Santo Rosario on line


Novena a Maria Ausiliatrice di don Bosco
TERZO GIORNO: Promuovere la santificazione delle feste, la fuga delle bestemmie e dei cattivi discorsi.
V. Deus, in adiutorium meum intende:

R. Domine, ad adiuvandam me festina.

V. Gloria Patri etc.

R. Sicut erat etc.

V. Maria, auxilium Christianorum.

R. Ora pro nobis.

1. Tre gravi disordini penetrarono oggidì in mezzo ai cristiani; disordini, che mentre insultano la Maestà di Dio, e fanno strage delle anime, straziano il Cuore dolcissimo di Maria. Il primo di questi è la profanazione delle feste. Ormai siamo giunti al punto che in molte città e paesi non si fa più distinzione tra giorni di festa e di lavoro. Nei dì festivi si lavora in campagna, si lavora nelle officine, si lavora in pubblico, si lavora in privato. Sembra che i nemici di Dio siansi uniti gridando: facciamo cessare in sulla terra i giorni di festa. - Il secondo disordine è la bestemmia, che va terribilmente allargandosi. Pur troppo il demonio seppe far imparare da molti cristiani l'iniquo mestiere che egli esercita nell'inferno: maledire e bestemmiare. Quindi bestemmie di ogni genere corrono per la bocca di molti, dei grandi e dei piccoli, degli uomini e per sino delle donne. Si bestemmia Iddio e la sua Provvidenza, i suoi attributi, il ss. Sacramento, e quanto avvi di religioso e di santo. - Quasi poi questi due disordini non bastassero a desolare la terra, un terzo se ne aggiunge non meno alle anime funesto, voglio dire i discorsi irreligiosi e disonesti. Coi primi si attenta alla purità della fede, coi secondi alla purità dei costumi; coi primi si fa perdere la stima della Chiesa e dei suoi ministri; coi secondi si corrompono i costumi, le menti, e i cuori. Corrumpunt bonos mores colloquia prava. Per questi tre delitti l'inferno allargò, per così dire, vie più le sue fauci, perchè un numero sterminato di cristiani vi precipita ogni giorno infelicemente. Oh! tempi deplorabili! Ne ride l'inferno; ne piange il cielo.

2. Cristiano, se vogliamo fare un piacer grande a Maria, non solamente non dobbiamo macchiarci l'anima di alcuno di questi peccati, ma con tutto lo zelo dobbiamo procurare di estirparli dal mondo, o di diminuirli almeno. Questo procuriamo di ottenere e coll'esempio e colle parole da tutti quelli, coi quali avremo da trattare, e specialmente dai nostri dipendenti. Quindi in casa tua sii tu il primo a santificare i giorni festivi. Procura al sabato, e alla vigilia delle feste di compiere ogni lavoro pressante, affinchè all'indomani il demonio non ti faccia trovare qualche pretesto per lavorare, o far lavorare. Sappiano quei di tua famiglia che tale è il tuo volere;lo sappiano i tuoi servi affinchè si sbrighino di ogni faccenda sino dal giorno antecedente. Ricordati, dice Iddio, di santificare il giorno festivo; nè fare in quel giorno alcuna opera servile: memento ut diem sabbati sanctifices, nec facies in eo omne opus. Pertanto ricordiamoci che il giorno festivo è giorno del Signore, e che oltre all'astenerci dalle opere servili dobbiamo occuparlo in cose che tornino di onore e di gloria a Lui, e di vantaggio all'anima nostra. Se santificheremo debitamente la festa saremo benedetti. Iddio in più luoghi della sacra scrittura promette grandi prosperità ai fedeli osservatori delle feste; per lo contrario le più gravi sventure devono aspettarsi i profanatori delle medesime. Nell'antica legge era loro minacciata la morte sotto colpi di pietra: qui polluerit illud morte morietur. Il venerabile curato d'Ars diceva con tutta ragione: Io conosco due mezzi per andare in rovina: rubare e profanar le feste.

