pienezza di grazia che Tu possiedi? O Regina umilissima, Dio ti salvi; per te e da te cominciò l'opera della nostra redenzione. Deh! fammi parte della tua umiltà, e dammi il perfetto amore dite e del tuo Figlio.

II. Anima mia, guarda: l'Angelo non è in­viato alle grandi città, ai palazzi dei principi, alle figlie dei re ornate di oro, ma a Nazaret, piccola città, ad una Vergine, sposa di Giuseppe l'artigiano. Non è dunque la nascita, né i doni della natura che traggono gli sguardi di Dio; il vero merito ai suoi occhi è l'umiltà, la modestia, l'innocenza dei costumi, l'amore della purità. Viveva Maria Solitaria nella sua Povera casetta, come fu rivelato a santa Elisabetta benedettina; e sospirava e pregava Dio più intensamente che mai perché mandasse al mondo il Redentore promesso, allorché le apparve l'Arcangelo Gabriele. Tre titoli le dà questi di una incomprensibile grandezza. Il primo riguarda Lei stessa: Ti saluto, o piena di grazia: cioè Tu sei la più santa fra tutte, Tu sei un tesoro di tutte le grazie e favori di Dio. Il secondo riguarda Dio: il Signore è con te: cioè Tu sei da Lui protetta, accompagnata, governata. Il terzo riflette gli uomini: benedetta Tu fra le donne: cioè Tu sei privilegiata, innalzata sopra tutti .. Con quale rispetto indiriz­ziamo noi queste medesime parole a Maria quando recitiamo il suo Rosario? E Maria si turba alle parole di un Angelo che le parla di Dio. Le lodi la molestano, la spa­ventano: niente Ella appropria a se stessa, ma tutto a Dio. Ella si turbò, come rivelò a S. Brigida, perché, essendo piena di umiltà, abor­riva ogni sua lode, e desiderava che il solo suo Creatore e Datore di ogni bene fosse lodato e benedetto. Qual differenza tra Maria e Lucifero! Lucifero, vedendosi dotato di gran bellezza, aspirò come dice lsaia, ad esaltare il suo trono sulle stelle e rendersi simile a Dio. E che avreb­be detto e preteso il superbo, se mai si fosse veduto ornato dei pregi di Maria? L'umile Verginella non fece così: quanto più si vide esaltata, tanto più si umiliò: e questa umiltà fu la bellezza onde innamorò il Re dei re. "E si domandava che senso avesse un tale saluto" (Lc 1,29). E tu, anima mia, come imiti Maria nelle lodi pericolose, che ti danno gli uomini? Ohimè! piena di orgoglio, tu credi di meritarle, te ne compiaci, e se mostri di rigettarle ciò fai per procurarne altre maggiori! Quante vergognose cadute, effetto della adulazione!... O Maria, o divina riparatrice di tutti i nostri mali, o degna Madre di Dio , quanto mi confonde la tua umiltà! Ecco, per questo "tutte le generazioni ti chiameranno beata" (Lc 1,48). Quanto mi dolgo di aver offeso tante volte il mio Dio, con la mia superbia, e contri­stato il tuo Cuore dolce ed umile. Ma se mi guardi con l'occhio pietoso di Madre, presto sarò con Lui riconciliato: se saprò amarti, ces­serò di essere infelice. Ma nella tua mano sono tutte le grazie: Tu puoi salvare chi vuoi. O piena di grazia, salva quest'anima mia.

