Santo Rosario on line


Novena a San Gerardo Maiella
Settimo giorno: "Star inchiodato su quest'amara croce"
Il dolore!... questo problema che travaglia l'uo­mo sembra nato con lui agli albori dell'umanità. Eppure ci fu un tempo in cui l'uomo fu felicissimo, perché uscito di fresco dalle mani di Dio, sorgente di ogni felicità. L'uomo gustò la felicità nell'amicizia di Dio. La Bibbia Sacra con una immagine plastica e bellissima ci presenta Dio che a sera conversa amichevolmente con i nostri progenitori. Venne il peccato, ed a somiglianza d'un uragano, tutto di­strusse e prima fra tutto, la felicità. Ecco il dolore con tutta la gamma delle pene, degli strazi, delle lacerazioni.

Dio non maledisse il dolore, ma lo elevò a mezzo di salvezza e, nell'Eden, ad Adamo ed Eva, contrap­pose Gesù e Maria, che redimeranno l'umanità con l'accettazione amorosa della sofferenza e del marti­rio del corpo e del cuore.

San Gerardo abbracciò il dolore, lo redense con Cristo Redentore; di esso fece una leva potente di fraternità in Dio. Dolori nel cuore, dolori nella carne, dolori nello spirito: san Gerardo crocifisso con Cristo Crocifisso.

Il padre Capone redentorista definisce la lettera che riportiamo la più grande lettera del Santo. Dalla lettera a madre Maria di Gesù, del 7 ottobre 1754.

"Sono tanto acerbi i miei dolori che mi danno spasimi di morte. E quando mi credo di morire in punto mi ritrovo vivo, per essere più afflitto e dolorato... Benedetto sia sempre Egli, che mi fa tante grazie, che, in cambio di farmi morire sotto ai suoi santi colpi, più mi dà vittoria di vita, per darmi sin gli tormenti, acciò sia imitatore del mio divin Redentore. Egli è mio Maestro, io suo discepolo. Giusta­mente che io devo da lui imparare ed eseguire le sue divine pedate. Ma ora non cammino e non ho moto, ritrovandomi su, con esso, in croce e mesto ed in inspiegabili patimenti. Per me si perse la lancia, per darmi morte! E' il mio patibolo, là obbedisco a ritrovarla, per ottenere vita nel patire. Tutti par che mi hanno abbandonato. Ed io allora, per essere nello mio stato, (dico): questa è la volontà del mio celeste Redentore, di star inchiodato su d'est'amara croce. Chino il capo e dico: que­sta è la volontà del mio caro Dio. lo l'accetto

e ne godo di far quanto lui comanda e dispo­ne".

(Pausa di riflessione)

-Accetto la malattia dalla mano di Dio?

- So vedere il dolore come mezzo di redenzione?

- So aiutare gli altri nelle loro malattie o necessità?

L'uomo, toccato dal dolore, cerca una risposta; spesso si perde nel ginepraio delle risposte, che non raggiungono la causa ultima del suo essere. La risposta più valida la offre il Crocifisso: Gesù innocente che soffre. La sua sofferenza è la reden­zione dell'umanità. Per i dolori di Cristo noi tutti siamo stati guariti. Il dolore è il passaggio stretto ed obbligato per l'ingresso alla felicità del cielo. Ecco le parole di Cristo ai suoi discepoli di Emmaus: "Non sapevate voi che il Cristo doveva patire e morire e così entrare nella sua gloria?"

Preghiamo: O Signore, Padre nostro, hai reso il tuo servo Gerardo paziente nelle avversità, austero nella penitenza, gioioso nelle tribolazioni; ottienici di valorizzare i dolori che la vita ci offre come efficace mezzo di santificazione personale e di collaborazio­ne con Cristo tuo Figlio alla salvezza del mondo.