3. Guardiamoci poi anche, o divoto lettore, dal profferire bestemmie di qualsiasi genere. La bestemmia è una solenne ingiustizia, ed una nera ingratitudine contro Dio: è un'azione da disperato. Sant'Agostino parlando di quelli che bestemmiano Gesù Cristo, dice che il loro peccato non è meno grande di quello de'Giudei che lo hanno messo in croce: non minus peccant qui blasphemant Christum regnantem in coelo, quam qui crucifixerunt ambulantem in terris. Se mai tu fossi padre, madre, o godessi qualche altra superiorità, avvisa, castiga pur anche i colpevoli con pene proporzionate. Oh! no, non permettere giammai che taluno abbia l'ardimento di profanare la tua casa con questo peccato. Iddio nell'antica legge comandava che i bestemmiatori fossero condannati a morte e fatti morire sotto un nembo di sassi: qui blasphemaverit nomen Domini, morte moriatur: lapidibus opprimet eum omnis multitudo]. Sebbene oggidì non sia più in vigore questa legge penale, tuttavia Iddio non manca talora di punire i profanatori del suo nome coi più terribili castighi. Spesse volte basta anche una sola bestemmia per far piombare sul capo la divina maledizione. Per la bestemmia nel campo di Sennacheribbo caddero in una sola notte 180 mila soldati. Faraone bestemmia gridando: non conosco il Signore, e vien sepolto nel mare col suo esercito. Giuliano apostata bestemmiando muore trafitto. Ario bestemmiatore della divinità di Gesù Cristo perisce in un cesso. Olimpio Ariano avendo pubblicamente bestemmiato contro la ss. Trinità, venne alla presenza di tanti che lo ascoltavano colpito ed incenerito da tre colpi di fulmine. Sì, è difficile che la bestemmia vada quaggiù impunita. Fuggiamola per carità. Ciò che ti raccomando in riguardo alle bestemmie, valga contro ai cattivi discorsi. Non lasciarti indurre giammai a parlar male della Religione, delle sue pratiche, e dei suoi ministri. Rispetta il papa e le sue decisioni; onora il vescovo, il paroco ed ogni sacra persona, e sta loro soggetto di mente e di cuore: obedite praepositis vestris, et subiacete eis, diceva s. Paolo. Riguardo poi al buon costume, siano ognora le tue parole oneste, caste e pudiche. Sappi che ciò che non è lecito di fare, non è pur lecito di pensarlo, e tanto meno di dirlo in presenza altrui; anzi spesso anche di ciò che ti sarebbe lecito di fare, è delitto parlarne con altri. Se Dio farà giudizio rigoroso delle parole oziose e delle parole inutili, che cosa sarà delle cattive e scandalose? Talora basta una sola di queste parole per portare la rovina in un'anima, perchè, come si disse, guastano i buoni costumi i discorsi cattivi: corrumpunt bonos mores colloquia prava. - Non dire: Se io parlo un poco liberamente, il fo con persone di giudizio, delle quali non vi ha da temere. Questo è un inganno. Per commettere un peccato mortale basta un pensiero cattivo acconsentito. Come puoi essere sicuro che colui, il quale ti ascolta, non cada vittima delle tue parole? E poi, sei cristiano, e tanto basta. Consacrata è la tua lingua dal corpo di Gesù Cristo, che tante volte ricevesti nella santa Comunione. Deh! non profanarla con discorsi di fango. San Paolo dice ai cristiani che certi vizi non devono neanche nominarsi tra di loro: impudicitia nec nominetur in vobis. Nemmeno tollerare giammai che irreligiosamente o sconciamente si parli in tua presenza, e quando ciò si facesse sappi mostrarti coraggioso, alzare la voce cogli inferiori, avvisare gli eguali, e colle persone a te superiori, qualora la prudenza consigliasse di tacere, tuttavia mostra un'aria di disgusto da far conoscere che tu ti rifiuti dal prender parte a siffatte conversazioni. Oh! si, Maria ti aiuti a fuggire sempre i tre mali accennati, e ti conceda la grazia di diminuire a Lei ed al suo divin Figlio tante offese, e chiudere l'inferno a tante anime infelici!

Pratica. - Santificherò i giorni di festa e fuggirò le bestemmie e i discorsi cattivi.

Esempio.
Se Iddio prolegge e premia anche in questa vita i divoti di Maria, non lascia però di punire talvolta anche terribilmente quelli che la disonorano e la bestemmiano. Riferiamone alcuni fatti.

Nestorio eretico del quinto secolo bestemmia Maria dicendo che non è madre di Dio; ma egli non finisce in pace i suoi giorni. Assalito in breve da terribile malattia muore colla lingua imputridita, e corrosa dai vermi. Nell'ottavo secolo Costantino Copronimo bestemmia ancor egli la Beatissima Vergine; ma Gesù Cristo non lascia impunito il bestemmiatore di sua Madre. Costantino è colto da vergognosa infermità; nel suo corpo si formano ulceri e pustole infuocate che gli fanno mandare alte grida, mentre un'ardentissima febbre lo divora. Infine tra i più orribili tormenti smaniando e gridando manda l'ultimo respiro. Il figlio segue le pedate del padre, e ai detti aggiunge i fatti. Egli un giorno fa strappare sacrilegamente le corone di gemme e di diamanti che in chiesa adornano il capo di Maria e le pone sopra la sua testa. Ma sull'istante la sua fronte è coperta da pestiferi carbonchi, che di quel giorno medesimo lo traggono a morte. Un cavaliere di Olanda deridendo la divozione dei cattolici verso la SS. Vergine disse un giorno: Se questa Madonna fa miracoli, perchè mai non rende la vista al mio cavallo cieco? Il bestemmiatore è esaudito: il cavallo acquista la vista; ma la perde sull'istante il cavaliere. Più non la finirei se volessi continuare. Bastino questi pochi fatti per convincerci che Iddio vuole che noi rispettiamo ed onoriamo la sua Santissima Madre.

Fonte: Don Bosco Santo