III. Finalmente, rassicurata che non perderà la sua verginità, Maria dà il suo consenso con due parole: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,28). O parole benedette, che hanno consumato il mistero dell'Incarnazione, hanno compiuto le profezie e riparato la disubbidienza dei nostri primi padri, e le dolorose conseguenze del tri­ste colloquio di Eva con l'Angelo delle tenebre! Parole ammirabili in cui risplende la fede più viva, la umiltà più profonda, la obbedienza più sommessa, l'amore più tenero, l'abbandono più perfetto alla volontà divina. Parole, che la Chiesa per riconoscenza mette tre volte al gior­no sulle labbra dei suoi figli. Dille anche tu con­tinuamente, anima mia, e con i sentimenti medesimi di Maria. Impara ad essere umile e rassegnata a ciò che dispone Iddio sopra dite. Confonditi: sei tanto maligna e tanto dissimile da Maria e, quel che è peggio, non sai piangere, né sai pregare. Comincia almeno da ora a ravvederti del tuo deplorevole stato, detesta la tua vita disordina­ta, comincia a darti all'orazione. E, se ti senti un cuore di macigno, volgiti a Maria, e pregala che per amore di questa sua Annunciazione voglia scambiare il tuo cuore col Cuore suo così umile e così puro. O gran Madre di Dio, mare immenso di gra­zie e di beatitudine, beato sarò ancor io, se vivrò sotto la tua protezione. Sì, da questo gior­no io non lascerò mai sino alla morte di salutar­ti, di amarti, d'invocarti con l'orazione tua pre­diletta, che Tu stessa mi hai insegnata, col santo Rosario. Esso ogni dì mi ricorda la tua esimia umiltà, la tua purità e pienezza di gra­zia, la tua divina maternità, la mia redenzione e salvezza. Tu, ai giorni nostri, hai aperto una fonte di grazia tra le rovine della famosa Pompei, presso la città della morte, per dimo­strare ai peccatori che chiudono la morte nell'anima, come da te verrà la vita a tutti quelli che t'invocano, o Regina del Rosario di Pompei; per rivelare al mondo che scaccia dal suo seno Gesù, come Tu, o Sovrana della Nuova Pompei, ridonerai Gesù all'agitata umana famiglia con vita novella di grazia e di fede. Deh, Madre di misericordia, fa' che Gesù regni nel mio cuore; vi regni da re, da assoluto padrone, da Signore delle forze e delle potenze mie, sì che dalla vita di Lui io viva e in Lui io mi consumi, per vivere di Lui e con Lui per l'eternità! Sii benedetta e amata da tutti i popoli, o Signora della Valle di Pompei, o nostro rime­dio, nostra consolazione, nostra gloria. Amen.

Virtù – Umiltà. Fioretto - Umiliati internamente alla vista delle tue miserie. Umiliati ancora esternamente occupando l'ultimo posto, dando la preferenza agli altri. Soffri oggi i rimproveri, tanto giusti quanto ingiusti, senza scusarti. Soffoca l'orgoglio col parlar sempre sottomesso, e col non parlar dite stesso, né in bene né in male. Giaculatoria - O Maria, Vergine bella e Immacolata, rendi il mio cuore puro ed umile come il tuo cuore.

PREGHIERE PRIMA DELLA COMUNIONE

O Gesù, Verbo eterno, ti adoro nascosto in questo Sacramento, come ti adoro rinchiuso nel seno umilissimo di Maria. Ti ringrazio che ti sei degnato farti uomo, e che hai scelto una creatu­ra umana per tua madre. O Cuore umilissimo del mio Gesù, chi mi darà l'umiltà della Madre tua Immacolata per attirarti nel mio cuore? Quanto, ahimè, esso è indegno di tanto onore! Come ardirò io accostarmi e unirmi a te, fonte di purezza e santità infinita, io, che sono mac­chiato di superbia? Deh! muoviti a compassio­ne di me; e, per la tua divina Incarnazione, dammi tutto quello che mi manca per riceverti degnamente: infondimi le virtù.

O Maria, vera e degna Madre di Dio, per quella ineffabile consolazione che sentisti in quei momenti in cui, per opera dello Spirito Santo, accogliesti nel tuo seno l'Onnipotente fatto bambino, il Creatore tuo Figlio; deh, concedimi un istante di quel tuo amore, di quella tua fede umile e forte, affinché io faccia onorevole accoglienza al tuo Gesù! Unisco i miei desideri, i miei affetti, le mie adorazioni, i miei ringrazia­menti con tutti quelli che Tu facesti in quei nove mesi che portasti in seno il Figlio di Dio.

S. Gabriele, messaggero e ministro dei misteri della Redenzione, e voi, Angeli del paradiso, che, stupiti, foste i soli spettatori di questa grande opera dell'Eterno, di ridursi bambino piccolissimo nel seno di una sua crea­tura, voi adoratelo per me, e beneditelo con le vostre lodi che io ignoro, ma che sono doverose per il segnalato beneficio che ora sto per avere, albergando in me il vostro infinito Signore.

San Giuseppe, sposo Purissimo di Maria, tu fosti eletto nei decreti dell'eterna Sapienza a custode del Figlio di Dio; mettimi in cuore quindi gli affetti di umiltà, di venerazione e di amore che tu stesso sentisti nell'apprendere dall'An-gelo in sogno, e poi da Maria a voce, l'alto mistero dell'incarnazione del Verbo; affinché io divenga innanzi agli occhi miei quale sono in verità, cioè miseria e peccato.

Angelo mio custode, accompagnami e sug­geriscimi gli affetti più santi, più umili, più puri.

PREGHIERE DOPO LA COMUNIONE

O Gesù, Re della gloria, come mai ti sei degnato di venire a visitare quest'anima pecca­trice, qual è la mia? Se l'umiltà tanto a te piace che ti trasse dal cielo nel seno di Maria, ecco, io mi umilio dinanzi a te, mi reputo indegnissimo di possederti. Ti confesso che, peccando tante volte, ti ho ferito nel più vivo del cuore, e che sono immeritevole di qualsiasi grazia. Ma ora voglio riparare il male fatto. Mi getto confiden­te nelle braccia della tua misericordia, e ti ripe­to mille volte: Ti voglio amare, mio Dio, mio Redentore, mio Gesù, amico mio, diletto mio, ti voglio amare. Unisco l'amore mio con quello che ti offrì Maria Santissima in tutti i nove mesi che ti portò nel seno, e con l'amore del tuo purissimo e fedelissimo Padre putativo San Giuseppe. Per ogni palpito di questo mio cuore intendo farti continui atti d'amore e li unisco con tutti i pal­piti del cuore umilissimo e immacolato di Maria. Vi ringrazio, Eterno Padre, o Spirito di amore, dell'infinito dono che ci avete fatto dandoci il divin Figlio, e unisco i miei ringrazia­menti con quelli che vi danno lassù tanti santi, che furono peccatori e poi salvati per questo Sangue divino; con quelli che vi danno tutte le anime giuste che sono nel cielo. Sopra tutto io intendo ringraziare te, o Gesù mio, coi sentimenti di umiltà e di riconoscenza che ebbe Maria Vergine, tua Madre, nell'apprendere dall'Arcangelo Gabriele la sua divina maternità; e con gli atti di umiltà e di ringraziamento di san Giuseppe, nell'appren­dere dallo stesso Arcangelo l'alto suo posto di tuo Custode e di Sposo della Madre di Dio. Angelo mio custode, testimone dei miei atti di orgoglio, aiutami a compiere la riforma della mia vita, dei miei costumi e della mia devozione a Maria. Tu stesso a Lei conducimi, da Lei impetrami. la perfetta umiltà, il perfetto suo amore e la perseveranza finale. Amen.

INVOCAZIONI A GESU’ DOPO LA COMUNIONE

Anima di Cristo, santificami. - Corpo di Cristo, salvami. - Sangue di Cristo, inebriami. -Acqua del Costato di Cristo, lavami. - Passione di Cristo, confortami. - O buon Gesù, esaudi­scimi. - Dentro le tue piaghe nascondimi. -Non permettere che io mi separi da te. - dal nemico maligno difendimi. - Nell'ora della mia morte chiamami. - E comanda che io venga a te - affinché ti lodi con i tuoi Santi - nei secoli dei secoli. Amen. (Indulgenza parziale (Ench. Indulg. 1986, n. 10)

ORAZIONE PER DOMANDARE LA GRAZIA DELLA QUALE SI HA BISOGNO

O mio Salvatore e mio Dio, per la tua Nascita, per la tua Passione e Morte, per la tua gloriosa Risurrezione, fammi questa grazia (si espone la grazia che si vuole). Te la domando per l'amore di questo Mistero, ad onor del quale mi sono cibato delle tue Carni Sacrosante e del tuo Sangue divino; te la domando per il Cuore tuo dolcissimo, per Maria Immacolata, per il tuo santissimo Nome, Gesù mio, per cui hai promesso ogni grazia. Amen.

PREGHIERA ALLA B. V. DI POMPEI

O Regina gloriosa del santo Rosario, che hai posto il tuo novello trono di grazia nella Valle di Pompei, Figlia del divin Padre, Madre del Divin Figlio e Sposa dello Spirito Santo, per i tuoi gaudi, per i tuoi dolori, per le tue glorie, per i meriti di questo Mistero, ad onore del quale ora mi sono accostato alla santa Mensa, ti supplico d'impetrarmi questa grazia (Si chiede la grazia).

PREGHIERA A S. GIUSEPPE

O Padre augusto di Gesù e Padre nostro, glorioso S. Giuseppe, a te l'Eterno Padre affidò il suo Figlio diletto; lo Spirito Santo ti offri la sua castissima Sposa, e Maria Vergine tutti i tesori della sua Verginità. Tu, che tanto puoi presso il Cuore di Gesù e preso il Cuore dì Maria, devi impetrarmi da loro questa grazia (Si chiede la grazia che si desidera). O amori miei dolcissimi, Gesù, Maria e Giuseppe, per voi io viva, per voi io soffra, per voi io muoia: sia tutto vosfr0, sia niente mio.

ORAZIONE A GESÙ CROCIFISSO

Eccomi, O mio amato e buon Gesù, che, alla Santissima tua presenza prostrato, ti prego, coi fervore più vivo,di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei Peccati, e di fermo proponimento di non più offenderti; mentre io, con tutto l'amore e con tutta la compassione vado consi­derando le tue cinque piaghe, cominciando da ciò che disse dite, o Gesù mio, il Santo Profeta David: Hanno forato le mie mani e i miei piedi: hanno contato tutte le mie ossa (Sai 22, 17-18). (Ai fedeli che recitano questa preghiera davanti all’immagine di Gesù Crocifisso, è concessa l’indulgenza plenaria in tutti i Venerdì di Quaresima; negli altri giorni, indulgenza parziale. Ench. Indulg. 1986, n. 22)

Si reciti il Padre nostro, l'Ave Maria e il Gloria al Padre, secondo le intenzioni del Sommo pontefice.

PREGHIERA

Alle tue piaghe, o Signore, raccomando la Chiesa tua Sposa, la esaltazione e il trionfo di essa; il Sommo Pontefice che n'è il Capo visibi­le; l'estirpazione dell'eresia e dell'idolatria; la pace tra le nazioni, la conversione dei peccato­ri; tutti i miei parenti, gli amici, i nemici, e i miei benefattori spirituali e temporali; tutti quelli che pregano per me, e che si raccoman­dano alle mie orazioni, specialmente tutti gli Associati e i Benefattori del Santuario e delle Opere di Pompei e tutti gli Aggregati alla Pia Unione per gli Agonizzanti istituita nel Santuario di Pompei. Valga tutto a suffragio delle Anime del Purgatorio.

ALLA VERGINE DI POMPEI

O Maria, Madre Immacolata di Gesù e Madre mia dolcissima, Regina del Santo Rosario, Tu che ai giorni nostri ti sei degnata di scegliere la Valle desolata di Pompei, per illuminare i popoli con la luce delle grazie e delle misericordie tue, volgi verso di me i tuoi occhi pietosi, e riconoscimi come tuo servo e figlio che ti ama e a te grida: Madre di miseri­cordia. Accorri benigna ai miei gemiti; i passi tuoi immacolati mi schiuderanno il sentiero della purezza e della pace. Suoni alle mie orecchie la tua soavissima voce, o Madre mia, perché tu non hai che parole di vita. Apri le tue mani piene di grazie, e il tuo servo indegnissimo, che ti chiama, aiuta e scampalo dalle insidie dei suoi nemici. Stendi sino a me le dolci catene della tua Corona, con le quali avvinci i cuori più duri; e il cuore mio ribelle stringi a te, sì che da te più non si separi. O Rosa d'inviolata purezza, con la fragran­za dei tuoi verginali profumi, traimi all'amore del paradiso. O cara Rosa del Signore, io sospiro a te di amore e di dolore. Inteneriscimi col tuo pianto; spronami con la tua compassione; trafiggimi con i tuoi dolori; rinvigoriscimi con la tua gra­zia. O Maria, Madre di grazia, prega per me. Prendimi per tuo servo. Fa' che io sempre confidi in te; sempre io pensi a te; sempre io chiami te; sempre io serva te; sempre io ami te. Per te io viva, per te io operi, per te patisca, per te muoia. E nell'ora della morte liberami dal demonio, e conducimi per mano a Gesù, tuo figlio e mio giudice. O Cuore Immacolato della Madre di Dio, fonte inesauribile di bontà, di dolcezza, di amore e di misericordia, ricevi il mio cuore. Rendilo simile al tuo. Purificalo con la tua intercessione, santifica­lo col tuo amore, distaccalo dall'amore delle creature. E quel fuoco divino che accende il tuo cuore, accenda anche il mio nel tempo e nella eternità. Amen.

MEMORARE ALLA VERGINE DI POMPEI

Ricordati, o pietosissima Vergine del Rosario di Pompei, non essersi udito mai che qualcuno dei tuoi devoti, il quale abbia col Rosario invocato la tua assistenza o implorato il tuo soccorso, sia rimasto abbandonato. Io, animato da tal confidenza, a Te vengo, o madre della Misericordia, Vergine delle vergini, potente Regina delle Vittorie. Peccatore gemen­te, eccomi prostrato ai tuoi piedi: imploro pietà, ti chiedo grazia. Deh! non disprezzar le mie suppliche, o Madre del Verbo, ma per il tuo sacratissimo Rosario, per la predilezione che mostri al tuo Santuario di Pompei, benigna ascoltami ed esaudiscimi. Amen.

Si ripeta tre volte: Regina del santo Rosario, prega per me.

Si recitino quindi le Litanie della Madonna (pag. 85). Infine si dica una preghiera per la glori­ficazione del Beato Bartolo Longo. Un 'Ave per tutti gli Assodati al Santuario di Pompei sparsi nel mondo, e che si raccomandano alle nostre preghiere. Un 'Ave al Cuore Immacolato di Maria per la con­versione dei peccatori, con le seguenti giaculatorie:

Dolce Cuore di Maria - sii la salvezza mia. Rifugio dei peccatori - prega per me. O Maria concepita senza peccato - prega per me che ricorro a te. Nostra Signora del Santo Rosario di Pompei, prega per me. Sia benedetta la santa ed immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria, Madre di Dio. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

GRAZIA DELLA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI IN MANDURIA: alla vigilia del primo Sabato

Un segnale straordinario del cielo avvenne nella città di Manduria in Provincia di Lecce, la sera di Venerdì, 29 Giugno 1888. Il 30 Giugno,nel Santuario di Pompei ed in moltissime città italiane e straniere, si dava ini­zio alla pia pratica dei Quindici Sabati del Rosario in preparazione della grande solennità di ottobre. Era dunque la vigilia del primo Sabato del Rosario, quando la celeste Regina si piacque con un segnalato portento dare al popolo di Manduria un novello attestato di sua compia­cenza per il santo esercizio che per tre mesi continui le dedicano i suoi amanti figliuoli nel Santuario di Pompei ed in mille luoghi diversi. Angela Massafra, giovane dì ventiquattro anni, già da tre anni era a letto. Contratta, con paralisi interna, con piaghe, era giunta al grado di consunzione di tutte le sue forze. I medici già l'avevano spacciata. Il certificato del medi­co ordinario, Signor Tommaso Massari, spiega i particolari del male. La stessa paziente inferma si apparecchiava alla morte, e già sul finir del Giugno 1888 riceveva il santo Viatico e l'Unzione degli infermi. Però mai aveva lasciato la devozione del santis­simo Rosario di Maria, e non aveva abbandonata mai la cara Immagine della Vergine di Pompei: ad essa si raccomandava incessante­mente. Stando in quello stato estremo, aspettando di ora in ora la morte, avvenne che una sera vide presso la porta della sua camera una signora, a lei ignota, la quale si avvicinò al letto come per farle visita, e senza dir nulla si ritirò. Ne avverti i familiari, i quali non ne fecero conto veruno, attribuendo tutto ad allucinazio­ne, effetto di debolezza, molto più, che quella signora sconosciuta osservava il silenzio. Ma la sera del 29, che cadeva nel Venerdì precedente il Sabato in cui si doveva dare prin­cipio alla funzione dei Quindici Sabati del S. Rosario, Angela vide senza allucinazione alcu­na la medesima signora, in veste bianchissima e lucente, in atteggiamento di bontà e di com­passione, entrare nella sua camera, appressarsi al letto, e porsi a sedere a lei vicina. La giovane contadina dapprima fu presa da timore, non sapendo chi fosse quella donna misteriosa, e che cosa volesse: ma poi notò che la signora ignota dopo essersi levata dalla sedia, posò sul letto un vaso di alabastro pieno di fiori a forma di gigli, e senza proferir parola ne versò una porzione sul letto. I gigli versati erano quindici, e su ciascuno di essi leggevasi una scritta come un biglietto. Angela vi lesse queste due parole: Quindici Sabati. La signora straordinaria, che fino allora aveva operato in silenzio, si rivolse verso l'inferma, e additandole quello scritto col dito, le parlò manifestandosi. Era appunto la Vergine del Rosario di Pompei. Quali parole pronunziasse la Madonna il confessore dell'inferma non crede prudente pubblicare. Soltanto può ritenersi sicuro che la Regina del Cielo gradisce oltremodo così fatta maniera con la quale Essa viene onorata nel mondo, segna­tamente al suo prediletto Santuario di Pompei, e che grandi favori Ella concede a chi la onora col santo esercizio dei Quindici Sabati del suo Rosario. Quindi la divina Signora di Pompei, quasi a mostrare ch'Ella non discende mai a' figli suoi che la invocano, senza dare loro un segnale anche materiale della pietà e della carità che ad essi la stringe, con una ineffabile benignità si tolse il velo dal capo, e con esso asciugò l'inferma; la quale compresa da stordimento e da un santo timore che la invase, non fu capace di balbettare sillaba. Ciò fatto, la Madonna raccolse i biglietti sparsi sul letto, e voltandosi verso la porta di casa, a lenti passi si allontanò, lasciando dietro di sé fasci di luce. Angela, rimasta fuori di sé e come inondata da una gioia di soavità celestiale, s'intese di un tratto risanata, e non vedeva l'ora del mattino per levarsi e gridare al miracolo. Venne infatti il mattino del 30 Giugno primo Sabato dei Quindici del Rosario: si leva dal letto, fa prova di muover le gambe da tre anni rattratte, e con stupore suo e di tutti riesce a camminare. Si veste da sé sola, e mentre racconta alla mamma l'accaduto, il medico ordina­rio, Sig. Tommaso Massari, entra in casa. Nel veder ritta in piedi, vestita, e camminare quella donna, ch'egli aveva il giorno innanzi lasciata quasi cadavere, il Sig. Massari non sa contenersi dall'esclamare stupefatto: Miracolo! Miracolo! Ma poi dando luogo alla riflessione e quindi al dubbio, non crede a quel che egli stesso vede: vuole assicurarsene. La osserva difatti: volta e rivolta, tutto era sparito! Nè piaghe, nè infermità, nè paralisi, nè traccia alcuna di male più si trovavano in quella persona che da tutti era tenuta cadavere. Angela, che sentiva una novella vita rifluire per le ossa, per le vene, per tutte le membra, quasi rinata a novella vita, non ha altro pensiero, che di andare di persona in chiesa a ringra­ziare la sua celeste Benefattrice. Quindi, come persona la quale dimentica del passato che più non esiste, ha un solo obbiettivo vivo, fisso innanzi a sè, la gratitudi­ne e il ringraziamento al Signore, esce di casa come donna sana, e senza appoggio alcuno va dritta alla chiesa. La gente che vede Angela camminare per via con passo sicuro, l'avvicina, la circonda, le fa mille domande. In men che si dica il fatto straordinario è divulgato per tutta Manduria; e tanti, che poco credono ai miracoli, rimangono muti. Da quel giorno il numero degli Associati alla S. Vergine di Pompei cresce, e cresce anco­ra la devozione dei Quindici Sabati così accetta alla Vergine, tenendo tutti innanzi agli occhi la testimone del miracolo operato ad intercessione di così taumaturga Regina. Lo straordinario avvenimento di Manduria non è attestato soltanto da un intero popolo, ma da un valente medico, il Dott. Tommaso Massari, che curava l'inferma, e soprattutto dal rispettabile Parroco di quella città, Don Leonardo Tarentini, suo Confessore, che le aveva apprestato il Santo Viatico e l'Unzione degli infermi. Ambedue questi importanti atte­stati si leggono letteralmente riportati nel Periodico IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI, al Quaderno di Settembre, Anno VI, 1889.